Fu così che un cane divenne il Mio Cane ed una razza divenne la Mia Razza

Nell’articolo precedente (L’inizio di un beccacciaio) vi ho raccontato di come per me sia sbocciata quasi per caso la passione per la caccia, ma da lì ad adesso ne sono successi di eventi che hanno contribuito a formarmi come Cacciatore….

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Il primo anno di caccia passò velocemente quasi senza accorgersene e dal momento che ai neofiti non è concesso cacciare soli per il primo anno di licenza, accompagnai tutto l’anno Massimo con il “vecchio” Bindo ed il giovane Cesare (Springer Spaniel regalato a Massimo quell’estate per il riporto al capanno, al quale presi però con orgoglio il mio primo fagiano da solo in una trasgressiva uscita) alternando la caccia col cane da ferma (la mia vera passione) a quella agli uccelli al capanno con Pietro, padre di Massimo proprietario di una splendida batteria di animali tra Tordi Bottacci, Tordi Sasselli e Merli.

Pietro aveva sempre posseduto sin da ragazzo ogni sorta di richiamo per praticare la caccia da appostamento alla minuta selvaggina migratoria, per arrivare ad oggi ai Turdidi; anche se indubbiamente preferivo la caccia con il cane mi capitò spesso il primo anno (tutt’oggi mi ritaglio sempre un paio di mattinate all’anno) di accompagnare Pietro al Capanno. Fu incredibile in seguito quanto un tipo di caccia tanto diversa “dalla mia”, ma soprattutto la compagnia di cacciatori “veri” abbia potuto influenzare così profondamente il mio modo di essere cacciatore oggi.

Come ogni ragazzo la voglia di andare a caccia era tanta così come il desiderio di sparare qualche fucilata. Nel giro di un paio d’anni molti miei amici avevano preso il porto d’armi, chi prima chi subito dopo di me ed ognuno si specializzava nel tipo di caccia che più preferiva (o dove magari era stato indirizzato) ma tendenzialmente tendevano tutti a prediligere cacce dove “si sparasse di più”, una su tutte quella che in Toscana chiamiamo la “Scaccina”, cioè una caccia generica praticata spesso affiancati da spaniel ed altri cani da riporto che consiste in un paio di scacciatori che “mandano” una proda oppure un fosso, ed altrettante poste che sparano agli animali, siano essi Fagiani, Lepri ma soprattutto tordi e merli dal periodo di passo sino alla chiusura della caccia vagante.

Di sicuro questo era un tipo di caccia dove non ci si annoiava, molto movimentato e soprattutto ricco di fucilate e prede magari da poter raccontare la sera al bar… Mi trovai così tra due fazioni, due modi di essere cacciatori diametralmente opposti ed un concetto della caccia totalmente diverso. Se da una parte più che altro a farla da padrone era il carniere, dall’altra era invece la cornice pur non dimenticandoci comunque il fine ultimo della caccia ma vedendolo solo come il coronamento di qualcosa; anche se questo specialmente il primo anno restava difficile da comprendere anche a me…

Con Pietro al capanno non c’era mai corsa alla fucilata, se “le gabbie cantavano” ed era una bella mattinata potevamo ritenerci soddisfatti; quell’anno sparammo quasi esclusivamente io e Massimo, Pietro tirava poco si limitava ad osservare gli animali cantare, vedendoli migliorare di volta in volta potendo ammirare il frutto di cure e attenzioni giornaliere. Molte volte (quello fu un anno di passo strepitoso) arrivati ad un certo punto della mattinata si smetteva di sparare e gli ultimi animali utili della giornata si lasciavano andare… Sinceramente non era mai facile per me frenare l’entusiasmo e doversi accontentare ma pur non comprendendolo rispettavo ciò che mi veniva insegnato.

Il mio primo anno di licenza non cacciammo mai la Beccaccia, Massimo era stato cacciatore di Beccacce fino a qualche anno prima quando il suo migliore amico e compagno di caccia Franco se ne era prematuramente andato e per un susseguirsi di vicende e sfortune si era ritrovato ne giro di poco solo e senza “cani buoni”, ed aveva così abbandonato quella caccia; alternammo così la caccia al Fagiano a quella al Capanno ed in un batter d’occhio eravamo già a Gennaio.

Con il primo anno alle spalle sapevo che avrei avuto più libertà, avrei potuto cacciare solo sfruttando ogni occasione (di territori specialmente per la caccia al fagiano ne conoscevo tanti e tanti altri mi erano stati insegnati) adesso mi mancava solamente una cosa per essere completo come cacciatore: un cane!!

In molti cercarono di incoraggiarmi verso altre strade, “prendi uno Spaniel puoi sparare a tutto!!” (che poi non è mica tanto vero, il nostro Cesare scomparso purtroppo tre anni fa’, dopo la mia sortita si era dimostrato un appassionato scovatore di fagiani, non distratto dalle emanazioni dei piccoli volatili ai quali non sparavamo durante la caccia vagante), ma a me non interessava sparare a tutto ma bensì cacciare con il cane da ferma; iniziò così la ricerca del mio primo cane da caccia.

Una sera a cena Massimo mi chiese su quale razza di cane avrei voluto orientarmi così da potersi iniziare ad informare, dopo un attimo di riflessione mi venne quasi di getto… Un Setter!! Non ne avevamo in canile e sebbene Bindo il nostro Breton fosse un gran cane, tutti i racconti di Massimo sulla caccia alla Beccaccia con Ombra e Lea, le sue due setter fuoriclasse, di quelle che capitano una volta sola nella vita di un cacciatore, mi avevano intrigato…le ferme, sì, ma soprattutto le lunghe guidate in accostamento ai selvatici, flesse come pantere stimolavano la mia immaginazione di giovane cacciatore. Vidi dalla reazione che la mia scelta era stata apprezzata, non mi ero perso per altre vie ed ero rimasto fermo sulle mie motivazioni ben conscio che le fucilate soprattutto all’inizio sarebbero state poche…

La ricerca non fu semplice e soprattutto lunga, non volevo un cane qualunque sapevo che la genetica aveva la sua importanza, così tra le ristrutturazioni dei canili e tanti altri lavori arrivammo quasi a settembre ed ancora non si era presentata l’occasione giusta; se avessi preso un cucciolo praticamente mi sarei precluso la stagione venatoria quindi cercavamo un cucciolone di circa un anno, senza cercare da blasonati allevatori perché avendo iniziato a lavorare da poco le finanze erano quelle che erano ed anche l’aspetto economico aveva la sua importanza.

Verso la fine di Agosto rientrati dalle ferie mi fu detto che forse c’era un cane interessante da vedere, era verso Pisa ed apparteneva ad un cacciatore e cinofilo della zona che l’anno prima era riuscito ad ottenere per la sua cagna da caccia (con ottimo Pedigree) la  monta di un gran riproduttore e della cucciolata gli erano rimasti due cani: Un maschio (Grosso, potente, con il quale contava di affrontare le prove e la caccia), ed una femmina (decisamente minuta e non troppo bella) che stava cercando di cedere; praticamente la cagna aveva visto solo qualche quaglia ed era completamente “da fare”Quello che cercavo.

Non persi tempo e la settimana stessa andammo a vedere la cagna; una volta fatte le presentazioni ed entrati nel canile vidi subito una serie di splendidi cani, due bracchi tedeschi a pelo raso uno a pelo forte e tre setter: la madre, il maschio ed in un box in fondo alla fila questa “setterina” che saltava alla rete. Effettivamente non era molto bella ma qualcosa dentro di me scattò e senza nemmeno dare il tempo di aprirla per vedere come si muoveva dissi: “la prendo!!” e tra i sorrisi generali per quella scelta così di getto ci accordammo e presi il cane il giorno stesso; non avrei mai immaginato quanto quella “canetta” che adesso ci regala così tante soddisfazioni e che è senza alcun dubbio la migliore del nostro canile avrebbe significato per me, e quanto mi avrebbe “insegnato a cacciare”.

Fu così che un cane divenne il Mio Cane, ed una razza divenne la Mia Razza e dentro di me si fissarono degli ideali che oggi a sette anni di distanza restano invariati e più forti che mai.

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