Campania

Emergenza cinghiali Campania: approvate le linee di indirizzo

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La giunta regionale campana con la delibera n. 857 del 29/12/2015 ha approvato le “linee di indirizzo per la realizzazione del programma straordinario sull’emergenza cinghiali in Campania“.

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Qui potete consultare l’intera delibera n. 857 del 29/12/2015, a seguire un estratto delle linee di indirizzo.

LINEE DI INDIRIZZO PER LA REALIZZAZIONE DEL PROGRAMMA STRAORDINARIO -EMERGENZA CINGHIALI IN CAMPANIA.

  1. ARCHIVIO DEI DANNI
    Per una corretta analisi dei danni risulta fondamentale avere a disposizione dati che consentano di seguire l’evoluzione temporale e spaziale del fenomeno. Ad oggi manca un sistema articolato di informazioni sui cinghiali, per cui appare opportuno, in questa prima fase, sistematizzare le informazioni disponibili e sulla base di esse programmare l’attività da intraprendere.
    Nel corso della prima fase si valuterà l’iter procedurale sotteso alla gestione delle richieste di ristoro dei danni da fauna selvatica, in vista di possibili modifiche che possano imprimere efficienza ed efficacia al procedimento di specie, partendo dall’acquisizione della richiesta, all’accertamento, stima e rimborso del danno. La suddetta attività verrà essere sviluppata con il supporto di un sistema informatico di gestione e visualizzazione dei danni.
    Un software on-line sarà dedicato alla gestione delle pratiche dei danni, dei contributi per i miglioramenti ambientali e alla prevenzione dei danni, nonché degli abbattimenti. Il sistema in questione dovrà consentire un collegamento puntuale tra la banca dati e territorio (dinamica dei danni).
    Il programma straordinario dovrà fornire uno strumento tale da rappresentare lo stato della specie cinghiale, in termini di stime, prelievo, danni e gestione in tempo reale. Il raggiungimento di tale obiettivo rende necessario procedere attraverso azioni coordinate tra tutti i portatori di interesse ed esplicarsi secondo le fasi, di seguito elencate:
    • definizione di una modulistica univoca tra Province, ATC e Aree Protette;
    • creazione di un archivio digitale con tutte le informazioni relative ai danni (es. data, localizzazione coordinate catastali e geografiche, coltura, importi richiesti ed erogati, ente competente, specie ecc.);
    • ricostruzione storica dei dati da cartaceo a digitale degli ultimi cinque anni strutturati come indicato al punto precedente;
    • restituzione cartografica dei dati attraverso GIS;
    • analisi storica dei danni così ottenuti;
    • analisi degli istituti faunistici anche in funzione dei danni (ZRC, perimetri ecc);
    • individuazione dei “punti caldi”, mappe delle aree critiche per tipologia di danno e specie;
    • sviluppo e messa in atto di sistemi di prevenzione;
    • incontri formativi su accertamento e prevenzione dei danni.
  2. MONITORAGGIO REGIONALE DELLA SPECIE

    • Censimenti
    In questa fase, verranno individuate le aree campione di censimento della specie (rectius: cinghiale): aree da monitorare, annualmente, per definire l’evoluzione e dinamica di popolazione. L’attività in argomento, dovrà consentire di fornire precise indicazioni sulle diverse metodologie di censimenti da adottare, sui tempi, modulistica e modalità di trasmissione dei dati agli Enti competenti. I censimenti saranno di tipo quantitativo, ma anche qualitativo in modo da poter ricavare parametri biologici del cinghiale anno per anno, area per are in tutto il territorio regionale.

    • Distribuzione, unità di gestione e vocazione
    Si effettuerà una prima tracciatura della mappa di distribuzione della specie in Campania, sulla base dei risultati, sarà individuata una ripartizione del territorio Regionale in comprensori omogenei di gestione della specie. Detti comprensori dovranno essere selezionati sulla base dei dati dei danni, della distribuzione della specie, delle caratteristiche ambientali, agricole e degli Enti gestori.
    Attraverso l’uso del GIS verranno definiti i diversi gradi di “vocazione” della specie sia per le caratteristiche ambientali, che soprattutto in funzione dei potenziali impatti con le attività antropiche (colture, strade, ecc). Per ogni contesto territoriale regionale sarà fissata una densità obiettivo e le misure di gestione da attuare.
    Al fine di avere un quadro completo su distribuzione, abbondanza ed evoluzione della specie saranno definite delle linee guida da condividere ed attuare con gli Enti territoriali di riferimento.

  3. ATTIVITA’ DI PREVENZIONE E CONTROLLO
    Le aree critiche, le densità reali e obiettivo, individuate dovranno essere confrontate con le forme di gestione attuate dai vari Enti territoriali. Sui risultati del citato confronto, dovrà essere definito oltre l’iter burocratico del controllo anche il dettaglio di tutte le modalità di applicazione, tempistica e personale coinvolto.
    Nelle aree non vocate dove la presenza del cinghiale dovrà essere pari a zero e nelle aree soggette a controllo si provvederà ad organizzare il personale coinvolto attribuendo aree di competenza. Il controllo dovrà essere differenziato a seconda del contesto territoriale e ambientale (aree omogenee) facendo ricorso a forme di prelievo controllate, ma anche ad operazioni di cattura.
    Il prelievo venatorio dovrà fornire dati utilissimi alla gestione della specie. Le informazioni confluiranno attraverso una modulistica unica in un archivio regionale con sforzo di caccia, risultati e parametri biologici e contesti spaziali. Saranno organizzati registri, schede e modulistica per Enti, squadre, differenziate anche per tipologia di caccia.
    Con i dati forniti dagli Enti gestori sarà analizzato il prelievo storico del cinghiale, valutando
    contesti particolari e carenze nella gestione dei dati.
    Si dovrà procedere ad una migliore organizzazione del prelievo ripartendo in contesti territoriali e per densità obiettivo secondo le varie metodologie attuabili: braccata, girata, selezione, controllo.
    Tutte le aree di caccia del cinghiale saranno digitalizzate e rese disponibili on-line, allo stesso modo sarà creato un archivio digitale delle squadre operanti sul territorio, dei cacciatori di cinghiale e organizzato anche un sistema di comunicazione veloce e fondamentale nel caso di passaggio di informazioni rapide come ad esempio un sistema di richiesta di campioni biologici.
    Prevenzione e controllo dovranno essere sviluppate in stretta collaborazione tra mondo venatorio e agricolo che saranno coinvolti nel processo decisionale delle azioni da attuare.
  4. PIANO DI CONTROLLO SANITARIO
    Secondo il Regolamento (CE) n. 853/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004, le persone che cacciano selvaggina selvatica, al fine di cedere e/o commercializzare le prede abbattute destinandole al consumo umano, devono disporre di sufficienti nozioni in materia di patologie, di produzione e trattamento della selvaggina e delle carni di selvaggina dopo la caccia per poter eseguire un esame preliminare degli stessi soggetti predati sul posto, a garanzia della sicurezza degli alimenti ceduti e del consumatore finale.
    La necessità di garantire l’igiene e sicurezza degli alimenti è stata infatti estesa anche al mondo venatorio in particolare per la cessione di piccole quantità di selvaggina . Per questo anche il cacciatore deve essere formato sul corretto comportamento, sulle zoonosi e sul trattamento delle carni.
    I cinghiali possono diventare una risorsa economica per il territorio della Regione Campania. La carne di cinghiale rappresenta un ottimo alimento di alto valore biologico, nutrizionale ed organolettico. Essa è molto richiesta dai ristoranti, gode di un notevole apprezzamento tra i consumatori e potrebbe stimolare anche il flusso turistico venatorio, come avviene in molte aree dell’Italia. La filiera delle carni alternative potrebbe quindi essere una grossa opportunità per le imprese e aziende del territorio dei comuni che ricadono nelle aree a vocazione. Tra gli operatori del mercato il legame tra Carni Alternative potrebbe diventare una realtà e potrà
    diventarlo sicuramente anche a livello di consumatori finali.
  5. MONITORAGGIO DEL PERSONALE E FORMAZIONE
    Saranno definiti programmi dettagliati in linea con le direttive ISPRA per corsi di:
    • Cacciatore di selezione e Coadiutore per il controllo del cinghiale,
    • Operatore al controllo di specie problematiche;
    • Corsi per capisquadra di caccia al cinghiale;
    • Corsi per operatore biometrico;
    • Corsi per conduttore cane limiere;
    • Corsi per personale di vigilanza;
    • Corsi per tecnici per la stima e prevenzione dei danni da fauna selvatica;
    Sarà definita e introdotta la figura dell’Operatore Faunistico, persone una volta formate in grado di fornire supporto agli Enti per la realizzazione di censimenti e controllo di alcune specie; Per i corsi di cui sopra sarà organizzato un archivio dei quiz unico regionale consultabile in forma digitale.

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