A Beccacce d’estate!

…Novembre 2016…
E’ proprio vero che qui in Sardegna il sole si ferma più a lungo. L’estate di questo strano duemilasedici, infatti, sembra non avere mai fine.
Novembre è all’epilogo e la campagna sembra essersi fermata, il cardo selvatico è ancora alto e fitto, la macchia secca ancora a rischio incendio, il terreno arido da una siccità che non avremo mai voluto rivedere e le temperature alte, nella media estiva.

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Addirittura in molte zone di Caccia non si trova una goccia d’acqua nemmeno per il cane e quei rari abbeveratoi che ancora resistono sono coperti da una rete metallica ben salda che l’allevatore ha fissato ad evitare che qualche cane ci vada dentro a rinfrescarsi.

Mai vista una cosa del genere in 40 anni di licenza!
E poi ti senti dire “Beato te che vivi in Sardegna e sul mare”.

Fine Novembre, appunto, mercoledì 24, vigilia di Caccia e di Santa Caterina, ultima decade buona per il passo della Regina, così mi aveva insegnato il mio vecchio ……..fino a quella data – diceva – nella nostra zona siamo in pieno passo……..
La notte stessa mi sveglio all’improvviso, è ancora molto presto ma sono sudato dalla testa ai piedi, il caldo non mi fa dormire, è entrato lo scirocco, fuori l’aria è insopportabile, quando vado giù a prendere il cane che è ancora buio già non si respira, in macchina il barometro segna +22° alle cinque e trenta del mattino!!!

Certo non è un bell’andare a Beccacce ma la speranza, come la passione, è ultima a morire e come diceva il compare del mio vecchio, tale Gio Maria…….. La giornata di caccia si vede solo in campagna!

Voglio tornare in una zona frequentata da tempo, una grande pianura a circa 600 metri s.l.m. dove il bosco a tratti si alterna con spazi più aperti.
Arrivo che è quasi l’alba, il tempo di prepararmi e via, metto il campano a Paco e fucile in spalla affronto la ripida salita che accede al piano dove quest’anno hanno seminato il grano. Devo per forza aggirare la tanca per accedere al territorio di Caccia e passando dal grande abbeveratoio ancora all’asciutto lascio girare Paco sulla spalletta di felci poco sopra e quindi nella prima tanca di cisto, dove non tardo, a ridosso del muretto a secco, nel vedere il cane rallentare e procedere a vento con molta cautela. Gli vado dietro e costeggiando il muro con una grande filata mi porta nel bel mezzo di un anfratto di rovi, felci e sughere, a me impenetrabile. E’ in ferma, lo intravedo tra i rovi ma non posso andare oltre.
La Beccaccia, molto scaltra, non regge la ferma e si invola subito oltre il muro di vegetazione dove coperta buca l’alberato scomparendo nel nulla. Non riesco a vedere neppure che direzione prende, chapeau!

Ritorno sui miei passi e aprendomi il varco tra la folta vegetazione, provo a ribatterla. Poco dopo, con meraviglia vedo il cane ancora in ferma, trovo modo di piazzarmi ma mi accorgo subito che non è Lei.
Il cane è in ferma, rigido sulle zampe, coda tesa verso l’alto, lo richiamo in tutta fretta, so bene che ha il Cinghiale davanti, ma tra me e il Re del bosco il discorso è ormai chiuso da tempo, lui per la sua strada ed io per la mia.

Richiamo subito Paco facendolo allontanare e distraendolo per cambiare direzione………proseguiamo.

Il caldo da scirocco si fa sentire e continuo nella cerca controllando le rimesse abituali.
Al bordo della tanca successiva, a pochi metri dal folto di un grosso banco di rovi e alberato, ancora nel pulito del sottobosco, Paco blocca all’improvviso, poi flesso sulle zampe senza aspettarmi fa il giro per chiuderla ad evitare che s’infili nell’impenetrabile ma la Beccaccia che già pedinava si invola bassa e coperta ad una decina di metri. In una frazione di secondo è sparita nella folta ramaglia.
Bae in ora mala!!!
Niente da fare, neanche il tempo di imbracciare!!!
Anche oggi nervose e inavvicinabili, vanno via di pedina al minimo sentore di pericolo.
Pensare che una volta, come diceva il grande Garavini su “Beccacce e Beccacciai” era “volatile restio all’involo”.

Faccio una pausa, riprendo fiato e mi alleggerisco prima di proseguire nella zona più aperta e meno boscata dove spero che almeno un’altra ci sia. Mentre Paco continua la cerca non posso fare a meno di notare un grande movimento di Colombacci, davvero numerosi, oserei dire nuvole vere e proprie di centinaia di Colombacci. Impressionante il rumore quando li ho, benché alti, sulla testa. Da molti anni non vedevo uno spettacolo del genere.
Distratto dall’accaduto perdo il collegamento con il cane che si è allungato e dal suono del campano percepisco che ha inquadrato qualcosa. Capisco che con lo sgradevole bip-bip avrei risolto il problema in maniera più facile e tempestiva, ma personalmente continuo a preferire l’emozione che mi dà, quando il campano tace, l’affannosa ricerca del cane in ferma. Quando poco dopo lo trovo è, infatti, in ferma davanti a un banco di cisto e rovo, con un passaggio obbligatorio dove si infila con cautela e io dietro a lui. Alternando filate e ferme a intervalli quasi regolari procede verso la parte opposta della tanca………. So bene dove la Beccaccia vuole andare a parare, fa lo stesso gioco di domenica scorsa, tanto che come arrivo sul pianoro più pulito mi allargo leggermente verso il muretto alla mia destra perché è probabile che si involi ancora verso la tanca più sporca a confine.
Paco è in ferma vicino a me coperto dalla vegetazione, quando qualcosa attira la mia attenzione.
E’ la Beccaccia che veloce di pedina esce nel pulito e si invola in tutta fretta per saltare il muretto.
Imbraccio veloce anch’io e di prima canna cade rovinosamente poco più avanti. Il resto lo fa il cane che l’abbocca e con calma me la consegna.

Il sole a picco ha sfiancato sia me che Paco e dopo una breve pausa di ristoro decido di rientrare senza tornare sui miei passi.

C’è un’ultima tanca da visitare, al mattino l’ho evitata appositamente ed ora, prima di iniziare la discesa verso la macchina voglio controllarla per bene. Ho fatto rinfrescare Paco nell’unico abbeveratoio della zona e ho visto che ha ripreso forza, la cerca è di nuovo quella giusta, si allarga sui bordi e poi chiude finché a ridosso di un canaletto di cisto cambia passo e rallenta sempre più fino a scivolare quasi sul terreno, silenzioso e cauto, per chiudere con una ferma statuaria. Poco più avanti la vegetazione si fa più sporca e alcune querce mi chiudono la visuale. Affrettandomi sempre con la dovuta calma riesco a piazzarmi più in alto e aspetto, Paco è sempre immobile, lo sguardo fisso nello stesso punto, e poi Lei che si invola bassa e coperta dall’alberato fino a sfondare verso l’alto. La prima stoccata, lunga, quasi fuori tiro, va bene, questa volta, a noi. Paco è già nei paraggi e subito dopo, tronfio, si avvicina contento a consegnarmela.

La macchina è vicina, iniziamo la discesa per rientrare, riposarci un attimo e spostarci per fare un’altra passeggiata al pomeriggio.
Che sudata, sembra di essere ancora a Pernici…

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