Ritualità e tradizioni della caccia a palla

Weidmannsheil colleghi!
Partiamo da questo, da questo saluto (o augurio come vedremo poi), si pronuncia, se dovessimo leggerlo in italiano, “vaidmanns-ail” e significa grossomodo “Salve uomo del bosco“, altre versioni riportano “Saluti al grande cacciatore” facendo notare, per avvalorare questa tesi, che il saluto viene fatto solo al selezionatore di ungulati.

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Il Weidmannsheil, viene usato anche per congratularsi per un prelievo fatto da un collega o per un brindisi, in cui, si tiene rigorosamente il bicchiere con la mano sinistra. Perchè proprio con la mano sinistra? Leggenda narra che, Uberto cacciatore affascinante e dalle doti venatorie formidabili, chiamato alla corte dei re di mezza Europa, mentre partecipava a feste in nobili palazzi, avesse il vezzo di avere sempre la mano destra occupata da qualche sedere femminile e nella sinistra il bicchiere per rispondere ai brindisi innalzati in suo onore.

Perché la lingua tedesca?

Perché la più profonda cultura e la maggior quantità di vocaboli sulla caccia di selezione viene proprio dalla caccia mittleuropea, intendiamoci, non è che non esistano altre importanti culture venatorie, ricordiamo ad esempio la francese, l’inglese o la scandinava, ma quella tedesca è quella più universalmente utilizzata: per fare un paragone ai giorni d’oggi è come l’inglese nella vita di tutti i giorni.

Mi è capitato di soggiornare svariate volte in Austria e Germania e si può notare un vero e proprio comportamento diverso da parte della gente comune, nei confronti dei cacciatori di ungulati rispetto alla nostra realtà (o meglio dove vivo io): i cacciatori fanno effettivamente parte della società e partecipano attivamente anche alle feste paesane con parate; anche per questo motivo la lingua tedesca ci porta molti vocaboli utili per la nostra passione, perché sono tradizioni antiche radicate nel tempo e nella società e che vengono usate quotidianamente.

Il primo che mi viene in mente è ANSCHUSS ovvero è il punto esatto sul terreno dove l’animale viene colpito, questo punto è FONDAMENTALE per le ricerche: per questo motivo è bene segnalarlo con un BRUCH che letteralmente tradotto significa rottura e, in buona sostanza, consiste in un ramo spezzato (mi raccomando non tagliato) e conficcato nel terreno, ma anche la tipologia di albero da cui si prende il ramo non è lasciata al caso, anzi, ci sono alberi ben definiti per fare i bruch e sono: cirmolo, ontano, quercia, il rovere, l’abete bianco e abete rosso, ovviamente in mancanza di questi alberi è concesso l’utilizzo anche di altre piante, ma sappiate che queste sono quelle dettate dalla tradizione.

Ci sono bruch di molti tipi oltre a quello dell’anschuss, ad esempio:

  • di proprietà, si gira il capo sdraiandolo sul lato destro e si pone questo bruch sul fianco sinistro esattamente sopra il foro di uscita, serve per affermare nel caso di abbandono momentaneo della spoglia dell’animale che è già stato trovato da un altro cacciatore;
  • l’ultimo pasto che consiste in un bruch posto in bocca all’ungulato per rendere omaggio all’animale prelevato;
  • dell’avvertimento, viene appeso ad una pianta all’inzio del sentiero che porta alla zona di caccia per avvertire appunto che in zona c’è già un cacciatore;
  • dell’appostamento, viene conficcato nel terreno nel punto in cui si è già deciso di aspettare il selvatico e con i piedi ci si prepara una piazzolina libera da foglie e ramaglie. Serve per ricordare a sè e agli altri esattamente dove eravamo appostati;
  • della direzione serve per indicare ai compagni di caccia o altri la direzione che abbiamo preso magari ad un bivio. Se usato in abbinata all’anschuss indica la direzione di fuga del selvatico;
  • maschio o femmina, a seconda della combinazione di due bruch si può capire se il capo colpito è maschio o femmina;
  • dell’abbattimento, che va messo sulla parte sinistra del cappello dopo esser stato intinto nel sangue del selvatico. Attenzione questo bruch viene regalato, non lo si fa da soli.

Ce ne sono molti altri anche a me sconosciuti, anzi magari se qualcuno ne conosce altri fatelo sapere alla redazione!

L’ultimo bruch di cui voglio solo accennarvi in quanto tratteremo in maniera più approfondita in un altro articolo, è il bruch del recupero che, una volta incarnierato il selvatico, il conduttore del cane da traccia intinge nel sangue del recuperato donandolo col Weidmannsheil e una stretta di mano sinistra all’abbattitore, questo ricevendolo ringrazia col Weidmanns dank, stacca un pezzo di questo bruch che dona a sua volta al conduttore, in modo tale che possa fermarlo sul collare dell’ausiliare in maniera da rendere omaggio per il lavoro svolto dal cane.

Mi raccomando in caso di ferimento, non mi stancherò mai di dire utilizziamo il cane da traccia, perché come hanno insegnato a me “vanno utilizzati tutti i mezzi possibili per recuperare un animale ferito” un animale ferito è un animale che DEVE essere recuperato.

Ci sono poi gli abbigliamenti tipici del cacciatore di selezione che tendono a privilegiare tessuti come la lana cotta o il velluto perché ci aiutano a far meno rumore rispetto ad un abbigliamento high-tech che probabilmente ci terrà più caldi con minor peso. Chi ha praticato la caccia al cervo però sa bene che questo animale ha un udito degno di quello di un cane e quindi a mio avviso preferisco un buon vecchio paio di braghe di lana cotta ma non rumorose che comunque tengono molto caldo!  Non può mancare sempre per tradizione un bel cappello sempre in lana cotta utile per proteggere la testa dal freddo e dalla pioggia e altrettanto utile per appendere bruch e ornamenti.

Queste cari colleghi sono le principali tradizioni alle quali ho avuto l’onore di partecipare, va detto che gran parte di esse stanno scomparendo inghiottite dalla famelica frenesia dei nostri giorni, vedo ancora resistere bene il bruch dell’ultimo pasto ed il Weidmannsheil, mentre gli altri iniziano a scricchiolare, spero di sbagliarmi perché non sono tradizioni che ci portano via molto tempo, ma potrebbero farci apparire agli occhi comuni migliori rispetto al loro immaginario.

Alla prossima e Weidmannsheil!

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