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Carnieri sui social, spesso una trasposizione distorta della nostra passione

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Oggigiorno i Social media nel bene e nel male fanno parte della nostra vita quotidiana ed hanno cambiato radicalmente il nostro modo di comunicare e di rapportarci con gli altri. Volenti o nolenti in questi anni siamo stati testimoni di un cambiamento storico del modo di comunicare, che ha coinvolto tutte le generazioni fino a quelle di età più avanzata. E se da una parte le nuove opportunità comunicative hanno aperto scenari inimmaginabili creando la possibilità di rapportarsi con persone di tutto il mondo, dall’altra si sono sviluppate sfaccettature preoccupanti sia a causa dell’utilizzo intensivo e quasi ossessivo di questi strumenti da parte delle nuove generazioni, sia a causa di una trasmissione distorta e superficiale “dei fatti” della vita quotidiana, quindi per noi Cacciatori anche della Caccia.

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Cosa trasmettono le foto che pubblichiamo?

La nuova stagione venatoria è iniziata da appena un mese e le foto di carnieri italiani, od esteri che siano, e di prede “sbattute sui cofani” sono visibili ovunque, dai singoli profili sino alle centinaia di gruppi a tema caccia e cinofilia.  Detto ciò credo sia doveroso fare una premessa: ognuno sul proprio profilo è libero di pubblicare o postare ciò che ritiene opportuno trasmettendo così il proprio messaggio ai suoi amici e contatti, ma ciò su cui vorrei invece farvi riflettere io è un’altra cosa: cosa trasmettono le foto da noi pubblicate? Qual è il messaggio che viene recepito?

Questo argomento è sempre più sentito tra i cacciatori e spesso diviene causa di accesi diverbi e discussioni soprattutto in virtù delle motivazioni o presunte tali che portano alla pubblicazione (oppure all’esibizione…) di una determinata foto all’interno di un determinato contesto.

Cogliere l’attimo Vs Ostentare la propria “bravura”

Per prima cosa dobbiamo dire che ci sono foto, e foto, che raffigurando un animale abbattuto possono rappresentare secondo la volontà del fotografo un concetto piuttosto che un altro mettendo in luce vari aspetti della Caccia. Ad esempio una foto di un’azione di caccia, sia essa una ferma, un riporto oppure semplicemente il nostro ausiliare con la preda duramente cercata al temine di una faticosa giornata di caccia, dal mio personale punto di vista non ha alcunché di volgare, in quanto la volontà del fotografo è quella di trasmettere la gioia dell’attimo duramente ricercato nella caccia e non quella di ostentare una preda per farsi “forti” (che poi forti di cosa…). Il comparto della fotografia venatoria intesa come documentarismo in molti casi è davvero bello ed interessante e ci apre gli occhi su scenari di caccia, paesaggi ed usanze che altrimenti non potremmo conoscere. Insomma per un Cacciatore in sostanza una bella foto di Caccia sarà sempre e comunque da apprezzare.

Tutto l’opposto invece reputo siano tutte le foto dei vari “mucchi”, cioè tutte quelle foto di animali ammassati in terra o sui cofani delle macchine, che seppur non superando quelli che sono i carnieri consentiti per legge, sono però volte unicamente a dimostrare la propria “bravura” come cacciatori ostentando ed esibendo l’uccisione di un gran numero di animali a discapito del come, dove, quando e perché.

Tali foto sono diametralmente opposte a quella che è la mia personale visone della caccia in quanto credo che al giorno d’oggi per essere cacciatori consapevoli, si debba in primis riflettere su quelle che sono le motivazioni che ci portano al bosco e che trascendono la mera e semplice uccisione di un animale; la caccia insomma è altro e ben più alto e fino concetto che una semplice sparatoria fine a sé stessa.

Un pubblico che non riesce a comprendere

Ora al di là di quello che può essere il mio pensiero personale e che si possa o meno condividere, quello su cui mi voglio soffermare e che credo sia il nodo centrale di questa questione è l’effetto che le foto sopraenunciate trasmettono al vasto pubblico a cui noi, volenti o no, le presentiamo postandole sui vari social media. Dobbiamo essere ben consapevoli che postando una foto ed avendo anche solo una ristretta cerchia di persone che la possono vedere essa diventa comunque condivisibile, ed in men che non si dica può essere presa ed utilizzata per scopi magari molto lontani da quello che era il nostro intento iniziale.

Purtroppo la Caccia vive un momento certamente non facile ed i cacciatori si trovano spesso ingiustamente sotto attacco: da parte dei media, da parte di politici fintamente ambientalisti ed animalisti di ogni specie. Ciò che loro vedono con l’abbattimento di un selvatico non è che una parte infinitesimale di quella che realmente è la caccia, con tutte le sue sfumature e di suoi colori. Non concepiscono la sensazione del bosco e della montagna e non possono neanche immaginare cosa ci sia dietro a quell’abbattimento, a quel singolo momento che è stato immortalato, e conseguentemente non riescono a comprenderlo.

Dobbiamo dare con le nostre azioni l’esempio per conferire nuovamente alla figura del cacciatore il ruolo che si merita all’interno della società e non screditarla ingiustamente e superficialmente. I tempi moderni richiedono preparazione e consapevolezza, perché per il futuro della nostra passione non c’è niente di più sbagliato che possiamo fare che dare tutto per scontato.

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