Il Tedesco e la Regina

Dicembre 2016…
Finalmente, dopo tanto, la perturbazione tanto attesa è arrivata, il cielo plumbeo gonfio di pioggia, la temperatura in picchiata e addirittura neve e gelo in previsione per i prossimi giorni…
Meraviglia della Sardegna, dall’estate all’inverno in 24 ore.
Meglio tardi che mai!

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Su al monte deve aver picchiato forte, l’aria infatti è frizzante, per domani c’è da attrezzarsi meglio, il clima ora è quello giusto, da Beccacce appunto.
Per tutta la notte la pioggia è incessante, il bagliore dei lampi si alterna al sordo frastuono dei tuoni per placarsi solo poco prima della sveglia, quando appena alzato sento Paco che mugugna impaziente e scava, ancora dentro la cuccia, segno che non vede l’ora di uscire, ha marcato il tempo il Tedesco, tanto che quando mi vede è incontenibile, salta… corre… sbuffa e infine, seduto, mi aspetta di fronte al garage.

Paco, il mio Drahthaar, sembra ieri che l’ho portato a casa e son passati quasi sette anni, sempre insieme grazie e soprattutto all’Amico Gaetano Barile che con i suoi preziosi consigli mi ha permesso di farne un cane migliore.

Caricato lo zaino e lo schioppo apro il cofano e con un balzo il tedesco è già dentro al suo box, una carezza e si parte.
Circa a metà strada riprende a piovigginare… poi il bagliore dei lampi in lontananza sul mare e ancora il frastuono dei tuoni, ci risiamo.

Arrivo sul posto di caccia che la manda di brutto, posso solo aspettare nell’attesa che la situazione migliori, ma dopo un’ora quando sembra che sia finita, il cielo si fa ancora più scuro, è quasi buio e la pioggia, violenta, si trasforma in grandine talmente grossa che sembrano nocciole, se non fosse che le fronde della grande quercia ne frenano la caduta, sarebbe un pericolo.
In pochi minuti il canale di scolo a pochi metri è colmo e lo scrosciare dell’acqua assordante, ma io e Paco aspettiamo ancora, la curva del barometro è in risalita, il peggio sembra passato e di lì a poco infatti, con il vento che cambia direzione, possiamo finalmente incamminarci.

Il pianoro soprastante è completamente allagato e devo aggirarlo se non voglio affondare nel terreno, il tedesco più accentrato gira con ordine in lungo e in largo cercando la prima emanazione, quando al limite della prima macchia di felci rallenta e di colpo resta immobile, il tronco leggermente basso, la zampa posteriore sollevata e la testa quasi appoggiata al suolo.
Lentamente con attenzione copro la distanza che mi separa dal cane, temo che la beccaccia possa involarsi subito, tutto intorno è troppo pulito, non ha via di fuga, trovo strano che possa essere lei, ma Paco è sempre lì a confermare.
Con lo sguardo scruto il terreno nel cercare di vederla in quel ciuffo di felce, ma niente, non mi resta che l’attesa dove anche i secondi sembrano non passare mai, quindo faccio per muovermi ed eccola sua maestà la Regina, sfondare potente dal nulla e verso il nulla cercare la salvezza che solo io potrei darle, ma non oggi, mi dispiace.

Profuma ancora forte di bosco quando la sistemo nel carniere e proseguo per la parte alta e più asciutta tagliando il pianoro in diagonale.

Paco, ancora in campo aperto, non mi sembra tranquillo, ritorna più volte sul terreno coperto, la testa alta a guardarmi e poi di nuovo in cerchio a chiudere, per bloccarsi in ferma alta con la coda appena all’insù davanti a un roveto basso e fitto… un attimo dopo rompe e chiude subito dalla parte opposta con un’altra ferma, penso alla Lepre e la vedo schizzare dritta verso di me evitandomi all’ultimo momento e proseguendo la sua corsa alle mie spalle con il tedesco che le corre dietro e rompe il silenzio scagnandola per un pezzo.
Finita la corsa, obbediente, rientra un po’ deluso, non sa che alla Lepre non si può sparare, è chiusa già da un pezzo…

Entrati nella radura di sugherete, anteprima del bosco vero e proprio, ancora tra le felci Paco è ancora una volta rapito, continua a girare avanti e indietro in un fazzoletto di terreno sotto l’ombrello di una quercia, sono certo che la beccaccia, nervosa, ci abbia anticipato e indietreggiando a piccoli passi mi allontano per avere più visibilità, per fermarmi al limite della radura con il bosco stesso.
Paco è a venti metri da me sempre convinto nella cerca quando proprio alle mie spalle sento lo sbattito d’ali della regina che s’invola rapida e rasente alla ramaglia quel tanto che basta a non poter neanche imbracciare!
Avevo ragione, si era spostata ed aspettava solo l’occasione migliore per fregarci tutt’e due.
Giù il cappello!

Ora la vera sfida è ribatterla, il tedesco l’ha sentita d’ala ed è già dentro che la cerca ma ho timore che la regina questa volta sia ancora più scaltra e vada via al minimo rumore, fosse solo per il pestare una foglia secca…
Procedo chino e silenzioso tra la fitta ramaglia per qualche metro e come prendo visione della situazione davanti a me vedo Paco filare flesso sulle zampe per adagiarsi poi al suolo in una ferma statuaria. Sono proprio dietro a lui quando la beccaccia si invola in una verticale a colonna delle sue, ma con una stoccata delle mie la tiro giù di prima canna a tempo quasi scaduto e la vedo cadere oltre un rovo a me inaccessibile, non al tedesco però, che subito dopo averla recuperata me la consegna felice.

L’ho appena sistemata nel carniere quando sento poco più in là uno sbattere d’ali molto forte, penso sia amplificato dall’ambiente in cui mi trovo, ma tutto d’un tratto intravedo a breve distanza la Poiana Sarda volare bassa sotto le fronde delle sugherete proprio nella mia direzione, talmente vicina da notare perfettamente che tra gli artigli tiene ben salda una Pernice Sarda senza la testa. Uno spettacolo della natura mai visto, un “momento” che ricorderò per tutta la vita. La rivedo ancora adesso che, fuori dalla fitta ramaglia del bosco prende quota per sparire alla mia vista…

Anche io sono costretto ad uscire allo scoperto, il vecchio bosco è diventato ormai impenetrabile, la zona è da tempo abbandonata e la macchia ha preso il sopravvento chiudendo tutti i varchi che fino a qualche tempo consentivano di perlustrare bene la zona.

Ora c’è da scarpinare un po’ per raggiungere l’altro baluardo della beccaccia, la strada obbligatoria passa dal canalone, quindi giù sino al fiume per risalire poi nel piano di mirti alti e fitti che fanno muro alla grande radura di cisto, felci e sugherete, da sempre regno dello scolopacide.

Appena sopra, uno spettacolo meraviglioso, all’orizzonte il cielo cupo e fronti di nuvole che avanzano lentamente, la minaccia di un nuovo temporale è prossima ma la Caccia, quella Vera, è adesso!

Paco ha trovato il vecchio abbeveratoio nascosto tra i mirti e lo sento che sguazza nell’acqua gelida per poi riprendere subito la cerca.
In prossimità del muro a secco che divide le due grandi tanche si fa più guardingo soffermandosi pensieroso a ridosso di un tappeto di cisto dove, rasente allo stesso muro una quercia è piegata maestosa a maestrale. Il cane è in allarme e nello spazio di pochi metri ferma e rompe ripetutamente fino ad accasciarsi immobile davanti alle fronde basse. Sono piazzato di lato e aspetto, quando il tedesco rompe e strisciando silenzioso senza far suonare il campano procede verso il muro dove i rami della quercia sono più folti… mi muovo anch’io riuscendo appena in tempo a piazzarmi sul muro che la beccaccia, involatasi, tenta di scavalcare… cadendo invece poco più avanti nel pulito del prato dove Paco la recupera e se la gode con merito prima di riportarla.

La regina è caduta, il carniere è colmo, tre beccacce sono il massimo consentito per ogni giornata di caccia in Sardegna e quindi mi fermo… anche per una pausa di ristoro… qualche fetta di salsiccia con pecorino e pane carasau, un sorso d’acqua di fonte e nel frattempo che ha ripreso a piovigginare, rientro con l’intenzione però di ritornare proprio sotto il canalone di strada.
Poco prima ho visto diversi Colombacci transitare, voglio fare la posta con Paco, specialista nel marcarli e soprattutto nel riporto.

Anche se prendo un po’ di pioggia… che sarà mai?

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Un Commento

  1. Efisio, leggo ora di buon ora questo tuo ulteriore racconto che accarezza la Poesia di Cacciata, si evidenzia come un quadro guardandolo ti spiega nelle forme del paesaggio tutti i suoi manifestati passaggi di momenti e sensazioni come solo un vero Appassionato di Caccia alla Beccaccia sente nel cuore assaporando l’atmosfera negli odori del Bosco in solitudine lascia poi sempre un punto di mistero per questo meraviglioso Animale ” la Beccaccia ”. Da un senso a chi è orientato all’eleganza e al rispetto della Natura tutta, lo manifestano le tue parole nella pura e vera passione, non può esimersi in passaggi diversi. chi come noi la vive in prima Persona la caccia alla Beccaccia, condivide ogni tuo passaggio, immedesimandosi e copiando la tua Poesia di Cacciata. L’eleganza di Cacciatore solitario quale sei ci fa vivere una giornata felice nella fioritura del silenzio venatorio. Sono Onorato della tua considerazione nei miei confronti e ti saluto con un forte abbraccio ciao a presto G.B.

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