Piacere, sono Mr. Wolf: risolvo problemi (Cit. Pulp Fiction)

Il nonnino e la camoscia... una storia davvero incredibile!

Come sempre, mi son preso una lunga pausa… ma non è che possa inventarmi dei racconti di caccia che non vivo. E anche durante la pandemia non ho avuto tempo per scrivere una delle ultime avventure della scorsa stagione.

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Il 2019 è stato un anno ricco di emozioni, ma non così ricco nel carniere. Si è concluso, però, con una delle solite, epiche e picaresche avventure. Sono in forse se raccontarvela… è una storia davvero incredibile! Neanche il mio tecnico faunistico ha mai sentito qualcosa del genere in 30 anni di lavoro al centro di controllo; forse per questo siamo restati più di due ore al centro per farci assegnare questo “capo sanitario”…

Sà… non resisto, provo a farvela breve.

Il nonnino e la camoscia

Vi ricordate il nonnino che mi aveva ceduto un capo due inverni fa?
Beh, sempre lui mi chiama. Anche quest’anno, visto i troppi problemi, vuole cedermi la sua camoscia. Mancano solo tre uscite e lui non ne ha fatta neanche una. Ha passato l’autunno vicino alla moglie che fortunatamente ora sta bene.  Mi dice anche “il prossimo anno non vado più a caccia… appendo la carabina al chiodo!”
Non resisto e gli dico: “Scusa, ma mancano 3 uscite e io un posto comodo per una camoscia lo conosco. Perché non andiamo insieme, se tua moglie ora sta bene… Dai!!?”

Non ho dovuto chiederlo una seconda volta, e così si partiamo alla ricerca di una camoscia per concludere una carriera con più di 60 stagioni venatorie.

Prima uscita

La troviamo proprio dove l’avevo vista le settimane precedenti. Giornata uggiosa, nebbiosa, un po’ di neve residua, ma niente di pericoloso. Purtroppo, però, non riusciamo nella stoccata, le andiamo vicino, ma neanche da toccarla… e via per balze e dirupi.

Seconda uscita

Ultimo giorno d’apertura del camoscio. Un piccolo inconveniente mi obbliga ad andare a lavoro. Affido l’amico a Gianni e Mascotte. Non ho molto da fare al lavoro, in caso di necessità sono solo a un ora di macchina. E tanto so già che Gianni, ansioso com’è, mi aggiornerà ogni mezz’ora.

7.15 Siamo al posto.
7.38 Niente camosci.
7.53 Si, eccola! (la femmina dell’altra uscita).
8.10 Appena a posto spariamo.
8.30 Presa! Caduta! Mascotte sta andando a recuperarla, serve una corda.
8.54 Abbiamo un problema!
Parte la chiamata: “Beh?! Che è successo?”
“É successo che è un maschio, e non una femmina…”
“Ma che ca**o dici! Non ne hai mai sbagliato uno, com’è possibile?”
“Ehhh… non ti ci mettere anche te! Era là da solo, stesso identico posto, non l’avrò guardato bene, non so cosa dirti… e adesso?”
“Adesso arrivo, datemi un ora e dieci minuti, volo!”
“Va bene, ti aspettiamo, tanto mascotte sta recuperando la bestia”

Un’ora e otto minuti dopo…

La corda serve per recuperare il camoscio, dobbiamo guadare il grosso torrente e con un camoscio in spalla non è fattibile, né a valle né a monte, per centinaia di metri. Decidiamo, quindi, per una tyrolienne.
Mezz’ora di lavoro e il camoscio è ai miei piedi.
Il nonnino ha una faccia… Gianni non ve lo dico neanche, lui che per tutti è “occhio di falco”… L’unico contento, come sempre, è Mascotte, soprattutto per il recupero che gli è costato 2 ore di ravanage di 4° livello… ma a lui piace soffrire.

Prendo tra le mani il camoscio, un bel maschio (siamo sulla neve).
“Ma scusate un attimo, primo: come cavolo avete fatto a prenderla per una femmina con ‘ste corna? Secondo: dov’è che gli avete tirato?”
Giro e rigiro il camoscio, e noto che non c’è una goccia di sangue, men che meno un foro… Mi tiro su da terra, faccio un sorriso e la mia solita faccia da scemo, mi avvicino a Gianni e al nonnino interpretando un personaggio in una scena di un film epico quale pulp fiction di tarantino: “Piacere, sono Mr. Wolf, risolvo problemi!”

Gianni mi guarda stupito e mi manda subito a quel paese, il nonnino è taciturno, solo Mascotte capisce che ho in mente qualcosa.  Così inizia la pantomima: “Scusate, non vorrei fare il rompi, ma se gli avete tirato al collo, come dite, mi fate vedere la ferita? E mi spiegate perché non c’è una goccia di sangue?… Ma soprattutto mi spiegate meglio cos’è successo? “
“Era li nella grottina… appena ferma gli abbiamo tirato al collo, ha fatto due passi ed è ruzzolata giù dalle balze”
“Ok, vi credo, ma perché non c’è il colpo e non c’è sangue?”

Mentre i tre si confrontano a me inizia a frullare in testa l’idea di chiedere il sanitario: sarebbe carino se il nonnino terminasse la sua carriera venatoria con un sanitario. Una vergogna se appendesse il fucile al chiodo con un errore di tiro e un verbale amministrativo.
“Dai, carichiamolo e andiamo a consegnarlo, se va bene è sanitario, se no, sarà un errore di tiro. Voi annuite sempre e fate parlare me, che ho un’idea.”

Più tardi al centro di controllo…

“Ciao” faccio io.
“Ohh Ciao… allora?” Mi risponde il tecnico faunistico.
Entrano poi Gianni e il nonnino. Il tecnico si gira verso quest’ultimo e gli fa: “Ohhh buongiorno, come va? Ma che ti accompagni a questa banda qui ora?” Il nonnino saluta, ma non è in condizione di rispondere a tono, vista l’agitazione… e così mi intrometto subito:
“Ehhh, infatti, abbiamo un problema… giochiamo la carta del sanitario!”
“Ah sì? Cos’è successo?”
“Guarda che è una storia assurda!”
“Di storie assurde in questo mestiere, da voi cacciatori, ne ho sentite tante! Ma poche che reggessero.”
“…Allora… i nostri eroi dopo aver binocolato e avvistato il camoscio, procedevano a dargli schioppetata. Dopo esplosione, il camoscio precipitava rovinosamente da balze e dopo circa mezz’ora lo stesso veniva recuperato. Noi però abbiamo mirato al collo e una volta esaminato il camoscio non ho trovato traccia del nostro colpo. Ipotizzo quindi infarto… e quindi gioco il sanitario, visto poi che il camoscio non è una femmina ma un maschio.”
“Questo lo vedo…”

Il tecnico inizia l’autopsia, dopo un buon dieci minuti si gira verso di me: “Tih, Ciccio… questo cos’è?” Indicandomi un buco dietro la spalla. Nel frattempo che gira l’animale, infila una stecca di legno proprio come nei telefilm nel buco trovato e andando a ricercare nell’altra spalla, tira fuori un colpo ancora parzialmente integro.
Lo butta sul tavolo: “E questo di chi è?” La stecca passa tutta la gabbia toracica del camoscio, passando per il cuore, il tecnico lo rimuove e vede all’attaccatura alta dello stesso, il foro passante.
“Ah, non l ‘avevo trovato, grande!… Però non è nostro!”
“Ma come non è vostro, e di chi è?
“Ma scusa, noi gli abbiam tirato al collo, vabbé che stava in una grottina, ma anche se l’avessimo sbagliato, prendendo la parete di roccia… che il colpo rimbalza, rimane integro e lo fora passante per il cuore?”
“Ah io non lo so… ma il foro c’è, il colpo anche…”
“Posso vedere il colpo?” E prendendolo in mano faccio:Hai mica un calibro? Visto che la parte posteriore è integra, vediamo che calibro è… Perché noi gli abbiam tirato con un 30.06 e a me sto colpo pare piccolo, oltre che noi avevamo munizione in softpoint e questa pare tanto una monolitica…”
Il tecnico prende il calibro e misura: “6,5!!!”
“Ehhh vedi, non è nostro quel colpo… ripeto: noi gli abbiam tirato, ma non l’abbiamo preso, è caduto lo stesso, ma probabilmente d’infarto, anche perché come puoi notare non c’è sangue fresco dentro…” e mentre che parlavo mi venivano in mente, soprattutto dopo averlo visto usare la stecca, i mille telefilm visti e rivisti durante le cene invernali…
Nel frattempo riprende il cuore in mano e lo riesamina. Lo sguardo fa intendere che non crede a una sola parola… “Chiamiamo il veterinario!”

Dopo una buona oretta di attesa trepidante…

Arriva il veterinario. Brevemente gli esponiamo i fatti. Dopo aver ascoltato, esaminando il cuore esclama: “Mah si! Ci sta la storia del cacciatore, questa ferita al cuore ha almeno una settimana indicando il foro al tecnico “Fosse di giornata non avrebbe questo colore intorno al foro. La storia regge secondo me.”
Al che il tecnico risponde con fare sarcastico: “E quindi sarebbe morto d’infarto, ma soprattutto rimasto in vita una settimana, con quel foro nel cuore?”
Il veterinario lo guarda, e se ne esce con: “Son animali molto forti, in trentanni di lavoro non mi stupisco più di niente”
E io da dietro: “Quindi l’accendiamo? Sanitario?!!! ehh, ehh, ehh??”
Alla fine l’abbiam scampata: sanitario! Non vi dico la gioia, soprattutto mia, di essere riuscito, dicendo la verità, a evitare l’errore di tiro al nonnino.

***

Mentre scrivo è settembre e manca un non nulla all’apertura del camoscio. Anzi, in realtà è già aperto, ma non per gli assegnatari del maschio che iniziano il primo di ottobre.
Quest’anno mi è stato nuovamente assegnato il maschio. Ho qualche attrezzo nuovo e un nuovo fucile che sogno da cinque anni…
Mercoledì o domenica inizierò i miei giri solitari per cinghiali, in attesa del primo di ottobre.
La mia sesta stagione venatoria…
Il mio primo rinnovo di porto armi…
Ma ancora un pivello con tanto da imparare.

In bocca al lupo a tutti

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