In tre si è in compagnia (cit. J.R.R.T.)

Continuano le dis-avventure del nostro amico che a 35 anni, senza nessun parente ne conoscente cacciatore (anzi provenendo addirittura da una famiglia anticaccia) ha scelto di diventare cacciatore! Questa volta sarà alle prese con uno Yearling di Muflone…. filerà tutto liscio?!

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Nell’ultimo capitolo (Lo yearling fantasma) eravamo rimasti al mio primo maxi verbale venatorio. A seguito del quale, grazie al tecnico faunistico del mio CA, ed ai contatti presi durante i censimenti, finalmente trovo due Colleghi cacciatori che mi accompagnano e che accompagno.

Mio papà nel frattempo, durante la primavera, ha deciso di prendere la licenza di caccia e frequenta con me il corso per selecontrollore. A settant’anni si è messo a studiare come un pazzo. Siamo uno dei rari casi in cui il padre segue il figlio a caccia e non viceversa. Anche lui, come me, non ha che conoscenze teoriche di caccia, ma una cosa sicuramente importante ce l’ha: una buona gamba e una profonda conoscenza della montagna. Tanto da decidere di scegliere anche lui l’opzione di caccia sulle Alpi e non la pianura. Mia mamma non sa più che dirci. È molto delusa.

Così in quattro, ma a volte anche in sei, ci ritroviamo a gironzolare per boschi, canaloni, pietraie, creste, ognuno con il suo capo da prelevare. Manco a farlo apposta, tanto per deprimermi sulla mia inesperienza venatoria, alla prima uscita con i nuovi colleghi vediamo uno yearling di camoscio. L’emozione è tale però che lo “padellerò” alla grande, deprimendomi ancora di più.

La seconda uscita insieme siamo solo in tre. Uno dei nonni del censimento, un amico di un collega ed io. Ancora non è nevicato, ma il freddo si sente e col passare dei giorni i Camosci sono scesi di quota inoltrandosi nei boschi e in zone ripidissime. Il mio collega deve prendere una femmina, l’altro ha uno yearling come me. Mentre “sbinocoliamo” il versante opposto della valle, su di un roccione, in piena parete, ecco una bella femmina. L’amico si posiziona. Io controllo l’animale. Gli dico “quando vuoi….”. Lui spara. Colpo perfetto. Dopo un secondo di esitazione la Camoscia si accascia sul masso. Per il recupero fare il giro della valle senza perdere quota è impossibile, non rimane che scendere e risalire, e visto che sono il giovane del gruppo e mi son spacciato come recuperatore ora tocca a me.

Prendo uno spezzone di cordino, per fortuna, e parto. Mezz’ora di pietraia ripida a blocchi grossi ed arrivo ad intravedere un corno una cinquantina di metri sopra di me. Difronte mi appaiono due canalini: prendo quello di destra, marcio e terroso ma sempre meglio dell’altro, arrivando così solo più ad una decina di metri dalla Camoscia. Rimango ad osservare la parete… cribbio!… l’accesso non è affatto facile. A sbarrarmi gli ultimi metri un diedro verticale di circa 4 metri , in uscita un grosso cespuglio di ginepro non dei più solidi.

Mi faccio coraggio e scalo i quattro metri, arrivando finalmente sull’animale. È il primo camoscio che recupero, ed in fondo al cuore mi spiace un po’, sono davvero belli e forti. Ma ora viene il bello: come portarla giù da li? Lego una fettuccia ad un corno della Camoscia e me la passo tra collo e spalla tenendolo con due dita, mentre l’altro corno me lo passo nel passacintura dei pantaloni. Praticamente ho la testa della Camoscia attaccata a vita mentre il corpo penzola nel vuoto mentre disarrampico con una mano. Nel diedro son costretto a calarla con la corda. Scendere dal canalino con quel peso morto è veramente rischioso. Intravedo una placca di roccia inclinata ma solida, sempre meglio del canalino.
Avrò perso un paio di chili in quel recupero, maledicendomi nel credere che la caccia fosse meno pericolosa dell’alpinismo.
Rimetto piede sulla pietraia, finalmente, lego le zampe tutte e quattro insieme e me la carico stile borsetta. Mezz’ora e arrivo sudato e distrutto a base pietraia. L’ultimo pasto, foto di rito e pacche sulle spalle e strette di mano. Raggiungiamo poi l’auto ed il centro di controllo. Tiro conforme per classe, ma la Camoscia ha il latte, e quindi il mio collega non potrà richiedere altri capi. Per ringraziarmi del recupero mi offrirà fegato e cuore: che spettacolo il mio primo cuore con le cipolle.

In un’altra uscita, con mio padre, accompagniamo un collega, ormai diventato amico, alla ricerca del suo capo, uno yearling di muflone. Lui sa già dove potrebbe avvistarlo e così andiamo a fargli la posta. Ed eccoli i mufloni (erano vent’anni che non ne vedevo più). Li scorgiamo su alcune balze, una femmina, un maschio e l’ipotetico yearling. Mio padre non fa in tempo ad esporre i suoi dubbi che l’amico, mai un errore di tiro in vent’anni, spara. Un altro colpo perfetto. Il muflone rotola un paio di volte e finisce in un torrentello. Recupero l’animale, verifichiamo, la classe. Mio padre, seppur l’animale sia parecchio massiccio, continua a ripetere che le corna dovrebbero essere più lunghe. Non rimane che guardare la dentatura. Cribbio, sono tutti da latte. Il muflone è un agnello e non uno yearling. Dopo i soliti rituali ci avviamo al centro di controllo per consegnare il capo. Pessime notizie, tiro non conforme, sanzione amministrativa di 200 euro, e impossibilità di richiedere altri capi. Tristezza!

Non rimane che prendere solo più il mio di yearling. L’altro collega non ci riuscirà. Siamo già a novembre, le giornate di selezione passano e ne mancano solo più due. Finalmente, anche questa volta siamo in tre: il collega che ha sbagliato il muflone, un suo amico ed io, mentre girovaghiamo nei soliti luoghi di appostamento ecco comparire uno yearling, o almeno sembra, 150 metri sopra di noi, su di un roccione.
Ci guardiamo, discutiamo, e decido di provare il colpo. Sparo, lo prendo. Si accascia sulla roccia. Anche stavolta l’accesso non è dei migliori, bosco selvaggio misto roccia con forte pendenza. Provo in tutti i modi a raggiungerlo, ma non si passa. Per arrivare sulla roccia devo scalare un tiro di corda, non ho il materiale da arrampicata con me e si è fatto tardi, quasi buio.
Telefono al tecnico faunistico comunicandogli l’abbattimento e l’impossibilità di raggiungere l’animale, ci proverò domani mattina presto con corde e protezioni, in modo da calare in corda doppia animale e poi il sottoscritto.

Chiamo tutti gli amici scalatori e cacciatori affinché qualcuno mi assicuri mentre scalo, ma niente, sono tutti occupati di venerdì mattina, giustamente.
Non mi rimane che la fidanzata, che però non hai mai assicurato nessuno con le corde.
Così il giorno dopo parto, con uno zaino ben guarnito di ferraglia per scalare il tiro, ma quando faccio per attaccare la roccia, ecco che a base parete trovo il camoscio, che probabilmente è caduto dal pulpito di roccia, ed è senza un orecchio. Ma non solo: è una femmina, altro che uno yearling. E di cinque anni!!!!

Il giorno seguente consegno il capo al centro di controllo. Come per il mio collega del muflone, anche io sanzione di 200 euro e impossibilità di richiedere ulteriori capi. Depressione venatoria a mille e gran predicozzo e lavata di testa dal tecnico faunistico, che vi garantisco normalmente possiede un controllo siberiano.

Questo primo anno di licenza e di selezione è da dimenticare, ma non è purtroppo ancora finito. Mi attendono nuove dis-avventure, ancora verbali, e pure un indagine pare… alla prossima! Con le mocette, i daini, e un trimestre invernale passato in azienda faunistico venatoria.

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