We were hunters and young

Il freddo intorpidiva la mente e le membra, erano le 05:00.
“Oi, sei sveglio?”
“Come no!”
“Che ore fai?”
“Sono le 5, esattamente 5 minuti più tardi di 5 minuti fa!”
Si era fermi in macchina ad aspettare la giusta luce per entrare in palude in cerca degli araldi del freddo Inverno, le anatre… Il momento giusto sarebbe giunto nel momento preciso in cui sarebbe spuntata la luce sufficiente per vedere dove poggiare i piedi negli acquitrini e nel motriglio… Molte volte in passato un piede in fallo fu causa dello riempimento degli stivali, che nelle stagioni decenti costituisce un semplice fastidio ma a 10 gradi sotto zero sarebbero stati guai con il congelamento delle dita dei piedi… Io e lui, amici da sempre, cresciuti giocando per la via, compagni di banco e di marachelle, fummo da sempre uniti da una sana amicizia con la A maiuscola e col passare degli anni uniti anche da un grande amore verso una passione comune, la caccia.

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Il giorno e la notte

Eravamo lì, fermi, cercando di restare svegli ed imprecando in cuor nostro ogni minuto che non cessava mai di scorrere lento… Io Lombardo che più lombardo non si può… Lui siciliano che più siciliano di lui voleva dire “che era tutta una gran Camurria!!!!”  Praticamente il giorno e la notte.

“Mi sa che fumo una sigaretta” e accesi la sigaretta coprendo la luce del cerino con la mano e dal buio del sedile di fianco una voce in dialetto siculo giunse secca: “Astuta sta gran cosa fitusa!!!”
“Ma neanche una sigaretta posso fumare?”
Con voce impastata dal sonno, “Io puro mi volia quadiari col fumu d’una sigaretta ma s’appicio lu focu i papardi se n’addunano da rintra lo scuru.”
Tipico dialogo di stampo Alfieriano, non a caso io domandavo in lombardo lui rispondeva in siciliano.
Si fece chiaro: A munnine cumpá che ora i futtemu sti minchia i papardi

Iniziammo a camminare nella penombra tra canneti, robinie e pozzanghere profonde un braccio, bestemmiando tra i denti allo scrocchiante rumore del terreno ghiacciato sotto la suola dei nostri stivali. Confabulammo per circa 10 minuti su come prendere quel mezzo chiaro in cui sapevamo esserci delle anatre, o meglio noi volevamo che ci fossero…
“Io di qua tu di là”…
Partimmo verso le nostre poste e ovviamente quando arrivammo ognuno al suo posto scordammo gli accordi presi in precedenza e appena vedemmo alcuni uccelli alzarsi in volo con la prima luce del giorno iniziammo a sparare a quelli rimasti in acqua, io ne ammazzai 4 lui, scoprii poi, ne uccise 6. Ricaricammo velocemente i due semiautomatici Browning, entrambi modello Auto 5 due “molloni” mai superati, giusto in tempo per sparare una seconda volta al volo… Lui sparò e ne tirò giù un’altra. Deviando per il suo sparo le vidi dirigersi verso la mia posta: “Vengono? Non vengono?” Questo era il problema…

Passarono proprio sopra la mia testa.

Sparai “TRE BRISCOLE”, come le chiamava lui, ne caddero 3. Recuperai i tre uccelli caduti non troppo lontano dalla riva del chiaro aiutandomi con un ramo secco caduto da un albero, erano tre fischioni, li stipai nel carniere di fustagno, poi mi diressi verso di lui che stava recuperando il resto… Ero pronto a ricevere la solita lamentela dopo la confusione fatta, ma non giunse in quel momento, ne giunse mai.

Mi guardò… Mi batté una mano sulla spalla e mi disse: “Ben fatto vecchio!”… Mai più rozzo complimento mi fece piacere come quelle parole dette col cuore sgombro da invidia e gelosia. Mentre stavamo tornando alla macchina per sciogliere i Setter, riflettendo, arrivai alla prosastica conclusione di aver goduto a pieno di uno dei più grandi piaceri che la caccia può regalare ai suoi fedeli, il piacere dell’amicizia!

Fummo compagni

In quel mentre capii che eravamo e saremmo sempre stati legati come non succedeva nemmeno tra fratelli e mi persi nei ricordi… Fummo compagni al corso caccia per prendere la licenza, fummo compagni per la nostra prima apertura, fummo compagni quando uccisi il mio primo fagiano, fummo compagni quando uccisi il mio primo beccaccino, fummo compagni anche quando sbagliai la lepre 5 volte in una mattina e mi batté la spalla dicendomi: “Ben fatto vecchio, tanto era lunga!!!” e non c’erano che 15 passi, forse, a dividermi da lei. Fummo compagni quando scelsi di diventare un soldato, fummo compagni quando tornai da terre lontane con una medaglia sul petto e il cuore indurito da ciò che i miei occhi avevano visto, fummo compagni quando conobbi mia moglie, fummo compagni quando nacque mio figlio, fummo compagni quando l’oncologo gli diagnosticò il male.

Passò poco tempo da quel giorno e mi ritrovai a piangerlo… Oggi però mi accorgo e succede sempre più spesso, che ogni volta che esco con i miei cani lo sento lì accanto… Sempre più spesso nella foschia o nel mezzo dei raggi di sole, all’ alba o al tramonto, mi sembra di intravederlo mentre mi sorride, di quel sorriso che gli si stampava sul viso inconsciamente quando si era per campi a caccia o quando si andava per armerie… E ieri mentre Asia si esibiva in una ferma mozzafiato, incannando il beccaccino partito di lì a poco sparai colpendolo in pieno e soddisfatto di un così bel tiro mi parve di sentire una pacca sulla spalla, mi parve poi di udire nuovamente la sua voce calda come la sua terra, dirmi: “Ben fatto vecchio”.  Mi commossi a quel pensiero, ebbi quasi la certezza di averlo ancora vicino. Ricordai noi, che “Eravamo cacciatori e giovani”.

Ci rincontreremo un giorno e cacceremo ancora assieme, ma non ora, io ho ancora tanto da fare, almeno tanto quanto ho fatto, ma so’ che ogni volta che mi sento sfiorare la spalla e si muove un filo d’aria mentre sto cacciando è lui che mi sorride e mi dà una pacca sulla spalla e pare che mi dica come sempre quelle parole che vorrei sentirgli dire ancora e ancora e ancora… “Ben fatto vecchio”.

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Un Commento

  1. POCHE PAROLE……grazie di averci accompagnato nella tua vita ….grazie per la tua mano che ci accompagna per farci capire il significato della caccia e dell’amicizia… non ti conosco ma ti invio un grosso abbraccio e ” una pacca sulla spalla”.
    brividi….

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