Toscana, risultati della legge obbiettivo: luci e ombre su cui riflettere

In questi giorni sono stati pubblicati i dati ufficiali sugli abbattimenti di ungulati, nella fattispecie cinghiali, inerenti all’annualità 2016 per la regione Toscana. I numeri presentati sono davvero notevoli, si parla di circa 100.000 cinghiali abbattuti su tutto il territorio regionale tra caccia nelle zone vocate, caccia di selezione nel territorio libero ed infine controllo all’interno delle strutture pubbliche.

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L’assessore Remaschi ha espresso in una nota la sua soddisfazione per i risultati conseguiti dall’applicazione della legge obiettivo (approvata proprio lo scorso anno per far fronte agli ingenti ed ormai insostenibili danni causati dagli ungulati su tutto il territorio regionale), seppur applicata con notevole ritardo a causa dell’allora attuale formazione dei nuovi comitati di gestione degli ATC toscani.

Dobbiamo ammettere che i dati riportati sono incoraggianti, anche soprattutto grazie all’introduzione della caccia di selezione per il cinghiale nelle aree non vocate. Tutto questo ha portato dei miglioramenti considerevoli, ma non dobbiamo ritenere che rappresenti la vera soluzione al problema che è ben più complesso ed articolato nella sua interezza.

Aumentano gli abbattimenti ma non in modo omogeneo

Partendo da un’analisi attenta dei dati forniti dalla regione possiamo constatare che gli abbattimenti di ungulati (specialmente di cinghiali) si sono alzati sì nel loro valore assoluto rispetto agli anni precedenti, ma se scorporiamo singolarmente i dati degli ATC toscani notiamo una considerevole discrepanza fra essi e che il buon risultato non è equamente suddiviso tra gli stessi; bensì Siena, Firenze ed in parte Arezzo hanno contribuito significativamente ad alzare l’asticella portando il risultato in positivo.

Nel caso dell’ATC di Siena il risultato è stato particolarmente significativo, si sono raggiunti tra caccia programmata nelle aree vocate, caccia di selezione ed infine controllo, i 20.000 capi abbattuti su tutto il territorio provinciale. Nella fattispecie per le squadre sono stati aumentati e raggiunti i capi assegnati nel territorio vocato (grazie al lavoro continuo ed attento delle squadre dei cinghialai che con serietà ed impegno si sono prodigate in questa stagione venatoria), ma non è tutto oro quel che luccica; negli ultimi due anni a causa delle inadempienze della ex-provincia di Siena la gestione ed il controllo degli ungulati è totalmente mancata, soprattutto nelle strutture pubbliche quali AFV e ZRC, arrecando fra l’altro anche gravi danni oltre che all’agricoltura anche alla selvaggina Nobile Stanziale.

Nonostante tutto questo e la stessa farraginosità della legge obiettivo toscana per l’applicazione dell’articolo 37, nel 2016 i risultati conseguiti sono stati significativi grazie soprattutto alla dedizione dei rappresentati degli ATC e dei Cacciatori.

Si può migliorare?

Dobbiamo però essere realisti, seppur l’inizio è stato positivo (e se gli organi regionali preposti avessero sin da subito ascoltato la voce dei cacciatori lo sarebbe stato ancor di più) restano molte questioni aperte da risolvere quanto prima.

Le procedure autorizzative agli interventi di controllo sul cinghiale devono essere significativamente snellite per garantirne la piena efficacia ( attualmente sono molto lente e necessitano di diversi passaggi prima di arrivare dalla richiesta all’attuazione dello stesso), gli interventi dovrebbero essere infatti realizzati puntualmente ed in tempi rapidi anche (e soprattutto) nella fase di prevenzione del danno, cosa che fino ad ora è mancata.

Occorre, inoltre, agire con coraggio sulle leve della pianificazione (piano faunistico regionale) anche ridefinendo quelle che sono le aree vocate alla caccia al cinghiale (sappiamo che soprattutto in superfici boscate molto vaste il servizio reso dalle squadre non può essere equiparato a nessun’altra forma di caccia soprattutto in termini di risultati). La Regione nel 2016 aveva aperto la questione lasciando che poi tutto si dissolvesse in una bolla di sapone.

Deve poi essere attuato un piano serio contro una “certa cultura (o meglio sotto-cultura) animalista” molto lontana dalla realtà rurale, che influenza e condiziona fortemente tutte le decisioni dei tavoli regionali e non solo. Basti vedere le ultime vicende sulla ormai attualissima “questione Lupo”.
Purtroppo non sempre le scelte giuste da fare sono le più popolari ma bisogna trovare il coraggio di farle: tutte le aree a divieto di caccia quali, Oasi, Riserve Naturali, Demanio Forestale ed anche Parchi Regionali e Nazionali devono poter essere controllate e gestite anche dal punto di vista venatorio, se si vuole evitare il tracollo.

In assenza di una strategia complessiva per gli ungulati su tutto il territorio Regionale si rischia che gli sforzi profusi siano vani, continuando ad alimentare l’ormai insostenibile anomalia che vede gli ingenti danni provocati da queste specie rimborsati dai soli cacciatori, pur essendo la fauna patrimonio indisponibile dello Stato. Se per il rimborso di questi danni venissero coinvolti anche tutti i cittadini “non cacciatori” credo che la questione diverrebbe molto più palpabile anche per tutti coloro che parlano di “sterminio e stragi”.

Per ultimo ma certamente non meno importante va ricordato che attualmente gli ATC sono sì attivi, ma in fase di ricostituzione, dato che una sentenza della corte costituzionale li aveva giudicati illegittimi (come se in Italia la Corte Costituzionale non avesse di meglio da fare che osservare gli ATC toscani…) in quanto organismi non più sub-provinciali come previsto dalla normativa. Se questa ricostituzione non avverrà in tempi brevi si rischia di perdere altro tempo prezioso per la gestione e la salvaguardia del nostro territorio.

Concludo augurando all’Assessore ed alla giunta buon lavoro, auspicando che sempre più riconosca nei cacciatori i primi e fondamentali controllori della fauna e dell’ambiente.

Photo Credit Leopoldo de Castro (license)

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