prima carabina

La mia prima carabina – Guida all’acquisto

Mi sono spesso imbattuto in molteplici opinioni a riguardo di questo annoso quesito che attanaglia le menti di giovani cacciatori che si avvicinano al mondo della canna rigata e di esperti seguaci di Diana nuovamente richiamati dal fascino degli ungulati, la scelta della prima carabina.


Nel nostro stupendo paese purtroppo ad un gran numero di venditori di armi sul territorio corrisponde un numero estremamente esiguo di armieri o veri conoscitori di armi. Quindi, guardiamo assieme qualche trucco per non prendere abbagli.

Destinazione

Tenetela sempre a mente!
Cosa ci devo fare?
Sembra banale, ma purtroppo paghiamo il prezzo dei nomi più blasonati mitteleuropèi, nell’utenza non più giovanissima, e di Hollywood nei giovani sognatori. Se i primi guardano solo al marchio tedesco, i secondi solo ad assomigliare a Kris Kyle!
E non occorre spendere obbligatoriamente migliaia di euro e neppure un equipaggiamento da Navy Seal.

Cominciamo col dire che, se pensate di cimentarvi alla caccia al cinghiale in battuta o alla forma di prelievo selettivo alle specie nostrane di ungulati, la carabina dovrà essere necessariamente differente, preferendo una carabina semiautomatica nel primo caso in luogo di una carabina “bolt-action” nel secondo (in questo articolo tratterò principalmente il secondo caso).

Il peso della carabina

Quando parliamo di caccia di selezione parliamo di una forma da caccia all’aspetto o alla cerca, fatta di nervi d’acciaio, lunghe attese e una piccola finestra di tempo per piazzare un unico colpo (è veramente un’occasione se non impossibile comunque rara, che i selvatici non scappino dopo il primo colpo).

La vostra arma dovrà quindi essere precisa e non necessariamente troppo leggera o ergonomica come nelle semiautomatiche.

Consiglio un peso massimo di 5 kg, di meno è meglio. Personalmente ho cacciato con grandi risultati anche con carabine di aspetto francamente tattico da 8kg o poco più. Non è vero che non si può, ma vi rende il recupero del selvatico, ad abbattimento effettuato, molto faticoso visto che non potete abbandonare l’arma e dovrete recuperare un animale che a spalla, vi assicuro leggero non è!

Due accorgimenti:

  1. Ricordatevi che sulla bilancia rientra tutto il vostro sistema d’arma: ottica, caricatore, cartucce, mire metalliche, bipiede, slitte o accessori aggiuntivi.
  2. L’arma più pesa più rende stabile il sistema, risulta più difficile strappare. Maggior peso significa quindi maggiore stabilità, perdona meglio gli errori ed è, alla fine, più precisa.

Concludendo, mantenete una giusta media in base alla vostra forza e ai vostri gusti.

Il Calibro

Veniamo al tanto discusso calibro: qui la parola chiave è destinazione.
Che selvatico volete insidiare? A che distanza media?

Tenete presente che in base ai dati raccolti il tiro medio italiano (Arco alpino escluso) è stato intorno ai 120 metri. Non sono uno di quelli che sostiene che il tiro long range non sia etico, ognuno possiede le proprie qualità ed in coscienza sa se quello che si accinge ad affrontare è “per lui” un tiro etico: ho visto cacciatori centrare con rosate da libro piastre a 500 metri, ovviamente non tutti, forse neanche la maggior parte, ma qualche grande tiratore c’è. A tal proposito però ricordatevi che alcune regioni hanno dei divieti da rispettare e dei range massimi di metri consentiti per legge nella attività venatoria. Detto ciò il mio unico consiglio è pensateci!

Se vi accingete a cacciare il capriolo il .223 Remington è meraviglioso, ha pochissimo rinculo, è molto preciso, è veloce, costa pochissimo ed è veramente letale, molto più di quanto sembri. Non snobbatelo perché piccolo: “Bigger is better” non è un valido principio.

Per le altre specie di ungulati il .308 Winchester vi permette di essere tranquilli fino ai 250 metri a mio parere; arriva anche oltre ma col fiato corto. Se volete e potete andare oltre, su specie coriacee come il il cinghiale, consiglio vivamente il 300 Winchester Magnum, meraviglioso calibro con una spinta e un knockdown invidiabili! Un po’ costosetto e sulla spalla picchia… montare un freno di bocca sarebbe saggio. (Tenete presente che gli sniper americani stanno cambiando piattaforma a favore proprio del 300WM!)

Certo, tutti i calibri legalmente accettati si possono usare e alla fine portano i loro risultati, lungi da me consigliarvi di lasciare a casa carabine che già avete, usatele e vedrete che funzionano, ma qui si parla di un consiglio personale su un nuovo e magari primo acquisto… come dice il titolo d’altronde.


Il Calcio

Continuiamo con il calcio: legno o polimero?
Entrambi hanno vantaggi e svantaggi come tutte le cose.

Il legno è indiscutibilmente più bello, ha una reazione al rinculo che lo rende più stabile e indirettamente più preciso, ma è sensibile agli agenti atmosferici, nemico dell’acqua, si muove con la temperatura, si rovina molto facilmente ed infine è disponibile in sempre meno modelli e in ancor meno conformazioni (sono molto poche le case costruttrici che fanno calciature aftemarket regolabili con bedding in alluminio e magari thumbhole in legno!).

Il polimero è orrendo, senza nessuna poesia e meno preciso, ma estremamente pratico. Disponibile in una miriade di conformazioni, satura il mercato delle calciature aftermarket, dotato di bedding o meno, di aspetto tattico o classico, completamente regolabile alzo/deriva o fisso. Costruito in tutti i colori e livree immaginabili è un materiale leggero e completamente insensibile, o quasi, agli agenti atmosferici, più economico del legno, ma molto meno lavorabile… se non ti piace lo cambi non lo aggiusti!

Diciamo che è un po’ una battaglia generazionale: l’anziano legno è fatto per durare ed essere lavorato se necessario: curato, nobile, ma meno pratico… il polimero… è social!!

Ciò detto lascio la scelta completamente a voi.

La Canna

Il dilemma più frequente è sulla lunghezza: lunga o corta?
Anticipo che ogni calibro ha le sue dinamiche e ad ogni calibro corrisponde una canna massima ed una minima se non lo si vuole castrare.

In generale una canna lunga migliora la balistica interna e riesce a spremere il massimo dai calibri, ma pesa di più e nella caccia risulta ingombrante.
Una canna corta è più precisa (non il contrario come si crede) pesa meno ed è meglio maneggevole, ma riduce la distanza massima d’ingaggio del bersaglio.

Le canne dipendono completamente dalla loro costruzione, se potete scegliete le migliori.

Possono essere rastremate o piene, semipesanti, pesanti o leggere. Le canne pesanti sono più precise e si surriscaldano molto meno al conseguirsi dei colpi, ma come dice il nome: pesano!

Le canne rastremate si raffreddano prima, ma siccome conferiscono un aspetto tattico all’arma e vanno di moda, verificate che il costruttore sia serio e non abbia eseguito i solchi su una canna in cui inficiano la robustezza della stessa! Le canne semipesanti o leggere come ci suggeriscono i nomi sono rispettivamente più sottili, più leggere e più facili al surriscaldamento e favoriscono la migrazione dei colpi sul bersaglio in corso di sessioni prolungate di tiro, ma ricordatevi che parliamo di caccia e che quindi spareremo uno, forse due colpi di seguito!

Importantissimo è il passo di rigatura, che lungi dall’essere uno unico per ogni calibro è purtroppo sconosciuto o tralasciato dai più. In generale ve ne sono di circa 3 tipi, convenzionale, poligonale e multiradiale.
Il primo rappresenta la maggioranza delle carabine, più rari e ricercati gli altri due. Il passo MMR è un marchio nostrano della ditta Sabatti, ultimo nato, racchiude in sé i benefici degli altri due: aumenta le velocità d’uscita e riduce le pressioni in canna, oltre che è più facile da tener pulito. Unica piccola pecca, se cosi si vuole chiamare, occorre prestare un po’ di attenzione in più nell’utilizzo delle munizioni con palla monolitica con ricariche più calzate e pulizie più frequenti.

Il passo oltre al “genere”, appena visto, che dipende dalle diverse costruzioni delle case armiere, possiede anche una velocità, cioè causa un giro completo della palla in canna in una specifica distanza misurata in pollici; così che 1:12 (classico passo .308W) causerà 1 giro completo del proiettile in 12 pollici di canna, 1:8 produce un giro completo in soli 8 pollici e sarà quindi un passo più veloce.

A seconda del selvatico che vogliamo cacciare la nostra scelta volgerà su una palla più pesante o più leggera muovendoci tra quelle che il calibro ci consente. A tal riguardo ancora una volta il 7,62 ci sorprende con una disponibilità di pesi di palla veramente ampia e di altrettanti possibili passi di rigatura. Come regola generale un passo di rigatura più veloce, 1:8 per esempio, stabilizzerà anche palle più pesanti ed uno più lento come 1:14 invece risulterà migliore per palle più leggere.

L’otturatore

L’otturatore girevole scorrevole della nostra carabina è un altro elemento da valutare.

Storicamente tutti derivano dal mitico Mauser ’98 e nel tempo hanno subito alcune modifiche, qualcuna ahimè dettate dalla necessità di ridurre i costi. Ne è un esempio il sistema controllled round feeding Winchester pre ’64. Sistema robusto, stabile che permette di mantenere ferma la cartuccia in fase di caricamento durante tutto lo scorrere dell’otturatore. Questo sistema era stato inventato quando le necessità militari imponevano il caricamento in tutte le posizioni anche ad arma completamente ribaltata, risulta ormai quasi abbandonato dal mercato generale se si tralasciano carabine molto costose che per il momento non ci interessano, oppure alcune eccezioni come la stupenda  CZ 550 o la mia adorata Winchester 70 pre ’64 / classic hunter.

La maggioranza degli otturatori è ormai push feed tipo Remington 700 per capirci, robusto, affidabile e anche veramente “smooth” nel caso dello sniper rifle americano, e non a caso i reparti americani utilizzano proprio quest’arma, leggermente modificata, per servire la patria.

A mio parere rispetto all’otturatore Mauser ’98 o Winchester pre ’64, il tipo “push feed” perde un po’ di poesia.

Da ultimo ricordate che alcuni si aprono a 90 gradi, altri a 60: questi ultimi saranno più veloci nel ricaricare e ribattere il colpo perché ovviamente le vostre mani devono fare meno strada.

La sicura posta sull’otturatore potrà avere due o più posizioni, permettendo o meno lo scarico ad arma in sicura. Ritengo che questa sia una comoda possibilità in più ed aumenti la sicurezza.

La manetta di apertura dell’otturatore nelle diverse marche ha una forma e un ingombro differente, ricordatevi che le manette più piccole sono difficili da prendere e scivolano nell’agitazione del tiro del riarmo su una ambita coppiola. Io ho le mani grandi, preferisco quindi quelle più grosse e leggermente distaccate dal corpo dell’arma.


Ottica e slitte

State pur stretti nel budget dell’arma, ma spendete tutto quello che il portafogli (e la moglie) vi permette nell’ottica! E’ forse una delle poche cose in cui la marca e il prezzo corrispondono alla qualità. Non vi tedierò citando i soliti blasonati marchi, scrivo solo qualche trucchetto forse già conosciuto.

  1. La marca significa qualità delle lenti e qualità costruttiva! Le marche o le serie di ottiche adottate dai reparti speciali militari devono rispondere a qualità costruttive veramente elevate, molto di più delle civili, puntate quindi ad un compromesso tra marca, lenti e qualità costruttiva, non puntate tutto su una sola caratteristica. Tenete presente che nella mia esperienza ho praticamente avuto quasi solo problemi seri di qualità costruttive con marchi insospettabili: lenti perfette… campana rotta, luminosità invidiabile… torrette rimbalzanti allo sparo, quindi ora sono sensibile all’argomento.
  2. Ricordatevi di fare i calcoli! La luminosità è fondamentale, campane da 56 a bassi ingrandimenti trasmettono indiscutibilmente più luce (diametro campana diviso gli ingrandimenti usati: 8×56 diventa 56/8=7, 10×50 diventa 50/10=5), ricordando che valori sopra i 7 eccedono il diametro pupillare in midriasi e pur essendo più luminosi sono vicini ad un plateau secondo cui all’aumento ulteriore corrispondono piccoli miglioramenti di luminosità.
  3. E’ vero che un reticolo fine cross hair o german 4 vi lascia la lente più pulita da segni e tacche di mira, ma uno mil-dot (o dotato di qualsiasi sistema bullet drop compensation) vi permette di sparare al volo senza toccare le torrette, solo mirando con un pallino diverso dal centro a seconda della distanza, ed è molto comodo!
  4. A tal proposito ricordatevi che non tutte le torrette sono veramente precise, anzi pochissime!
    Poniamo a titolo d’esempio che dopo aver telemetrato la distanza del vostro selvatico, per compensare la caduta del vostro proiettile, decidiate di dare qualche click alla torretta… quando tornate indietro con i click alla posizione identica di prima, non è in realtà più la stessa e la carabina non sparerà nello stesso punto identico (provare per credere!). Quindi a meno che non abbiate ottiche molto costose e di indiscutibile qualità, dal mio punto di vista: meno le tocco meglio è!
  5. Gli ingrandimenti sono un fattore di cui tutti parlano… nella caccia non servono sopra i x12 nei variabili ed è molto più importante (e limitante) l’ingrandimento minimo che massimo! Tra un 10x e un 12x o addirittura un 20x, sul campo di caccia, l’unica cosa che otterrete sarà di aumentare il buio all’aumento degli ingrandimenti e peggiorare il tremolio del reticolo. Se invece non tenete conto dell’ingrandimento minimo rischierete di perdere un animale a 50 metri perché avete un minimo di 8x o di non trovare il selvatico una volta passati dal binocolo con cui lo vedete benissimo, al minuscolo campo visivo del vostro riflescope variabile da 3000 euro.
    Quindi: non pagate il prezzo di ingrandimenti elevati, mantenete l’occhio sull’ingrandimento minimo e pensate invece ad un ottica ad ingrandimento fisso (6x-8x) e con i soldi risparmiati (si parla di anche 1000 euro di differenza) salite di marca, pagate un reticolo mil-dot o simile e di qualità costruttiva ineccepibile. Un accenno alle marche: il miglior compromesso qualità/prezzo lo ottenete con le marche Americane, se volete sognare.. comprate tedesco!
  6. Dulcis in fundo: montaggio! Vi prego non fidatevi del venditore inesperto! Investite 40 euro in una chiave dinamometrica e fatelo bene! Ho visto rompere un ottica per averla stretta troppo o montarne una talmente disassata che aveva rimasto 10 click in deriva!!!Partendo dall’inizio preferisco le slitte Picattinny. Acciaio o alluminio, non ho notato differenza a caccia. Alzano un po’ l’ottica rispetto alla canna e quindi vi danno una Sight Height (=distanza tra il centro dell’ottica e il centro della canna) peggiore, ma accettano attacchi a sgancio rapido e vi permettono di cambiare ottica senza troppo tribolare. Anche se ora non progettate di farlo, a meno che non abbiate la pecunia di disporre della miglior carabina con la miglior ottica, partirete se non dal basso, dal prodotto medio con buon rapporto qualità prezzo, per poi salire negli anni cambiando ottica. Vi farà comodo, anche se non ora, avere un sistema comodo da modificare, quando lo dovrete fare. In aggiunta non costa neanche troppo in più rispetto ai classici attacchi fissi STD.Generalmente come tutti, utilizzo e mi sento di consigliarvi ottimi attacchi, ma ho amici più bravi di me che escono con qualità inferiori con ottimi risultati. Non saprei cosa dire quindi, ma so per certo che quando ho problemi di precisione, andare a ricercare il difetto su sistemi che potrebbero “ballare” vi farà diventare idrofobi, costringendovi, dopo estenuanti prove al poligono, a comprare i migliori attacchi del mondo, esagerando anche!
    Quindi sto dalla parte dei bottoni comprando degli onestissimi Leupold.
Conclusioni

Concludendo e riassumendo. Vi consiglio di acquistare una carabina a otturatore girevole scorrevole di buona marca ma non eccessivamente costosa, come può essere un’americana, con un calibro tuttofare per esempio il .308 W. Slitta picattinny, ottica al meglio delle finanze.

Direi che ve la potete cavare con un budget di circa 2000€, date un occhiata all’usato visto che i colpi sparati a caccia sono pochi!

Saluti #hunterheart!

Photo credit: jfwalker/shuttershock

Scritto da Tom Bishop

Tom Bishop
30 anni, vive tra Rimini e Bologna. Medico di professione, nasce con la passione delle armi da fuoco che segue e studia attivamente. Amante della caccia di selezione che pratica con costanza in due regioni, esercita la stanziale con un fidato bracco italiano. Frequentatore di poligoni non disdegna sfide di tiro tattico operativo su piastre alla lunga distanza.

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