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Ottiche per la canna rigata, una panoramica sulle principali categorie

Cannocchiali da puntamento, da battuta, red dot, visori notturni, termici e clip-on. Qui vi proponiamo un approfondimento per orientarsi nel mercato attuale degli strumenti ottici da caccia.

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Quando da piccolo guardavo i film d’azione in tv e vedevo i protagonisti utilizzare puntatori laser, visori termici e punti rossi olografici, la mia fantasia decollava e mi trasportava in mondi che credevo potessero appartenere solo al cinema. E in realtà in quegli anni, e non parlo del secolo scorso ma del primo decennio del 2000, non era consueto incontrare questo tipo di strumenti. Non che non esistessero sistemi di mira elaborati e tecnologici, ma a quell’epoca erano ancora molto distanti dal mondo civile e ancora di più da quello venatorio, il loro utilizzo era quasi esclusivamente militare.

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Poi si è assistito a un’espansione incredibile del comparto ottico e negli ultimi anni ogni casa produttrice ha investito enormemente per immettere sul mercato strumentazioni sempre più prestazionali, con una qualità dell’offerta che oggi è sterminata in termini di specializzazione e richieste. Il mercato contemporaneo dei sistemi di mira mette a disposizione dei cacciatori, degli addetti ai lavori per il contenimento danni (lo sviluppo di questa dinamica ha stimolato molto a incrementare l’offerta) e dei selecontrollori un’infinità di oggetti e di varianti in grado di soddisfare qualsiasi esigenza: dal tiro istintivo con punto rosso, alle ottiche da battuta al cinghiale, dai classici cannocchiali con reticolo balistico alle moderne ottiche intelligenti capaci di calcolare in autonomia le correzioni, fino ad arrivare agli strumenti per i tiri in notturna come visori termici e IR.

In questo articolo, continuando la rubrica dedicata ai neofiti della canna rigata, vogliamo elencare le principali categorie di ottiche oggi disponibili per dare ai lettori, specie a quelli meno addentro a questo tipo di argomenti, una bussola che segni semplicemente la direzione per orientarsi nel mercato ed eventualmente per scegliere uno strumento di mira adatto alle necessità di caccia.

CANNOCCHIALI: tiri lunghissimi con correzioni millesimali

Iniziamo dai cannocchiali: per affrontare questo capitolo dovremmo avere a disposizione decine di pagine per il necessario approfondimento e in ogni caso non arriveremmo ad esaurire l’argomento. Ma, come detto, non è l’intento di questo articolo sviscerare ogni minimo dettaglio di questi complicatissimi sistemi di mira. È utile però spendere due parole per descrivere cosa intendiamo per cannocchiali da caccia, ossia strumenti composti fondamentalmente da un tubo e due lenti capaci, attraverso riflessioni interne, di fare due importanti cose: ingrandire ciò che stiamo osservando e tracciare un punto assoluto di riferimento (un punto, una croce, un cerchietto) che indica con estrema precisione dove stiamo mirando.

La dicitura con la quale si indicano i cannocchiali è così composta: ad esempio, 3-12×50, dove 3 è il minimo ingrandimento disponibile, 12 quello massimo e 50mm è il diametro della lente frontale (tendenzialmente più è grande più riesce a trasmettere luce e quindi può aiutare in un tiro alle prime o alle ultime luci del giorno).

I cannocchiali da puntamento Presidio di Sightmark, che ho recentemente testato nella versione 2,5-15×50, sono una valida alternativa ai brand più blasonati, con un ottimo rapporto qualità/prezzo. Costo indicativo 500-600€.

Questi strumenti potrebbero essere divisi e classificati in molti modi ma a me ne viene in mente uno che ritengo fondamentale: quelli con reticolo balistico e quelli con torrette balistiche. Per comprendere a fondo le differenze tra queste due classi è necessario introdurre due aspetti fondamentali, l’azzeramento e le correzioni.

Abbiamo detto che attraverso le lenti vediamo ingrandito ciò che stiamo osservando con fissato al centro un punto che indica dove sarà l’impatto del proiettile. Affinché questo punto si accurato è necessario attraverso alcune prove di sparo portare alla massima precisione possibile il punto di mira segnato all’interno dell’ottica con l’effettivo punto d’impatto del proiettile. Questo è l’azzeramento e di solito si fa a 100 metri. Quando si spara a distanze diverse da quella dell’azzeramento entrano in gioco le correzioni. Poiché la pallottola fa una traiettoria a parabola essendo soggetta anch’essa alla forza di gravità, bisogna correggere la direzione del tiro conoscendo la parabola tipica di ogni proiettile affinché il colpo sia preciso anche a 200 o 300 metri. Per fare questo ecco che diventa fondamentale il sistema di correzione presente sulla nostra ottica il quale appunto può essere con reticolo balistico, ossia delle tracce sulla lente che formano un reticolo che permettono di mirare più in alto o più in basso tenendo conto delle distanze ma anche di altri fattori quali vento e inclinazione, senza cambiare assolutamente niente nella meccanica; oppure con torretta balistica, ossia cannocchiali che presentano un unico riferimento grafico di mira che può essere aggiustato attraverso i “click” cioè la rotazione meccanica delle viti che controllano alzo e deriva e correggono così il punto di mira.

La scelta fra reticolo e torrette dipende molto dalle esigenze, dalle abitudini e dalle preferenze, non ne parleremo qui; vale però la pena sottolineare come esistano oggi sul mercato anche molti modelli che combinano entrambe le caratteristiche in modo che la modulabilità sia massima per ciascun cacciatore. Come vale la pena sottolineare anche che da alcuni anni si sono affacciati sul mercato i cannocchiali “smart”, intelligenti, chiamati anche cannocchiali elettronici, capaci di calcolare in autonomia le correzioni. Le caratteristiche di funzionamento possono variare molto da modello a modello, ma in sostanza questi strumenti ricevono o da un software interno o da uno esterno (un’app ad esempio) una serie di input (come distanza di tiro, angolo di sito, condizioni atmosferiche) da cui elaborano la correzione del tiro.

La nuova dS Gen. II 5-25x52P di Swarovski, un’ottica intelligente capace di calcolare il punto di mira tenendo conto di una precisa misurazione della distanza e di parametri quali l’angolo di tiro, l’ingrandimento selezionato, la pressione atmosferica, la temperatura e i dati balistici relativi alla combinazione arma/munizioni scelta. Costo indicativo 4.800€.

In generale possiamo dire che i cannocchiali sono strumenti che a seconda dei vari modelli, ingrandimenti e caratteristiche vengono utilizzati per tiri molto meditati, quasi sempre in appoggio, e a lunga o lunghissima distanza.

CANNOCCHIALI DA BATTUTA: una via di mezzo utile in tanti contesti

Dalla categoria appena descritta possiamo distinguere quei cannocchiali che sono espressamente concepiti per un tiro studiato e di precisione accurata ma a distanze non particolarmente elevate: i cosiddetti cannocchiali “da battuta” che altro non sono che cannocchiali a ingrandimenti variabili studiati per ottimizzare campo visivo e facilità di puntamento anche su bersagli in movimento a distanze che possono andare da poche decine di metri fino anche a 100 e oltre.

Nella caccia in braccata al cinghiale, ad esempio, non è difficile trovare cacciatori che adoperano questo tipo di strumento ottico di mira specialmente se impegnati in scenari di caccia aperti, dove il tiro può presentarsi anche molto lungo o dove la conformazione del terreno permette un’acquisizione studiata del bersaglio. E’ una scelta abbastanza particolare perché ottimale nel suo range tipico d’azione (che è piuttosto ampio) ma quasi inservibile qualora il contesto non sia adatto.

Il Magnus 1-6.3×24 di Leica è uno fra i più noti e apprezzati cannocchiali da battuta (Costo indicativo 2500€).

Parliamo di ottiche studiate prevalentemente per il tiro a giorno pieno e che siano poco ingombranti: motivi questi per i quali normalmente osserviamo ampiezze di lenti che difficilmente superano i 24/26mm. Gli ingrandimenti generalmente vanno da 1 (o al limite 1,5), per restituire un perfetto continuum con lo scenario che stiamo osservando e nel quale si muove il selvatico, fino a 6-8 ingrandimenti, utili per contesti particolari dove, ad esempio, i selvatici possono passare sul fianco del calanco di fronte alla nostra posta e si possano mirare con più calma e precisione.

Le armi che tipicamente montano questo tipo di strumenti sono le carabine semiautomatiche, magari con calibri e canne in grado di supportare anche tiri abbastanza lunghi e precisi (sempre parlando di contesto braccata) oppure le carabine straight-pull che uniscono alle prestazioni della ricarica manuale la velocità del riarmo per quei contesti di tiro su animali in corsa ma a distanze piuttosto accentuate e in campo aperto (questo binomio è tipico ad esempio nelle battute in drive ai cinghiali nelle foreste dell’est Europa).

PUNTI ROSSI: precisione e divertimento a tutta caccia

Avendo parlato delle ottiche da battuta è d’obbligo proseguire con i punti rossi. I red dot, nella dicitura internazionale, si dividono in due categorie: aperti (cioè, con una lente esposta) e chiusi (anche detti a tubo).

Il punto rosso nasce come ausilio in tutte quelle circostanze dove il tiro è piuttosto ravvicinato e c’è bisogno di avere ampia visibilità. Quello che si fa utilizzando il punto rosso non è un tiro chirurgico a lunga distanza, è un tiro meditato ma in ogni caso veloce e piuttosto ravvicinato, nella maggior parte dei casi dai 20 ai 50 metri.

I punti rossi, sia nella forma a lente aperta che quelli a tubo, se sono ben strutturati possono essere utilizzati sia sparando con entrambi gli occhi aperti che tenendone uno chiuso: come abbiamo anche raccontato in alcuni test, un punto rosso ben fatto e ben sistemato sull’arma permette al cacciatore di vedere soltanto il punto di mira galleggiare sullo scenario che ha di fronte, senza nessun altro elemento di disturbo. Si può quindi seguire il volo di un fagiano o di un colombaccio così come, ed è questo l’utilizzo che va per la maggiore e che interesserà maggiormente chi segue questa rubrica, accompagnare per qualche metro la corsa di un cinghiale cercando l’istante perfetto per anticiparlo e colpirlo correttamente. La grande adattabilità di questi sistemi di mira, così come la grande offerta anche a buon mercato, lo rendono persino un fidato compagno per la canna liscia, ad esempio, per chi fa caccia da appostamento e tira a fermo per avere più visibilità e sicurezza nel tiro oppure per ovviare a qualche problema di vista.

OTTICHE NOTTURNE: infrarossi e sensori termici

Con l’arrivo della PSA e l’enorme espansione delle attività di controllo, il mercato che ha visto più innovazione negli ultimi anni è stato quello, prima quasi del tutto assente, delle ottiche per la il tiro in notturna. E per vedere e sparare di notte fondamentalmente esistono solo due possibilità: l’illuminazione a infrarossi e i sensori termici, declinati in ottiche da puntamento e clip-on.

Ottiche a illuminazione IR

Le ottiche a infrarossi sono il più comune ed economico sistema di visione notturna. Sostanzialmente sono composte da due parti: un illuminatore IR, ossia una torcia che proietta un fascio di raggi infrarossi nella zona da illuminare (i raggi IR sono invisibili all’occhio umano e vengono riflessi dagli oggetti allo stesso modo della luce visibile) e un sensore elettronico fotosensibile capace di rilevare i raggi IR riflessi dagli oggetti illuminati e riprodurli su uno schermo (che poi costituisce il nostro obiettivo attraverso il quale mireremo) sotto forma di immagine.

Guardando in una di queste ottiche, puntando nella stessa direzione il fascio di luce IR, si ha la sensazione di accendere una vera e propria torcia potentissima in grado di farci apparire chiaramente illuminato (anche se in bianco/nero o nero verde) tutto ciò che stiamo osservando nel raggio di 150/200 metri. A questo punto è sufficiente adoperare il punto di mira illuminato proiettato sul nostro oculare e il gioco è fatto, talvolta più semplice che sparare all’imbrunire con una normale ottica analogica.

Il Wraith 4K Mini di Sightmark, che abbiamo recensito in modo approfondito qui, è un ottica digitale day/night che sfrutta l’illuminazione IR e che unisce praticità di utilizzo e costo contenuto (prezzo indicativo 900€).

A seconda del sensore che si sceglie, della qualità delle immagini, delle opzioni disponibili e della torcia IR più o meno potente, le cifre da spendere per strumenti di questo genere possono variare anche molto, ma sostanzialmente questo è il sistema più economico per approcciare la caccia o anche semplicemente l’osservazione notturna.

Ottiche termiche

Anche qui siamo nell’innovazione più totale almeno per quanto riguarda il mondo venatorio, come dicevo in apertura erano le cose che vedevamo al cinema e sembravano appartenere solo a quel mondo, ma che ormai sono ampiamente disponibili anche sul mercato venatorio.

Queste ottiche funzionano rilevando il calore emesso dagli oggetti e convertendolo in un’immagine visibile. Ogni oggetto con una temperatura superiore allo zero assoluto emette radiazioni infrarosse, più è caldo più radiazioni IR emette. I cannocchiali termici sfruttano questo principio per creare immagini basate sulle differenze di temperatura tra gli oggetti e l’ambiente circostante, riproducendole con colorazioni diverse su uno schermo digitale che diventa così il nostro oculare per entrare in mira.

Sono strumenti mediamente molto costosi, perché estremamente sofisticati, ma in grado di offrire prestazioni incredibili nel buio più totale e a distanze anche molto molto importanti (nell’ordine anche di molte centinaia di metri), con immagini estremamente nitide, campo visivi che non dipendono dall’illuminazione e quindi molto ampi, e tutta una serie di aggiustamenti disponibili per rendere immediata e efficace l’identificazione dei selvatici in ogni condizione.

Il Thermion 2 LRF XL50 di Pulsar è uno fra i cannocchiali termici più evoluti e performanti presenti oggi sul mercato. Unisce, nella forma di una classica ottica, una visione termica ad altissima risoluzione a un calcolatore balistico e un telemetro integrati (costo indicativo 6800€).

Clip-on

Parallelamente al settore delle ottiche da puntamento termiche o con illuminazione IR si è sviluppato anche il settore dei cosiddetti clip-on, ossia strumenti che possono essere agganciati ad un’ottica tradizionale per trasformala in un cannocchiale digitale a infrarossi o in un’ottica termica.

I principi di funzionamento restano gli stessi che abbiamo già visto in precedenze, ma in questo caso tutto il sistema di mira può essere gestito attraverso la classica ottica e il clip-on assolve prevalentemente il compito della visione notturna.

Nel mercato attuale i clip-on sono scelti da molti cacciatori perché hanno alcuni importanti vantaggi, come la possibilità di essere utilizzati anche come strumenti da osservazione, un costo solitamente più contenuto rispetto alle varianti da puntamento, e la facilità con cui permettono velocemente di trasformare un set-up (ottica-carabina) per il tiro diurno in un set-up per il tiro notturno.

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