Gli habitat degli acquatici, migliorarli non è impossibile. L’esempio delle risaie

Il mondo scientifico ci indica la strada per creare nelle nostre pianure degli habitat che attirino grandi quantità di uccelli acquatici favorendone la permanenza.

Ormai da molti anni il mondo venatorio ha a disposizione numerosi studi scientifici che permettono agli operanti nel campo di avere, non soltanto dati e monitoraggi attentamente svolti, ma anche una vasta gamma di ulteriori informazioni sulle abitudini di tutte o quasi le specie d’interesse venatorio. Purtroppo, ciò che sembrerebbe così facile e lineare sulla carta, spesso si scontra con le più disparate difficoltà della realtà: le vecchie abitudini e tradizioni vengono soltanto scalfite dalle nuove evidenze scientifiche.

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Lo stesso mondo accademico è frequentemente guardato con sospetto anche dai più illuminati cacciatori che ne temono i fini, d’altra parte non sempre trasparenti. È vero che alcuni spiacevoli inconvenienti dovuti alla presenza, anche nel mondo scientifico, di individui che con ben poca serietà si schierano irrazionalmente contro o a favore della caccia vi sono stati in passato come vi saranno in futuro; tuttavia, la collaborazione tra questi due mondi è di fondamentale importanza, così come lo è il radicamento e il legame degli ATC con il territorio.

L’importanza della gestione faunistica della migratoria, proviamo a farci un’idea

Dopo questa doverosa premessa, possiamo entrare nel vivo di uno degli aspetti più trascurati da ATC e cacciatori: gli interventi in favore della fauna migratoria.

Infatti, se per la stanziale qualcosa si è fatto e vi sono ATC, anche se non numerosi, che si sono attivati con miglioramenti ambientali ben strutturati su larga scala, per tutte le specie che dal nostro paese passano ogni anno alla ricerca di un clima più temperato ci si è sempre mossi molto lentamente e con scarso impegno. In questo articolo, vogliamo analizzare l’habitat delle risaie e provare a capire come si può rendere questa cultura, presente con una buona percentuale sul territorio nazionale, il più abitabile e attrattiva possibile per tutte le specie di acquatici.

Uno studio svolto in Francia nel 2016 dal titolo Seed Density and Waterfowl Use of Rice Fields in Camargue, France di C. A. Pernollet, F. Cavallo, D. Simpson, M. Gauthier‐Clerc e M. Guillemain e pubblicato sul Journal of Wildlife Management n°81 del 2017, ha analizzato la ricchezza in semi in alcune risaie le cui stoppie sono state trattate in modo diverso: aratura, allagamento, bruciatura, sbriciolatura e discatura. I risultati non hanno presentato grandi differenze tranne che per le risaie che, dopo il raccolto, sono state immediatamente arate; in questi casi i semi andavano rapidamente esaurendosi.

Nel medesimo studio si è osservata anche la presenza notturna di anatidi nelle diverse tipologie di risaia. In questo caso si è visto che l’allagamento senza precedenti interventi risultava nettamente più favorevole alla presenza di questi uccelli, con una media di 43 individui per ettaro in ogni giornata di autunno e inverno.

Alcune azioni che muterebbero la presenza di molte specie nei nostri territori

Preso atto di queste nuove informazioni, possiamo addentrarci nel tema in modo più approfondito attingendo altre evidenze scientifiche da uno studio svolto su territori pianeggianti di Francia, Spagna e Italia e i cui risultati sono apparsi nel numero 186/2015 del Biological Conservation, dal titolo “A comparison of wintering duck numbers among European rice production areas with contrasting flooding regimes”. In questo lavoro gli esperti hanno preso in esame aree europee in cui vi sia un’elevata produzione di riso e si sono concentrati sui diversi regimi di allagamento.

Per giungere a risultati statistici completi sono state osservate numerose variabili: dall’estensione delle risaie allagate alla quantità di aree umide naturali presenti, dalle specie di anatidi presenti al tipo e intensità di pressione venatoria effettuata nelle diverse aree.

Il risultato più evidente è l’elevata quantità e varietà d’individui avvistati nelle risaie allagate nel periodo autunno-invernale; è altrettanto evidente che i territori italiani sono risultati essere quelli più poveri, nonostante l’elevata presenza di risaie nelle zone studiate (Vercelli e Pavia).

Una possibile spiegazione di questo risultato può essere rintracciabile nella povertà di risorse alimentari di queste zone, dovuta al minor numero di risaie allagate rispetto a quello delle altre aree prese in esame. Questo aspetto è grave quanto difficile da comprendere visto che molte regioni hanno inserito questa azione nel Piano di sviluppo rurale e tra di esse vi è anche la Lombardia; ciò significa che un agricoltore che decidesse di attuare questo intervento per almeno cinque anni riceverebbe un buon finanziamento.

Oltre alla strada appena citata ve ne sono altre, come i contributi che i singoli ATC possono stanziare per questo genere di miglioramenti; l’ATC Laudense Nord, per esempio, ha fatto uno sforzo in questo senso e, incrementando la biodiversità del proprio territorio, ha visto ampiamente ripagati i cacciatori che hanno usufruito di una varietà e di un numero di acquatici più elevato rispetto alle stagioni precedenti.

Un dialogo aperto e costruttivo con il mondo agricolo è ormai necessario

In conclusione, preso atto degli evidenti vantaggi che si possono ricavare da interventi di questo genere con uno sforzo che è alla portata di tutti, una domanda sorge spontanea: come mai pochissime risaie italiane risultano allagate in autunno? Non possiamo tirarci indietro da questa sfida che non solo ci donerebbe carnieri più ricchi e giornate venatorie più piacevoli, ma migliorerebbe vistosamente il pensiero dell’opinione pubblica nei confronti di quegli stessi cacciatori che troppo spesso vengono accusati di uccidere senza ritegno e senza rispetto tutto ciò che trovano sulla loro strada.

Un dialogo aperto e un confronto costruttivo col mondo dell’agricoltura deve, allora, essere all’ordine del giorno di tutti gli organi che di caccia e ambiente si occupano e laddove il dialogo con esso non dovesse arrivare bisogna ricordarsi che i soldi dei cacciatori possono essere utilizzati dai diversi ambiti territoriali per acquistare grandi quantità di selvaggina scadente e pronta caccia da mandare al macello, oppure per favorire questi interventi e rendere il nostro territorio più accogliente per quelle specie che da sempre lo attraversano o vi nidificano.

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