La caccia nella storiaRubriche

Il montanaro, il cacciatore, il sergente

Nel centenario della sua nascita ricordiamo Mario Rigoni Stern, straordinario scrittore e intellettuale che tanto ha dato alla nostra Nazione e che ha scritto alcune delle più belle pagine dedicate alla caccia

Fino a pochissimi anni fa, si sa, il cacciatore era uomo del suo tempo, indipendentemente che fosse un abitante di città o di campagna, un boscaiolo o un pescatore, un meccanico o un impiegato, un appartenente alle classi più agiate o un operaio. Cacciatore era solo un aggettivo tra i tanti. Tra i cacciatori quindi, provenienti da ogni estrazione sociale, si annoveravano uomini normali o di capacità intellettive superiori. Ma uno soltanto, Mario Rigoni Stern, ha veramente insegnato a questa nazione, forse all’intero Continente europeo, cosa vuol dire essere un uomo moderno senza mai dimenticare le proprie radici, il legame con le tradizioni e il rispetto che bisogna avere nei confronti della terra che ogni giorno calpestiamo. Un cacciatore dell’Altopiano, un “Sergente nella neve”.

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A cento anni dalla sua nascita (1 Novembre 1921) è doveroso ricordare questo straordinario scrittore e intellettuale che tanto ha dato alla nostra Nazione. A maggior ragione in una rubrica che prova a occuparsi di caccia nella storia.

Mario Rigoni Stern

La vita di Mario Rigoni Stern ha inizio ad Asiago nel 1921. “In una casa appena ricostruita sulle macerie della Grande Guerra, da una famiglia che da secoli esercitava i commerci tra montagna e pianura”: così Mario raccontava le proprie origini nel 2003, nell’autobiografia redatta in occasione del Premio Chiara  assegnatogli alla carriera. E così trascorse la sua infanzia, da giovane abitante di montagna. Nel 1938, da patriota, ad Aosta si arruolò nell’esercito, ovviamente come Alpino sciatore. Arrivò purtroppo la Grande Guerra e, come tanti giovani della sua epoca, venne risucchiato dal maledetto abisso della violenza disumana di quel periodo. Da caporalmaggiore è assegnato al fronte alpino contro la Francia e, successivamente, fu inviato sulle montagne albanesi a combattere contro i greci. L’esperienza più significativa della sua esistenza, quella che cambierà radicalmente le sorti della sua vita, è la partecipazione alla campagna di Russia. Nel 1943, i soldati italiani sono tagliati fuori dai rifornimenti, accerchiati, stanchi e male armati. Le promesse e le illusioni erano ormai svanite e la ritirata fu disastrosa. Mario però, non abbandonò mai il reggimento, anzi, tra fame, freddo e fatiche disumane, si impegnò con tutto se stesso a riportare a baita i suoi commilitoni. Come racconterà lui stesso: nel corso della ritirata, durante una sosta in un’Isba (tipica abitazione delle campagne russe) solidarizza con un gruppo di soldati nemici e, con loro, divide il cibo.

Questo, come altri episodi raccontati nel suo capolavoro Il sergente nella neve, non lascia spazio a interpretazioni: Mario è cambiato, segnato troppo giovane da una guerra vigliacca e insensata. Da ora la sua Patria sarà il mondo intero, la natura il suo habitat naturale, la ruralità, in tutte le sue sfaccettature, il suo stile di vita.

Mai come oggi l’uomo che vive in Paesi industrializzati sente la mancanza di «natura» e la necessità di luoghi: montagne, pianure, fiumi, laghi, mari dove ritrovare serenità ed equilibrio; al punto che viene da pensare che la violenza, l’angoscia, il malvivere, l’apatia e la solitudine, siano da imputare in buona parte all’ambiente generato dalla nostra civiltà. Mario Rigoni Stern, Uomini, boschi e api 1980

Rientrato dal fronte, dopo sacrifici, ferite, dolore per la perdita di amici e commilitoni, delusione totale, rifiuta categoricamente di aderire alla RSI. Nonostante il coraggio dimostrato in combattimento, lo spirito di abnegazione verso il suo plotone che doveva ritornare a baita, dopo aver visto vigliacchi rifugiarsi e scappare pensando soltanto alla propria pelle, Mario deve subire le torture di un campo di concentramento tedesco. Rientrerà finalmente in Italia il 5 maggio del 1945. Ancora una volta attraversando le Alpi, ancora una volta a piedi, da provetto sciatore e montanaro di nascita. Durante il periodo nei campi di concentramento e nel corso del suo fortunoso rientro, scrive un memoriale su fogli raccattati che, legati con spago di fortuna, tiene stretti e custodisce gelosamente nel suo pastrano. Finalmente, nel 1953, Einaudi pubblicherà proprio quegli appunti. Uscirà alle stampe il Sergente nella neve. Quest’opera autobiografica, certamente il capolavoro di tutta la sua produzione letteraria, narra in prima persona dell’ esperienza della ritirata dei soldati italiani dal fronte russo. Il libro verrà  recensito negativamente da alcuni critici che gli contestano l’eccessiva naturalezza, la spontaneità del racconto e lo  stile troppo asciutto e narrativo, insomma quello di un uomo qualunque, non uno scrittore di professione, lontano dalle accademie e alieno alle sue regole. Eppure, quel testo così vero, sapientemente narrato e coinvolgente, raccolse importanti premi letterari, commosse e accattivò un folto pubblico. Riuscì a emozionare proprio tutti, sia coloro che avevano vissuto in prima persona l’esperienza della guerra, sia  quelle che ne avevano solo sentito parlare in famiglia.

La fama di Stern, dismessa la divisa da soldato e indossati i panni di “semplice” impiegato del catasto, supera ogni critica e i suoi scritti, pubblicati da importanti case editrici che investono sulla sua letteratura, hanno un  numeroso  pubblico di lettori.

 Arriveranno quindi (per citarne alcuni):

Un cacciatore fiero e modernissimo

Ma Mario Rigoni Stern non è “soltanto” uno dei più importanti testimoni di quel periodo, anzi! Il pensiero e la letteratura di Stern riescono a scrollarsi di dosso il pesante passato di sofferenze e fame e si nutrono naturalmente di una modernità quasi futuristica. Mario Rigoni Stern rappresenterà (e forse lo è ancora oggi) il più grande cantore delle tradizioni contadine e della montagna di una Italia che sta scomparendo. Forse il primo ambientalista del Bel Paese. Negli anni ‘ 70 è tra i più ferventi oppositori alla cementificazione dell’Altopiano dei sette comuni. La sua terra d’origine. In tutti i suoi racconti, fra tutti Il bosco degli urogalli e Uomini boschi e api, gli animali e la natura in genere sono i protagonisti.

Eppure, nell’Italia degli Anni ’20 del secolo XXI, dove la carne si compra confezionata al supermercato, dove la maggior parte dei bambini non ha mai visto un pollo dal vivo, dove progresso fa rima con cemento, la figura di Mario Rigoni Stern risulta ingombrante e scomoda. Anche per coloro che fanno dell’ambientalismo la loro bandiera. Mario, infatti, era un cacciatore fiero e modernissimo. Forse le sue più belle pagine sono proprio quelle dedicate alla caccia e ai cacciatori, agli animali, ai boschi e alle valli dove lo scrittore era solito passeggiare con i suoi cani imbracciando il suo vecchio schioppo. Una caccia antica, quella raccontata da Stern, ma modernissima per il modo di praticarla e concepirla. Una caccia sostenibile, lenta, lontana dalla frenesia della quotidianità moderna, piacevole e appagante a prescindere dal carniere.

Leggendo Stagioni, l’ultimo libro pubblicato nel 2006, è possibile ripercorrere la sua vita attraverso una serie di racconti che spaziano dalle vicende della guerra a piccoli avvenimenti della quotidianità e, ancora, a episodi di caccia nei boschi o a giornate del Mario bambino. Il libro è diviso in quattro capitoli, riguardanti  le stagioni e il loro scorrere naturale, e sembra proprio volerci ricordare la necessità di tutti noi di ritornare al più presto a riprenderci il nostro tempo, la cosa più preziosa che possediamo, e di viverlo in sintonia con lo scorrere calmo della natura.

Per saperne di più su Mario Rigoni Stern suggeriamo iluoghidirigonistern.it

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