Dalle RegioniToscana

ATC Firenze-Prato, Capidisteretto e Coordinatori scrivono alla Regione sulla gestione degli ungulati

Dopo l’Urca Senese anche i Capidistretto e i Coordinatori della Ambito Territoriale di Caccia Firenze-Prato scrivono una lettere aperta alla Regione per sottolineare il loro dissenso verso la “legge obbiettivo” e il piano di abbattimento per la specie capriolo.

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Di seguito il testo della lettera.

CAPIDISTRETTO – COORDINATORI
ATC FIRENZE PRATO
SOTTOAMBITO 5

  • Al Presidente della Regione Toscana,
    Dott. Enrico Rossi
  • All’assessore regionale alla Caccia
    Marco Remaschi
  • Al Dirigente dell’Ufficio Caccia
    Dott. Paolo Banti
  • e, p.c., Al Presidente pro-tempore
    ATC Firenze Prato Sottoambito 5
    Dott. A. Borgioli

I sottoscritti capidistretto e coordinatori dell’ambito territoriale di caccia di Firenze Prato – sottoambito 5, con riferimento alla cosiddetta “legge obiettivo ungulati” varata dalla regione toscana (assessore Marco Remaschi) ed alla recente implementazione riferita ai piani di abbattimento, delibera 819 del 5 agosto per le specie capriolo e denominata “Piano di gestione &. nelle aree problematiche &.etc.”, pubblicata sul Burt in data 17.8.2016, osservano:

  • La delibera in questione, tra vari errori di conteggio ed imprecisioni, in sostanza va ad incrementare i piani di abbattimento della specie capriolo anche del 30-40% rispetto alla scorsa stagione, introducendo tra l’altro di nuovo, malgrado un contesto completamente cambiato rispetto ad alcuni anni fa, il prelievo di femmina (sottile – salvo errori di abbattimento comunque “compensabili”) e piccolo nei mesi estivi, nonché la caccia di selezione al capriolo maschio nei mesi invernali, quindi con un ampliamento sostanziale dei tempi e delle categorie oggetto di prelievo;
  • Si è’ aperto tra gli scriventi capidistretto un dibattito sulla situazione che si è venuta a creare e sul fatto che questo piano così ampliato e disomogeneo può andare ad impattare in modo significativo e probabilmente eccessivo sulle popolazioni e sul loro futuro.
  • Tra l’altro è parere generale di chi vive il bosco e vi effettua la gestione che gli ungulati in generale, ed i caprioli in particolare, che come sappiamo sono altamente sensibili al disturbo, siano divenuti nel tempo più diffidenti e difficili da vedere se non nelle ore tardo-crepuscolari, il che avrà come diretta conseguenza che i piani di abbattimento invece che un incremento vedranno forse un decremento.
  • Questo concetto si può legare anche a quello della maggiore presenza di cacciatori sul territorio in periodi al di fuori di quelli tradizionali, per la recente apertura, “indiscriminata”, della caccia al cinghiale nelle aree “non vocate” ( che in alcune – ex?- province sono la maggior parte), grazie all’effettuazione da parte di migliaia di cacciatori, molti non di selezione, di un esame assolutamente non significativo, lontano anni luce da quello che i cacciatori iscritti ai distretti hanno dovuto sostenere per poter accedere alla gestione;
  • Tra l’altro, in questo modo, creando sovrapposizioni di cacciatori con altri cacciatori per la possibilità di effettuare contestualmente sia la caccia di selezione al capriolo che quella di “contenimento” (o come la si voglia chiamare) al cinghiale;
  • Da tenere in conto poi la sempre più massiccia presenza del lupo, con continui avvistamenti, che darà anch’esso il suo bel contributo a tenere sotto controllo i vari tipi di ungulati presenti nei boschi;
  • Poiché gli scriventi selecontrollori credono in una caccia di tipo conservativo ed ecocompatibile,
  • che considerano possa essere la caccia del futuro,
  • ed hanno preso atto dei contenuti e delle osservazioni della bellissima e pertinente lettera aperta del presidente di URCA Siena in merito a queste problematiche, intervento denominato “lettera aperta all’assessore Remaschi”, a cui intendono in questa sede aderire integralmente, anche con riferimento alla specie cervo,

Si chiedono e chiedono alle SS.LL.

  1. In merito a queste situazioni ed alle possibili conseguenze future, ritengono siano stati valutati tutti gli aspetti ecologici, etologici ed etici e le conseguenze che una legge basata su presupposti del tutto erronei potrà avere sul futuro delle specie oggetto di prelievo?
  2. Perché’ non si è inteso minimamente consultare i capidistretto, i coordinatori, gli stessi ATC in merito, a patto di non voler far passare come “consultazioni” una serie di dibattiti pubblici in cui è stato detto tutto ed il contrario di tutto?
    Pur non volendo in questa sede menare alcun vanto, gli scriventi capidistretto rivendicano con forza il merito di aver tenuto negli anni i necessari collegamenti tra ambiti di caccia e distretto, di aver operato per il rispetto delle regole, di aver proceduto di pari passo con l’evolversi delle situazioni e delle normative, spesso portando un contributo fattivo alla gestione della caccia di selezione stessa ed all’organizzazione dei distretti e dei comprensori, intervenendo tempestivamente laddove fosse stato richiesto; il tutto senza alcun tipo di interesse personale ma soltanto al fine di fornire un indispensabile contributo all’ottimizzazione della gestione.
    Inoltre, i coordinatori ed i capidistretto sono gli unici che hanno un reale polso della situazione, poiché è dai censimenti effettuati, e non certamente dalle lamentele di chi magari vede un paio di caprioli nella propria vigna e non sa neppure distinguere se siano maschi o femmine, adulti o subadulti e magari neppure se si tratti di caprioli o di qualcos’altro (sono stati pubblicati sugli organi di stampa articoli in cui agricoltori parlavano di danni “da scortecciamento” di caprioli, una cosa che è biologicamente impossibile&.), che è possibile comprendere le dinamiche di una popolazione di ungulati. (A tal proposito si allegano alla presente una serie di dati rilevati nella gestione dei distretti di competenza).
  3. E’ stato valutato il fatto che sono stati richiesti, con modalità improvvisate e per importi differenti da un atc ad un altro, balzelli – contributi alle spese di gestione – la cui legittimità è del tutto dubbia, dato che dovrebbero essere stabiliti dalle province, che non esistono più, o dalla regione, che nulla ha stabilito in merito, rendendo pertanto tale richiesta del tutto illegittima?
  4. E’ stata presa in considerazione la fase che stanno attraversando gli ambiti territoriali di caccia, commissariati a seguito della nota sentenza della Corte costituzionale e/o parzialmente incompleti a causa dell’accoglimento da parte del TAR Toscana di ricorsi di associazioni ambientaliste?
  5. E’ solo una sensazione degli scriventi, che certamente dovrà essere smentita dai fatti, che si siano privilegiati aspetti politici e pressioni di vario tipo nel varare una legge ed un regolamento applicativo che non tengono in alcun conto gli aspetti gestionali e vanno nel senso opposto a quella che può essere considerata una gestione “moderna” della selvaggina, trascurando completamente il fatto che gli ungulati che sono presenti sul nostro territorio possano essere considerati una “ricchezza” per la Toscana (e per tutte le altre regioni), come il mare le colline le montagne, e come probabilmente sarebbero ritenuti in tutte le nazioni europee più evolute in ambito venatorio, e non una “infestazione” come invece espressamente traspare a volte da alcuni articoli di giornale e dalle lamentele di ispirazione “agricola” – pur con il dovuto rispetto all’agricoltura ed al lavoro degli agricoltori che tanto danno all’economia italiana per le riconosciute eccellenze in tempi certo non facili.

Tra l’altro quest’anno, fonte Coldiretti, per la prima volta in assoluto la vendemmia dovrebbe consentire all’Italia di superare la Francia, ed un risultato di questo tipo porta i sottoscritti a sottoporre sommessamente all’attenzione delle signorie loro la seguente domanda: “ma allora di che cosa stiamo parlando???”

I cacciatori di selezione cercano – o forse è più corretto dire cercavano – di completare il loro piano di abbattimento (già molto ricco in verità, per lo meno in alcuni distretti della Toscana tra cui i nostri), in base ai tempi ed ai capi concessi sulla base di precise linee scientifiche, cercando di evitare di fare bassa macelleria, quello che invece sembra essere l’auspicio assoluto e manifestato, anzi addirittura urlato, da parte di qualcuno.

Questa è o dovrebbe essere, secondo noi, la caccia “sostenibile” del futuro, che deve ricomprendere anche una valorizzazione delle carni (assolutamente pregiate) della selvaggina nobile, ed in questo senso si può trovare l’unico aspetto positivo della nuova legge regionale, nel cercare di intervenire e di regolare una realtà ed una filiera che potrebbero anche divenire importanti, in un contesto però che sembra invece tendere a svilire il tutto.

Altro aspetto che è stato utilizzato per varare questo tipo di legge dal tenore emergenziale è quello degli incidenti stradali, ma anche qui gli scriventi, pur con il dovuto rispetto a chi ha subito dei danni a volte anche molto seri, ritengono che si sia creato un clima di caccia alle streghe per fatti che non dipendono certamente dagli animali selvatici – che sono peraltro a casa loro – ma ahi noi, dagli uomini e dalle velocità eccessive con cui spesso vengono affrontati tratti stradali collocati in mezzo ai boschi ed alle colline.

Da ultimo vogliamo chiarire come la presente richiesta di spiegazioni, certamente non attese ma comunque auspicate, unitamente ad una sentita adesione alla lettera aperta del presidente di URCA Siena, che qui si allega, provenga dalla preoccupazione per le sorti degli animali selvatici e del loro futuro, ed in particolare della fauna ungulata nobile, che compie con fatica il proprio semplice dovere di vivere e riprodursi e che, come diceva un compianto giornalista grandissimo esperto di caccia agli ungulati – purtroppo prematuramente mancato – non ci ha ancora dichiarato guerra.

Gli scriventi fanno nel contempo presente di riservarsi ogni tipo di azione e di tutela qualora dovessero emergere profili che possano far ricadere responsabilità sui soggetti a vario titolo coinvolti nella vicenda ed in quello che ne scaturirà.

GRATI PER L’ATTENZIONE, CORDIALMENTE
I CAPIDISTRETTO ED I COORDINATORI
DELL’ATC DI FIRENZE PRATO – SOTTOAMBITO 5

Distretto Mercatale 3 Maurizio Rangoni
Distretto Mercatale 2 Stefano Scardigli
Distretto Mercatale 1 Marco Innocenti
Distretto Greve 2 Edward Viciani
Distretto Greve 1 Giuseppe Roschi
Distretto Rignano 1 Fabio Magrino
Distretto Rignano 2 Francesco Chiti
Distretto Montaione Sergio Nannetti
Distretto Vallombrosa Luca Bonciani
Distretto Reggello Franco Quercioli
Comprensorio Arno11 Sergio Benci 
Comprensorio Tavarnelle Maurizio Rangoni 
Comprensorio Montaione Sergio Nannetti 
Comprensorio Vallombrosa Salomone Mazzanti 

PERCENTUALI DI REALIZZAZIONE PIANI DI PRELIEVO E NUOVI PIANI IN PROPOSTA PER ALCUNI DISTRETTI:

  1. GREVE 2 : 2015/16 piano di 208 capi/ prelevati 157/ percentuale 75%. 2016/17 piano iniziale di 218 capi portato a 414, quindi 90% in più;
  2. MERCATALE 2 : 2015/2016 piano di 397 capi/ prelevati 264/percentuale 66,5%. 2016/17 piano iniziale di 406 capi portato a 541, quindi 36% in più;
  3. MERCATALE 3 : 2015/16 piano di 451 capi/ prelevati 302/ percentuale 67%. 2016/17 piano di 612 capi, quindi 35% in più;
  4. RIGNANO 1: 2015/16 piano di 148 capi / prelevati 114/ percentuale 77%. 2016/17 piano iniziale di 151 portato a 228, quindi 51% in più.
 

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