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Tre mesi a caccia con il Mini Shot M-Spec di Sightmark

Un punto rosso compattissimo, leggero e solido, che ho testato per un lungo periodo a caccia di cinghiali, colombacci, lepri, tordi e cesene. In questa recensione vi racconto quelle che sono state le mie impressioni

Nei mesi di novembre, dicembre e gennaio appena trascorsi ho avuto modo di testare a lungo sul campo il punto rosso Mini Shot M-Spec di Sightmark. Si tratta di un sistema di mira a punto rosso olografico proiettato su singola lente aperta, ossia esposta direttamente, senza essere inserita all’interno di un tubo. I punti rossi, o red dot nella dicitura internazionale, di derivazione militare e sportiva, negli ultimi anni grazie al grande numero di appassionati di caccia al cinghiale in battuta e alla sempre maggiore reperibilità sul mercato, si stanno imponendo sempre di più anche nel mercato dedicato alla caccia. 

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In questo test, comunque, non mi sono limitato alla caccia in battuta, ma ho portato il nostro Mini Shot M-Spec su vari terreni e in molti contesti venatori diversi, aprendo la vista su possibilità forse ancora non conosciute a tutti. 

Unboxing

La confezione si presenta compatta e molto curata sia nella forma che nella sostanza, di cartone rifinito da una resina gommosa molto piacevole al tatto. Il colore nero opaco del fondo contrasta in modo energico e moderno con il rosso lucido delle grafiche e le scritte bianche. Si percepisce la cura del dettaglio e il fatto che dentro vi sia un apparecchio tecnologico ad alte prestazioni, è la stessa sensazione di avere in mano il packaging di un moderno cellulare.

Mini Shot M-Spec di Sightmark unboxing

Aperto il tappo, sopra i vari alloggiamenti ricavati della sagomatura di una schiuma densa protettiva, troviamo il manuale d’istruzioni, il panno per la cura e la pulizia della lente, le chiavette per il montaggio e le  regolazioni di alzo e deriva per l’azzeramento, una slitta di adattamento che rialza di ulteriori 20 mm il punto rosso sopra all’arma che lo ospita, una cover in silicone, e infine, finalmente, il nostro M-Spec. La prima impressione è che sia compattissimo, leggero e solido.

È nero opaco in lega di alluminio, ai lati sono facilmente raggiungibili i tasti di accensione e spegnimento e regolazione della luminosità, al centro, nella parte superiore, si nota l’accesso all’alloggiamento della batteria. Il vetro è piccolo, com’è ovvio per un punto rosso che si definisce mini, ha un peso piuma ed è pensato anche per armi corte, ma il modo in cui è disegnato, la sua sagoma, fanno si che la vista non risenta delle dimensioni contenute.

La prima cosa che faccio prendendolo in mano è di guardarci attraverso e la parte superiore rotondeggiante permette all’occhio di adattarsi bene al passaggio “ambiente naturale-ambiente filtrato”.

Mini Shot M-Spec di Sightmark vista centrale

Caratteristiche tecniche della versione testata

Prima di spiegarvi come ho scelto di montare e azzerare il Mini Shot M-Spec, vi snocciolo qualche caratteristica tecnica di questo red dot.

La struttura è interamente in alluminio con una finitura nera opaca. È la classica lega 6061-T6, per intenderci quella che comunemente viene definita alluminio aeronautico, che garantisce grande resistenza e leggerezza. Non caso il peso è di soli 65 grammi con la slitta bassa, che salgono a 85 con quella alta. Come vi dicevo, e come si intuisce dal nome, le dimensioni sono mini: 44 mm di lunghezza, 34 mm di larghezza, e 34 mm o 56 mm in altezza a seconda della slitta usata. La lente, protetta da un rivestimento antigraffio e da uno shield esterno in acciaio, ha una superficie totale di 3,15 cm quadrati (21×15 mm).

Il reticolo è di 3 MOA, alzo e deriva hanno un intervallo di regolazione di 110 MOA con aggiustamento di 1 MOA a click e la luminosità può essere regolata su 10 livelli d’intensità, grazie ai due pulsanti presenti ai lati.

L’alimentazione è affidata a una classica batteria a bottone (CR1632) che garantisce un’autonomia variabile da 300 a 30’000 ore a seconda del livello d’intensità di utilizzo. Se lo dimenticate acceso, dopo 12 ore si attiva lo shutoff automatico per evitare inutili sprechi di batteria.

In perfetto stile USA, il Mini Shot M-spec è garantito come dustproof, waterproof e shockproof, ossia resistente alla polvere, all’acqua (IP67) e alle cadute (da un massimo di 0.9 metri).

Io nello specifico ho utilizzato la versione FMS, Sightmark commercializza anche la versione LQD, che si differenzia per la presenza di un attacco a sgancio rapido con bloccaggio, e le due rispettive varianti con colorazione Dark Earth.

Montaggio e Azzeramento

Per le prime settimane di utilizzo ho scelto di privilegiare la canna liscia e avendo intenzione di praticare più tipi di caccia (a dire il vero in questi due mesi e mezzo il Mini Shot M-Spec ha visto di tutto davanti a sè, dai tordi ai cinghiali, passando per molti colombacci e persino lepri), dovevo poter montare e smontare il punto rosso in modo veloce e pratico così da poterlo utilizzare su vari tipi di fucile.

Per cui ho optato per una slitta Picatinny applicabile su qualsiasi bindella, una Recknagel per la precisione che si fissa con 6 semplici viti alla bindella ed è stabilissima. Una volta montata la slitta sul mio fedele Franchi Prestige che utilizzo prevalentemente per i cinghiali in battuta ho scelto di azzerare a 35 metri.

Sono serviti soltanto 5 colpi per sentirmi sicuro. Con le correzioni di 1 Click/MOA per i miei 35 metri potevo considerare circa 1 cm a click. Ho fatto due regolazioni per l’altezza del tiro. Due regolazioni per la deriva seguendo la stessa logica. E infine il colpo di conferma. Un minimo di margine rimane sempre con questo tipo di ottica che nasce per un tiro dinamico, intuitivo, a distanze corte e medie. Non si deve pensare a un’ottica con reticolo e regolazioni di 1/4 o 1/8 di MOA per tiro da poligono. Il quarto e quinto colpo sono andati uno nel centro e l’altro un paio di centimetri a lato ma sempre alla solita altezza. Dai 20 ai 50 metri ero sicuro di poter fare un tiro efficace.

Il Mini Shot M-Spec in battuta al cinghiale

Una volta montato e azzerato ero pronto a portare con me il Mini Shot M-Spec in battuta al cinghiale. In questo tipo di caccia il punto rosso può essere di grande aiuto e, infatti, è uno dei contesti dove è più utilizzato perché la provenienza dell’animale di solito è segnalata dai cani o dai trottoi, il che da modo di prepararsi in tempo a prendere la mira. Inoltre in questa fase è utile poter mantenere entrambi gli occhi aperti per avere campo visivo disponibile pur mantenendoci pronti al tiro.

Il Mini Shot M-Spec montato sul mio Franchi Prestige nella prima uscita al cinghiale
(clicca per ingrandire)

Nelle prime due uscite ho avuto poste secondo me adattissime a questo tipo di ottica con tiri abbastanza puliti che potevano spaziare dai 20 ai 40 metri, sia in corsa laterale che frontale. Sono stato premiato da un maschio giovane di cinghiale che scendeva veloce dritto verso me su un trottoio di bosco. L’ho seguito a occhi aperti con il punto rosso fermo davanti a me. Quando è arrivato nella zona che aspettavo ho solo adattato qualche centimetro il tiro e l’ho preso sulla groppa proprio dietro all’attaccatura del collo. Un secondo animale invece, una femmina molto grossa, era stata già colpita e rallentata da una posta vicina. Questo mi ha dato modo di valutare bene il tiro che era molto vicino, attorno ai 15 metri, e capire se vi fosse scarto visto l’azzeramento a 35 metri. In realtà il colpo è andato proprio poco sotto l’orecchio che era la zona che stavo mirando. Come ho avuto modo di provare in altre occasioni lo scarto iniziale rispetto all’azzeramento, vista la grande radenza di montaggio del Mini Spec e le sue dimensioni così contenute, è davvero trascurabile.

Il Mini shot M-Spec a Lepri, Colombacci, Tordi e Cesene

Poi, trasferendo la slitta con montato il Mini Shot M-Spec di Sightmark su altri fucili, sono passato a tipi di caccia meno scontati. Con il Benelli Anniversario, canna da 71, 2 stelle, sono andato a caccia alla lepre nelle ampie colline senesi, con lo stesso fucile ma con canna 4 stelle sono stato al palco ai colombacci, e con un Beretta A303 in calibro 20 e canna 71, 1 stella, sono andato al capanno a tordi, sasselli e cesene. 

Ogni volta in pochissimi minuti trasferivo la slitta sulla bindella del fucile che intendevo utilizzare, controllavo che tutto fosse saldo, accendevo il punto rosso M-Spec con una luminosità, e quindi invadenza sulla lente, del punto rosso non eccessiva (ho utilizzato quasi sempre intensità da 4 a 6) e sparavo su un bersaglio con una cartuccia a palla unica. Se il punto d’impatto era soddisfacente allora procedevo con la prova con cartucce a pallini. Altrimenti con l’apposita chiavetta in dotazione (in realtà è sufficiente anche un piccolo cacciavite a taglio) regolavo i click (che si distinguono bene ma non così tanto da poter fare questa operazione in modo frettoloso) fino a ottenere il centro e poi facevo la prova di rosata (di solito due) con le cartucce impegnate per quel tipo di caccia. È molto semplice e intuitivo e si può fare in pochi minuti con un minimo di organizzazione.

Per la caccia con munizioni a pallini ho scelto sempre un azzeramento a 25 metri perché al posto della radenza del colpo quello di cui volevo essere certo è che il centro della rosata fosse ben distinguibile al momento della prova. E poi c’è un’altra considerazione: il tiro tipico della caccia a pallini difficilmente supera i 30/35 metri che sono già un range molto alto. Ho quindi adattato l’azzeramento alla fascia di tiro più propria di questa caccia, sia per colombacci che per lepri, cornacchie e tordi, lasciando all’ampiezza della rosata l’eventuale compito di coprire eventuali scarti a distanze molto lunghe.

E così ho scoperto che il punto rosso può essere un grande alleato nella caccia da appostamento: io lo avevo sempre pensato per il tiro al cinghiale ma su consiglio di amici ho voluto provarlo anche per questo tipo di attività e il risultato è stato straordinario. Quando si è appostati sia in un capanno fisso, ad esempio ai tordi, sia in un appostamento temporaneo per sparare a fermo, ad esempio a cornacchie o colombacci in posata, il poter mantenere entrambi gli occhi aperti e non doversi schiacciare sul fucile riducendo di gran lunga la visibilità dell’intero scenario, può dare una marcia in più sotto vari aspetti. 

Non perdere il selvatico durante le operazioni di mira (chi caccia da appostamento sa quanto questo può accadere facilmente specialmente alle prime luci dell’alba), e avere ampi margini di visibilità nel caso il colpo ferisse il selvatico e se ne dovesse seguire la traiettoria per replicare il colpo o seguirne la caduta ritardata (a me è successo con una cornacchia a cui ho tirato a fermo a una distanza quasi proibitiva e ho potuto seguire agilmente il voletto di poche decine di metri prima che cadesse nel campo, non so se avrei potuto fare lo stesso sparando completamente curvo sul fucile e con un solo occhio aperto).

Invece, dal palco ai colombacci non sempre ho trovato il feeling che speravo. Mi sono reso conto che diverse volte non riuscivo a entrare in mira nei tempi che volevo. I colombacci arrivano spesso molto veloci sul gioco e la loro direzione d’ingresso non è regolare, il che qualche volta mi ha permesso di seguire a fucile spianato e occhi aperti il loro volo prima di sparare, con grande godimento dell’azione di caccia. Altre volte, specie sui secondi colpi, mi sono trovato un po’ in ritardo nell’entrare in mira.

Prove e considerazioni sull’utilizzo dei Red Dot

Con il bagaglio di esperienze accumulate sul campo e alcune idee da verificare ho deciso di effettuare delle prove fuori dal campo di caccia senza sparo. 

Imbracciavo il fucile appoggiato su un tavolo, schiacciando contemporaneamente il via del cronometro sul cellulare poggiato a fianco e al posto di sparare dicevo “sì” una volta entrato in mira su un riferimento fisso. Una app fermava il cronometro in quell’istante. Da molte prove, che sono state una novità anche per me, è risultato che impiegassi da 0,8 a 1 secondo senza punto rosso e da 1,1 a 1,4 con il red dot montato.

Lo scarto è minimo, ma tirando le somme con le esperienze che avevo verificato sul campo di caccia, sono arrivato a questa conclusione, che probabilmente può valere come regola generale per quasi tutti i red dot: se hai un secondo per mirare e seguire l’animale, sia esso posato, fermo, in volo rettilineo o in corsa in campo aperto, allora il red dot è spettacolare, ti dà sicurezza, ti dà vantaggi di postura e visibilità, è preciso e dona un plus di godimento dell’azione di caccia dandoti modo di ragionare bene sul colpo che stai per esplodere e magari, col tempo, rende più facile anche il perfezionamento dell’intera azione (e in questi contesti il Mini Shot M-Spec di Sightmark si è dimostrato un ottimo strumento). Se, invece, devi cacciare in posti fitti con animali che volano cambiando rapidamente direzione, o lepri che vedi per 5 metri e poi spariscono nel bosco, o in generale hai pochissimo tempo per sparare e spesso devi tirare di imbracciata, allora il punto rosso non è quello che serve, anzi, nonostante il minimo ingombro e il peso ridottissimo, può risultare un ingombro in queste circostanze.

Le mie impressioni sul Mini Shot M-Spec dopo mesi di utilizzo

Tornando all’oggetto della recensione, voglio lasciarvi il feedback di quelle che sono state le mie impressioni sul Mini Shot M-Spec. Inizio col dirvi che anche dopo molti colpi questo red dot si è dimostrato stabile e preciso, perfettamente allineato con l’azzeramento iniziale, segno di una componentistica di qualità e di lavorazioni curate. 

Qualche volta, scendendo dall’auto in giornate particolarmente fredde, è capitato di vedere la lente appannata per i primi minuti a causa dello shock termico. È normale e mitigabile con l’utilizzo del panno in dotazione, così come lo strumento funziona perfettamente anche sotto la pioggia pur dovendo fare i conti con qualche goccia che ovviamente si appoggia sulla lente. Ma essendo di dimensioni contenute e ben alloggiata nella sagomatura in lega che la contiene, la perdita di visibilità è davvero ridotta e non ho riscontrato più difficoltà a entrare in mira di quelle che si possono avere quando si va a mirare e sulla bindella si trovano delle gocce di pioggia. In ogni caso, anche in queste condizioni, è sufficiente tenere a portata di mano il panno e procedere ogni tanto ad asciugare e pulire il vetro su cui è proiettato il punto rosso. 

Punto rosso che è regolabile su 10 diverse intensità che variano anche la visibilità: se con poca luminosità si ha un punto rosso molto tenue e fine più adatto a tiri comodi magari su animali fermi e piccoli, quando si arriva ai massimi della luminosità il punto rosso è preponderante e ben si adatta a una presa di mira veloce su animali grandi che corrono in bosco come, ad esempio, nella caccia al cinghiale.

Mini Shot M-Spec di Sightmark lat o destro
Il Mini Shot M-Spec visto dal lato destro. Son ben visibili la vite che regola la deriva e il pulsante di spegnimento e regolazione dell’intensità

Il fatto che lo strumento preveda un lungo tempo prima dello spegnimento automatico (12 ore) è secondo me un bene perché se è vero che può esserci il rischio di scaricare più velocemente la batteria (a luminosità medie dura, comunque, molte migliaia di ore, praticamente quanto l’intera stagione di caccia), è ben più fastidioso quando si attende d’imbracciare per ore e al momento tanto sospirato ci si trova con l’ottica in modalità auto off. Basta un minimo di abitudine e in pochi secondi tenendo premuto il tasto di spegnimento si può fare questa operazione subito dopo aver scaricato l’arma. 

Mini Shot M-Spec di Sightmark dall'alto
Vista dall’alto del Mini Shot M-Spec, in cui si nota il grande alloggio della batteria, la vite di regolazione dell’alzo e le due viti di fissaggio della slitta.

Altra cosa importante, che dimostra puntualità da parte di Sightmark, è il fatto che l’ottica è raccomandata per calibri fino al calibro .308W. Io per testare a fondo la qualità e l’affidabilità mi sono spinto fino alle 42 grammi in calibro 12 e alle 165 grani in calibro .30-06, senza per questo incorrere mai in incertezze, cedimenti o criticità. 

Per completezza vi dico che negli ultimi giorni di test, non avendo avuto occasione di sparare in caccia a cinghiali con una carabina Winchester SXR .30-06, ho deciso di fare delle serie al campo di tiro San Carlo, su cinghiale corrente. Ecco questa esperienza rende bene uno degli aspetti più straordinari di questo Red Dot: sparare con la calma che ti dà un esercizio effettuato “al pulito”, con una corsa regolare come quella delle sagome su rotaia, è stato divertentissimo! Hai modo d’imbracciare a occhi aperti, prendere il tempo, anticipare e goderti tutta l’azione di caccia e di tiro con assoluta efficacia.

Cosa non mi è piaciuto

Come di consueto per le nostre recensioni, voglio restituire un feedback anche al produttore sottolineando due piccoli aspetti del red dot Mini Shot M-Spec che secondo la mia personale opinione possono essere migliorati.

Il primo riguarda la regolazione: avrei preferito viti di alzo e deriva con click più netti e facili da gestire, magari con un alloggio meno angusto in grado di ospitare anche la punta di un coltello o un cacciavite meno specifico di quello in dotazione che a volte può anche essere dimenticato a casa rendendo così difficili le operazioni di azzeramento o correzione. 

Il secondo riguarda la vernice nera opaca, è bellissima ma sul campo di caccia può andare incontro a qualche rigatura di troppo, diciamo che è bella ma un po’ delicata.

Quanto costa il Mini Shot M-Spec?

È giusto dirvi che a noi il Mini Shot M-Spec è stato fornito per il test da Sightmark, che si è dimostrata molto disponibile a lasciarmelo testare per diversi mesi senza alcun tipo di riserva. 

Così, per conoscere gli attuali prezzi di vendita, a margine dei test ho fatto una piccola ricerca di mercato: in Italia si va dai 300€ fino ai 360€ per la versione con sgancio rapido. Nel momento in cui scrivo, ad esempio, trovate una buona offerta nello store di X-Ray Parts.

Non sono prezzi da entry level, va detto, ma non si tratta di un prodotto entry level. Si piazza in un range medio alto ma per la qualità dei materiali, la cura del design e l’affidabilità che ho avuto modo di riscontrate nelle tante giornate di caccia è un prodotto che vale la spesa. Oltre a questo c’è da considerare che si acquista un oggetto ad alta tecnologia e avere alle spalle un’azienda importante, innovativa e presente come Sightmark può rappresentare un plus non secondario. 

A chi lo consiglio 

Concludendo mi sento di consigliare il Sightmark Mini Shot M-Spec a quei cacciatori che sono alla ricerca di uno strumento compatto, affidabile e facile da gestire, in grado di agevolare l’azione di mira in tutti quei contesti che consentono un minimo d’inquadramento della preda, dal cinghiale in battuta, alla lepre, fino alla caccia in appostamento.

Recensioni in pillole

Design - 9
Qualità dei materiali - 9
Facilità di montaggio e utilizzo - 8
Affidabilità - 9
Prezzo - 8

8.6

Ottimo

Un red dot che può migliorare sensibilmente l'azione di mira in tutti quei contesti che consentono un minimo di inquadramento della preda

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3 Commenti

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