Benelli Novembre 2018

Toscana, al via il Piano di prelievo del Capriolo. Federcaccia critica le scelte gestionali

In Toscana ha preso il via lo scorso 13 giugno il Piano di Prelievo del Capriolo per la stagione venatoria 2018/2019, approvato dalla Giunta Regionale toscana nella seduta di lunedì 11 giugno con la delibera n. 663. A seguito dell’approvazione non sono mancate le polemiche, espresse soprattutto da Federcaccia, che accusa la Regione di aver ancora una volta utilizzato “un metodo che rifugge da qualsiasi elemento di confronto preventivo” che ha portato all’assurda apertura primaverile alle classi maschili”.

Cosa prevede il Piano di prelievo del Capriolo

Fermo restando il silenzio venatorio nei giorni di martedì e venerdì, questi sono i periodi di prelievo del Capriolo in funzione delle classi di sesso/età:

  • Maschi adulti e giovani: dal 13 giugno al 15 luglio, dal 15 agosto al 30 settembre 2018, dal 1° gennaio al 15 aprile 2019
  • Femmine e piccoli femmina: dal 15 agosto al 30 settembre 2018 e dal 1° gennaio al 15 marzo 2019
  • Piccoli maschi: dal 15 agosto al 30 settembre 2018 e dal 1° gennaio al 15 aprile 2019

La delibera stabilisce anche che il prelievo è consentito anche in caso di terreno coperto da neve, che nelle aziende agrituristico venatorie poste in aree vocate avverrà sulla base di quanto indicato all’art. 69 comma 5 del DPGR 48/R/2017, e che il prelievo nel periodo compreso tra la terza domenica di settembre e il 31 di gennaio, le prescritte annotazioni debbono essere effettuate anche sul tesserino venatorio di cui all’articolo 6 della l.r. 20/2002.

Qui potete consultare il dettaglio del Piano di prelievo del capriolo.

Le critiche di Federcaccia Toscana

Con il comunicato che vi riportiamo di seguito Federcaccia Toscana ha criticato le scelte tecnico-gestionale assunte dalla Regione, sopratutto per quanto riguarda “l’assurda apertura primaverile alla classi maschili” già sottoposte a un prelievo eccessivo.

  CACCIA DI SELEZIONE AL CAPRIOLO… ALCUNE PUNTUALIZZAZIONI DELLA FEDERCACCIA

La Delibera approvata dalla Regione Toscana sulla caccia di selezione al Capriolo, mette in evidenza, per l’ennesima volta, un metodo di lavoro che la Regione ed i competenti uffici continuano imperterriti ad adottare su molti importanti atti riguardanti l’attività venatoria. Un metodo che rifugge da qualsiasi elemento di confronto preventivo e che porta a dover valutare ed apprendere delibere e disposizioni spesso già pubblicate.

La Federcaccia Toscana assieme a tutte le altre associazioni appartenenti alla Confederazione ha fatto presente da tempo all’ Assessore Remaschi, ai gruppi consiliari, ed alla politica Regionale, che ormai sulla materia caccia si sta vivendo una fase di grave arretramento che sembra inarrestabile.

Anche sulla caccia di selezione al Capriolo, abbiamo dovuto, nostro malgrado, registrare i limiti di un provvedimento tardivo approvato in corsa, e che non risente su taluni aspetti di merito, del necessario confronto con tutti i soggetti interessati – a partire dalle Associazioni venatorie e gli ATC – un confronto che avrebbe forse evitato alcune scelte tecnico – gestionali discutibili sotto il profilo strettamente biologico di una specie che presenta, come noto, numerose variabili nella sua struttura di popolazione all’interno del variegato territorio Toscano.

Nei fatti, laddove avrebbe potuto anche essere condiviso una maggiore pressione venatoria autunnale su femmine e piccoli in specifiche aree della Toscana centrale, ma certamente, non sulla dorsale Appenninica dove la specie mostra segni di sofferenza numerica, non trova alcuna giustificazione plausibile ne tecnica, ne biologica, ne gestionale, l’assurda apertura primaverile alle classi maschili. Classi maschili, che nei numeri dimostrano già un prelievo più che soddisfacente, e anzi eccessivo e destrutturante rispetto alle altre.

Ci chiediamo pertanto quale sia le ratio che ha ispirato alcune scelte che contrastano con la biologia, etologia, e tecnica faunistica applicata alla gestione degli ungulati. Sempre che, in Toscana, di gestione faunistica si possa ancora parlare.

E’ quanto mai pertanto necessario ripristinare da subito il terreno della discussione e del confronto, per riconsegnare alle Associazioni rappresentative il ruolo che gli compete sulle scelte che riguardano la gestione faunistica ma anche l’etica e la passione venatoria.

Federcaccia Toscana

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