Un pranzo che ti cambia la vita… e ti fa diventare cacciatore a 35 anni!

Sono nato e cresciuto in campagna. Quando ero piccolo i miei genitori allevavano qualche animale da cortile e coltivavano un bell’orto per il nostro sostentamento. Sono quindi cresciuto mangiando “bio”, quando questo non era un termine alla moda, ma una semplice realtà di origine contadina.

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Tutt’intorno a casa mia è sempre stato una gran via vai di cacciatori. Forse perché mia mamma detestava la caccia, forse perché le domeniche mattina venivamo puntualmente “svegliati” dalle doppiette, forse perché d’autunno, nei boschi intorno a casa, si doveva fare più attenzione per via dei cacciatori, la mia famiglia non aveva un buon rapporto con la caccia.

Passano gli anni. Subito dopo Chernobyl, la mia famiglia, causa anche l’aumento del lavoro di mio padre, smette totalmente di coltivare e allevare. Cerchiamo di nutrirci comunque bene, e tutti gli inverni un po’ di carne di cinghiale la si compra sempre.

Passano gli anni. Vado a vivere da solo, poi a convivere, ed ecco che, grazie alle origine montane della mia compagna, incomincio a frequentare la sua valle, i suoi valligiani e villeggianti.

Capita così, che ti trovi d’estate, tra vicini di baite, a condividere un pranzo. Chi porta le melanzane sottolio, chi un barattolo di sugo per la pasta, chi una frittata di erbette, chi un bottiglione di vino. Qualcuno (il sottoscritto), parte alla ricerca di due porcini per accompagnare un bel carré di daino portato da un cacciatore. Mi presentano così lo “Zio”, che zio non è, che dopo avermi arruolato al trasporto legna, arrivata l’ora del pranzo mi dice e mi ripeterà più volte: “Sai cucinarlo un carré? Guarda che la pentola la deve solo vedere! Un minuto! Non di più! Mi raccomando!

Amo la carne al sangue, azzecco quindi la cottura, e anche la crema di porcini appena raccolti per accompagnare il filetto. Eccoci così seduti affianco, lo zio ed io. Visto che probabilmente dopo aver assaggiato il daino, la mia prima domanda sarà stata: “ma dove l’hai presa questa carne meravigliosa?”, iniziamo a parlar di caccia. Iniziano le mie mille domande e le sue mille risposte. Lo zio ha cacciato ovunque, qualsiasi animale, in ogni contesto ed ambiente, e con ogni calibro: insomma un guru dell’arte venatoria.

Continuiamo così per tutto il pranzo: domande, risposte, racconti. Ascolto con interesse e curiosità, ma le mie papille gustative continuano a richiamare il gusto squisito di quel filetto al sangue, altro che “bio”, cacciato quello stesso inverno. Il discorso verte così sulla caccia di selezione e sulla caccia in montagna. Non lo sapevo ancora in quel momento, ma il seme era stato piantato.

Nei mesi successivi incomincio ad informarmi un po’ su come si diventa cacciatore, per lo meno in via teorica. In quegli stessi mesi ho la fortuna di assaggiare una mocetta di cervo (nel frattempo ho imparato a farle) e di essere invitato ad una cena quasi esclusivamente di cacciatori di montagna. Non sto a dilungarmi su spezzatini, arrosti, carré, ragù, salumi… Tutto auto-prodotto e pro-cacciato.

Amo mangiare bene e sano, i miei genitori si sono rimessi a fare l’orto, amo la carne seppur non ne mangi tantissima, amo la montagna… Perché non procacciarmi la carne? Perché non responsabilizzarsi ed emanciparsi? Tutti che parlano di vegetarianismo, di vegan, di allevamenti intensivi, di antibiotici… Perché non avere il coraggio di fare un passo indietro, di trovare la forza, le abilità e le capacità di procacciarsi anche la carne? Quella sufficiente al sostentamento della mia famiglia. Il seme germoglia…

Non so nulla della caccia, non ho mai sparato, non ho mai ucciso un animale, a meno che non stesse soffrendo, anzi ne ho salvati e allevati di tutte le specie. Unici punti a mio vantaggio sono un corso di macellazione e salumificazione fatto anni prima, quelli gratuiti della comunità europea, e il mio smisurato amore per la montagna che mi ha portato all’alpinismo e all’arrampicata.

Ho deciso! Ad ottobre ci sarà l’esame per la licenza di caccia. Mi metto a studiare.
Mia madre smette di parlarmi.
Inizia cosi il lungo iter, o calvario, per ottenere la licenza di caccia. Vai dal tuo medico, poi da quello legale, vai al poligono, fai il maneggio delle armi, nel frattempo iscriviti all’esame per la licenza all’attività venatoria. Il primo test è scritto, a crocette. Tantissimi argomenti: dal primo soccorso, all’etica venatoria, dalla zoologia, agli stili di caccia, alle armi, alle leggi regionali e/o nazionali. Etc etc. Sono quarantacinque domande. Con tre errori o meno si passa subito alla prova pratica, con più di tre errori si deve fare un ulteriore prova orale. Ne azzecco quarantadue, perfetto! Diretto alla prova pratica. Difficile questa, anche causa della mia emotività, era più di dieci anni che non ero più sotto esame. Ho visto colleghi aspiranti cacciatori, che più erano in là con gli anni più sudavano dall’agitazione e dall’ansia. Passo anche questa prova.

In dodici giorni, penso sia record italiano, riesco ad avere sia la licenza che il porto d’armi uso caccia. In linea prettamente teorica ora sono un cacciatore! Dopo la licenza bisogna inviare alla regione l’opzione di caccia scelta dal cacciatore: montagna o pianura? CA o ATC? Il cacciatore di pianura può cacciare in montagna ma solo accompagnato. Il cacciatore di montagna non può proprio cacciare in pianura. Io sono di “pianura”, ma scelgo la montagna (rinunciando alla possibilità di cacciare i cinghiali che abitualmente mi arano il campo). La legge italiana si sa che ha le sue varie follie. Ma per poter cacciare gli ungulati in montagna non basta scegliere l’opzione montagna… eh già, magari! Bisogna fare un corso di sessanta ore e ottenere l’abilitazione di cacciatore di selezione agli ungulati. Tre prove. Una scritta, una orale ed una pratica di tiro. Tutti i week-end di giugno e luglio… mannaggia!!! Passo anche questi esami brillantemente. Ora sono anche un “cacciatore di selezione”, ma sempre e solo in via teorica.

Ora però devo praticare, anzi, devo praticare il primo anno di caccia solo accompagnato da un cacciatore con almeno tre anni di licenza e senza condanne. Pensate che uno di pianura trovi così facilmente un cacciatore di montagna che lo porti per le “sue” valli? Alla ricerca dei “suoi” ungulati?!

Questo sarà l’argomento del prossimo articolo, AAA cacciatori di montagna cercasi….

Photo Credit: Venison Broil via Photopin (license)

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