Dalle RegioniValle d'Aosta

Aosta, cacciatori contro Rollandin: “Ostaggio di una minoranza”

|Articolo tratto da lastampa.it|

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L’intero Comitato regionale per la gestione venatoria verso le dimissioni dopo il dietrofront sulla riforma

C’era l’accordo e c’era il testo per modificare la legge regionale sulla caccia. Ora tutto è congelato, dalla Regione hanno tirato il freno a mano e, dicono i cacciatori, stanno per ingranare la retromarcia. La spaccatura è sempre più forte. Perché il testo piaceva a tutti, o quasi. Le uniche voci contrarie erano quelle dei cacciatori della Quarta circoscrizione (la zona della Monte Emilius) i cui rappresentanti, qualche settimana fa, si sono dimessi in blocco a poche ore dal passaggio in giunta della legge, la cui bozza era già stata presentata dall’assessore Renzo Testolin a tutte le sezioni comunali.

CONTRATTACCO
Ma i rappresentanti delle altre sette circoscrizioni contrattaccano: “Sono al vaglio le dimissioni del Comitato e dei direttivi di sezione dell’intera Valle d’Aosta”. A dividere sono i capi di ungulati (cervo, camoscio, capriolo) da abbattere o meglio la loro distribuzione. Da anni la Quarta lamenta di averne meno. Per cui il cacciatore di Brissogne può ritrovarsi con due animali da cacciare e quello di Villeneuve con tre. Il testo congelato prevedeva di compensare la disparità con uno sconto: “Hai meno capi? Paghi di meno“. Nella Quarta non ci stanno e hanno trovato sponde in piazza Deffeyes. Sul testo hanno lavorato insieme il Comitato, le circoscrizioni, la forestale e l’assessorato all’Agricoltura. Poi si è messo di traverso il presidente Augusto Rollandin, che vuole modificarlo e reintrodurre “equità“: le compensazioni dei capi tra cacciatori di circoscrizioni diverse. Così quello di Brissogne potrebbe andare a prendere il capo mancante a Villeneuve. “Al cacciatore non interessa risparmiare, vuol solo cacciare» ha chiosato Rollandin in una riunione”.

Nella Quarta (di cui fanno parte anche due assessori-cacciatori, Luca Bianchi e Antonio Fosson) esultano; le altre sette protestano: “Purtroppo l’amministrazione, minacciata da una piccola minoranza di cacciatori (200 su 1300), ha sposato il concetto di equità per cui indipendentemente da come un cacciatore gestisce il proprio territorio deve avere diritto di usufruire in egual maniera del bene comune”. Il principio della compensazione, aggiungono, è ormai “sconosciuto in qualsiasi realtà faunistica europea dove la priorità è la gestione e la tutela del patrimonio e non un consenso politico”.

Sarebbe un tuffo nel passato – dicono – e si andrebbe a perdere il legame cacciatore-territorio che buoni risultati ha dato. Ricordano anche come, quando il sistema di compensazione era in vigore, ci fosse la “manipolazione al ribasso dei censimenti per evitare di regalare capi”. Tutti i dubbi sono contenuti in un documento firmato dai rappresentanti delle sette circoscrizioni, cioè Massimo Mareliati, Massimo Alberti, Christophe Savoye, Gianfranco Rosmino, Ivan Pasquettaz, Roberto Canale e Federico Busca, da Ezio Berguet (rappresentante delle associazioni) e dal presidente del Comitato, Jean-Claude Soro.

Fonte: lastampa.it

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