Chiudere in bellezza

Una domenica di gennaio a caccia di beccaccini con Asia, fra il Covid e chilometri di stoppie di riso

Sabato 23 gennaio 2021. Verso il mezzo dì giunge notizia che la nostra Lombardia, grazie alle contestazioni della Giunta regionale e della Vicepresidente Letizia Moratti, da rossa diventa regione arancione con decorrenza immediata. Con questa variazione si è riaccesa, in molti di noi, la speranza di tornare a caccia ancora per qualche giornata, tanto per concludere con serenità la stagione. Una stagione tribolata, discussa, costellata da inutili fermi, limitazioni, restrizioni e impedimenti.

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Cacciare nel mio Comune

È con felicità che Domenica 24 Gennaio, mi alzo di buon ora, mi godo il caffè con calma, mi preparo e finalmente esco col fucile in spalla. Non posso cacciare al di fuori del mio comune, quindi, con la mia giovane setter Asia tenterò alcuni beccaccini che pasturano le risaie appena fuori del paese.

Il territorio del mio comune non è diverso da quello degli altri comuni che giacciono sulla riva sinistra del fiume Ticino, coltivato a granturco e a riso risulta essere la parte nord del “Pavese” che con Lomellina e Oltre Po danno origine alla provincia di Pavia, la mia terra di origine… insomma casa mia.

Queste campagne mi hanno visto crescere, da ragazzino prima, armato di canna da pesca e da giovane cacciatore poi. Campagne che lego ad infiniti ricordi e che ho abbandonato molti anni fa, quando la mia famiglia fu scossa da una pesante perdita. Mi trovavo per questi luoghi quando mia madre mi chiamò al cellulare e mi comunicò l’infausta notizia. Quegli eventi mi resero refrattario a questi luoghi i quali immancabilmente facevano riaffiorare stati d’animo poco piacevoli. Per questo nelle stagioni successive decisi di cambiare A.T.C.

A Marzo 2020, dopo aver sentito del Covid 19, reputai saggio riprendere il mio ambito di residenza perché le limitazioni legate a questa epidemia potevano essere severe e più restrittive anche per noi cacciatori. In verità non ci credevo più di tanto, perché l’attività venatoria, esclusa forse la braccata al cinghiale, non prevede contatti sociali, o meglio, non obbliga i cacciatori a praticare in gruppo, anzi la regola è “poca brigata vita beata” quindi fu solo per scrupolo che feci domanda. Mi sbagliavo… e tutti ormai sappiamo com’è andata.

Spesso ci si pente delle scelte che si compiono ma in questo caso più che mai sono convinto che la scelta di tornare a caccia in luoghi che per anni ho volutamente bistrattato per sentimentalismo sia stata azzeccata… prima o poi avrei comunque dovuto affrontare il problema sorto anni addietro, tanto valeva farlo cogliendo questa strana congiunzione di eventi.

Asia

Elucubrazioni varie a parte, in 5 minuti con un amico mi ritrovo tra le risaie con la setter che scalpita per scendere e cacciare. Asia è una setter inglese nata tra i muri casalinghi di uno dei miei abituali Compagni di caccia, Pasquale. In quel di Como grazie al supporto di un esperto allevatore non che amico, Andrea Mezzera, titolare dell’affisso “Della Tipica Alpina”

Nell’agosto 2017 nacque questa bianco arancio da “Kevin Della Tipica Alpina” per “Sthephanensis Olimpia”. Tra le fronde di questo albero genealogico spiccano nomi come Radentis Borg, Radentis Sbranco, Francini’s Sultano e quello di qualche altro cane che ha dato un buon contributo alla razza e che ha gettato le basi per cui Asia, si suppone diventasse un buon cane da caccia.

Ad oggi non posso lamentarmi. Di fatto Asia è un ottimo cane da caccia, abbastanza precoce. A 3 anni e mezzo caccia con la giusta tipicità di razza, ferma, acconsente, recupera e riporta senza alcun problema. Gli unici limiti che le si possono riscontrare dipendono più dalle mie carenze addestrative che dalle sue capacità.

Fino a quest’anno per mia volontà, ha di fatto conosciuto quasi esclusivamente terreni montani e collinari, boschi di macchia mediterranea, faggete, pinete e gineprai, in cerca di selvaggina tipica di quelle zone, ossia pernici e beccacce soprattutto. La pianura con stoppie di riso e di granturco per lei sono state un imprevista novità. Per non parlare della quantità d’acqua presente sul territorio, tra campi allagati, canali irrigui e rogge.

Ad inizio stagione, ad eccezion fatta per la facilità riscontrata nel colmare la sete che in montagna è il principale problema a cui si è subito abituata, per lei doversi immergere in acqua, bagnarsi il pelo con pozzanghere e trovarsi sempre e costantemente “a mollo” è stato un po’ traumatico. Per fortuna e grazie soprattutto al suo naturale spirito di adattamento, col tempo l’acqua è diventata un’abitudine.

Il vero problema è stato abituarla alla selvaggina di pianura che è molto diversa da quella montana che già ben conosceva. Tra questi animali c’è il beccaccino, il signore delle risaie, che è stato da subito il nostro più ostico rivale, a cui si sono aggiunti poi i fagiani di ripopolamento e le anatre di passo che l’hanno distratta non poco. A questi si accodano una serie di animali che reputo più dei disturbatori che vere e proprie prede, come la gallinella d’acqua, il porciglione e la minilepre e le infestanti nutrie. Tutti animali che popolano abitualmente le nostre campagne e dei quali odori la setter ha dovuto imparare a liberarsi, perché secondo il mio personale punto di vista da appassionato della razza, questi animali non sono prede idonee per un setter inglese.

Ogni cacciatore, poi, è libero di addestrare il proprio ausiliare come meglio crede, ma non si può pretendere che un setter inglese faccia il lavoro di un cocker spaniel e viceversa. Perché chi ha pensato queste razze le ha selezionate secondo crismi e caratteristiche ben precisi, per poter insidiare alcune specie animali in un determinato modo e in posti adatti a risaltare alcune loro qualità. Delle 4 razze inglesi da ferma, pointer, setter inglese, setter irlandese e setter gordon, quest’ultimo è quello più indicato per la caccia di rallidi e affini, o meglio, è quello più adatto alla caccia in zone umide, acquitrini e paludi. Secondo il suo standard di razza risulta più robusto e più lento rispetto al fratello inglese, perché chi inizialmente lo ha pensato e poi selezionato doveva cacciare in zone palustri tipiche di alcuni Land della Scozia e necessitava di avere un valido ausiliario adatto a quel preciso ambiente. E’ vero che oggi abbiamo Gordon che cacciano come Inglesi, perché i tempi cambiano come le necessità dei cacciatori, ma mi piace pensare che il vero estimatore di una razza di cani da caccia debba sempre rispettarne lo standard e mantenere il più intatte possibili le qualità che per anni l’hanno diversificata e contraddistinta da tutte le altre.

Chilometri di stoppie di riso

Comunque, al di là di quello che può essere il mio personale punto di vista, i problemi di ambiente quest’anno ci hanno impegnato non poco, ma tutti gli sforzi ed i fallimenti incontrati durante le nostre battute di caccia ci hanno portato a domenica 24 Gennaio 2021, un giorno come un altro. Leggera foschia il mattino presto con schiarita e sole primaverile dalla mezza mattina in poi. Davanti a noi chilometri di stoppie di riso, alcune appetite dai beccaccini più che altre e tanta speranza di riuscire a vedere un deciso miglioramento nel modo di cacciare del cane. Obbiettivo: riuscire ad ammazzargliene uno sotto ferma davanti al naso, in modo che lo possa abboccare e prednere passione di un animale a lei purtroppo ancora quasi sconosciuto.

Sciogliamo i cani, io con Asia, il mio amico Massimo con Pepe, un Epagneul Breton molto simpatico ed in gamba, un po’ più vecchio della mia setter, buon fermatore e soprattutto buon beccaccinista. Le stoppie che stiamo affrontando non sono tutte uguali, alcune sono molto allagate e quindi non proprio idonee alla pastura del beccaccino, altre invece lo sono solo parzialmente con sprazzi di terreno asciutto che si intervallano a quelli sommersi dove si forma il fantomatico motriglio tanto caro allo scolopacide, altre ancora sono parzialmente fresate, un fatto che giudico positivamente perché con la fresatura insetti e vermi vengono portati in superficie rendendo più facile agli uccelli approvvigionarsi di cibo.

Ovviamente, come conduttori di cani di razze così diverse tra loro, approcciamo i vari lotti coltivati tenendone ognuno un lato, cosi non trascuriamo nessun metro di terreno e lo perlustriamo tutto senza arrecarci disturbo a vicenda.

Asia sta cacciando in modo tipico, si prende il suo spazio, i suoi lacet sono ampi quanto basta, la sua corsa però non è forsennata come ad inizio stagione, è più controllata, anche se risulta più lenta, segno che la setter ha imparato ad affrontare questo ambiente, quindi a non far troppo rumore, memore degli errori commessi nei mesi precedenti che le sono costati il selvatico ed il suo personale piacere nell’abboccarlo in tutto il suo vaporoso sentore. Di questo sono felice e mi porta a pensare che forse oggi potrebbe essere un giorno da ricordare.

Di lì a poco scorgo Pepe fermo ed inchiodato, Massimo con calma, senza far troppo rumore nell’acqua lo serve. Appena giunto in prossimità del cane, il beccaccino parte infastidito dal rumore. Massimo punta il suo Benelli Raffaello calibro 12 e spara. Il cane parte al recupero e poco dopo vedo che Massimo infila il beccaccino nel carniere ed estrae il tesserino venatorio per segnarlo.

Riprendiamo la nostra caccia, sono stato contento di vedere una così bella azione, tipica, perfetta nel modo e nel contesto, che mi fa pensare che la giornata in qualsiasi modo possa concludersi, sarà una giornata degna di essere vissuta. Mi sento di buon umore e voglio goderla tutta fino in fondo. Mi vien da sorridere come un ebete perché mi sento felice, sarà la caccia, la giornata primaverile o la speranza di vedere la stessa scena una seconda volta che mi rende euforico, non saprei dirlo ma è così.

Passiamo da una stoppia umida ad una più asciutta e Pepe incontra ancora, sta volta una quaglia che al primo accenno di ferma si invola. Asia, intanto, lavora con cognizione ma di incontrare non se ne parla. Camminando nella stoppia successiva noto che al suo passaggio 2 beccaccini si involano disturbati, non erano vicinissimi ma avrebbe potuto sentirli. Non mi scoraggio, i cani sono come le persone ad ogni individuo serve il proprio tempo per imparare le cose, c’è quello che fa prima, c’è quello che ci mette di più, l’importante è arrivarci. Non voglio che diventi una trialer di razza e nemmeno una beccaccinista specializzata perché non lo è, ma so di avere un buonissimo cane a disposizione, vorrei che si completasse e che tirasse fuori il meglio delle sue capacità.

Quando meno me lo aspetto la vedo fermare plasticamente in mezzo alla stoppia. Io e Massimo ci guardiamo, che sia la volta buona? Vado a servirla più speranzoso che emozionato e quando giungo in sua prossimità la esorto a rompere. Scatta e nulla si muove. Rompe la ferma e ricomincia la cerca… ha fermato una calda, almeno io penso così. Massimo, che nel frattempo mi ha raggiunto, concorda. La caccia al beccaccino non è una caccia facile, mette a dura prova cani e cacciatori ed è costellata più da buchi nell’acqua che da successi.

Continuiamo il nostro cammino, Pepe nel frattempo incontra, ferma nuovamente e invola una bella quaglia, la seconda che incontriamo in giornata, alquanto atipica dalle nostre parti in gennaio ma il clima negli ultimi anni è impazzito, quindi, tutto può essere nello spiegare la presenza di questi uccelli in questi luoghi. Nel mentre che entro in una nuova stoppia Massimo grida: “Guarda!!! La lepre, la lepre !!!”. Pepe ha stanato la lepre dal covo, per sua fortuna la stagione per lei si è chiusa a Dicembre e mentre la guardiamo correre realizziamo di sapere dove cercarla il prossimo anno.

Continuo, convinto che, prima o poi, riuscirò a tolgiermi la soddisfazione di vedere la mia setter in ferma sul beccaccino. Ed eccola che, come per farmi felice, nel momento che mi son focalizzato su questo pensiero Asia sì ferma di scatto a circa 30 metri davanti a me.

Mi avvicino con cautela, nel modo meno invasivo possibile. Arrivo a 3 passi dal cane, la vedo tesa che “Pippa l’effluvio col suo naso” in modo ritmico e continuo, capisco allora che sta volta il selvatico c’è davvero. Faccio un passo in più del dovuto e il beccaccino parte come un fulmine, la setter resta corretta al frullo, imbraccio il mio Benelli Super Black Eagle, incanno il beccaccino ed apro il fuoco. La setter parte al riporto. Lo prende tra le sue fauci, è ferito mortalmente ma ancora vivo. Vedo che con una piccola stretta della mandibola pone fine alle sofferenze di quell’uccello che ormai aspettavo dallo scorso Settembre e mi si avvicina come per donarmelo sulla mano, ma la vedo stranamente restia a lasciarlo, cosa per altro mai successa. La capisco, capisco che sta imparando un nuovo odore ed un nuovo sapore. Le do alcuni secondi per realizzare poi le dico “Porta” e lei me lo appoggia sul palmo della mano.

Se quello che ho imparato sui cani da caccia negli anni non è stato inutile, credo che ormai Asia abbia capito cosa fermare di preciso e come farlo. Non m’importa se non diventerà mai una specialista, non è quello che cerco.

Abbiamo ancora tanto tempo davanti a noi per vedere come finirà questa faccenda, ma come tutti i suoi predecessori che negli anni sono entrati nella mia vita, quando si assopirà per l’ultima volta avrà avuto modo di conoscere tutti gli animali cacciabili possibili, di aver visto vaste pianure, fiumi azzurri e montagne selvagge e di aver vissuto mille avventure che non potrò mai dimenticare e che mi pungeranno il cuore negli anni a venire facendomi sentire forte la sua mancanza, come sento forte la mancanza di tutti gli altri cani. Quando li ricordo, capita sempre più sovente, mi scopro malinconico. Purtroppo per noi, non è concesso loro vivere quanto noi, ma fin che li ricorderemo e continueremo a pronunciare i loro nomi loro saranno sempre qui, perché siamo noi che li rendiamo immortali.

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