Benelli Novembre 2018

Veneto, di nuovo impugnata la legge sulla mobilità venatoria. La replica di Berlato

Lo scorso 22 febbraio il Consiglio dei Ministri ha deciso di impugnare nuovamente la legge veneta che regola la mobilità venatoria. E’ la seconda volta che accade, infatti, questa norma era già stata impugna lo scorso anno e dichiarata incostituzionale per la mancanza di un sistema preventivo di gestione delle richieste d’accesso all’ATC (che consentisse di verificare il mantenimento dell’adeguato rapporto cacciatori/territorio) e per la possibilità di derogare per 15 giornate alla forma di caccia prescelta.

Per questo motivo la norma lo scorso dicembre è stata riformulata, eliminando la possibilità di derogare alla forma di caccia prescelta e prevedono la creazione di un sistema di prenotazione per l’accesso giornaliero in mobilità venatoria agli ATC veneti.

Tali modifiche sembravano risolvere ogni problema di costituzionalità, equiparando la legge veneta a quelle in uso in altre Regioni Italiane, ma nonostante questo il Governo ha ritenuto di impugnare nuovamente la legge in quanto “consente modalità di caccia non previste dalla legislazione statale, violando in tal modo l’art. 117, secondo comma, lett. s), Costituzione, nelle materie della tutela dell’ambiente e dell’ecosistema”, come si legge nel comunicato ufficiale del Consiglio dei Ministri.

La replica di Berlato

Sergio Berlato, Consigliere regionale di Fratelli d’Italia che ha fortemente sostenuto l’approvazione di questa legge (ora candidato alla Camera dei Deputati),  ha commentato così la decisione del Governo: “Non ci stupisce affatto che questo governo abusivo in scadenza, il quarto dopo quello Monti, quello Letta, quello Renzi, abbia compiuto questo ennesimo atto politico, impugnando immotivatamente di fronte alla Corte costituzionale la legge veneta che consente la mobilità per la caccia alla selvaggina migratoria. Vogliamo ricordare che questi governi sinistri ed anticaccia hanno già approvato la legge che obbliga i cacciatori ad annotare i capi nel tesserino venatorio subito dopo l’abbattimento e non dopo il loro incarnieramento, gli stessi governi sinistri che non hanno mai convocato la Conferenza Stato/regioni per ripartire, tra le regioni che hanno fatto regolare domanda, i quantitativi delle specie cacciabili in deroga, contravvenendo a quanto esplicitamente previsto all’art. 19 bis della legge statale n. 157/92. Gli stessi governi sinistri che hanno speso sette miliardi di euro all’anno di soldi degli italiani per garantire il business dell’accoglienza alle cooperative più o meno rosse che gestiscono i presunti profughi, lasciando nell’indigenza migliaia di famiglie italiane.”

“L’impugnazione di questo ultimo Governo sinistro di fronte alla Corte costituzionale della legge veneta sulla mobilità venatoria – continua Berlato – non comporta alcuna bocciatura della legge stessa ma l’inizio di un contenzioso tra un governo in scadenza e la Regione del Veneto, contenzioso che verrà chiarito dinanzi alla Corte costituzionale. La legge veneta sulla mobilità rimarrà in vigore almeno fino al pronunciamento della Corte costituzionale che avverrà tra più di un anno, periodo in cui questo governo sinistro ed abusivo sarà solo un lontano ricordo, sostituito dal nuovo governo di centro destra che uscirà dalle urne del 4 marzo p.v..”

“Il Governo sinistro in scadenza ritiene che la legge veneta sulla mobilità per la caccia alla selvaggina migratoria contrasti con la legge statale? Bene – conclude Berlato – un motivo in più per mandare a casa questo governo abusivo ed eleggere il prossimo 4 marzo persone determinate che vadano in Parlamento ed al governo anche per modificare la legge statale in modo tale da permettere alle regioni italiane di consentire l’esercizio dell’attività venatoria nel rispetto delle Direttive comunitarie ma soprattutto nel rispetto delle tradizioni locali“.

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