Toscana

URCA Senese scrive all’assessore Remaschi: “Basiti” dai piani di prelievo per Cervo e Capriolo

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Egregio Assessore, ormai una decina di giorni fa, abbiamo ricevuto notizia della rivisitazione dei piani e tempi di prelievo relativi alle specie Capriolo e Cervo nelle aree problematiche della Provincia di Siena e desideriamo comunicarle che siamo rimasti basiti!”

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Inizia così la lettera aperta che URCA Senese ha scritto all’Assesssore Regionale all’Agricoltura, Marco Remaschi. L’Associazione si dice “basita” dall’incremento dei piani di prelievo del Capriolo (incremento medio oltre il 100%) visto che il prelievo medio raggiunto nella passata stagione è stato pari al 46,5% del piano, ed “esterrefatta” nel constatare che il Cervo è considerata specie da eradicare.

image Lettera aperta all’assessore Remaschi

Egregio Assessore, ormai una decina di giorni fa, abbiamo ricevuto notizia della rivisitazione dei piani e tempi di prelievo relativi alle specie Capriolo e Cervo nelle aree problematiche della Provincia di Siena e desideriamo comunicarle che siamo rimasti basiti!

Non staremo qua a polemizzare riguardo alla assurdità della previsione di abbattimento delle femmine sottili di capriolo dal 15 agosto al 30 settembre, né sul surreale asteriscato che segue, tratto dal vostro Allegato A):
(*) L’eventuale errore di prelievo nelle classi femminili dovuto ad errore di riconoscimento non viene considerato come errore di prelievo se compensabile entro il piano assegnato a ciascuna Unità di Gestione.
Altre associazioni, se lo riterranno, si muoveranno in merito forse meglio di noi.

Come URCA Senese, siamo sempre stati favorevoli ad una riduzione delle popolazioni di cervidi e suidi in aree problematiche, al fine di mitigare i conflitti tra mondo agricolo, venatorio e ambientalista; tuttavia, i numeri da voi indicati per l’annata venatoria 2016/17 in aree non vocate parlano da soli:

Il distretto Chianti Nord passa da 456 caprioli assegnati a Giugno 2016 agli attuali 731
Il distretto Montemaggio Est passa da 113 caprioli a Giugno 2016 agli attuali 226
Il distretto Chianti Sud Siena passa da 132 caprioli a Giugno 2016 agli attuali 237
Il distretto Montalcino Est passa da 340 caprioli a Giugno 2016 agli attuali 736
Il distretto Montalcino Ovest passa da 324 caprioli a Giugno 2016 agli attuali 648
Il distretto Val d’Orcia passa da 130 caprioli a Giugno 2016 agli attuali 527
Nei distretti sopra elencati, quindi, vengono più che raddoppiati i piani di prelievo, già approvati da ISPRA a giugno; più nel dettaglio, l’incremento medio è pari al 108% con uno stupefacente incremento pari al 307% in distretto Val d’Orcia.

Riportiamo di seguito i piani di prelievo dello scorso anno venatorio 2015/16 e le rispettive percentuali di prelievo effettuate negli stessi distretti:

Distretto Chianti Nord: 520 caprioli assegnati nel 2015/16 – percentuale di prelievo 50%
Distretto Montemaggio Est: 110 caprioli assegnati nel 2015/16 – percentuale di prelievo 59%
Distretto Chianti Sud Siena: 300 caprioli assegnati nel 2015/16 – percentuale di prelievo 44%
Distretto Montalcino Est: 340 caprioli assegnati nel 2015/16 – percentuale di prelievo 32%
Distretto Montalcino Ovest: 167 caprioli assegnati nel 2015/16 – percentuale di prelievo 64%
Distretto Val d’Orcia: 130 caprioli assegnati nel 2015/16 – percentuale di prelievo 30%
Vista la percentuale media di prelievo raggiunta nel 2015/16 in questi territori oggi definiti problematici, pari al 46,5% (n. 729 caprioli prelevati su n. 1567 capi assegnati), ci chiediamo quale possa essere lo scopo reale di una previsione di abbattimento così importante se non la pura speculazione politica.
Ormai da anni sembra che, in questi distretti, i piani di prelievo assegnati vogliano essere messaggi lanciati a certo mondo agricolo, piuttosto che il risultato di censimenti seriamente effettuati e di metodologie scientifiche di gestione del territorio.
Proprio il dato relativo alle percentuali di prelievo in questi territori ne è la dimostrazione: realizzazioni dei piani percentualmente ridicole hanno un solo significato, ovvero che questi piani non riflettono l’effettiva consistenza delle popolazioni presenti sul territorio.
Diamo quindi per scontato che, a causa dei numeri assurdi richiesti quest’anno dalla Regione (ricordiamo: 3105 capi complessivi rispetto ai 1567 caprioli assegnati nel 2015/16, a cui seguirono 729 abbattimenti…), assisteremo ad una ulteriore significativa riduzione della percentuale di capi prelevati rispetto al piano; quello che invece non vogliamo assolutamente che accada, è che tale dato divenga funzionale all’avvio di sperimentazioni inaccettabili, come l’utilizzo della braccata e dei cani da seguita nella caccia a cervidi e bovidi, una pratica da tempo auspicata da associazioni di segugisti e cinghialai.

Riguardo al cervo, inoltre, siamo rimasti esterrefatti nel constatare che tale specie autoctona, oltremodo vessata, nei nostri territori, da pesantissimo bracconaggio dei “soliti noti”, sia dichiarata non vocata e da eradicare, non solo nel Chianti, ma persino in vastissime aree densamente boscate, prive di colture di pregio e scarsamente popolate come la Montagnola e la val di Feccia. La presenza di questi animali sul nostro territorio dovrebbe essere un vanto per la nostra provincia, non, incomprensibilmente, un problema.
Troviamo sorprendente la seguente giustificazione menzionata nella delibera regionale: “la gestione non conservativa dei nuclei di cervo originati da fughe da recinti in tempi relativamente recenti”.
Applicando questa logica “tout court”, dovrebbero essere sterminati anche tutti i cervi dell’appennino tosco-emiliano, pronipoti di uno sparuto nucleo di cervi provenienti dalle Foreste Demaniali di Tarvisio in Friuli, che Guglielmo Premuda, illuminato Amministratore delle Foreste Demaniali Pistoiesi, fece liberare a partire dal 1958, dopo averli tenuti in recinti.
Viceversa, in quei territori a cavallo tra Emilia e Toscana, i circa 4000 esemplari oggi presenti costituiscono un vanto per la popolazione oltre che un’attrazione turistica e persino venatoria, tanto che è stata destinata loro una importante e vasta area vocata.

D’altra parte, seguendo la logica dell’eradicazione delle specie non autoctone dalle aree problematiche si dovrebbe allora prevedere la gestione non conservativa anche del cinghiale… ma purtroppo il cervo, a differenza del irsuto, che pure era specie inesistente in gran parte del territorio toscano sino alla fine degli anni 70, è un ungulato assai sfortunato, non muovendo, visti i modesti numeri, l’indotto generato dal suide, calcolato in almeno sessantamila maggiorenni residenti in Toscana.

Cordiali saluti,

Silvio Debolini
Presidente di URCA Senese

Fonte URCA Siena

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