Benelli Novembre 2018

Calabria, modificato il regolamento per la gestione faunistico-venatoria del Cinghiale

Lo scorso 19 novembre la Giunta della regione Calabria ha approvato le modifiche al “Disciplinare per la gestione faunistico-venatoria del cinghiale”, uno strumento normativo che ha lo scopo di raggiungere e mantenere nel territorio regionale una presenza della specie compatibile con l’esigenze di salvaguardia delle colture agricole e forestali, di tutela delle altre specie e di tutela della biodiversità e del patrimonio agro-silvo-pastorale.

Cosa è stato modificato

Tra le principali novità introdotte troviamo:

  • la possibilità di gemellaggi tra squadre confinanti, senza limiti di battuta (in precedenza previsti solo per tre volte l’anno);
  • per le squadre l’abbassamento del numero minimo di cacciatori da 12 a 10
  • la “sburocratizzazione” delle procedure amministrative, con una migliore articolazione delle scadenze e una semplificazione sia per le squadre che per gli ATC
  • l’introduzione in forma sperimentale nelle aree non vocate o non assegnate alle squadre della caccia a singolo. Questa si potrà esercitare solo previa comunicazione del cacciatore all’ATC di appartenenza ed all’Ufficio Caccia della Regione, che consegneranno agli interessati un vademecum con le disposizioni da osservare.

Qui potete consultare il testo integrale con tutte le modifiche introdotte.

Il commento della Regione

“L’approvazione del Disciplinare – ha dichiarato il Presidente della Regione Mario Oliverio – è un passo fondamentale verso la risoluzione dell’emergenza cinghiali in Calabria, in quanto il notevole aumento della popolazione della specie in questione ha provocato squilibri e danni nell’ecosistema agro-silvo-pastorale del territorio regionale. Grazie al disciplinare la Regione intende mettere in atto tutte le misure di tutela possibili per i settori agricolo e forestale. Con questa modifica si consente la caccia al cinghiale anche nelle zone non assegnate e anche ai singoli cacciatori, al fine di aumentare la pressione venatoria delle specie, per tutelare i campi ed i raccolti”.

“Con questo atto amministrativo – ha aggiunto il Consigliere Regionale delegato all’Agricoltura Mauro D’Acri – puntiamo a migliorare l’esercizio venatorio del cinghiale sui territori regionali, preservando il lavoro di tanti imprenditori agricoli. Per quanto riguarda i territori non vocati per il cinghiale, ossia le aree nelle quali la presenza del cinghiale è ritenuta incompatibile con la salvaguardia delle colture agricole e delle specie selvatiche, non è consentita la gestione faunistico-venatoria, ma vi si potranno realizzare vari interventi tesi al controllo della specie, spiegati nel dettaglio nel disciplinare”.

“Le modifiche del Disciplinare per la gestione faunistico-venatoria del cinghiale – ha sottolineato il Dirigente Generale del Dipartimento Agricoltura Giacomo Giovinazzo – incidono sulla regolamentazione amministrativa e sulla disciplina delle aree di caccia vocate. E’ istituito presso gli AA.TT.C., in forma cartacea sino all’entrata in vigore dell’apposito programma informatico, il registro delle squadre di caccia al cinghiale in battuta, completo dei dati anagrafici dei componenti. I cacciatori che intendono esercitare la caccia al cinghiale in forma singola nelle zone non vocate e/o non assegnate, sono tenuti a darne comunicazione al Comitato di Gestione dell’Ambito Territoriale di Caccia di appartenenza ed al Settore Caccia della Regione Calabria, che fa capo al Dipartimento Agricoltura”.

Il commento delle Associazioni Venatorie

Il Coordinamento delle Associazioni Venatorie Calabresi (Federcaccia, Libera Caccia, Enalcaccia, Arci Caccia, ANUUMigratoristi, Italcaccia ed Eps) ha espresso soddisfazione per l’accoglimento delle proposte formulate dal mondo venatorio sebbene questo sia avvenuto con oltre un anno di ritardo.

“È necessario puntualizzare – continuano la AAVV calabresi – che le modifiche apportate al Disciplinare in questione, oltre a coronare le incessanti battaglie su questo come su altri temi gestionali nascono principalmente da un proficuo confronto, svoltosi nelle ultime settimane in sede di Consulta Faunistico-Venatoria. Finalmente la Giunta Regionale, a seguito della articolata attività della Consulta, del Dipartimento Agricoltura e dell’Ufficio Caccia, raccogliendo le pressanti istanze del mondo venatorio, ha posto rimedio a una serie di punti che senza migliorare la gestione della specie in questione andavano a ledere i più elementari diritti individuali dei cacciatori, arrecando pesanti e immotivate limitazioni all’attività venatoria delle squadre di caccia (sospensione per le squadre che non realizzavano 10 abbattimenti durante la stagione e cancellazione dalle squadre per i cacciatori che si assentassero per più di tre volte senza giustificato motivo).

“Quel che più conta – proseguono le AAVV – sono le modifiche e le integrazioni volte a rendere più incisiva l’azione su una specie sempre più invasiva e impattante sulle altre specie animali, sulle attività agricole e sulla stessa sicurezza dei cittadini. Al di là dello specifico, riteniamo importante sottolineare la circostanza che le AAVV calabresi, partendo dalle diverse proposte e richieste avanzate nel corso dell’ultimo anno, hanno vissuto il confronto in Consulta evidenziando e richiedendo con forza un necessario aggiornamento delle dinamiche di confronto e di azione di questo organismo, messo ancora più in luce dalla discussione di un tema tanto scottante e delicato. Un approccio più attuale, ma soprattutto funzionale, alle tematiche faunistico gestionali richiede infatti una pianificazione basata su solide e aggiornate conoscenze tecnico-scientifico venatorie; un monitoraggio costante e la sempre aggiornata conoscenza della composizione delle popolazioni selvatiche ottenuta attraverso censimenti su tutto il territorio regionale; la creazione di un “Sistema informativo” con la mappatura delle aree con maggiore incidenza dei danni alle colture e il puntuale censimento delle aree e dei casi di TBC. Il tutto volto alla messa in atto della necessaria governance che veda protagonisti oltre alla Regione e agli AATTCC, tutte le altre componenti interessate alla questione.

“I passi successivi – concludono le associazioni venatorie – dovranno vedere ampliato il confronto rispetto al monitoraggio ed alla gestione della specie cinghiale anche all’interno delle aree protette. La Consulta è l’ambito ideale per proseguire nel confronto e per verificare e mettere in atto tutte quelle proposte sostenibili per superare l’emergenza cinghiale. Le associazioni venatorie facenti parte del Coordinamento proseguiranno con spirito di responsabilità a lavorare alacremente, e chiedono fin d’ora la convocazione della Consulta per proseguire il confronto, con particolare riferimento alla problematica sanitaria.

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