Tutto il mio dolore

“Camminando lungo il bordo di un medicaio alto in preda alle emozioni, vidi il cane in ferma, lo servii …”
Questa è una storia che nasce molto lontano, forse nacque nel mio stesso giorno e credo che la porterò con me fino al mio ultimo respiro. Quando nacqui era il mese di Maggio del 1976, era un mese fresco, mia madre mi raccontava che c’erano 10 gradi il mattino quando entrò in sala parto e 17 il pomeriggio quando ne uscì con me in grembo. Mio padre corse subito a registrarmi e poi si trovò con gli amici ed i parenti alla trattoria Corona per festeggiare il suo primo genito e si ubriacò.

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“Vedere il mio Kurzhaar cosi teso mi rese sicuro della presenza del selvatico, chiusi la mia doppietta a cani esterni e mi portai vicino a lui restando concentrato su ogni minimo particolare, teso come una corda di violino”…

Quell’anno per la squadra di lepraioli di mio padre fu un anno eccezionale, grazie alla gestione che la locale sezione di cacciatori fece nei due anni precedenti, il numero di lepri sul territorio era cresciuto a dismisura facendo presupporre che forse fu raggiunto con le nascite naturali il doppio dei capi introdotti a stagione chiusa. Per mio padre e per mio zio fu motivo d’orgoglio per molto tempo, perché la locale sezione di cacciatori era sotto la loro gestione, mio zio presidente, mio padre segretario.

“Il cane contro le mie aspettative iniziò a guidare, a “Gattonare”, dietro al selvatico che tra le erbe mediche cercava solerte la fuga” …

Chiusero infatti la stagione 1975/1976 con 109 esemplari in carniere. Io nacqui il giorno 1° del mese di Maggio, la settimana prima introdussero le lepri per il ripopolamento, una settimana scarsa dopo, giovedì 6 Maggio 1976 il Friuli Venezia Giulia fu devastato da un terribile terremoto. La nazione era gestita dal governo Moro 5 fino al 29 luglio, poi arrivò il governo Andreotti 3, il presidente della repubblica era Giovanni Leone della democrazia cristiana. Si viveva dignitosamente bene perché il lavoro c’era per tutti e i soldi giravano per le casse degli esercenti.

“Ogni passo che compivo seguendo il cane sembrò fosse in sintonia con un ricordo, intanto vedevo quanta passione quell’animale stava mostrando per la caccia, era teso ed estremamente rigido, sembrava quasi assente da tanta era la sua concentrazione su quell’effluvio che lo rapiva inesorabilmente” …

Era il Gennaio del 1985 quando in Padania nevicò. Fu una nevicata eccezionale che riversò al suolo circa 1 metro di candida neve che procurò non pochi disagi ai lavoratori pendolari che per 2 giorni furono bloccati a casa in attesa che le autorità competenti ripristinassero la viabilità. Mio padre decise quindi di rinfrancare in me la passione della caccia, già per altro radicata, portandomi a passeri con la carabina ad aria compressa. Dalla nostra casa raggiungemmo la vicina Casina di un nostro caro amico, salimmo nel fienile sopra la stalla e sistemammo la paglia per bene dove poterci sdraiare pur mantenendo una buona veduta della piccola aia che c’era tra porticato e stalla. Una volta sistemato il fienile mio padre scese e andò a spargere sulla neve, a portata della carabina Diana 32, un sacchetto di “caniglia” per canarini e briciole di pane raccolte sul tavolo la sera prima appena terminata la cena.

Quando risalì, con un forcone trovato lì appoggiato prese un mucchio di fieno e me lo buttò addosso e mi disse in dialetto “così stai al caldo” c’erano fuori -28 c°. Quel giorno catturai 5 passeri e fui soddisfatto, 18 ne prese Papà, li cucinammo la domenica successiva al forno con polenta fatta al fuoco di legna nel paiolo di rame.

“Ed ecco che si bloccò, giunse quindi il momento … nulla! ripartì con la guidata, ed io continuai a ricordare”

Era il 1990 Saddam Hussein, dittatore dell’Iraq invase il Kuwait occupandolo, le Nazioni Unite condannarono il gesto ed intimarono al dittatore di ritornare sui suoi passi. Egli si rifiutò ed iniziò così una lunga serie di trattative internazionali che condussero nei primi mesi del 1991 all’operazione NATO “Desert Storm”, tempesta nel deserto, in cui gli alleati entrati nel Kuwait respinsero l’esercito iracheno. Il 17 Gennaio 1991 il Maggiore pilota Gianmarco Bellini ed il Capitano navigatore Maurizio Cocciolone a bordo di un caccia bombardiere multiruolo Panavia Tornado furono abbattuti su Kuwait City dalla contraerea Irachena. Sopravvissero all’abbattimento ma vennero fatti prigionieri. Tutte le scuole superiori della città di Pavia organizzarono manifestazioni a getto continuo per convincere le parti al cessate il fuoco ed io non mancai di dare il mio sostegno, scioperando, manifestando, bevendo qualche birra tra una manifestazione e la successiva, corteggiando qualche ragazza qua e là come fecero tutti i miei coetanei. Mio padre per il mio compleanno e per evitare che mi cacciassi in mezzo a qualche tafferuglio decise di responsabilizzarmi comprandomi il primo cucciolo, era un Kurzhaar che chiamai “Iglack”. Con l’aiuto dello zio Mario e di mio padre, iniziai ad allevarlo, ciò distolse la mia concentrazione dalle manifestazioni di piazza, era tanto bello stare con Iglack che evitai di prendere l’autobus ogni volta che ci fu il sentore di uno sciopero scolastico per stare in sua campagna ad addestrarlo. Quando iniziò la stagione venatoria portai fuori iglack che diede grandi soddisfazioni a mio padre facendogli fare ottimi carnieri, l’unico mio rammarico fu essere ancora minorenne e non poter avere il porto d’arma e la licenza di caccia.

“Il cielo era grigio inverno, in lontananza vidi un volo di colombacci che si posò sopra un albero, il più alto e spoglio del bosco, sembrò che attendessero come spettatori interessati l’epilogo dell’azione di caccia che Thor iniziò con la ferma e la sua guidata …”

Era il 1994, Berlusconi fu eletto presidente del consiglio. Fu la prima volta dopo il Fascismo che la destra conservatrice italiana fu nuovamente eletta al governo. Bettino Craxi leader dei socialisti italiani espatriò in Tunisia per evitare la detenzione dopo lo scandalo di mani pulite e di tangentopoli, nel contempo come fatto epocale Nelson Mandela, liberato in quel periodo dalla prigionia come dissidente politico, fu eletto presidente del Sud Africa. In Ruanda gli Hutu decapitavano i Tutzi col machete. Io compii 18 anni. Li compii presso la scuola allievi sotto ufficiali di Viterbo, dove mio padre mi spedì dopo avermi pescato a frequentare certi tipacci con ideologie politiche molto discutibili. Tornai in licenza premio per aver conseguito il diploma con il massimo dei voti prima della designazione al corpo. Studiai come un pazzo le dispense che mi procurai presso l’ufficio caccia della provincia di Pavia per tutta la vacanza, imparai cosi la legge quadro 157/92. Per rilassarmi uscivo con Iglack tutti i giorni e andavo per boschi e per prati in cerca della presenza di selvatici da poter inseguire una volta licenziato.

La mia ragazza di allora osteggiò questa mia scelta perché contraria alla caccia, le dissi chiaramente che io ero contrario a lei e che avrebbe fatto bene a trovarsi un altro fidanzato perché in casa mia non c’era posto per animalisti o ambientalisti. Il corso caccia iniziò a Settembre ed io con speciale dispensa, data la mia posizione di militare di carriera, ottenni di non essere soggetto alla frequenza obbligatoria del corso ma di presentarmi il solo giorno dell’esame che venne fissato alla fine di quel mese. Giunsi in sede di esame ancora con indosso la divisa ed il basco amaranto della Brigata Paracadutisti Folgore, con le insegne del 5° battaglione paracadutisti d’assalto El Alamein cucite sul braccio. Conseguii la licenza ma non la godetti. Purtroppo nell’Ottobre di quell’anno iniziò l’addestramento pre-missione previsto da regolamento per chi veniva destinato a partecipare alle operazioni militari internazionali congiunte, in quel periodo mi toccarono i Balcani e non potei godermi la stagione. Fu triste anche sapere che morì Kurt Cobein, la voce dei Nirvana, io amante del Rock ne soffrii.

“Thor continuò inesorabile la sua azione e sperai in una buona conclusione , credetti di aver a che fare con un bel fagiano “di parco”, una pedonata del genere non poteva essere che l’opera di un bel maschio smaliziato, di quelli con speroni, corna sopra gli occhi e una bella coda lunga, quindi misi di prima canna una bella cartuccia caricata con della Balistite e 35 grammi di piombo del 7 caricata da me e una cartuccia Remington express da 36 grammi piombo 5 in seconda canna” …

La stagione 2001/2002 era alle porte, la mia licenza aveva decorrenza dalle ore 16:30 di venerdì 14 settembre perché l’apertura sarebbe stata il 16, era Martedì 11 settembre 2001 … camminavo sopra pensiero tra le palazzine della base in direzione del parrucchiere per farmi sistemare il taglio dei capelli secondo regolamento, pensavo a mio zio Mario che mi aveva aggiornato sulla situazione animali del paesello e già mi aveva procurato le cartucce che gli avevo chiesto, passando vicino allo spaccio truppa notai un assembramento di soldati che rumoreggiavano e ne vidi altri che correvano, pensai subito ad una rissa e volli intervenire da buon sottoufficiale per ripristinare l’ordine. Davanti allo spaccio capii subito che non si trattava di una rissa ma di qualche evento straordinario che veniva diffuso dalla tv. Lo spettacolo che potei vedere era dei più agghiaccianti mai visti, almeno non nella mia epoca. Le twin towers in fiamme, avvolte da un fumo intenso, un cronista incredulo faceva da guida alle immagini che si soffermavano sulle persone che si buttavano giù dai piani più alti in cerca di salvezza e precipitavano 100 o 200 metri più sotto morendo atrocemente, la voce continuava a ripetere incidente aereo, inspiegabile fatto, e poi incendio doloso … poi in diretta giunse un altro aereo di linea che davanti a milioni di spettatori si andò volutamente a schiantare contro la torre Nord e come se nessuno l’avesse mai udita prima di allora, usci la parola terrorismo. Il giornalista parlò di atto terroristico, e dopo ore di diretta venimmo a conoscenza dell’esistenza dello sceicco del terrore Osama Bin Laden e della sua organizzazione chiamata Alquaeda. Ebbi il sentore che la mia vita, la nostra vita da quel momento sarebbe cambiata. Ebbi un impeto di rabbia ed il desiderio di rappresaglia, nacque nel mio cuore il desiderio di combattere per vendetta. Le licenze non furono revocate ma ridotte, per fortuna riuscii a godermi il fine settimana dell’apertura in santa pace, Full, figlio di Iglack, si dimostrò un cane eccezionale ancor più di suo padre, servì, con l’ausilio di Nick e Tom suoi fratelli, ben 7 cacciatori finchè tutti raggiunsero la quota di stanziale prima del mezzo giorno.

“Thor non demorse, con caparbietà guidò e guidò ed io camminai e camminai, al suo ritmo, verso un mondo in cui io ero un forestiero che si affacciava all’uscio del cascinale per guardare dentro e sapere come era fatto, in cui nulla sembrava essere quello che era, o forse erano i miei ricordi, che tornavano per non farsi dimenticare, una paura mi colse all’improvviso, quella di essere risucchiato da un vortice e sbattuto in qualche posto da cui non avrei più fatto ritorno … ma uno scatto del cane mi riportò alla realtà, mi ricongiunse con questo mondo, era in ferma ed ebbi l’impressione che di lì a poco sarebbe successo”

Ero a lavoro nelle valli di Lanzo quel giorno, in trasferta con tutta la squadra di boscaioli alle mie dipendenze, fummo chiamati da un grosso cliente per mettere in sicurezza una costa collinare su cui poggiavano in bilico un centinaio di grossi alberi pericolanti, alcuni già seccati e caduti altri invece poggiati su altre piante e altre ancora in piedi pronte da tagliare, erano le 7 del mattino del Venerdì, saremmo rientrati nel pomeriggio dopo una settimana intensa di abbattimenti, mi chiamò al telefono mio figlio Gabriel, cosa molto strana, risposi: “Papà la Nonna si è alzata sta mattina presto ed è caduta dal letto, Mamma sta aiutando il nonno e quelli dell’ambulanza a trasportarla giù perché la portano al policlinico a Pavia”. Quella Domenica uscii con la barca stracarica di attrezzatura per tentare le anatre da un isolotto in mezzo al fiume Po, alle 03:00 del mattino partimmo con mio Padre per tentare di terminare l’allestimento del gioco e del capanno ad un orario decente per la caccia, lui come passeggero io come timoniere, approdammo sull’isolotto scesi in acqua e portai la barca in secca e l’assicurai ad un tronco, scaricammo il materiale e misi “il vecchio” seduto su uno sgabello da fango con l’ordine di scrutare il cielo in vista delle alzavole, anche se a dir il vero c’era ancora il buio assoluto, non mi andava che si affaticasse inutilmente e nemmeno di sentirlo imprecare perché poco esperto dell’utilizzo del materiale. Accesi la lampada da fronte ed iniziai ad allestire tutto l’appostamento. Sparammo diverse salve quel giorno, il passo era nel pieno del suo svolgimento, voletti di uccelli si alternavano, ora entrando nel gioco ora evitandolo, alzavole, codoni, fischioni e germani continuarono a muoversi sopra di noi e a darci soddisfazione, io li vedevo lontani, li chiamavo a fiato e quando giungevano sopra il gioco li facevamo curare fino a farli “mettere” in acqua ed il vecchio non ne sbagliò uno, e lo ammirai, lo ammirai per quella pace interiore che io non avevo e che scaturiva dalla sua figura mentre con meccanica precisione puntava sparava a bersaglio e ricaricava senza incertezze. Ed io cercavo di imitarlo senza successo almeno a parer mio. Giunti al pontile a battuta terminata il vecchio mi disse: “Oggi mi hai reso orgoglioso, non ho mai visto nessuno sparare così, nessuno chiamare così, se ci fossero stati qui lo zio Mario o il nonno sarebbero stati orgogliosi di te” io tacqui e non risposi, non per superbia né per cinismo ma perché mi si bloccarono le parole in gola per l’emozione di sentire mio padre proferire quelle parole, non mi aveva mai parlato in quel modo, a ben vedere non abbiamo mai parlato tanto tra noi, il nostro rapporto era ed è fondato sul non detto, ma fu meglio così, cioè che tacqui, perché conoscendomi avrei potuto uscirmene con una delle “mie migliori” e rovinare tutto. Finì la stagione fummo felici dei risultati e iniziammo a prepararci per quella successiva. Mia madre mori nell’aprile di quell’anno.

“Il cane non si muoveva, lo osservavo e più mi focalizzavo su di lui più sembrava di osservare una scultura dei più grandi artisti della nostra storia, da Donatello a Michelangelo, pensai che solo il Signore Iddio poteva superarli nel creare forme cosi perfette ed animarle con la vita. Chiusi il fucile … era la mia prima stagione di caccia senza mia madre, non potei nemmeno salutarla un ultima volta, fu tutto improvviso, ricevetti una chiamate alle 21:40 che mi avvisava della sua dipartita e ciò che più mi pesò fare fu dirlo a mio Padre e nel farlo, cercare di mantenere un contegno e dimostrarmi fermo. Thor si fece più teso, l’aria divenne cristallina quasi come le mie lacrime ferme in attesa di scendere, la tensione era palpabile ed il cane decise di porre fine a quella situazione, forzò! Si involò un intera brigata di starne. Era uno spettacolo raro che mi capitò di vedere e che non avrei mai più visto, Non pensai puntai la doppietta Purdey e sparando con un intensa rabbia recondita sputai fuori tutto il mio dolore, quel maledetto schifoso dolore che non fui in grado di tirar fuori il giorno che mia madre mancò e che mi portavo da lungo tempo nel cuore. Le potei toccare con mano, riportate dal cane a fior di labbra, allisciai il loro piumaggio e nel farlo continuai a far scendere le mie lacrime di liberazione”.

Ciò che successe dopo è intimo e nonlo voglio raccontare e non me ne voglia chi si è appassionato alla mia storia. Ma voglio rasserenarvi, la storia non finisce qui, la storia, questa storia, prosegue ancora, devo ancora scrivere i suoi capitoli più belli, ed ogni volta che mi pare di esserci riuscito mi accorgo che il capitolo più bello è quello che deve ancora venire, non che i capitoli precedenti siano meno belli ma ormai sono passati, questa è una storia che accompagna la mia vita e che lo farà ancora per un lungo tempo, questa storia, questo romanzo viene chiamato da ognuno di noi in modo diverso, ma io so che per me da sempre si chiama caccia.

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5ommenti

  1. Caro amico Beppe, la cosa che in realtà mi rende orgoglioso, considerando tutto ciò che ho fatto nella mia vita è, a parte i miei figli che vengono davanti a tutto, quella di essere CACCIATORE!!!! L’unico titolo di cui pregio fregiarmi!!!!! Nulla di più mi rende fiero che indossare la mia cacciatora e la mia cartuccera, mettere il mio fucile in spalla e camminare per ore tra i campi o i boschi in compagnia dei miei cani o dei miei amici

  2. Quando, scrivendo, riesco ad emozionarvi con le mie parole mi sento spudoratamente felice perché le emozioni che ho sentito e provato diventano anche vostre, non mi resta che abbracciarti e augurarti che quella beccaccia, quella in particolare, tu non riesca a trovarla mai, la tua mamma in quel momento ti ha benedetto, augurandoti che la tua passione ed il tuo amore per la caccia siano eterni e che non cessi o mai, perché non trovandola continuerai a cercarla sentendoti felice nel farlo, perché la felicità sta nel taggiungengere uno scopo non rangiungerlo …

    1. Hai ragione…ormai quelle parole hanno incastonato nella mia mente l’associazione di mia mamma e le uscite a beccaccia… è indissolubile…un abbraccio Stefano

  3. GRAZIE…ho letto il tuo racconto in silenzio e non solo ero li con te e il tuo cane… ma ero anche qui con me ricordando dov’ero e cosa stavo facendo ad ogni evento, mi hai emozionato… ho vissuto le tue emozioni per la perdita della madre, mia mamma ormai a letto poco prima di salutarmi …mi disse:” vai che oggi prendi una beccaccia”… da allora l’ho rincorsa…. un’anno intero, una stagione intera ho cercato di andare a prendere questa benedetta beccaccia, anno venatorio 2016/2017 fù il primo anno in cui non uccisi nessuna regina!! ero esterefatto sembrava scritto sembrava che qualcuno si opponesse… l’anno sucessivo riuscii finalmente a piangere a dirotto….piansi con in mano la sua beccaccia!!!

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