Campania, SVI vince il ricorso sul recupero del territorio venabile

“Con estremo orgoglio e soddisfazione il Presidente, il Segretario Nazionale, il Direttivo e tutti i Delegati e Rappresentanti di UNICA-SVI Sindacato Venatorio Italiano comunicano a tutti i cacciatori che, in data 17.06.2019, il TAR della Regione Campania ha accolto il ricorso presentato dal Sindacato per il recupero del territorio venabile obbligando la Giunta regionale della Campania a ricalcolare, riparametrare e riconsegnare in base ai termini di legge il territorio!”

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Con questa parole il Sindacato Venatorio Italiano, l’associazione che da anni si batte per la creazione di un’unica Associazione venatoria nazionale, ha annunciato la vittoria del ricorso presentato lo scorso 10 gennaio, avente come oggetto la riperimetrazione del territorio venabile della regione Campania.

Il perché del ricorso

Secondo il Sindacato Venatorio Italiano il territorio dedicato all’attività venatoria delle province della Campania non assicura a tutti i cacciatori il diritto di esercitare la caccia nel proprio ambito di residenza, in base all’indice di densità minimo fissato dal D.M. 30.01.1993.

In particolare, solo gli ambiti delle province di Benevento ed Avellino sono proporzionati al numero dei cacciatori residenti, mentre quelli di Caserta, Napoli e Salerno sarebbero squilibrati ed incompatibili con l’indice di densità venatoria.

Questa situazione è venuta a crearsi perché la regione non ha mai dato seguito all’obbligo previsto all’art. 9, comma 1 bis della legge regionale n. 26/2012, che impone alla Giunta regionale entro sei mesi dalla sua entrata in vigore di provvedere alla rideterminazione dei confini delle aree destinate a protezione della fauna selvatica di competenza regionale, al fine di rispettare i criteri di cui al primo comma e di riequilibrare la distribuzione delle stesse sull’intero territorio regionale.

Articolo 9 della legge regionale n 26/2012

Nello specifico l’art. 9 della legge regionale citata stabilisce che gli obiettivi di tutela faunistica e attività venatoria sono perseguiti mediante:

  1. La destinazione di una quota di territorio agro-silvo-pastorale regionale, non inferiore al venti per cento e non superiore al trenta per cento del totale a protezione della fauna selvatica. In detta percentuale sono compresi i territori ove sia comunque vietata l’attività venatoria anche per effetto di altre leggi o disposizioni. Si intende per protezione il divieto di abbattimento e cattura a fini venatori accompagnata da provvedimenti atti ad agevolare la sosta della fauna, la riproduzione e la cura della prole
  2. a destinazione di una quota massima del dieci per cento del territorio agro-silvo-pastorale di ciascuna provincia all’istituzione di strutture per la gestione privata della caccia
  3. a destinazione della rimanente parte del territorio agro-silvo-pastorale regionale a forme di gestione programmata della caccia

La decisione del TAR

Come si legge nella sentenza il TAR ha accolto il ricorso “non risultando che la Giunta regionale abbia mai dato applicazione all’obbligo di cui all’art. 9, comma 1 bis della legge Regione Campania 9 agosto 2012 n. 26 e s.m.i., sebbene le fosse stato imposto il termine di sei mesi dall’entrata in vigore della norma in questione, né ha dato giustificazione di tale omissione”.

Per questo il Tribunale amministrativo ha disposto “l’obbligo della Giunta regionale della Campania di provvedere ai sensi dell’art. 9, comma 1 bis della legge Regione Campania 9 agosto 2012 n. 26 e s.m.i., entro il termine di giorni sessanta dalla comunicazione della presente sentenza, o notificazione, se anteriore”.

Qui il testo integrale della sentenza.

Il commento del Sindacato Venatorio Italiano

“Il Sindacato considera questa una battaglia vinta a favore di tutti i cacciatori italiani e di tutti gli appassionati dell’attività venatoria ma anche una vittoria contro tutti quelli che non hanno mai creduto in Noi! – ha commentato lo SVI, lanciando una stoccata a tutte le Associazioni venatorie riconosciute: “Ci inorgoglisce in particolare il fatto di aver dimostrato che un manipolo si “scalcagnati appassionati” sia riuscito, con pochi fondi messi per lo più di propria tasca ed aggiunti ai contributi raccolti grazie ad irriducibili e speranzosi sostenitori, a portare a compimento un progetto che blasonate associazioni venatorie riconosciute e con importanti disponibilità finanziarie non hanno mai nemmeno pensato di proporre!” 

“Oggi più che mai – conclude lo SVI – auspichiamo che finalmente i cacciatori italiani, che per anni hanno speso i propri risparmi in tessere associative volte esclusivamente all’ottenimento di “gadget” e null’altro, capiscano che l’UNIONE è l’unica strada da percorrere per vedere tutelata la Nostra Passione ed agiscano affinché le associazioni venatorie riconosciute unite continuino sulla strada da Noi tracciata! 

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