Paranoie di un cacciatore in tempo di covid

Come ogni anno, anche in questa nuova stagione venatoria, mi sarebbe piaciuto migliorare. È il mio sesto anno di licenza, la mia sesta stagione di selezione. Seppur il sei mi abbia sempre portato fortuna, nella mia cabala personale il 6 significa anche test, prove e fatica. Visto il primo rinnovo, è come se avessi finito le elementari della caccia, e stessi affrontando la prima media. Non sono più un Neo Cacciatore ormai.

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Camoscio Maschio

Quest’anno ho nuovamente un camoscio maschio in assegnazione. Seppur mi piaccia molto come caccia, anzi è quella che preferisco, il mio comparto alpino ha regole per l’assegnazione, a mio avviso, un po’ discutibili.
Avendo il maschio in prima devo aspettare un mese dall’apertura della specie per chiedere un secondo capo. Inoltre, chi ha il maschio parte con 15 giorni di ritardo rispetto a chi ha femmine e binelli, e come se non bastasse i cacciatori che arrivano da femmine o binelli in prima, avranno più punti di me per richiedere un secondo capo. Sorvoliamo che è meglio…

Quest’anno, non solo sono partito baldanzoso, ma soprattutto con eccessiva sicurezza in me stesso, forse troppa. Ero sicurissimo di prendere il capo alla prima uscita, al massimo alla seconda, e invece ne ho fatte 8, cinque di più dell’anno scorso. Gli stessi miei colleghi vedendo l’aggiornamento degli abbattimenti davano per scontato che io l’avessi già fatto…

Non mi sono risparmiato in dislivello e in freddo percepito e vissuto. Ho anche dormito in tenda a 2000 mt, ma niente. Non sto a raccontarvi queste otto uscite, non perché non degne di racconti, ma perché vorrei analizzare, per una volta, non l’aspetto fisico ma piuttosto quello psicologico del mio io cacciatore, il mio atteggiamento, la mia predisposizione.

Un anno anomalo

Penso che questo 2020 sia davvero un anno anomalo, anche per madre natura: anche perché noi esseri umani, essendo la specie dominante, influenziamo e veniamo influenzati dall’ambiente circostante. Questa pandemia, ci ha cambiato tutti e in molti aspetti. Penso anche in ambito venatorio.
Se le prime uscite non capivo perché non prendessi niente, l’ultima mi è servita per capire invece perché sono riuscito nell’abbattimento. Si chiama predisposizione d’animo, unito sempre a una percentuale di fortuna, che però fa sempre parte della predisposizione del nostro animo.

Le prime uscite non ero un cacciatore, ero un turista, vagavo senza troppe mete, cercavo più me stesso, lassù, che i camosci. Pensavo più a me stesso che agli animali. Così non si può andare a caccia, in mezzo alla natura non si perde mai tempo ad ammirarla, ma così non si riempie il freezer per l ‘inverno.
Nelle ultime uscite, invece, mi pareva di giocare a nascondino con me stesso e i miei desideri. Oltre che con un camoscio stupendo e vecchio che mi ha fatto fesso per 4 volte.
Non sono un cacciatore da medaglie e non sono un cacciatore di selezione come se ne vedono tanti in giro, eleganti e ben presentabili, che fanno attenzione all’immagine, con svariati fucili nella rastrelliera. Insomma, sono sempre stato uno semplice e molto basic. Vestito di verde, certo, ma così, un po’ a caso, e con un fucile solo, la mia fedele Sako 75, comprata usata.

La mia caccia di selezione

Quest’anno, invece, mi sono fatto prendere dall’ambizione, dall’immagine, che do come cacciatore e da un insano materialismo. La mia “bestialità” ne ha risentito. Il bello della caccia, almeno per me, è proprio di lasciare l’umanità, o l’umanesimo, a casa!

Ci sono così tante regole e regolette, scritte o morali, che trovo la caccia di selezione, fatta per di più da solo, veramente un gioco alla pari con gli animali che prediamo. Le carabine che tanto ci contestano gli animalisti servono solo per dare una morte più sicura e veloce alla preda. La mia caccia di selezione potrei svolgerla anche con l’arco e questa stagione me l’ha confermato ancora una volta.

Gli animali, causa lupo, sono diventati molto più attenti, timorosi e meno curiosi, ne ho visti in tutte le uscite. Ho sempre avuto animali nella croce dell’ottica, ma sempre oltre i 200 metri, distanza a cui io non sparo, né con un compagno che binocola il colpo, e men che meno da solo. Anche perché sarebbe solo un gesto estetico quello di fare un bel abbattimento a tali distanze, un gesto estetico per chi lo esplode, non per chi lo riceve; ed anche un impegno successivo per la ricerca dell’animale in caso di morte non sull’ombra, anche se a breve distanza.

Quante lezioni questa stagione… dirette od indirette, velate o lampanti… alla fine si va a caccia di noi stessi là fuori, se umanizziamo l’istinto animale non andremo da nessuna parte. Molto meglio imbestialire la ragione umana. Far tacere tutto, usare le sensazioni e non il cervello (se non per fini di sicurezza degli altri e nostra, portiamo pur sempre delle armi con noi).

Ottava uscita

Al mattino il maschio grosso e stupendo, mi fa fesso per la quarta volta. Ma stavolta, per lo meno, sono riuscito a dargli un colpo, che non l’ha manco sfiorato. Ero a braccio teso e lui intorno ai cento metri di distanza. Sono le dieci e mezza, ritorno alla macchina e vado a mangiare in piola qualcosa. Non l’ho preso, ma sento che oggi è una gran giornata, ho sparato il mio primo colpo del 2020, sono raggiante.

Alle 4 del pomeriggio riparto, c’è un #postodaposta nuovo, scoperto durante i vagabondaggi per funghi dell’estate. Dopo un mezz’ora di marcia mi apposto su una piccola roccia nascosta in mezzo a due canali. I passaggi sono obbligati sia per uomini che per animali. Attendo guardando a ovest, ma sento una roccia infrangersi dietro di me. Ed eccolo lassù, sul torrione. Neanche tempo di puntarlo per la conferma del sesso, che si mette a scendere. Mi trovo su un sentiero di cenge, impervio, dritto come una mano, ma l’istinto mi urla di corrergli incontro. Sta scendendo, non avendo le ali, non può che passare dal canale. Veloce disarrampico le placche rocciose, mi fermo dove per lo meno posso stare in piedi, ed ecco che sento un frastuono e un galoppo sostenuto. È sotto di me, sta galoppando proprio verso di me. Con sorpresa non appare solo. C’è un altro maschio, identico, e se le stanno dando di santa ragione, tanto da non vedermi, ne percepirmi, ne sentirmi.

Tolgo la sicura. Sono a 15 metri da me, quello alla mia destra scarta mentre quello di sinistra si impenna per dargli un ulteriore testata. Carabina tarata a 200 metri, zoom minimo 3x. Sono abituato ormai. Punto ed esplodo la fucilata.  Crolla sul posto, ma è tutto talmente ripido che inizia a ruzzolare giù, mentre l’altro camoscio non si accorge di nulla e continua a incornarlo anche mentre questo precipita. Finisce in bilico su un albero, l’altro maschio continua, senza posa. Ho dovuto urlargli per mandarlo via.

Il recupero, come sempre, un delirio

Anche perché il camoscio non è per nulla male (28,3 eviscerato scoprirò dopo al centro di controllo), ho deciso di fare staffetta per le pareti. Prima zaino e fucile poi animale e così via. Spossato, dopo un’ora, chiamo un amico: spento! Provo un altro: sta per finire di lavorare, gli chiedo un aiuto, gli spiego dove sono, e neanche un ora dopo me lo sento che urla nel bosco. Non è più alto di me, ma è il cosiddetto armadio, aggiungerei nel suo caso l’aggettivo “blindato”. Ha delle braccia che sembrano le mie cosce. Io sono un acciuga di 63 kg per un metro e ottanta.
Se lo carica a spalle, così, come un fuscello e giù verso valle.
Senza di lui, facendo staffette sarei arrivato a notte inoltrata, ma grazie a lui mezz’ora dopo eravamo alla macchina. Che fortuna che sia arrivato, anche se con senno del poi, avrei dovuto portarlo da solo. Già tutta la valle, nel suo dialetto stretto, mi prende in giro che “neanche a caricarti un camoscio da portare a valle in spalla sei capace… ” (sapeste i cento metri a tirarlo su dalle pareti invece) ma vabbè… durerà tutto l’inverno la presa in giro, forse anche di più… Il binello in seconda assegnazione non è un problema, ma lo sfottò aumenterà se riuscirò a prendere la cerva, quando dovrò chiedere nuovamente aiuto.

A presto… buona seconda ondata… si spera sempre a caccia!

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Un Commento

  1. Colpa del Covid ? o dei nostri Amministratori ? Abito a Nord della Toscana, la mia passione da parecchi anni è rimasta quella degli ungulati, sia nella Selezione che con la squadra del Cinghiale, Questo anno purtroppo nonostante le profumate tasse che abbiamo pagato sia Regionali che ambito Territoriale ATC 13 siamo bloccati La Regione Toscana dice che non possiamo sconfinare dal Comune. La mia zona resta nel Comune di Pontremoli sia come Selezione che come battute in squadra. Perciò io chiedo : Ma il Governo o la Regione si rende conto che un cacciatore tra permessi e autorizzazione sborsa un bel gruzzolo di euro? e se non mi date la possibilità di usufruire di questo chi è che ci rimborsa gli euro usciti per detta attività ? Se avete qualche esperto in materia gradirei una risposta, grazie. Pucci Andrea Massa Carrara

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