Caro Stoppa, hai toppato di nuovo!

Pare quasi una condanna quella di conoscere gli argomenti che vengono trattati dai servizi di informazione, se poi parliamo di Striscia la Notizia e del suo inviato Edoardo Stoppa viene da mettersi le mani nei capelli, che uno sia cacciatore, naturalista o un tecnico che lavora nella conservazione alla fine poco importa: non si sa esattamente dove voglia arrivare, ma lui tirerà sempre fuori dal cappello un nuovo argomento legato a fauna e natura su cui speculare facendo scandalo e audience.

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Ci si trova, quindi, ad assistere a servizi che sparano a zero su chi va a caccia (di cui recentemente uno sui richiami vivi), servizi in cui vengono liberati animali alla bene e meglio, persino avifauna alloctona che arreca all’ambiente danni enormi, altre volte, come nel servizio andato in onda l’8/2/2017, vengono fatte affermazioni che risultano allucinanti per chiunque mastichi un po’ l’argomento ”lupo” e sia un minimo vicino al mondo  faunistico.

In quest’ultimo caso, in poco più di 3 minuti Stoppa è riuscito a dare il meglio di sé, partendo da un classico e sempre alla moda tra chi vuole fare disinformazione ‘‘il lupo è stato reintrodotto”. NO. NO. NO! Non credo sia la sede più adatta per raccontare la storia di come il lupo abbia ricolonizzato naturalmente l’appennino e buona parte dell’arco alpino, perché sarebbe un articolo davvero lunghissimo, ma questa ricolonizzazione è avvenuta in modo del tutto naturale, sia perché l’appennino grazie all’abbandono delle zone rurali e i ripopolamenti di ungulati (in questo caso si, aiutati dall’uomo) è tornato a essere popolato da prede, sia grazie alla protezione e al lavoro di ricerca che è stato fatto a partire dagli anni ’70 (la specie diventò particolarmente protetta nel 1976). Si sta pur sempre parlando di una specie fortemente adattabile, i cui individui sono capaci di percorrere centinaia di chilometri alla ricerca di nuovi territori da colonizzare: ci sono casi documentati di lupi recuperati con diverse fratture i quali, appena capaci di camminare, vengono liberati nel luogo dove erano stati recuperati (come viene fatto con tutta la fauna selvatica recuperata in difficoltà, dal pettirosso al tasso) ed in condizioni fisiche non perfette percorrono diverse centinaia di chilometri prima di stabilirsi in un nuovo territorio. Figuriamoci, quindi, la strada che un animale sano può percorrere!

Dopo tale aberrante affermazione, Stoppa continua con le frottole a proposito dei progetti che lavorano per la salvaguardia del lupo. E’ assolutamente vero che ci sono notevoli problemi di convivenza, ma questi non sono dovuti a chi lavora per la sua conservazione: è nella natura stessa del predatore andare a cercare la preda più facile, e la pecora lo diventa quando non è gestita in modo corretto e non viene protetta adeguatamente (ad esempio, con buoni cani da guardiania). A supportare tali affermazioni, durante il servizio è stato intervistato un consigliere della regione Toscana, il quale non essendo un tecnico risulta scarsamente preparato sull’argomento: ci si ritrova a sentir parlare di immissioni di lupi, e di lupi non autoctoni. Il lupo appenninico ha caratteristiche genetiche uniche, quindi si riesce a stabilire, mediante le analisi genetiche, se un individuo è o non è appartenente a questa popolazione: questa discriminazione non si può certo stabilire dal tipo di danno al bestiame. Ad oggi, nonostante le centinaia di analisi genetiche che sono state fatte in Italia, non sono mai stati identificati lupi non autoctoni in natura. Ma il consigliere prosegue: ”abbiamo individuato lupi del mckenzie, che è il lupo nero” (”abbiamo”? Sarebbe molto curioso sapere chi ha individuato ciò), ”poi abbiamo individuato il lupo siberiano, quello grosso, che pesa 80 chili” (notizia falsissima anche questa, e non mi riferisco alle dimensioni, quanto all’averlo trovato allo stato selvatico nel nostro Paese).

In seguito il consigliere regionale finisce a parlare di lupi ibridi, affermando anche in questo caso diverse falsità, mescolando fatti realmente accaduti tra loro e riuscendo ad usare la fantasia pure in questo caso: l’ibridazione tra cane e lupo esiste, ed è un serio problema, ma lo è da un punto di vista conservazionistico. Un ibrido nato in natura si comporterà assolutamente come un lupo puro (stando alle conoscenze scientifiche ottenute finora). Anche in questo caso, non sono mai stati rilasciati lupi ibridi per lucrarci sopra con i progetti europei, definiti come ”una miriade”, quando in realtà si contano sulle dita di una mano. Allo stato attuale, infatti, sull’appennino sono in essere due progetti LIFE dell’Unione Europea per la conservazione del lupo (M.I.R.CO. – LUPO nei Parchi nazionali dell’Appennino tosco-emiliano e del Gran Sasso e Monti della Laga, MEDWOLF in provincia di Grosseto), mentre sulle Alpi un solo progetto (LIFE WOLFALPS) gestisce l’intera popolazione presente dalle alpi marittime al Friuli Venezia-Giulia.

È infine riuscito a dire qualcosa di più o meno sensato, o meglio, che dopo quasi due minuti di assurdità sembra un po’ più sensato, ossia che gli abbattimenti in deroga non risolverebbero il problema delle predazioni sul bestiame e che il conflitto, come giustamente affermato dal tecnico intervistato successivamente, va risolto ad esempio facendo prevenzione.

Ancora una volta ci troviamo innanzi a questo personaggio, con un forte impatto mediatico, che per interessi personali e senza alcuna base scientifica si lancia in affermazioni di notevole gravità e che,  facendo disinformazione, disintegra anni e anni di lavoro di divulgazione e sensibilizzazione sul tema, svolto da personale preparato ma che purtroppo ha molta meno visibilità di elementi come lui, personale che si trova spesso impotente di fronte a tali eventi e che non ha modo di riparare a danni di tale entità, non riuscendo, per forza di cose, ad arrivare ad avere un audience tale da rimediare a queste catastrofi mediatiche.

Roberto Are
Quackers Italia & Irsuto Team

*Note sull’Autore*
Sono uno studente di veterinaria al 4°anno e da qualche tempo mi sto avvicinando al mondo scientifico, per ora, come semplice appassionato. Ho fatto due mesi di volontariato al Parco nazionale dell’Appennino tosco emiliano, proprio riguardo al lupo. Di famiglia abbiamo un’azienda agricola sulle colline imolesi, dove il lupo è presente, e abbiamo le pecore, per ora solo una ventina, a breve arriveremo ad averne una cinquantina, facendo sempre il possibile per aiutare gli altri allevatori coi sistemi di prevenzione e insegnare le buone pratiche di gestione delle greggi laddove in due secoli di assenza del predatore sono andate purtroppo perdute

Photo Credit
Per la foto si ringrazio Guido Alari

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