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Guardando avanti verso il futuro della caccia

Da che sono venuto al mondo ho vissuto a contatto con la caccia”. Non è il preludio di un discorso filosofico, perché non sono un filosofo né credo che chi legge sia disposto a sorbire una filippica sul perché e sul per come si va a caccia. Ma vi dirò comunque, e presto ne capirete il motivo, che io ci vado perché mi far star bene, perché esterno così un istinto primordiale, atavico, che ho dentro e che mi identifica in modo viscerale.

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Me ne frego!

Sarò un egoista ma sinceramente “me ne frego!”.
Non ho bisogno di darmi una motivazione per giustificare quello che faccio, io sono venuto al mondo e sono così, la mia natura è quella di un cacciatore. Uno potrebbe opinare adducendo mille obbiezioni, alcune definiamole “potabili”, come l’anacronismo dell’attività venatoria, altre invece insostenibili, come “la natura violenta e aggressiva di caccia”.

Bene! Io di ciò che dicono o pensano i detrattori dell’attività venatoria “me ne frego”!!! Non mi interessa spiegare me stesso a chi non vuole capire ciò che ho da dare, e non mi interessa conoscere la loro opinione, dato che 99 volte su 100 si tratta di contestazione ideologica pura, che nasce per discriminare e nuocere una categoria di persone piuttosto che fare del bene all’ambiente e agli animali.

Gli animal-ambientalisti nostrani

Il fatto che colui che viene considerato dagli ambientalisti di oggi il padre dell’ecologia moderna, ovvero Aldo Leopold, fosse un cacciatore convinto e mai rinnegato o celato, la dice molto lunga sulla filosofia animalista o ambientalista. Ma molti in Italia non conoscono questo lato di Leopold perché i signori animal-ambientalisti non lo dicono e sono arrivati addirittura a negare l’evidente esistenza degli scritti dello stesso sulla caccia.

Nei paesi della Middle Europe, a cui spesso ci si rifà come unità di misura per decretare il nostro scarso livello di civiltà moderna, paesi in cui per altro Leopold lo conoscono e viene considerato al 100% per quello che è, la figura del cacciatore è rispettata e molto considerata. In Italia, invece, si censura tutto quello che risulta scomodo, e se per caso un individuo si crea un’opinione propria, diversa dalla massa strumentalizzata da decine d’influencer – che molti intellettuali del passato in epoche abbastanza note chiamavano molto spregiativamente “puttane di regime” – viene aggredito in tutti i modi possibili e chiamato “fascista”, appellativo obsoleto in disuso da 80 anni, divenuto necessario per identificare un nemico da combattere con il solo scopo di darsi una ragione per la propria esistenza. Perché se non ci fossero “fascisti” da combattere tutto un mondo di “antifascisti”, compresi gli animalisti che riempiono le fila di questi paladini del nulla, non avrebbe ragione di esistere.

 

Ragionando come loro, come potrei definire il modo prevaricante e violento che queste persone (gli animalisti) adottano per perorare le loro cause? Potrei identificarlo solo come “nazista”. Solo dei “nazisti”, che bruciavano libri nelle piazze per eliminare la cultura di un popolo in cui esso poteva identificarsi per rendersi conto della deriva a cui andava incontro, possono oggi imbrattare e deturpare opere d’arte nei musei con il medesimo scopo celato da false ideologie quando, invece, sarebbe possibile ottenere di più utilizzando metodi meno violenti e più democratici. Chi, se non un nazista, si permetterebbe di aggredire verbalmente o anche fisicamente un anziano signore solo perché cacciatore, come nei video che sempre più spesso si trovano in rete?

Ovviamente non sono “nazisti”, ma solo animal-ambientalisti nostrani, un manipolo di facinorosi a cui poco o nulla mi va di raccontare. Non capirebbero, trincerati nelle loro false convinzioni.

I veri ecologisti

I veri ecologisti sono altri: sono quelli che vanno contro chi massacra i cetacei in giro per il pianeta; sono quelli che diventano ranger in Africa per combattere il bracconaggio che uccide col solo scopo di reperire avorio; sono quelli che combattono le petrol company quando inquinano i mari estraendo il greggio senza un minimo di riguardo per l’ambiente; sono quelli che si mettono in mare e vanno a raccogliere le isole di plastica sparse per l’oceano o quelli che vanno per boschi e campagne a raccogliere immondizia per renderli più puliti e decenti.

Forse questi ultimi mi pare di averli visti qualche volta, mentre raccoglievano plastica e tiravano fuori dai fossi lavatrici e frigoriferi… Sì, credo proprio di averli visti! E mi pare di averli visti anche armati di cane e fucile gironzolare nelle stesse campagne che hanno ripulito dal pattume e dall’immondizia gettata da chi vorrebbe un mondo più ecologico perché privo dell’attività venatoria.

Noi cacciatori, che piaccia o meno a noi stessi in primis o agli altri, siamo i primi ecologisti della lista.

Sì, perché a differenza di chi ci combatte, viviamo a pieno l’ambiente in cui esercitiamo le nostre attività, partecipiamo alla gestione del territorio, ai prelievi selettivi o ai controlli delle specie nocive, ai ripopolamenti, ai progetti di recupero, agli studi su animali migratori e non. Per questo non mi sono mai nascosto e ho urlato al mondo di essere un cacciatore.

Evolvermi per seminare

So di essere nel giusto, so che posso dare il mio contributo all’ambiente, per questo ho deciso di evolvermi. Lo scorso anno ho frequentato un corso che mi abilitava alla caccia collettiva del cinghiale e al suo prelievo in selezione. Un corso che mi ha permesso di acquisire nuove nozioni sull’ambiente, sulla caccia stessa, sulla sua etica e su un animale preciso che nonostante cacci da quasi 30 anni ancora non conoscevo a fondo. Così, lungo il 2022 ho maturato introspettivamente il desiderio di migliorarmi e ho deciso di tornare a studiare nuovamente per conseguire l’attestato per il prelievo in selezione degli ungulati. Perché mi affascinano, perché ho voglia d’imparare, ho voglia di crescere, nuovi stimoli, nuovi progetti, nuove avventure di caccia e, perché no, nuovi amici che mi aspettano in fondo a questo percorso. Basta solo allungare la mano per farli miei.

Perché guardando avanti, guardando il futuro, che molti dipingono funesto, io vedo invece nuove opportunità. Non sarò magari io a sfruttarle ma ho quattro figli, due dei quali già mi seguono nelle mie giornate di caccia e di pesca. Godranno loro di ciò semino oggi. E il seme che reputo necessario è il seme della conoscenza, quello che ti conduce alla preparazione tecnica, quello che ti fa evolvere come cacciatore e come uomo.

Siamo davanti a un cambiamento epocale in cui per emergere dobbiamo cambiare modo d’intendere la caccia. Questa evoluzione è necessaria per rinfoltire le nostre ormai scarse fila. Pochi giovani si dedicano alle attività venatorie, troppo pochi secondi i più esperti. Molti desistono scoraggiati da una società vittima della cultura disneyana che tende a umanizzare l’animale selvatico elevandolo moralmente al pari di un essere umano e demonizzando, di conseguenza, il cacciatore che “fa di Bamby un orfano”. Ma sappiamo tutti che per la natura non è così. Sappiamo tutti che se il Bamby di turno riuscirà a sopravvivere al suo primo inverno e ai predatori che lo insidieranno si staccherà comunque dalla madre entro il suo primo anno di vita, altrimenti diventerà cibo per tutti gli altri animali del suo ecosistema. 

Per fortuna che la natura non subisce gli influssi delle propagande umane ma continua da milioni di anni a fare ciò che ritiene opportuno, infischiandosene delle filosofie che nascono e muoiono da quando esiste l’uomo e, soprattutto, della morale spiccia di certi ipocriti che parlano di ecosistemi guardandoli dal comodo appartamento sito al ventesimo piano di un palazzo del centro di Milano.

Il futuro della caccia è affar di tutti

Detto questo, ho voluto iniziare l’anno mettendo nero su bianco queste mie opinioni, per cercare di riflettere su come affrontare le continue insidie che ci aspettano da tempo dietro l’angolo di casa, per analizzare quali sono le nostre carenze e per cercare di spiegarmi come poter uscire da questo periodo buio che viviamo come categoria. E ho voluto condividere le mie conclusioni con chi avrà il piacere di leggerle.

Non credo di aver risolto niente con queste mie elucubrazioni, né di aver scoperto l’acqua calda. Fra chi leggerà questo mio scritto molti daranno per scontato tutto quello che ho trattato e alcuni lo reputeranno persino banale e di questo sono grato, io ho solo voluto dirlo ad alta voce in modo che tutti possano sentirlo, compresi quelli distratti che stanno “in fondo alla classe all’ultimo banco sfogliando Playboy”… perché il domani della caccia è anche affar loro!

Inizio così il mio 2023, con l’intento di darmi da fare, di dare il mio piccolo contributo, con l’intento di migliorarmi, perché vedo una meta, un traguardo che mi aspetta e trovo entusiasmante e stimolante la sfida per raggiungerlo. Non sono un filosofo, ma mi accomiato con una piccola perla di filosofia, ricordo dei banchi di scuola: “Il premio sta nella ricerca dello stesso” per cui, in coerenza, non mi resta che iniziare a goderlo.

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45 Commenti

  1. Grazie per avermi risposto, ma un grandissimo ringraziamento va a te per per tutto quello che stai facendo per la giusta causa a difesa della caccia.
    Purtroppo ho già raggiunto le 79 primavere…..e raggiunto 61 licenze di caccia ma penso di continuare ancora per un po….
    Sono sicuro che continuerai a batterti ai fini di poter migliorare l’immagine della caccia, Sono sicuro che ce la farai!!!
    Da parte mia cercherò di imitarti per quello che potrò fare….
    In bocca al lupo grande Stefano! un caro saluto e avanti così……..

  2. Hai perfettamente ragione la caccia e una passione che solo noi cacciatori possiamo capire e quindi ti dico che anche io me ne frego come te di quelli che dicono di essere animalisti e a noi viene attribuito l, aggetivo di assassino

    1. Grazie per il sostegno, dovremmo tutti badare meno alle critiche e cercare di emergere con la nostra preparazione per cui non posso che salutarti ricordando che che noi non siamo assassini, non siamo criminali

  3. Io ho praticato la caccia subacquea in apnea, in gioventù, con la stessa filosofia espressa nel tuo articolo. Ho avuto un caro amico che andava a caccia con la tua stessa attenzione all’ ambiente e agli animali, quindi riconosco appieno il significato delle tue parole; purtroppo oggi molte persone si sentono in diritto di pontificare su qualsiasi argomento senza averne esperienza né la capacità di giudizio e per alcuni nemmeno l’intelligenza e questa società permette impunemente che ciò avvenga, senza più dar valore alla competenza. Spero che i nostri figli riescano a riportare in auge di nuovo il buon senso e dobbiamo lavorare finché abbiam fiato per far emergere questi valori nei giovani che non hanno coraggio o voglia di contrastare il pensiero unico “politicamente corretto “.

    1. Grandi verità e non posso che ringraziarti per ciò che mi scrivi perché sei la testimonianza che con il buon senso si può trovare sempre una mediazione tra realtà magari lontane ma non necessariamente incompatibili

  4. Bravo! bravo! Stefano Casella, dovremmo tutti pensarla come te, quello che hai espresso è la sola e unica verità, chi non è d’accordo non capisce nulla della vita! E vorrei che queste tue giustissime e sacrosante verità giungessero al Presidente della caccia Signor Massimo BUCONI persona da me stimata in quanto ho potuto conoscerla epistolarmente, quindi sono sicuro che approverà le tue opinioni.
    Oltre a tutto ciò da te espresso, vorrei aggiungere alcune mie ulteriori osservazioni : vogliamo una volta per tutte affidarsi a scienziati venatori competenti per contrastare o quanto meno confrontarsi con l’incompetente istituto ISPRA?
    vogliamo una volta per tutte abrogare i vari inutili ATC ? E’palese che non hanno prodotto nulla, A che cosa servono ?
    Finalmente una buona notizia! SAN MINIATO!!! Speriamo che si abbia un seguito unanime e che la Federazione sia concorde all’abrogazione di tutti gli ATC. Ancora tanti complimenti Stefano!

    1. “qui permanet vincit” chi la dura la vince, questo mi sento di scriverle caro Nanni, la ringrazio per le sue bellissime parole, io, i colleghi autori e la rivista, siamo qui per portare la voce del “nostro popolo” ,quello dei cacciatori , all’ attenzione di chi non ci conosce o ha una pessima opinione di noi, cercando di dare una mano a persone come Il presidente Buconi che in un momento così difficile cercano di fare il loro meglio per tutelare i nostri diritti, il rapporto tra politica nazionale e politica venatoria è una realtà complicata fatta spesso di conflittualità e sfaccettature che ai più sfuggono per cui col salutarla colgo occasione per augurare alle nostre associazioni di categoria un successo dopo l’ altro, tutti comunque a vantaggio del nostro mondo

  5. Ottime riflessioni senza violenza verbale, siamo il nostro vissuto, certo si può e si deve cambiare ma con conoscenza ed esperienza di ciò che di dice, non si può additare il cacciatore che ammazza un animale libero, poi vai a comprare e mangiare animali vissuti in 20 cm quadrati con luce tutto il giorno per l’ingrasso.
    È solo un esempio di una contraddizione che logora la consapevolezza e la conoscenza della nostra stessa esistenza.
    Bravo Stefano Casella anima sensibile di passato presente e futuro.

  6. Ma ti rendi conto di cosa stai dicendo?
    Evochi la caccia selettiva per riparare ai danni che voi stessi avete fatto? Ma chi ha introdotto i cinghiali? Ti piace pescare? Bene! Nobile arte. Ma lo sai che le specie ittiche alloctone le hanno introdotte i pescatori e le Associazioni e che continuano a farlo? Hai una vaga idea dell’impatto ambientale irreversibile che provocano? Siete una assurda minoranza e pensate di poter fare ciò che vi pare. Insegna ai tuoi figli a rispettare l’ambiente e preservarlo per quelli che verranno dopo. Sei di passaggio. Non sei il proprietario di nulla.

    1. Grazie per la tua opinione, che non condivido ma rispetto, e a differenza tua non ti obbligo ad accettare la mia, apprezzo il passaggio finale, ” sei di passaggio, non sei padrone di nulla, ” lo stesso concetto vale per te ” non sei padrone di nulla sei solo di passaggio” se pensi che dovremmo smettere di andare a caccia noi pensiamo che voi dovreste smettere di ostacolare le nostre attività, mi pare si chiami par condicio

  7. Bravo Stefano, complimenti finalmente un cacciatore che parla chiaro,io di licenze ne ho 45 e ho le orecchie piene di questi parlatori da strapazzo. I media che ascolto mi fanno talmente arrabbiare fanno informazioni senza un contraddittorio adeguato, di persone a conoscenza della situazione, informano senza conoscere ( ess.cacciatori a caccia per le città a sparare a tutto) io son della generazione che quando camminavi per le campagne ti salutavano tutti e io contraccambiavo con piacere. Ora incontri uomini donne chi ti vogliono insegnare a vivere,considerano un cacciatore un assassino un distruttore di ambiente ti guardano male, ecc.. sono molto stanco di sentire tutto ciò, ma sono come te non me frega niente,so che sono nel giusto e sono una persona onesta, come tutti noi che adoriamo la caccia. Molti fotografano il tramonto ma pochi l’alba e non conoscono il profumo dell’aria del mattino , perché non sono mai andati a caccia. Ciao è grazie

  8. Stefano, superlativo, un grande applauso per la Tua schiettezza espositiva. Ci mancherebbe, da quando avevo 16 anni lo grido ai 4 venti di essere “orgogliosamente” un cacciatore. Tutte le volte che trovo qualcuno che vuole confrontarsi educatamente sull’argomento, poco dopo non può che “deporre le armi” della Sua ignoranza conoscitiva e andarsene, dicendo che non si può parlare con me. Infatti, le loro argomentazioni si sciolgono come neve al sole, quando andiamo a parlare, con dati statistici alla mano, del perché sono contro la caccia. Sbraitano con parole e affermazioni fasulle contro la caccia e i cacciatori ma, quando gli vengono snocciolate tutte le falsità, ideologiche e non solo, non riescono a reggere il confronto e preferiscono salutarci con la classica frase: “Non c’è motivo di uccidere gli animali”. Stefano, Auguri e benedizioni sopra la Tua vita

    1. Grazie per le benedizioni contraccambio caro amico sperando in un futuro più roseo

  9. Bellissime parole, purtroppo non abbiamo a disposizione i mezzi di informazione che hanno loro, che con una minoranza striminzita riescono a ricattare tutti.
    Tengo a dire che queste informazioni dovrebbero essere divulgate ampiamente, attraverso ulteriori mezzi di comunicazione in modo da far capire a tutti che non siamo noi i distruttori della natura bensì le Vedette.

    1. Concordo pienamente, le sfide che ci attendono per il futuro sono proprio queste, ripulire la nostra immagine infangata da questi individui e dimostrare che siamo noi le vere sentinelle dell’ ambiente

  10. Sei un grande! Condivido in pieno le tue scelte. Purtroppo però, non siamo ascoltati da nessuno perché non vogliamo sentire. Grazie ancora da un cacciatore con 48 anni di licenza.

    1. Caro amico, dobbiamo contribuire a cambiare l’ immagine che il mondo ha di noi uscendo in mezzo alla gente e non nascondendoci dietro l’ incertezza, siamo nel giusto non dobbiamo tenere nulla

  11. Caro Stefano non appena ho finito di leggere i” tuoi pensieri ” mi è venuta la pelle d’oca e sono rimasto entusiasta che vi siano,tra noi , giovani capaci ,come te,di riassumere in sei minuti le ragioni dell’esistenza naturale di una umanita che va a caccia.Gia!Naturale ….senza secondi fini ,come quello di eliminare dalla faccia della terra l’ultimo baluardo di popolo che ,ad ora,impedisce loro di gestire, ” liberi”dalla presenza dei cacciatori,interi territori nazionali!!! Avevano bisogno di creare un nuovo credo ,una nuova ” religione” ,e l’animalismo ,protezionismo ,ecologismo , già dal 1970 è stato “perorato”facendo crescere generazioni in questa direzione ! GIa da bambini,in una sorta di assuefazione al pensiero “,la natura non si tocca,se dovete arrivarci o attraversarla ……solo sui sentieri ………creando un abisso incolmabile tra questa umanita in crescita e ignara e la nostra ragione di vita.Non voglio dilungarmi oltre perché sminuirei quanto hai con completezza espresso .Spero che il tuo diventi il linguaggio di tutti noi cacciatori comunque vada a finire

    1. Vincenzo, la ringrazio per le belle parole, ma non ho fatto altro che scrivere i pensieri della nostra “gente ” , quelli che sento quando vado in armeria, oppure al quagliodromo o quando sono al bar per fare due parole con altri come noi, siamo nel giusto, per poco che sia voglio aiutare tanti a raggiungere la consapevolezza della nostra condizione, e più iniziamo a pensare da cacciatori più iniziamo a sentirci cacciatori senza alcun dubbio …

  12. Per quanto riguarda i cinghiali il casino lo avete fatto voi coi vostri rilasci dopo averli imbastardati coi maiali per renderli più prolifici, e adesso fate i salvatori della patria. Inoltre quando uno entra, fucile spianato nel mio fondo gradirei permesso e presentazione

    1. Buon giorno egregio signore, in base al suo commento deduco che abbia avuto qualche disavventura in passato, dacché sono l’autore dell’articolo mi pregio informaLa che non faccio parte della generazione che presumibilmente possa aver fatto questi incroci tra cinghiali e maiali col fine di aumentarne il numero, io ho ereditato questa situazione e mi impegno e mi impegnerò per cercare di risolverla assieme a tutti colleghi cacciatori, le ricordo però che il proibizionismo ideologico delle fazioni animaliste che ha scelto come metodo di risoluzione del problema la cattura massiva attraverso gabbie trappola spostando innerevoli esemplari in territori che ne erano sprovvisti espandendo il problema anziché risolverlo, per quanto invece riguarda il suo fondo può fare domanda per ottenere il permesso di chiudere il fondo attraverso recinti, reticolati e relative pannellature di Fondo Chiuso, così non avrà più nessuno che entra nelle sue proprietà, finché non chiude il fondo continuerà a trovare cacciatori che lo sfruttano nelle attività venatorie, forse lei non è a conoscenza dell’ articolo Art. 842 del codice civile che recita quanto segue:

      Art 842. Codice di procedura civile (Caccia e pesca). Il proprietario di un fondo non puo’ impedire che vi si entri per l’esercizio della caccia, a meno che il fondo sia chiuso nei modi stabiliti dalla legge sulla caccia o vi siano colture in atto suscettibili di danno.

      Aggiungo che, per poter cacciare sui terreni altrui, i cacciatori pagano una tassa compresa tra le quote annuali per il rinnovo della licenza senza la quale non potrebbe entrare sulle proprietà altrui.

      Spero di averle dato delle buone indicazioni su come evitare il contatto con la nostra categoria la quale purtroppo non circola per i terreni adibiti all’ attività venatoria con le parcelle catastali in tasca da cui scoprire il nome del proprietario per potersi presentare suonando il campanello.

  13. Grandi verità. Condivido in pieno ogni pensiero. Questa gente non sa nulla e non ha la minima idea di cosa significhi la caccia. Ve lo dice uno che va a caccia da sempre e continua ad andarci a 80 anni suonati. Serve una educazione per i giovani verso questa attività.

    1. Grazie, Gianbattista come ho già risposto ad altri amici siamo tutti nella stessa barca, siamo un popolo, e come tale siamo allineati coi pensieri, sono i nostri detrattori che non lo vogliono capire, noi dobbiamo solo tenere duro perché chi l’ ha dura la vince

  14. Tutto giusto, tutta verità. Il punto è : la soluzione sarebbe politica, ma visti gli eventi, si potrebbe supporre che chi comanda in Italia sono i giudici e come abbiamo visto i calendari venatorio su denuncia di animalari ed affini li modificano le loro sentenze.

    1. Buona sera, Il sistema si basa su una normativa europea che l’Italia ha dovuto recepire ed integrare a sostituzione del vecchio ordinamento giuridico delle attività venatorie, funziona pressappoco ovunque tranne che qui perché anziche’ considerare la caccia come un attività tangibile la si intende come aleatoria, per cui vittima di una serie di no ideologici di una parte politica del nostro paese che ci ha condotto sull’orlo del baratro per aggrapparsi a falsi dogmi sotto il segno di una moralità discutibilissima, non solo sulla caccia ma 360 gradi,ed uno dei sintomi più allarmanti è la politicizzazione della magistratura, il caso Palamara insegna che in questo paese non si combatte l’avversario politico in parlamento ma lo si porta in tribunale, il Cavalier Berlusconi fu il primo, poi venne il turno dell’onorevole Salvini, rei esclusivamente di appartenere alla fazione opposta al sistema. Non fossero stati appositori non avrebbero dovuto sottoporsi alla gogna mediatica che li ha assalito. Penso e credo che lei concordi, che se si arriva a colpire così in alto con tale disinvoltura si possa colpire a livelli nettamente inferiori con estrema facilità. Il punto è che dovremmo tutti guardare la politica nazionale e venatoria con occhi diversi, non dovremmo più parlare di destra e sinistra perché sono concetti ormai sorpassati legati a delle ideologie ben definite all’inizio dello scorso secolo che sono estinte, dovremmo invece metabolizzare termini come conservatori e progressisti, perché è il futuro, ormai in una società moderna dove le ideologie del passato come comunismo, fascismo, socialismo e quant’altro hanno fallito perché hanno diviso per decenni popoli interi innescando di continuo guerre assurde, bisogna pensare in modo pragmatico concentrandosi sul concetto di vita quotidiana. Le porto un esempio: ” io sono cacciatore, pescatore, raccoglitore di funghi e frutti, per professione volutamente un taglialegna, allevo animali domestici col fine di autoprodurre ciò che mi serve per vivere, la mia esistenza è volutamente legata al mondo rurale.” Le ho appena descritto in cosa si concretizza la mia esistenza, un profilo come il mio non può essere considerato che quello di un conservatore, esser conservatori non significa bassre le scelte politiche su ideologie e dogmi bensì sul concreto di tutti i giorni, non abbiamo bisogno di idee politiche, quelle le abbiamo già avute tutte, oggi più che mai abbiamo la necessità di vire le nostre vite secondo il ritmo delle stagioni guardando alle nostre necessità considerandole priorità non più sacrificabili nel nome di un idea politica come sono state in passato per coerenza di pensiero.

  15. Complimenti hai spiegato un concetto he come dici tu è scontato e ovvio ma ogni tanto ricordare questi concetti fa bene a tutti e come sottolineato la ricerca e lo studio fa sempre evolvere la popolazione
    Con stima ti saluto Matteo

  16. Ho cacciato x più di trent’anni,soprattutto beccacce,sempre con due setterine che si sono avvicendate,naturalmente, perché purtroppo anche loro muoiono,poi da un anno all’altro senza motivi e relativamente giovane,ho smesso. Sono passati 16 anni e non me ne pento,due setterine le ho ancora,una vecchia di 14 anni e una di 3 anni e mezzo,con la quale cerco sempre di incontrare qualche animale x la ferma che x me è magia. Non ammazzerei più un animale x nessun motivo al mondo. Ma quello che mi da noia è sentire chi tornato dalla Spagna gli chiedi”com’e andata?”. No non mi sono divertito
    Ecco è li che mi casca l’asino e non capisco,tu vai in Spagna a seminare morte e dici che ti sei divertito? Mah! Allora va a finire che ha ragione Putin,si divertirà anche lei. No. Non condivido nulla di tutto questo anche se rispetto le idee di tutto. Forse la caccia 80/100 anni fa aveva un senso,che prima di sparare una cartuccia ci pensavamo anche dieci volte. Oramai s’e ammalata di consumismo,già da un bel po’ a dire il vero,e questo sarà la sua tomba.

    1. Rispettando la sua opinione non posso che dispiacermi se pensa che mi diverta ad uccidere un animale, per me la caccia è una cosa molto più profonda come scrivo nell’articolo è un attività che mi sono ritrovato nel dna che mi identifica e racconta chi sono, come tutti gli esseri umani ho la facoltà del libero arbitrio e posso scegliere di uccidere o non uccidere secondo la mia morale, il fatto che lei non sia più un cacciatore non vuol dire che tutti debbano essere come lei, ognuno ha il suo modo di intendere la caccia.
      Lei dice che non è più in grado di uccidere un animale, ma come tutti credo, anche lei entra nei supermercati per fare la spesa, la carne che trova nel banco è stata ricavata da animali allevati intensivamente in un metro quadrato di spazio incapaci di muoversi, probabilmente non hanno mai visto un prato o il sole in un cielo azzurro e vengono uccisi per approvigionare li frigoriferi di chi fa ambientalismo demagogico un po’ come quello che leggo tra le sue righe, può darsi che mi sbagli ma come cacciatore mi sento infinitamente più umano nel prelevare un capo in natura con un solo colpo dopo averlo identificato, uno e uno soltanto!! Un capo che onorerò poi in cucina, che sfamerà me e la mia famiglia, perché come cacciatore mi piace vivere al ritmo delle stagioni ed in piccolo … La ringrazio comunque per la sua opinione, scritta in modo educato che mi permette un lecito confronto

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