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Il piombo: un vecchio amico che andrebbe totalmente sostituito?

Questo metallo ha effetti negativi sugli uccelli acquatici, sui rapaci spazzini e sulla salute umana. La questione va affrontata con razionalità per capire qual è il reale impatto su ambiente e salute e per valutare se sia giunto il momento di smettere totalmente di utilizzarlo. Qui cerchiamo di farlo.

Negli ultimi decenni l’attività venatoria ha subito attacchi su tutti i fronti che hanno portato i cacciatori a chiudersi, sempre di più, finendo con il togliere spazio al dialogo, al confronto e alla crescita, finanche a dubitare della scienza. Ma fra tante accuse e critiche prive di fondamento scientifico, ve ne sono alcune che sono supportate da studi seri e ben documentati, di cui andrebbe fatto tesoro per rendere questa passione sempre più sostenibile. È il caso del piombo.

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Questo metallo, utilizzato per le munizioni sin da quando esistono le armi da fuoco, ha sempre svolto al meglio il suo compito, rappresentando il perfetto connubio tra costo, efficacia e semplicità di lavorazione. Da qualche anno, però, sono in crescita i pareri scientifici che sottolineano l’impatto negativo causato dal piombo presente nelle munizioni in numerosi ambiti, dall’effetto sugli ambienti umidi e gli animali acquatici, all’avvelenamento dei rapaci, sino agli effetti negativi sulla salute umana. Pareri scientifici che stanno portando più amministrazioni a valutare l’abbandono totale del piombo in ambito venatorio.

La questione è seria, e nonostante un buon numero di cacciatori italiani considerino ancora questi pareri soltanto come l’ennesimo tentativo animalista di attacco alla caccia, andrebbe affrontata con razionalità, senza ideologismi di parte, per capire qual è il reale impatto che il piombo può avere su ambiente e salute e per valutare se sia giunto il momento di smettere totalmente di utilizzarlo. Qui cercheremo di farlo.

Gli effetti del piombo nelle aree umide, un problema noto da tempo e che stiamo affrontando

Quando si parla di piombo nelle munizioni l’attenzione corre subito verso le aree umide. In questi habitat il piombo può accumularsi per anni a causa dell’attività venatoria e avvelenare gli uccelli acquatici che lo ingeriscono involontariamente. Era il 1959 quando uno studio scientifico americano ha evidenziato chiaramente per la prima volta il problema, che oggi è ampiamente e scientificamente documentato in tutto il mondo.

La via che porta all’avvelenamento è chiara. I pallini si accumulano facilmente sui fondali, dove persistendo per anni possono raggiungere elevate densità di accumulo. Diversi studi condotti nelle zone umide più importanti d’Europa hanno mostrato che si possono raggiungere densità superiori a 300 pallini/m2 accumulati nei primi 20 cm di sedimento. Una volta finiti sui fondali, i pallini vengono ingeriti involontariamente dagli uccelli acquatici (in particolare gli anatidi, ma sarebbero almeno 40 le specie considerate a rischio avvelenamento) che li scambiano per semi o per piccoli ciottoli che normalmente ingeriscono per macinare il cibo nel ventriglio. Una volta ingeriti, nell’arco di 2/3 settimane i pallini vengono anch’essi macinati e assorbiti. Il livello di piombo nel sangue raggiunge il picco dopo due giorni dall’ingestione e può metterci fino a 36 giorni per tornare a livelli normali. Nel frattempo, il piombo può essere immagazzinato nei reni, nel fegato, nelle ossa e nelle piume, causando una forma di avvelenamento acuta o cronica.

Non essendo una tossina sito specifica il piombo può causare sintomi molto variabili, come perdita di peso, anemia, debolezza, letargia, atrofia muscolare, mancanza di coordinazione, equilibrio e mobilità, perdita della vista e della percezione della profondità, fino ad arrivare a convulsioni e paralisi. Tutto questo si traduce in una maggiore vulnerabilità alle malattie, ai parassiti e ai predatori; più in generale, in una ridotta possibilità di sopravvivenza degli individui avvelenati. Uno studio condotto in Camargue sul Germano reale, ad esempio, ha stimato che l’ingestione di più di un pallino può ridurre del 19% la possibilità di sopravvivenza.

È lecito chiedersi quanto sia esteso il fenomeno e quanti siano gli uccelli acquatici che ogni anno muoiono a causa dell’avvelenamento da piombo. Nonostante questo non sia un dato semplice da ottenere e possa essere soltanto stimato in modo approssimativo partendo dai dati di mortalità e di ingestione, gli studi in cui si è provato a rispondere a questa domanda (Andreotti et al. 2018, Mateo 2009) sono concordi nello stimare in circa 1 milione gli uccelli acquatici che in Europa muoiono ogni anno per gli effetti acuti dell’avvelenamento da piombo (considerando esclusivamente 16 specie di anatidi) e in circa 3 milioni quelli soggetti agli effetti da avvelenamento subcronico. Stiamo parlando di una perdita annua di circa il 7% della popolazione svernante in Europa.

Sulla base di queste evidenze scientifiche non dovrebbe stupire ciò a cui abbiamo assistito negli ultimi decenni: un crescente impegno di svariate amministrazioni nazionali nel limitare l’utilizzo delle munizioni in piombo nelle zone umide. Qualche data significativa:

  • 1976 – per la prima volta viene vietato l’utilizzo delle munizioni in piombo in alcune aree della Mississippi Flyaway in USA;
  • 1986 – la Danimarca vieta l’utilizzo delle cartucce con pallini in piombo nelle aree Ramsar. Il divieto verrà esteso nel 1993 a tutte le aree umide e nel 1996 a tutto il paese. Nell’aprile 2024, vietando anche l’utilizzo dei proiettili in piombo per la caccia grossa, la Danimarca diventerà il primo paese al mondo in cui l’utilizzo a caccia del piombo sarà completamento vietato;
  • 1991 – l’utilizzo delle munizioni in piombo viene vietato in tutte le zone umide degli Stati Uniti d’America e per la caccia a tutte le specie acquatiche in Norvegia, dove nel 2005 verrà esteso il divieto a tutte le specie, per poi essere ridotto nel 2015 alle sole specie acquatiche (a oggi la Norvegia è l’unico paese ad aver fatto un parziale dietrofront sulle limitazioni d’utilizzo);
  • 1993 – l’utilizzo delle munizioni con pallini in piombo viene vietata in alcune aree umide di Australia e Belgio e in tutte le zone umide in Olanda, che ne vieterà l’utilizzo in tutto il paese nel 1995 (oggi Olanda e Danimarca sono le uniche nazioni UE in cui le munizioni spezzate in piombo sono completamente vietate);
  • 1996 – La Finlandia vieta l’utilizzo delle munizioni in piombo in tutte le aree umide;
  • 1998 – Il Belgio vieta l’utilizzo in tutte le aree umide delle fiandre (nel 2005 verrà vietato anche nelle aree umide della Vallonia), la Svizzera ne vieta l’utilizzo in tutte le aree umide (nel 2012 sarà esteso a tutte le specie acquatiche), la Svezia nelle aree Ramsar e in generale per la caccia ad anatre e oche (nel 2002 in divieto verrà esteso a tutte le zone umide);
  • 1999 – L’Inghilterra vieta l’uso dei pallini in piombo nelle aree umide e per la caccia a tutte le specie acquatiche (lo stesso regolamento verrà adottato nel 2002 in Galles e nel 2005 in Scozia), il Canada ne vieta l’utilizzo per tutte le specie migratrici (salvo poche eccezioni);
  • 2001 – La Spagna vieta l’uso dei pallini nelle aree Ramsar (nel 2007 il divieto sarà esteso a tutte le zone umide dei siti Natura 2000);
  • 2006 – La Francia vieta l’utilizzo delle munizioni in piombo nelle zone umide;
  • 2008 – In Italia viene vietato l’utilizzo del piombo nelle zone umide ricadenti in aree speciali di protezione.

Negli ultimi 15 anni, a seguito degli accordi AEWA, vari paesi europei hanno limitato a vari livelli l’utilizzo del piombo nelle zone umide, limiti che sono stati armonizzati con l’entrata in vigore a febbraio 2023 del regolamento UE n.2021/57 che ha vietato l’utilizzo del piombo in tutte le zone umide europee.

Insomma, gli effetti causati dal piombo delle munizioni nelle zone umide sono noti da molto tempo, sono significativi e in alcuni Stati sono già stati affrontati e risolti da decenni. Il nuovo regolamento europeo permetterà di ridurre gli effetti in modo omogeneo in tutta Europa, salvaguardando approssimativamente un milione di uccelli acquatici all’anno.

Gli effetti del piombo sui rapaci spazzini, un problema da affrontare

Il piombo delle munizioni non crea problemi soltanto alle specie acquatiche. Negli ultimi decenni, infatti, diversi studi scientifici hanno dimostrato che può essere un’importante fonte di avvelenamento per i rapaci, in particolare per quelli che si cibano obbligatoriamente o volontariamente di carcasse: i cosiddetti uccelli spazzini.  

Anche in questo caso la via di ingestione è chiara: questi uccelli possono ingerire il piombo delle munizioni cibandosi di selvaggina ferita o uccisa e non recuperata oppure delle viscere degli ungulati abbandonate sul terreno di caccia.

Se vi sembra strano, dovete sapere che alcuni studi hanno osservato come gli uccelli spazzini abbiano ormai imparato a seguire attivamente i cacciatori, per cibarsi delle viscere abbandonate, e che la frammentazione delle munizioni in piombo gioca un ruolo cruciale. Analizzando ai raggi X le carcasse di animali cacciati, molti autori hanno dimostrato che i proiettili in piombo, ma anche i pallini delle munizioni spezzate, impattando contro le ossa possono frammentarsi creando delle piccole schegge, spesso invisibili a occhio nudo, che migrano lontano dal canale della ferita anche per decine di centimetri. È stato documentato che questa frammentazione, oltre a contaminare le carni, aumenta le probabilità di ingestione da parte dei rapaci e facilita l’assorbimento a livello intestinale per via delle ridotte dimensioni delle schegge.

Una volta assorbito, il piombo causa gli stessi effetti già visti sugli acquatici e in base ai livelli di assunzione può provocare un avvelenamento acuto, spesso mortale, o cronico, che abbassa le probabilità di sopravvivenza.

Anche in questo caso è lecito chiedersi quanto sia esteso il problema, quanti siano i rapaci morti per avvelenamento da piombo e quanto questo influenzi le dinamiche di popolazione delle specie coinvolte. Alcuni studi recenti e condotti ad ampio spettro hanno indagato la questione.

Ad esempio: uno studio europeo pubblicato nel 2021 ha valutato l’esposizione al piombo nelle popolazioni di alcuni rapaci presenti nei paesi dell’Europa centro-meridionale. Gli studiosi si sono concentrati su quattro specie di uccelli spazzini, obbligati o facoltativi, che possono essere considerati buoni indicatori del rischio di avvelenamento da piombo: aquila reale, gipeto, grifone e avvoltoio monaco. Per 14 anni, dal 2005 al 2019, hanno raccolto e analizzato campioni di uccelli trovati morti o recuperati dai centri di salvataggio della fauna selvatica, coprendo un’area cha va dai Pirenei francesi alle Alpi orientali, fino agli Appennini e alla Sicilia. Hanno analizzato i livelli di piombo in vari tessuti (fegato, rene, cervello, ossa e sangue per gli animali ritrovati vivi) in un totale di 252 uccelli di cui 112 grifoni, 92 aquile reali, 29 gipeti e 19 avvoltoi monaci. Dei 170 esemplari ritrovati con parti di tessuto molle analizzabili, più del 20% ha mostrato segni di avvelenamento da piombo a livello acuto e il 42% ha mostrato esposizione cronica nelle ossa. In totale, 111 dei 252 uccelli presi in considerazione (il 44%) hanno mostrato concentrazioni di piombo sopra la soglia di fondo e il 26% concentrazioni da avvelenamento clinico.

A risultati simili è arrivato anche uno studio americano pubblicato nel febbraio 2022 sulla prestigiosa rivista Science, che ha preso in esame l’esposizione al piombo di 1210 aquile reali e calve, recuperate vive o morte in tutto il Nord America dal 2010 al 2018. In questo caso, il 46% delle aquile calve e il 47% di quelle reali ha mostrato segni di avvelenamento cronico nelle ossa, mentre il 27% delle aquile calve e il 7% di quelle reali mostravano livelli di avvelenamento acuto nei tessuti molli.

Un altro studio, pubblicato nel luglio 2022, ha tentato di valutare gli effetti dell’avvelenamento da piombo sulle dimensioni delle popolazioni dei rapaci europei, attraverso lo sviluppo di un modello statistico. Gli studiosi sono partiti da una meta-analisi fatta nel 2019 e hanno messo assieme tutti i dati scientifici disponibili in Europa presentati in 105 studi, simili a quelli visti in precedenza e pubblicati dal 1983 al giugno 2021. Stiamo parlando di un campione di più di 3000 rapaci di 22 specie diverse trovati morti o morenti in 13 paesi europei, per i quali è stato valutato il livello di piombo nel fegato. I risultati indicano che sono 10 le specie a rischio (ossia quelle per la quali sono state trovate concentrazioni epatiche di piombo superiori alla soglia clinica indicante l’avvelenamento da piombo come causa di morte), che la riduzione annua probabile delle popolazioni a causa dell’avvelenamento da piombo varia dall’0,2% dello sparviere a valori sopra al 10% per Grifone, Aquila reale e Aquila di mare coda bianca, e che si stima ci siano in Europa 55.000 rapaci in meno (circa il 2,2% del totale delle popolazioni) a causa dell’avvelenamento da piombo.

Queste ultime sono ovviamente stime, proiezioni di un modello matematico che potrebbe anche essere soggetto a bias, e come tali vanno considerate, come indicazioni di massima sulla reale portata del problema. Il dato su cui dobbiamo concentrarci è che in alcune specie, nelle carcasse recuperate, si sono registrati livelli di esposizione cronica al piombo vicini al 50%; è un dato estremamente significativo, che non va ignorato e che, come categoria, dovrebbe spingerci a trovare una soluzione al problema. Potremmo partire dall’evitare l’abbandono delle viscere o dal sotterrarle adeguatamente, ma probabilmente, anche per ciò che vedremo tra poco, l’utilizzo esclusivo di munizioni no-toxic è la soluzione più pragmatica per risolverlo.

Gli effetti del piombo sull’uomo: un problema di cui prendere consapevolezza

Preso atto delle conseguenze che il piombo può avere su queste specie, il passaggio successivo è riflettere sugli effetti che il piombo delle munizioni può avere sull’uomo e in particolare sui cacciatori. Così come gli animali spazzini ingeriscono il piombo presente nelle carcasse abbandonate o negli animali feriti e non recuperati, allo stesso modo il piombo verrà ingerito dalle persone che si cibano di quella carne, e noi cacciatori, consumandola in modo abituale, siamo a rischio di esposizione cronica.   

Abbiamo già parlato della frammentazione delle munizioni in piombo, ma è utile tornarci per valutare l’entità del problema. Fino a non molti anni fa, si pensava che il consumo di selvaggina abbattuta con il piombo fosse sicuro, perché si riteneva che una buona pulizia delle spoglie, e del canale della ferita in particolare, potesse rimuovere tutto il piombo presente nelle carni. In realtà non è così. Molti studi, a partire dalla fine degli anni 2000, hanno dimostrato che sia le ogive utilizzate nelle munizioni per la caccia grossa, che i pallini utilizzati nelle munizioni spezzate, se colpiscono un osso si frammentano. Uno studio del 2017, analizzando il peso di circa 1600 palle in piombo recuperate dopo l’abbattimento del selvatico (alci in questo caso), ha stimato che una palla lead core può perdere nell’impatto fino al 25% del suo peso. I livelli di frammentazione sono ovviamente molto variabili, e dipendono dal tipo di munizione, dalla velocità, dal punto d’impatto, dalla grandezza dell’osso impattato, ma in generale si è osservata la creazione di molti micro-frammenti che migrano lontano dal punto d’impatto anche per decine di centimetri. Questi sono invisibili ad occhio nudo e anche con un’accurata pulizia delle spoglie non vengono rimossi. Uno studio del 2010 condotto su 121 capi di selvaggina da piuma cacciati in Inghilterra ha stimato che approssimativamente lo 0,3% della massa dei pallini in piombo che colpisce la preda si micro-frammenta e non può essere rimossa. La presenza di queste particelle è stata riscontrata praticamente in tutti i tipi di selvaggina cacciata con il piombo, dal cervo, al capriolo, al cinghiale, fino al fagiano, allo storno e alla beccaccia.

Ma di quanto piombo stiamo parlando? Quali sono le concentrazioni presenti nelle carni di selvaggina cacciata?

Partiamo da un dato: la Commissione Europea ha fissato a 0.1 ppm (parti per milione, ossia 0.1mg/kg) il livello massimo di piombo che può contenere la carne di allevamento commercializzata (considerate che questo non è un limite ritenuto universalmente sicuro, a esempio, l’americana Food and Drug Administration degli Stati Uniti non riconosce un limite sicuro per la quantità di piombo nella carne).

Detto questo, proviamo a rispondere alla domanda analizzando la letteratura scientifica, che in merito è piuttosto ampia, e facendo qualche esempio. Uno studio del 2012 ha analizzato 52 campioni di carne di alce cacciato in Norvegia e campionati casualmente, riscontrando una concentrazione media di piombo pari a 5.6 ppm; uno studio del 2008 ha analizzato campioni di carne provenite da 10 cinghiali e 10 cervi, trovando valori superiori a 0.1 ppm fino ad una distanza di 30 cm dal canale della ferita, arrivando a registrare in prossimità del canale valori anche di 1000 ppm; uno studio condotto sul cinghiale in Italia, in cui sono state analizzate 54 carcasse e presi in considerazione tessuti lontani 40 cm dal canale della ferita, ha riscontrato concentrazioni di piombo pari a 0.12 ppm nel muscolo e 0.33 ppm nel fegato; un altro studio, ha trovato 0.48 ppm di piombo in carni di capriolo cacciato in Ungheria; un altro 1.8 ppm in carne di alce cacciata e commercializzata in Norvegia; un altro ancora, in cui sono state analizzate diverse specie cacciate in Austria, ha riscontrato livelli di 77 ppm in carni di camoscio, 9 ppm nella lepre, 125 ppm nel fagiano, 0.006 ppm nel cervo, 0.12 nel capriolo e 0.005 nel cinghiale; un altro ancora, 1.81 ppm in pasti preparati con 121 capi di selvaggina da piuma cacciata nel Regno Unito da cui erano stati rimossi i pallini e i frammenti visibili; un altro ancora, in cui sono stati analizzati i petti di alcuni galli cedroni cacciati in Canada, da cui erano stati rimossi i pallini e i frammenti visibili, ha riscontrato concentrazioni di piombo pari a 0.97 ppm nei petti in cui c’erano chiari segni di impatto e 0.01 ppm in quelli in cui non c’era segno di impatto del pallino.

Insomma, i dati sono piuttosto variabili e sicuramente la sede di campionamento rispetto al canale della ferita gioca un ruolo importante su questa variabilità, ma in generale possiamo dire che spesso nella carne di selvaggina cacciata con il piombo si registrano concentrazioni superiori rispetto al limite fissato dall’UE per la carne commercializzata (che comunque, lo ribadiamo, non è un limite considerato sicuro da tutti), e che a volte queste concentrazioni possono essere maggiori rispetto a tale limite anche di uno, due o più ordini di grandezza.

Oggi, come cacciatori, dobbiamo essere consapevoli del fatto che mangiando selvaggina abbattuta con munizioni in piombo stiamo presumibilmente assimilando questo dannoso metallo, e che se la mangiamo in modo abituale, ci stiamo esponendo a un’assunzione cronica. Tutti siamo esposti all’assunzione alimentare di piombo (che purtroppo si può trovare a concentrazioni differenti in diversi alimenti e nell’acqua) ma consumando selvaggina cacciata con esso stiamo aumentando i nostri livelli di esposizione. L’EFSA nel suo rapporto 2010 ha stimato che in un adulto che consuma 200 g di carne cacciata alla settimana l’esposizione alimentare giornaliera al piombo varia tra 1.98 e 2.44 µg/kg pc (kg di peso corporeo), mentre inun adulto che non consuma selvaggina l’esposizione varia tra 0.36 a 1.24 µg/kg pc (tenete presente che questo è un dato medio che può anche aumentare al variare della quantità di selvaggina consumata e della concentrazione di piombo nelle carni).

Coscienti di ciò dovremmo chiederci: questo piombo ha effetti sulla nostra salute?

Se state pensando, “mangio carne cacciata con piombo da una vita e non ho mai avuto problemi”, dovete sapere che oggi la maggior parte degli scienziati è concorde nell’affermare che non esiste un livello sicuro di assunzione di piombo, ossia, non c’è una soglia minima al di sotto della quale non ci si aspetti alcun impatto sulla salute. A differenza di altri metalli il piombo non ha alcun ruolo biologico nelle cellule e oggi è considerato tossico anche in minima quantità. Una volta ingerito, il piombo viene assorbito dal corpo in quantità variabile a seconda dell’età e di alcuni fattori dietetici. Un adulto ben nutrito assorbe circa il 15-20% del piombo ingerito, un bambino in fase di sviluppo, invece, può assorbirne fino al 40%. Una volta assorbito il piombo finisce nel sangue e viene distribuito in vari organi, tra cui cervello, fegato, reni e ossa. E proprio qui, nelle ossa, ma anche nei denti, il piombo può restare immagazzinato per anni.

Cosa causa? Potenzialmente il piombo ad alte dosi può colpire tutti i sistemi corporei, ma in concreto, alle concentrazioni a cui siamo esposti, gli effetti clinici evidenziati dalla stessa EFSA riguardano il sistema cardiovascolare e quello renale negli adulti e lo sviluppo neurologico nei bambini. L’EFSA ha calcolato che negli adulti l’assunzione giornaliera di 1,50 µg/kg pc potrebbe comportare un aumento dell’1% della pressione arteriosa sistolica e che l’assunzione di 0,63 µg/kg pc/giorno potrebbe determinare un aumento del 10% nella prevalenza delle malattie renali croniche.

Ma sono i bambini i più vulnerabili, quelli più esposti agli effetti clinici rilevanti, sia perché assorbono una percentuale maggiore di piombo ingerito, sia perché il cervello in via di sviluppo è particolarmente suscettibile agli effetti dell’esposizione cronica. L’EFSA ha calcolato che nei bambini l’assunzione giornaliera di 0.5 µg/kg pc potrebbe causare l’abbassamento di un punto del quoziente intellettivo.

Riassumendo, mangiando selvaggina cacciata con il piombo stiamo aumentando la nostra esposizione alimentare a una sostanza che oggi la scienza considera tossica anche in minime dosi, aumentando di conseguenza il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari e renali. Se diamo da mangiare questa carne ai nostri figli stiamo aumentando le possibilità che abbiano un QI ridotto.  

Sono rischi potenziali, che possiamo accettare di correre come facciamo per molte altre sostanze a cui siamo esposti, ma dobbiamo sapere che oggi, sulla base di tutte queste evidenze, molte agenzie che si occupano di salute sconsigliano alle donne incinte, a quelle che allattano, a quelle che cercano una gravidanza e ai bambini al di sotto dei 7 anni di consumare carne di selvaggina cacciata con il piombo, e più in generale, anche per gli adulti, consigliano di ridurne l’assunzione per abbassare i livelli di esposizione alimentare.

In conclusione, dovremmo totalmente sostituire il piombo?

Preso atto delle evidenze che la scienza ci pone innanzi con una certa precisione e una sempre maggiore frequenza, è doverosa un’attenta riflessione: possiamo continuare a utilizzare il piombo o è meglio sostituirlo totalmente?

Se da un lato, come abbiamo visto, è difficile definire in maniera precisa l’impatto e le conseguenze che il piombo causa nelle popolazioni animali, dall’altro è certo che con l’utilizzo di questo metallo stiamo influendo negativamente sia sulle specie oggetto di caccia che su molte altre. Oltre che su noi stessi, mettendo a rischio anche la salute dei nostri cari.

Per i problemi ambientali potrebbero esserci molteplici soluzioni, perché se è vero che le zone umide sono state messe al sicuro con il divieto totale di utilizzo del piombo, è anche vero che nelle altre zone potremmo ridurre il numero di animali feriti e che sfuggono alla cattura evitando di sparare a bersagli troppo lontani o affidandoci a un buon cane da recupero; ed è anche vero che con gli scarti dell’eviscerazione degli ungulati, che viene spesso praticata sul luogo di caccia, potremmo attuare una serie di misure che evitino agli animali spazzini di nutrirsene. E potremmo anche accettare di convivere con un aumentato rischio di sviluppare malattie cardiovascolari e renali; così potremmo addirittura scegliere di non dare più selvaggina ai nostri figli per non esporli al rischio di avere un ridotto quoziente intellettivo.

Oppure, possiamo scegliere di eliminare il problema alla radice, in maniera definitiva e più efficace, facendoci promotori del cambiamento e scegliendo di non utilizzare più il piombo. Le alternative no-toxic ci sono e la loro efficacia migliora di anno in anno (ne parleremo presto in altri articoli).

Noi cacciatori amiamo definirci “Paladini del territorio”, “Sentinelle dell’ambiente”, “Custodi della biodiversità”; siamo fieri e orgogliosi della carne che consumiamo e siamo sempre pronti a vantarne le qualità e la salubrità fino al punto di lavorare per costruire in Italia una filiera che valorizzi la carne di selvaggina: potremo ancora farlo conoscendo la quantità di piombo che contiene e il rischio a cui si sottopone chi la assume? Inoltre, le leggi sulle zone umide sono un prezioso campanello d’allarme.

Quando questi dati, e tutti quelli che verranno, giungeranno alle orecchie dell’opinione pubblica sarà solo questione di tempo prima che l’amministrazione nazionale vieti l’utilizzo del piombo su tutto il territorio nazionale. Alla luce di questa considerazione la scelta più saggia sembra essere proprio quella di lavorare noi per primi, come categoria, alla definitiva sostituzione di questo metallo così da anticipare, almeno per una volta, il resto della società. Forse possiamo finalmente dimostrare di saper pensare all’ambiente prima che alle nostre abitudini e alla nostra comodità; facciamoci promotori del cambiamento.

Con questi presupposti, per noi la risposta alla domanda d’apertura è scontata, il piombo deve rimanere un buon e vecchio amico che non ci accompagnerà più a caccia.

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Federico Danesin
Federico Danesin
5 mesi fa

Gli scienziati di parte palesemente anticaccia e gli studi falsati andrebbero combattuti e non appoggiati. Vergognatevi, buona parte delle tubazioni dell’ acqua potabile in Italia sono in piombo e non c’è un morto per saturnismo.

Luca Scibilia
Luca Scibilia
5 mesi fa

Sì sì, continua a credere alla favoletta che ti hanno raccontato che le centinaia di studi fatti in tutto in mondo negli ultimi 50 anni sono tutti frutto degli anticaccia. E mettiti in fila a combattere una guerra già persa assieme a tutti gli altri cacciatori che non hanno voglia ne di informarsi, ne di capire, ne tanto meno di credere a chi passa una vita intera a studiare questi temi con metodo scientifico.

Giulio Bruno
Giulio Bruno
3 giorni fa

Dice una canzone…prima di parlare PENSA, anzi su documenti almeno. Il piombo metallo, viene “passivato” dal contatto con l’aria. In tale stato diviene molto meno mobile. Il pH dell’acqua è neutro e non porta in soluzione il piombo in maniera sensibile nei tubi, anche bisognerebbe condiderate altri fattori, che potrebberofavorire lo stesso il processo.Nello stomaco, nelle paludi ci sono ambienti chimici diversi oltre alla presenza di altri composti che invece permettono di liberare il piombo dal metallo, che così entra in circolo.

nanni Rabbò
nanni Rabbò
11 mesi fa

Per me non è una stronzata, il piombo è veleno! e’ riconosciuto in tutto il mondo da tutti gli scienziati, cosa bisogna sapere ancora per non crederlo? non ci sono dubbi!!, è velenoso e basta!
Semmai il problema non è la caccia, anche se i pallini sono di piombo, i cacciatori sono quelli che inquinano meno di tutti in confronto per esempio alla pesca. A caccia si va una ventina di volte all’anno e si spara quanto va bene una ventina di colpi, a pesca si va tutto l’anno sia i dilettanti che i professionisti, consumando tonnellate di piombo…
Il piombo viene usato nelle industrie chimiche di tutto il mondo per la fabbricazione delle batterie, il rivestimento di cavi elettrici, vernici e smalti ecc. ecc. purtroppo dobbiamo convivere con questo veleno…….
Come al solito i cacciatori sono sempre il capo espiatorio!
Comunque noi non ci tireremo indietro, consapevoli del veleno per noi non è un problema siamo pronti a dare il buon esempio rinunciando a sostituire i pallini di piombo con qualsiasi altro materiale non inquinante!

Enzo Nizza Presidente di CPASiciliano
Enzo Nizza Presidente di CPASiciliano
11 mesi fa

A me, pare una strunzata, una volta per caso ho ingerito una pallina di piombo, ebbene quando sono andato a fare la cacca l’ho sentito cadere, da secoli mangiamo selvaggina e non mi pare sia mai morto nessuno per questo motivo, sono invece convinto che una grande quantità di piombo la assumiamo nelle grandi citta per l’inquinamento, quello si che è un grande e grave problema l’avvelenamento del suolo sia esso che marino che terrestre, nella guerra in Ucrania che tipo di munizioni stanno utilizzando?e poi tutti questi studi fino a che punto sono veri, o pura fantasia di fanatici ambientalisti che ci stanno facendo credere che stiamo uccidendo il pianeta, basta andare a rivedere la storia per capire che esistono le ere con i loro cambiamenti.ENZO NIZZA

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