Animalisti vs Cacciatori: lotta di comunicazione?

Le associazioni animaliste tentano di trasmettere una figura orribile del cacciatore, come essere sanguinario che adora uccidere per divertimento. Se vogliamo riqualificare la figura del cacciatore è fondamentale comunicare bene con tutti coloro che la caccia non la conoscono e non la vivono

Qualche settimana fa siamo tutti venuti a conoscenza, tramite i social, di un cartellone pubblicitario apparso in diverse zone della città di Brescia che ha destato molto scalpore nel mondo venatorio.

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L’ennesimo attacco alla nostra categoria

Questo manifesto, creato dalla LAC (Lega per l’Abolizione della Caccia) e dalla LEAL (Lega antivivisezione), recava la scritta: “La caccia sarebbe uno sport più interessante se anche gli animali avessero il fucile. NO ALLA CACCIA”, affiancata all’immagine di due mani completamente insanguinate.

 

Immagino che chiunque di voi, o almeno la maggior parte, abbia visto quell’immagine si sia infastidito. Io no, mi sono proprio arrabbiato! L’ennesimo attacco alla nostra categoria, l’ennesimo tentativo da parte di associazioni animaliste di associare la nostra figura a quella di crudeli assassini. Una pesante offesa a tutti coloro che la caccia ce l’hanno nell’anima, tutti quegli appassionati che la vivono tutto l’anno, la maggior parte del tempo senza un fucile in mano, prendendosi cura del territorio, dell’ambiente e della fauna.

Il messaggio che, ormai da anni, questi personaggi tentano di trasmettere alle persone è chiaro: “I cacciatori sono assassini legalizzati, persone senza pietà che vanno armati nei boschi per uccidere ogni forma animale gli si presenti davanti; la caccia è uno sport inutile, anzi crudele, che va assolutamente abolito”.

La risposta dei Cacciatori Bresciani

Cosa c’è alla base di questa comunicazione? Cosa sarebbe necessario rispondere?
Vi espongo il mio pensiero tra qualche riga, diamo prima spazio alla pronta risposta che è venuta da un gruppo di cacciatori del bresciano.

Perché sì, questa volta qualcuno ha deciso di rispondere pubblicamente, con la stessa arma utilizzata dagli animalisti. E così qualche giorno dopo è apparso un altro cartellone, questa volta recante la scritta “Non odiare ciò che non conosci. IO SONO CACCIATORE”, con l’immagine di un cacciatore e del suo cane.

Ho avuto il piacere di parlare con uno dei promotori di questa iniziativa, Stefano Penazza, che insieme agli amici William Baccini e Luca Bertella, hanno ideato e realizzato questa bellissima contro-informazione fatta circolare nelle vie del bresciano.

Stefano racconta che questa iniziativa è nata spontaneamente tra amici, realizzando una piccola raccolta fondi per pagare le spese “nulla di esorbitante” – ci tiene a precisare – “è un piccolo progetto realizzabile da chiunque”.

Rimango piacevolmente soddisfatto dalla sua risposta alla domanda su quale sia l’obiettivo di questo manifesto: “Il cartellone che abbiamo realizzato non è rivolto agli animalisti, sarebbe inutile e forse controproducente un botta e risposta con quelle associazioni, che gli fornirebbe solo maggiore visibilità. La nostra idea è stata quella di fornire un altro punto di vista alle persone, far sentire la nostra voce per non lasciare un silenzio che avrebbe tacitamente confermato la brutta immagine che vogliono addossarci.” Aggiunge, “sono rimasto sorpreso ed entusiasta dalle moltissime chiamate e messaggi che stiamo ricevendo, da parte di persone che si complimentano con noi e ci chiedono come possono fare lo stesso nelle loro città. Questi cartelloni non sono la soluzione ai problemi che affliggono il mondo venatorio italiano, ma spero possano essere l’inizio di un processo di rivalutazione della figura del cacciatore.” Grazie Stefano!

L’iniziativa di Stefano, William e Luca, è già stata replicata da alcuni cacciatori di Bergamo e proprio ieri l’europarlamentare Pietro Fiocchi ha lanciato una raccolta fondi per portare l’iniziativa a livello nazionale (se volete partecipare le trovate a questo link).

La replica del CPA

Pochi giorni dopo anche il CPA – Caccia, Pesca, Ambiente, associazione venatoria non riconosciuta, ha intrapreso la propria iniziativa in risposta a questi attacchi. Un manifesto che reca a sinistra la scritta “Io ho scelto la vita” con l’immagine di cacciatori e ausiliari che tornano da una cacciata e, sulla parte destra, la scritta “e tu?” con l’immagine di un ragazzo intento a iniettarsi una dose di droga.

Questo manifesto ha creato un piccolo dibattito interno al mondo venatorio, con pareri contrastanti sul messaggio che trasmette. C’è chi appoggia pienamente il gesto di CPA, volendo andare a sottolineare come la caccia sia una passione che tiene lontani i giovani da alcuni pericoli della vita, e chi invece afferma che sia improponibile il paragone tra la caccia e coloro che fanno uso di sostanze stupefacenti.

Prepariamoci a una guerra di comunicazione

Cosa ne penso? Credo fermamente che ogni azione a favore della caccia sia apprezzabile e auspicabile, sento un senso di gioia ogni qualvolta noto qualcuno che si adopera per valorizzare, spiegare e difendere l’arte venatoria.

Dato che nella mia vita professionale mi occupo di comunicazione digitale, andiamo ad analizzare la situazione da questo punto di vista. Perché ne stiamo diventando sempre maggiormente consapevoli, ci stiamo avventurando in una guerra di comunicazione. Le nostre azioni, le nostre “battaglie” dovranno basarsi su di una strategia di comunicazione ben strutturata, volta a informare correttamente sull’utilità dell’arte venatoria. Dobbiamo essere consapevoli che è fondamentale comunicare bene con tutti coloro che la caccia non la conoscono e non la vivono, perché la sopravvivenza della nostra passione dipende anche da loro.

Ciò che le associazioni animaliste tentano di trasmettere è un figura orribile del cacciatore come essere sanguinario, colui che adora uccidere per divertimento, il cattivo che caccia l’indifeso “bambi”. Eh si, uno dei motivi per cui ora veniamo etichettati come cattivi, sono proprio i cartoni animati, che “umanizzano” gli animali, dotandoli d’intelligenza e sentimenti.

I bambini della nostra epoca crescono con questi filmati, storie in cui la volpe e il coniglio sono amici, mentre il cacciatore è il cattivo da sconfiggere. Non c’è da meravigliarsi dunque, se le nuove generazioni non avranno una buona idea su di noi. La comunicazione adottata dagli animalisti fa leva su varie emozioni dell’essere umano: in primis la dolcezza e la simpatia che possono ispirare gli animali, un cerbiatto, una lepre, degli uccellini, sono belli, tranquilli, indifesi e non ci fanno nulla di male ma anzi, li ammiriamo in natura. Di conseguenza poi, lo sdegno e la rabbia che provoca il venire a conoscenza di personaggi cattivi (i cacciatori), che armati come Rambo vanno nei campi e nei boschi ad uccidere per divertimento quegli animali.

Come rispondere?

Abbiamo quindi chiaro qual’è l’arma che viene utilizzata contro di noi, perciò, come rispondiamo?

Veniamo ai due cartelloni creati per ribattere e proteggere la nostra immagine. Quello del gruppo di Brescia, cui fa parte il nostro amico Stefano, vuole rivolgersi a tutte le persone, trasmettendo un messaggio semplice e diretto: “siamo cacciatori, siamo orgogliosi di esserlo e lo rivendichiamo; non abbiamo nulla per cui vergognarci, amiamo l’ambiente, lo rispettiamo e lo curiamo. Non giudicate senza conoscerci.”

Il manifesto del CPA a mio avviso è equivoco, potrebbe sembrare che voglia dire: “Io sono cacciatore e ho scelto la vita, e tu che non lo sei? La droga forse..?” Ovviamente il messaggio che si voleva comunicare era ben altro, posso immaginare che l’intento fosse quello di sottolineare come la caccia allontani dal pericolo delle droghe, quanto questa passione possa essere stupenda, facendoti vivere appieno la natura e perciò la vita. Ed è qui il punto! L’utilizzo di una corretta comunicazione è fondamentale nell’era di Internet e dei social network. In questo periodo tutti sanno tutto, chiunque può venire a conoscenza di qualsiasi informazione con pochi click.

Quello che facciamo e che diciamo, meglio dire pubblichiamo, è sotto gli occhi di tutti attraverso i social, che diventano un eccellente mezzo di comunicazione se utilizzati nel modo giusto. Viceversa possono essere causa di fallimenti eclatanti se non se ne fa un uso corretto.

A mio avviso il mondo venatorio ha bisogno di curare la sua comunicazione (lo so, ho ripetuto questo termine decine di volte, così magari si fissa nella mente 😉 ) a 360 gradi. A partire da ciò che viene trasmesso agli stessi cacciatori, soprattutto i più giovani che sono il futuro e molto dipenderà da loro, passando per l’immagine che ci creiamo nei confronti di chi non ha mai conosciuto questa passione, fino ad arrivare alla politica.

Ciò che comunichiamo ogni giorno, nei confronti di tutti, diventa d’importanza prioritaria per la sopravvivenza dell’arte venatoria nel nostro paese. E attenzione, non sto dicendo che debbano essere solo le associazioni venatorie ad occuparsi di questo aspetto. È compito di tutti noi stare attenti a passare il giusto messaggio! Se vogliamo continuare a godere della nostra passione, se desideriamo che anche i nostri figli e nipoti possano vivere le emozioni indescrivibili che la caccia ti regala, allora… Diventiamo RESPONSABILI di ciò che COMUNICHIAMO.

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5ommenti

  1. Il mio suggerimento al “mondo venatorio” è di cambiare, oltre alle immagini, anche un pò di sostanza. E’ inutile meravigliarsi che ci siano gruppi che utilizzano il livello etico per sollevare questioni sociali, se ne vedono tutti i giorni, di tutti i tipi, sugli argomenti più disparati. Una categoria “seria” e “consapevole” non dovrebbe abboccare a questi tranelli e dovrebbe rimanere su posizioni “tecniche e scientifiche”, ovvero dimostrabili. Ma per non dare il fianco a quegli attacchi, sarebbe necessario che il “mondo venatorio” si facesse promotore almeno di due faccende: 1) stigmatizzare i comportamenti scorretti al proprio interno e collaborare di più nel rendere efficaci i controlli “ambientali”; 2) divenire visibilmente parte efficace e responsabile della gestione faunistica del territorio. L’immagine dello “sparatore con il gusto di uccidere” va sostituita con quella “dell’appassionato che dedica il suo tempo libero a conservare le popolazioni selvatiche” (e perciò, quindi, denuncia e si fa parte attiva in tutte le situazioni di crisi ambientale). Nel momento in cui tali posizioni fossero documentabili e pubblicabili, gli attacchi pubblici che giocano sulla “morale” (della qualità di vita di milioni di animali allevati in “catena di montaggio” a scopo alimentare, vogliamo parlarne?) avrebbero le armi spuntate di molto.

  2. È molto difficile fare capire a chi non è vicino quest’arte. Una volta, (oramai con più di40 licenze ),quando uscivo da casa col fucile le persone dicevano:va a caccia, bello vero! Adesso ti nascondi e quando rientri a casa, cerchi di non sensibilizzare ulteriormente tante false discriminazioni! Certo bisogna svegliarci e tanto. Una volta mi portai a caccia i miei ragazzi della canoa a beccacce, abbiano camminato tanto,tanto ci siamo bagnati ma sono stati contenti di provare ad andare per i boschi di Capizzi (allora si poteva), ed ascoltare la vera natura, ma delusi per non aver preso nulla! Gli ho spiegato che la caccia è anche questo!!

  3. Purtroppo penso che fare cambiare oppinione agli anti caccia sia quasi impossibile! Ma però credo che per troppi anni non sia stata data da parte dei cacciatori una corretta informazione sulla attività venatoria. Quindi a parer mio si dovrebbe incominciare a divulgare specialmente ai giovani spiegando che la selvaggina fa parte di quelli animali che l’uomo se ne è sempre servito per nutrirsi e come dice il Vangelo :” gli animali sono al servizio dell’uomo” . Chi non accetta questo principio è libero di agire come crede. Ma lasciare la libertà a chi vuole esercitare la più antica pratica dell’uomo. Inoltre sarebbe veramente ora di porre fine a queste denigrazioni anti caccia ricordando che i cacciatori esercitano tale attività in conforme alle leggi vigenti atte in tutto il mondo e quindi avere da parte delle istituzioni cautelandoci e se necessario provvedere a denunciare penalmente queste diffamazioni.

  4. Condivido in pieno l’analisi fatta e le scelte di comunicare la passione e la parte piu’ nobile della caccia, purtroppo e’ difficile far capire a chi non la pratica ,tutta la magia che molti di noi viviamo in quei momenti dal risveglio al camminare nei campi la mattina presto etc , molti ma non tutti , purtroppo qualche sanguinario c’e’ e ci rovina la reputazione ….purtroppo si finisce tutti nel calderone e chi ci controlla lo fa con rabbia e repressione come fossimo dei manifestanti violenti, ci spiano con binocolo ed escono dai cespugli in agguato o scendono dalle macchine come una operazione dell’FBI…e pensare che : se passate con il rosso( potendo uccidere qualcuno,) perche’ sia legale scattarvi una foto, deve esserci un cartello che indica la presenza del controllo …siamo forse destinati a sparire perche’ la passione non basta …e chi non ha passione ci tollera a mala pena difficile spiegare , il loro motto e’ sempre : ma che gusto ci provi ad uccidere…e forse poi mangiano la bistecca a pranzo …e non sono mai stati in un macello….ma non gliene frega nulla.
    sono andato fuori tema , ma complimenti al primo cartello …il secondo e’ troppo forte.

    1. Non sei andato fuori tema anzi la caccia oculata è il sistema più deontologico e sano di prelievo di carne in una filiera alimentare

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