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L’agricoltura è la più grande minaccia per la biodiversità

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In Europa, nel corso dei millenni, l’agricoltura ha trasformato il paesaggio naturale: oggi, circa il 40% del territorio è destinato all’utilizzo agricolo, e si stima che più della metà delle specie europee abbiano nei terreni agricoli il loro habitat principale. Quindi, non sorprende che l’agricoltura ha una profonda influenza sulla biodiversità dell’Europa. Quello che è scioccante è che gli stessi Stati membri dell’UE hanno identificato l’agricoltura come la più grande minaccia per la biodiversità.” Ad affermarlo sono Christina Ieronymidou e Sanya Khetani-Shah, in un recente articolo pubblicato su BirdLife International che potete leggere qui in lingua originale. Di seguito vi riportiamo un estratto tradotto e reinterpretato in italiano.

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I NUMERI DEL DECLINO DELLE POPOLAZIONI DI UCCELLI CHE VIVONO IN HABITAT AGRICOLI 

Il EU Farmland Bird Indicator, un importante indice che valuta l’andamento delle popolazioni di 39 specie di uccelli tipici dei terreni agricoli Europei, rivela che le popolazioni di tali specie (come la Tortora europea e il Cardellino) sono diminuiti del 57% dal 1980 ad oggi, e che i peggior cali  si sono registrati nei paesi che sono in Europa da più tempo.
Anche lo State of Nature, il più completo report sullo stato di conservazione delle specie e degli habitat Europei, indica che più della metà delle specie di uccelli che vivono in habitat agricoli e zootecnici sono in uno stato di conservazione sfavorevole: il 25% sono minacciati di estinzione e il 28% sono a rischio, con popolazione in calo o in impoverimento.
Allo stesso modo anche la European Red List of Birds, che valuta lo stato di minaccia a cui sono sottoposte le 533 specie di uccelli tipicamente presenti in Europa, rivela come gli uccelli legati ai terreni coltivati siano il gruppo di volatili più minacciato.

PERCHE’ QUESTI CALI DI POPOLAZIONE?

Per la comunità scientifica è ormai ampiamente riconosciuto che le principali cause che hanno portato al declino delle popolazioni di uccelli tipici di habitat agricoli va ricercato nei cambiamenti dell’utilizzo del suolo e nell’intensificazione delle pratiche agricole. In merito, sempre il report Europeo State of Nature mostra che le modifiche nelle pratiche di coltivazione e i cambiamenti dei regimi di pascolo sono le principali minacce per la conservazione delle popolazioni degli uccelli Europei.
Le cause specifiche variano poi da regione a regione: in Europa Settentrionale e Occidentale i principali responsabili sono il maggiore uso di fertilizzanti e pesticidi, i cambiamenti e le rotazioni delle colture; in Europa Centrale e Orientale, invece, la causa principale è l’intensità di gestione dei fondi agricoli: per aumentare la resa delle colture diminuiscono sempre di più i terreni lasciati a maggese che sono un importante luogo di riproduzione per molteplici specie di uccelli; nel Mediterraneo infine, l’intensificazione delle pratiche agricole in alcune zone e l’abbandono dei terreni coltivati in altre, sono i principali responsabili della diminuzione delle popolazioni degli uccelli legati all’agricoltura.

NON CI SONO LEGGI COMUNITARIE PER FERMARE QUESTO DECLINO? 

In realtà, proprio la cosiddetta EU Common Agricultural Policy (CAP), la politica agricola europea, è una delle cause principali dei cambiamenti nelle pratiche agricole. La CAP, infatti, ha determinato l’abbandono dell’agricoltura tradizionale a bassa intensità (in cui la terra rimaneva incolta tra i periodi di coltivazione) per favorire l’agricoltura intensiva che ha influenzato negativamente la biodiversità.

Successive riforme della CAP hanno cercato di mitigare il suo impatto sulla biodiversità, promuovendo misure che potrebbero davvero fare la differenza, come il pagamento dei sussidi agricoli a chi attua delle misure agricole rispettose dell’ambiente. Tuttavia, a causa della scarsa applicazione, di scappatoie e della mancanza di fondi, la loro efficacia è stata scarsa. Nel caso dell’ultima riforma della CAP (2014) c’è stato addirittura un passo indietro: son state formulate un insieme essenzialmente vuoto di misure ecologiche che a detta degli scienziati non contribuiranno a migliorare la strategia di conservazione della biodiversità in Europa.

NON TUTTE LE SPERANZE SON PERDUTE 

Fortunatamente ci sono esempi che mostrano la strada giusta da seguire, come la RSPB’s “Hope” Farm, una fattoria di 450 acri nel Cambridgeshire (Regno Unito), dove con pratiche agricole rispettose dell’ambiente si è dimostrato come sia possibile fare agricoltura in modo redditizio e allo stesso tempo salvaguardare la biodiversità.

In questa fattoria i terreni sono un mix di colture, pascoli, siepi e boschi, in cui le pratiche agricole rispettose dell’ambiente, come il taglio delle siepi e delle rive una sola volta ogni tre anni (questo protegge la nidificazione degli uccelli e salvaguarda i luoghi di alimentazione), insieme alla creazione di habitat ricchi di sementi e insetti, hanno favorito l’incremento delle popolazioni di uccelli, e attratto nuove specie, che ora si riproducono su questi terreni.

Dal 2000, anno in cui la fattoria è stata acquistata, il numero di uccelli nidificanti è aumentato del 140%, e le popolazioni di allodole, di fanelli e di zigoli giallo (tutte in declino in Europa) sono triplicate. Questo dimostra come misure agricole ben pianificate e ben applicate, possono essere molto efficaci nel fermare la perdita di biodiversità.

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