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Ho condiviso il mio futuro con te

Di buon ora mi alzai arzillo, erano le 5 del mattino e mi sentivo bene, anzi benissimo perché di li a poco sarei partito per la caccia. Il perché fossi eccezionalmente arzillo a quell’ora del mattino dipendeva sicuramente dal fatto che mio figlio Gabriel, il mio primo genito, il mio numero uno, mi avrebbe accompagnato per la prima volta in una battuta seria di caccia, una giornata intera in cui sarebbe stato completamente dedito a questa attività. Ancor più perché non si trattava della solita scorribanda con il nonno di un oretta in cerca di un paio di fagiani o di una coppia di minilepri nei boschi dietro casa, ben si di una vera cacciata alla saetta alata, per giunta con Kira la sua prima cucciola di 10 mesi. Capirete che aver due cuccioli da addestrare alla più classica delle caccie non è un gioco da ragazzi e cominciava ad essere abbastanza impegnativo anche per un vecchio filibustiere del mio calibro, ma andiamo con ordine.

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Cacciare il beccaccino, come comanda Adelio Ponce De Leon

Tutto ebbe inizio nei primi anni 90 quando compii i 16 anni. Mio padre mi regalò in quell’occasione un libro di Adelio Ponce De Leon, al me “Aucat”, o meglio, il nostro “Aucat”, nostro di tutti i cacciatori ma soprattutto di noi cacciatori lombardi. Il libro in questione era, anzi è, perché lo conservo tutt’ora, un’edizione olimpia risalente al 1961 del “Beccaccino”, 170 pagine circa in cui il nostro Adelio ci insegna la caccia a questo scolopacide.

Di primo acchito non diedi poi tantissimo peso a quel volume. Amo la letteratura oggi come l’amavo allora, leggere un libro per me costituiva un piacere sublime, in quel caso però si trattò di un piacere che crebbe proporzionalmente col numero di pagine che scorsi, soprattutto perché, com’ è condivisibile, la lettura è una cosa molto intima. Attraverso le parole scritte dall’autore vieni condotto nel suo mondo ma nella tua mente lo immagini come se si trattasse del tuo.

Lui scriveva di risaie ed io rividi davanti ai miei occhi le mie risaie, quelle dove andavo a pescare le rane e dove andavo a “tanare” le carpe immesse tra le piantine dai fittavoli per mantenerle pulite da insetti ed erbacce, lui parlava di fossi, canali irrigui e rinali ed io rividi i mie fossi, i miei canali, quelli in cui ero solito guardare i segugi di mio padre entrare nei meriggi estivi per dissetarsi durante il periodo di addestramento cani. E via via che le pagine “sfrusciavano” una dopo l’altra rividi nella mia testa tutta la geografia venatoria della mia “Campagna Soprana”. Il mattino dopo aver passato la notte in bianco con quel libro tra le mani, decisi che Adelio sarebbe stato per me un esempio da seguire, dentro e fuori dal mondo venatorio, e che il beccaccino sarebbe stato il mio selvatico d’elezione.

Passarono gli anni e lessi tutto di Adelio Ponce De Leon, tutto quello che c’era da leggere sempre più convinto che di persone così ne abbiamo tutti sempre bisogno. Ma non ebbi mai la fortuna di incontrarlo di persona, cosa che mi infastidisce non poco, per cui ho segnato questa impellenza tra le cose necessarie da fare nella prossima vita, ma fin tanto che i numi sempiterni mi concedono di vivere in grazia questa, cercherò di renderlo fiero di me cacciando sempre lo scolopacide come Lui comanda.

Un posto dove formare cani e cacciatori

Fu così che caricato in macchina figlio, cani e attrezzatura varia partimmo per raggiungere quattro risaie site in un comune limitrofo al nostro dove i beccaccini, da tempo immemore, hanno piacere di palesarsi di continuo senza mai assentarsi per più di un giorno.

Non troppo distante da questa “arena” si trova una delle ultime e rare “marcite” ancora in funzione nel mio territorio. Sono convinto che sia grazie al supporto apportato da questo habitat che il beccaccino resta presente per gran parte dell’anno in quel dato territorio, per di più il fittavolo che lavora queste terre è un tradizionalista e preferisce concimare i suoi campi con i liquami di stalla come si faceva in tempi decenti, non con la porcheria chimica dei digestori. Questi liquami ed il relativo letame sparso permettono il proliferare del lombrico di terra che , durante il periodo freddo, sostenta le colonie di beccaccini senza fargli mancare mai un pasto sicuro. Per cui in quei posti c’è la possibilità di formare cani e cacciatori ed affinarli a questa caccia.

Giunti che fummo in quelle lande semi desolate e avvolte dalla foschia tipica degli inizi di Novembre, sciolsi i cani. Con la giovane Kira, portai la veterana Coel ,una setter inglese bianco/fegato da cui discendono tutti i mie cani degli ultimi 10 anni. Coel oltre che bella esteticamente è anche brava nella caccia, nelle sue vene scorre sangue “Radentis”, oltre al sangue di campioni degli affissi più rinomati e prolifici di titoli. Nasce sui monti dove la sua inclinazione sono le beccacce ed i galli, ma non ha mai disdegnato tutto il resto del palinsesto selvatico disponibile alla caccia per un cane da ferma. Al suo fianco si sono iniziati alla grande cerca tutti i predecessori di Kira che, sono sicuro, non sarà da meno. Ho sempre pensato, e poi ne ho avuto conferma negli anni con l’esperienza, che i giovani cani, come i ragazzini, necessitino di un’insegnante, un mentore, per apprendere qualsiasi cosa, per cui non mi restò che incrociare le dita e sperare in bene.

Mentre i due animali si sgranchivano le gambe ed espletavano le loro normali funzioni biologiche, estrassi dal fodero rigido di pelle il vecchio Browning Auto 5 appartenuto a mio Zio Mario, un’arma che mi fa battere il cuore ogni volta che la guardo. Sarà perché ha il calcio “all’inglese”, sarà la canna da 71cm strozzata a 2 stelle con una balistica eccezionale, sarà il colore dei legni noce scuro che si intona con la tipica brunitura Browning sul nero con riflesso bluastro, sarà che ci sono affezionato perché era di mio zio ed è in famiglia dal 1952… non saprei, ma mi procura sempre un estremo piacere guardarlo ed imbracciarlo mi fa sentire il bimbo che fui, rozzamente coccolato da Zio, Papà e da tutti i loro compagni di caccia.

Gabriel

Chiamai mio figlio, che in quel momento stava seguendo con lo sguardo i cani che sfogavano l’eccesso di adrenalina accumulato durante il viaggio sapendo di dover presto entrare in azione. Gabriel ha 12 anni ed è un bravo bimbo, cerca sempre di fare del suo meglio per fare felici sua madre e me, cerca di impegnarsi al massimo in tutte le cose che fa, a volte ci riesce a volte no, ma poco importa, perché la vita è un susseguirsi di successi e di fallimenti, di periodi di alti e di periodi di bassi, di vittorie e di sconfitte. Per cui tutto ciò che vive giorno dopo giorno non può che prepararlo per quello che poi sarà il suo futuro, e tra tante cose che lo interessano come il Judo olimpico agonistico, la Juventus, la Playstation e la pesca, c’è la caccia.

Si avvicinò mentre aprivo l’otturatore del Browning e mi chiese: Che cartuccia carichi di prima canna? Domanda molto tecnica direte voi, che di primavere ne avete qualcuna in più di 12 sulle spalle, ma non c’è da stupirsi, lui è nato nella generazione del World Wild Web e della TV pay per view, quindi attraverso YouTube, il canale Sky Caccia&Pesca, IoCaccio.it e tutte le moderne fonti d’informazione da cui può attingere, oltre che alla sapienza di suo nonno, risulta dannatamente preparato in materia.

Per cui la mia risposta fu scontata: “Siamo agli inizi di Novembre, è già qualche giorno che sono arrivati sulle pasture, qualche fucilata l’hanno già presa e non sono più degli allocchi, ora sanno che il piombo fa male e uccide quindi avremo a che fare con uccelli nervosi pronti ad involarsi al primo accenno di ferma del cane, quindi può darsi che mi toccherà “stoccare” qualche fucilata e per giunta anche lunghetta quindi di prima canna ci mettiamo una “Orlandi Tiri lunghi” da 34 grammi pallino del 10 mentre di seconda e di terza, utilizzeremo la stessa cartuccia ma con due piombi diversi un 9 da 34 grammi di seconda e un 7,5 da 36 grammi di terza”.

“Dai Pá! Voglio vederti prendere una Sgneppa!!! Il nonno quando le incontra non ci riesce mai, dice che ci prova ma inizia a non vederle più bene come una volta!!! E quando le manca bestemmia sempre!!!!” Una scenetta folkloristica imperdibile!!! Posso solo immaginare mio padre 78 anni, alle prese con quelle pesti alate velocissime, sotto la pressione psicologica di dover dimostrare a suo nipote di avere ancora del nervo nel tiro a volo come 30 anni fa. Lo vedo innervosirsi allo spasimo dopo averle mancate e, peggio ancora, lo vedo costretto a doversi giustificare inventando non so cosa per mantenere salda l’immagine di super eroe che i miei figli gli attribuiscono. Chiamale se vuoi Emozioni, ed in fondo non cambierei nulla di tutto questo con nulla al mondo.

Tra le risaie

Iniziammo quindi la nostra avventura per le risaie allagate. Adelio ci insegna che il cacciatore di beccaccini di stoppia ne calpesta ben poca rispetto al cane il cui dovere è quello di setacciare ogni angolo della risaia, ogni carreggia, ogni canaletto di scolo se si vogliono avere degli incontri.

E così Coel iniziò la sua cerca con ampi lacêt in cerca di un’emanazione, di un effluvio nel vento che potesse indicarle la presenza dello scolopacide. In altre occasioni la setter aveva dimostrato un ottimo ritmo nella corsa, deciso e costante con un ottima presa di punta. Tipica ed espressiva nella ferma mi ha sempre dato tante soddisfazioni. Quando però la porto in ambienti umidi con presenza di acqua come le risaie, cambia il suo modo di cacciare e di muoversi. Innanzi tutto la falcata decisa e vigorosa lascia il posto ad una corsa attenta, non repentina ne rumorosa, i lacêt si stringono leggermente e la ricerca dell’effluvio è col naso al vento, non potrebbe essere altrimenti stando perennemente dentro l’acqua. Quel dí non fu diversa.

Kira, dal canto suo, sembrò un tantino spaesata. Non me ne preoccupai, era la sua prima volta in quel tipo di ambiente, quindi non ebbi pensiero alcuno se il risultato in termini di caccia non fosse giunto perché la finalità di quel giorno era quella di iniziare ad addestrare cane e figlio alla caccia del beccaccino, fare si che si appassionassero.

Comunque se potevo contare sulla preparazione tecnica di Coel non potevo fare altrettanto con Kira, ancora il suo addestramento non era del tutto completo, ferma e riporto erano ben saldi recupero e consenso ancora no, quindi dovetti farmi in quattro per tenerle entrambe d’occhio, coadiuvato in questo da Gabriel che non mancava di farmi domande su ciò che stavano facendo le setter.

Appena entrati nel secondo campo Coel cadde in ferma. Che ci fosse lo scolopacide era indubbio, ma ciò che mi premeva era che Kira si avvicinasse alla sua insegnate e che sentisse bene “l’usta” del  beccaccino. Nel frattempo mi portai a servire il cane, con calma passo dopo passo senza fretta.

Gabriel su di giri per questo momento di tensione e suspence mi chiese con un filo di voce:  “Papi porca miseria! Perché te la prendi così comoda? Ma corri dal cane!” Non risposi e gli strizzai un occhio, come per fargli capire che tutto era voluto, successivamente alla fine dell’azione diedi la risposta che aspettava: “Gabri quando si va per beccaccini con i piedi a mollo nell’acqua bisogna evitare ogni movimento brusco che provochi rumore e spruzzi, perché “lui” non te lo permette, se si vuole avere almeno una possibilità di potergli sparare bisogna arrivare sotto al cane in silenzio e pronti a fare fuoco”.

Comunque, giunsi quasi vicino al cane ed ero pronto a sparare se l’uccello fosse scattato all’improvviso, supposi che dovesse trovarsi almeno 5 o 6 metri avanti al tartufo di Coel. Mentre facevo i miei calcoli arrivó maldestramente Kira a tutta velocità. La setter non acconsentì come c’era d’aspettarselo, bensì cadde in ferma scavalcando di prepotenza Coel e violando la distanza di sicurezza dal selvatico che di fatti frullò. Puntai il Browning e feci fuoco, prima, seconda, terza …. E niente padella colossale.

“La cagna è giovane” mi ripetei, “si farà”. Ovviamente cercai con questo di autoconvincermi e di mantenere un contegno soprattutto davanti a mio figlio, ma tra i denti soffacai mille bestemmie. Quella Testaccia di rapanello non voleva ficcarsi in testa l’addestramento ricevuto, ed io ero impotente ed incapace di aver ragione di quel carattere esuberante tipico dei giovani. Pensai: “Fino a che non se lo ficca bene in testa da sola di selvatici ne vedremo pochi”. Gabriel mi fissò soffocando una risatina tra le labbra: “Papi uguale al nonno! Solo che tu non hai ancora bestemmiato!”, se solo tu avessi potuto leggermi in quel momento figlio mio, avresti chiesto direttamente tu la mia scomunica al Papa, senza attenuanti.

Ricaricai il fucile e ripartimmo alla ricerca di un nuovo beccaccino da insidiare e prelevare. Passarono forse 40 minuti in cui guardai entrambe le setter lavorare il terreno e mi accorsi che stilisticamente erano davvero belle, cercavano e si muovevano nel modo perfetto per il mio gusto. Ogni cacciatore ha il suo gusto e deve ritenersi fortunato se almeno una volta nella vita trova un cane che riempie pienamente tutti i requisiti che fanno questo gusto. Io ne avevo 3 in quel momento, una in serraglio e le altre due in campo.

Ad un tratto notai un movimento brusco di Kira, non ci potevo credere, era in ferma. “Che diamine” pensai “non ha mai visto un beccaccino in vita sua e non mi ha lasciato presagire nessun tipo di qualità o inclinazione particolare alla sua caccia, è un buon cane ma così precoce non lo avrei mai pensato.” Forse stava fermando una calda o si era imbattuta in qualche pispola che pastura nella stoppia, dovevo fidarmi? Svolsi lo sguardo a sinistra di Kira e vidi Coel in consenso. C’era da fidarsi si! E per giunta quel beccaccino dove cadere a tutti i costi. L’allieva in ferma e l’insegnante in consenso, che spettacolo!! Gabriel, emozionatissimo, pareva che volesse sostituirsi a me nel momento di servire i cani e se non fosse un ragazzino di 12 anni gli avrei ceduto il passo. Mi portai vicino alle due setter, con calma sentendo anche lo sguardo intenso di Gabriel sulla mia schiena. Arrivai a forse 3 metri da Kira. La guardai, “pippava” l’aria ritmicamente vidi lo spasmo dei suoi muscoli e la tipica e feroce espressione dipinta sul suo muso canino, la bramosia della caccia ed il desiderio di abboccare quella preda saporosa e saziare tutti i suoi istinti. Feci un passo in più ed il beccaccino parti davanti al cane a circa 7, 8 metri ed io puntai: “Tira nel sette! Tira nel sette!” mi riecheggiò nella testa la voce di mio zio Mario. Puntai nel sette e feci fuoco. Kira non era ancora corretta al frullo quindi il beccaccino ebbe solo il tempo di cadere in acqua. Lo abboccò con ferocia. La richiami con fare deciso e contrariamente a quanto pensassi, mi riportò senza fatica l’animale posandolo ai miei piedi.

Guardai Gabriel che mi raggiunse in quel momento, mentre raccoglievo l’animale, accarezzai subito la testa della cucciolona, ferma ai miei piedi sperando che capisse la mia approvazione. Entrambi i miei cuccioli avevano gli occhi accesi, sembravano illuminati da un fuoco, da un‘emozione fortissima e mi persuasi che da quel momento sarebbe stato tutto più semplice, perché la “febbre” ormai aveva preso possesso della loro anima. Fui felice, perché avevo fatto il mio dovere, avevo garantito il futuro alla mia passione, alla setter e a mio figlio soprattutto, perché quando in te vive l’amore per la caccia, non c’è spazio per i vizi pericolosi e si cresce sani con dei principi, i principi del mondo della natura, i più belli che ci sono e posso scommetterci, anche il grande Adelio Ponce De Leon approverebbe.

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