Caccia attività pericolosa? Calano gli incidenti

Contro i falsi allarmismi, i veri dati diffusi dall'Università di Urbino

Ogni anno alla fine della stagione venatoria si assiste, inevitabilmente, a una becera strumentalizzazione degli incidenti di caccia da parte delle solite sigle animaliste. Sulla pelle di morti e feriti, fanno pressione alle istituzioni e screditano i cacciatori agli occhi dell’opinione pubblica promuovendo la tesi secondo cui la caccia sarebbe un’attività pericolosa e cui andrebbe imputato un numero sempre crescente di ferimenti e decessi.

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Fortunatamente la realtà è ben diversa, come dimostra una recente analisi condotta dall’Università di Urbino e commentata dalla Cabina di Regina Unitaria del Mondo Venatorio.

Incidenti di caccia in costante diminuzione

Secondo i dati divulgati dall’Università negli ultimi tre anni, il numero d’incidenti durante le attività venatorie (mortali o che hanno solo portato al ferimento delle persone coinvolte) è in sostanziale diminuzione.

Dal 2017 i dati indicano un calo dei decessi del 16% (passati da 18 nel 2017 a 15 nel 2018 e a 15 nel 2019) mentre i ferimenti sono in calo del 9% (passando da 66 nel 2017 a 62 nel 2018, per poi scendere a 60 nel 2019).

Questi dati si riferiscono agli incidenti verificatisi durante l’attività venatoria regolata dalle leggi vigenti e non tiene in conto degli incidenti avvenuti durante attività di bracconaggio. Questo tipo di attività, erroneamente e spesso in maniera strumentale, viene costantemente associata e confusa con l’attività venatoria con cui non ha nulla a che fare, trattandosi di una pratica completamente illegale e pericolosa.

Ancora, nei dati dell’Università di Urbino non sono compresi quelli relativi a incidenti verificatisi durante l’attività venatoria ma non direttamente connessi ad essa, come ad esempio ferimenti dovuti a cadute accidentali.

Entrambi questi insiemi di dati (quelli relativi al bracconaggio e quelli relativi agli incidenti non dovuti ad arma da fuoco) vengono invece spesso mescolati a quelli correttamente associabili all’attività venatoria vera e propria, al fine di creare confusione e allarmismo nei non addetti ai lavori.

La caccia non è tra le attività più pericolose

Il risultato di questa demonizzazione della caccia e dei cacciatori è la credenza, purtroppo diffusissima, del fatto che l’attività venatoria sia più pericolosa di molti altri sport soltanto perché prevede l’utilizzo di armi da fuoco.

Stando ai dati riportati dall’Università di Urbino, attività come l’escursionismo (133 morti e 111 feriti nel 2019, per lo più dovuti a cadute in dirupi e burroni), la balneazione (84 morti e 12 feriti escludendo i malori), gli sport invernali (36 morti e 50 feriti) o l’alpinismo e le arrampicate (21 vittime), comunemente considerati più sicuri, causano più vittime e ferimenti dell’attività venatoria.

Il lavoro di sensibilizzazione alla base dei risultati

Come sottolineato dalla Cabina di Regia del mondo venatorio, i risultati incoraggianti ottenuti negli ultimi anni sono dovuti principalmente a una costante e profonda opera di sensibilizzazione messa in atto da tutte le associazioni venatorie presenti sul territorio italiano.

Proprio in virtù dei risultati conseguiti finora e con l’idea di raggiungere, nel corso del tempo, risultati sempre più prossimi allo zero, la Cabina di Regia è pronta a continuare la propria opera sulla stessa linea anche negli anni a venire.

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Un Commento

  1. Si ragazzi ma io vedo cose a caccia al cinghiale ,che non anno senso anche se mi piace ma siccome e una caccia collettiva e ha bisogno di una scuola di rispetto verso il prossimo ,ci sono regole che nessuno segue,poi si ci sono meno incidenti ma quelli avvenuti sono alla caccia al cinghiale

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