Cacciatori in protesta a Milano, una manifestazione che può smuovere qualcosa di grande

I cacciatori lombardi hanno chiesto rispetto da parte delle istituzioni e unità da parte dalle associazioni venatorie. Un esempio che deve essere seguito, sopratutto dai giovani.

Erano qualche migliaio i cacciatori che ieri mattina hanno manifestato a Milano, sotto il palazzo della Regione, per protestare contro le scelte scellerate che nell’ultimo anno la Giunta Fontana ha preso in merito al calendario venatorio e che hanno portato alla sospensione della caccia in Lombardia.

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Una protesta diretta, scatenata da un fatto ben specifico, indirizzata a soggetti ben specifici (l’assessore Rolfi e la Direzione Generale Agricoltura) che però voleva andare oltre al fatto scatenante, voleva smuovere qualcosa di più grande e, forse, c’è riuscita. Sì, perché c’era qualcosa di più nella protesta di ieri. Io ero lì e ho percepito uno spirito diverso, qualcosa di nuovo, una voglia di fare che viene dal basso, dalla base giovane della caccia italiana, qualcosa che potrebbe risollevare le sorti di questa maltrattata passione.

Cacciatori ad alta visibilità

Erano le 8 quando i primi cacciatori hanno iniziato a radunarsi in via Galvani e a colorare di arancione la piazza sottostante al palazzo della Regione. Proprio quell’arancione dei gilet da caccia e dei cappellini ad alta visibilità che ormai tutti i cacciatori in Lombardia sono obbligati a portare per questioni di sicurezza. Proprio quell’arancione è stato scelto dagli organizzatori, sull’esempio dei cacciatori francesi, come segno distintivo della manifestazione, come simbolo, come a mettersi in antitesi al colore che classicamente contraddistingue la caccia, il verde.

Un colore, quest’ultimo, dietro a cui il mondo venatorio italiano sembra essersi da tempo nascosto. Con indosso le loro giacche camouflage i cacciatori italiani da anni sembrano volersi mimetizzare tra le pieghe del mondo urbano, come a nascondersi dalle critiche che una certa parte della società, quella sempre più ammaliata dalle illusioni animaliste, gli fa piovere addosso.

Ieri, invece, i cacciatori lombardi erano lì, con le loro casacche arancioni, scintillanti, come a voler dire: “Ci vedete? Siamo qui, ben visibili, non ci nascondiamo più e siamo pronti a rivendicare i nostri diritti!”. Impossibile non notarli in quel di Milano, perché nessuno di loro aveva voglia di nascondersi, perché nessuno si è tolto quel gilet arancione finché non è arrivato a casa. Li ho visti seduti ai bar della Stazione Centrale a fare colazione, li ho visti dirigersi verso la manifestazione e parlare con i passanti che incuriositi chiedevano loro cosa facessero vestiti così, li ho visti sulla via del ritorno, nella metro a Cadorna, sorridenti, alzarsi per lasciare il posto a un’anziana suora. E li ho visti sempre così, con quel gilet arancione indosso, muoversi come piccoli puntini, colorare una fetta di Milano per rivendicare il loro diritto ad essere cacciatori.

Per questo vi dicevo che c’era qualcosa di nuovo ieri, uno spirito diverso. Questa voglia di non nascondersi, di mostrarsi al mondo, di dire “Io Sono Cacciatore”, è un segno tangibile che qualcosa è cambiato, qualcosa si è acceso nella testa di quei cacciatori.

Rispetto e Unità

Forse se ne attendevano di più rispetto ai quei 5 mila che a mio giudizio erano presenti. A me sarebbe piaciuto vederne il doppio, 10 mila, 20 mila anime venatorie unite a manifestare, ma il segnale dato dai cacciatori lombardi è stato comunque forte e chiaro: vogliono rispetto da parte delle istituzioni e unità da parte dalle associazioni venatorie.

Se da un lato, infatti, si sono sentiti traditi da un’amministrazione regionale che si è sempre professata al loro fianco ma che poi non lo ha dimostrato nei fatti, dall’altro chiedono da tempo alle proprie associazioni di unirsi.  Non solo un’unità d’intenti, ma di fatti, di azioni, un’unità di associazioni… una sola ed unica associazione.

E ieri lo hanno fatto capire bene ai presidenti nazionali che erano presenti. Io tra i volti semicoperti dalle mascherine ho visto Sparvoli e Buconi. Da loro sono arrivati i soliti discorsi di facciata: “Siamo già uniti, lavoriamo assieme, ci confrontiamo nella Cabina di Regia…”. E in effetti da loro non mi aspettavo nulla di più e nulla di meno, da anni tengono duro su queste posizioni, ci raccontano questa storiella come se fossero insensibili alle richieste di unità. Quello che mi ha sorpreso, invece, è stato sentire da molti dei vari presidenti regionali, provinciali e comunali che si sono succeduti al microfono che anche loro pretendono l’unione delle associazioni, vogliono stare uniti, vogliono combattere insieme. E non è un caso se molti dei pullman che ieri hanno raggiunto Milano erano carichi di cacciatori di ogni associazione, mischiati tra loro, tutti uniti da quel solo gilet arancione.

Da questi presidenti regionali, provinciali e comunali è arrivato un altro segnale tangibile che qualcosa sta cambiando, che la base dei cacciatori vuole un altro modello di associazionismo, non divisivo ma inclusivo. Come categoria stiamo forse finalmente capendo, come fanno tutte le specie gregarie quando si trovano in difficoltà, che dobbiamo unirci se vogliamo sopravvivere.

Tocca a noi

Ora tocca a noi far sì che la protesta di ieri non rimanga un evento isolato. Far sì che quel qualcosa di più grande che voleva smuovere finalmente si smuova. Ora tocca a noi, come cacciatori e mi rivolgo ai giovani in particolare, unirci nel simbolo dei nostri gilet arancioni e replicare in altre città italiane quello che è successo ieri a Milano.

Dobbiamo farlo al di là delle associazioni, al di là delle restrizioni che ci vengono imposte, al di là delle false accuse degli animalisti. Dobbiamo farlo per noi, per la caccia, per la nostra passione, per dimostrare che esistiamo e non vogliamo più nasconderci, che siamo una parte sana di questa società, che vogliamo rivendicare il nostro naturale diritto di essere cacciatori.

Se pensate che sia impossibile, che sia inutile, prendete esempio da Stefano, Iacopo e Joseph, i ragazzi che stanno dietro a Io Sono Cacciatore e che hanno organizzato la manifestazione di ieri. Con un PC e tre smartphone hanno portato 5000 cacciatori in piazza, hanno riunito tutte le associazioni lombarde, gli hanno fatto lasciare da parte i loro simboli per sventolare un’unica bandiera, quella della caccia, e si sono seduti davanti al Presidente della Regione per capire cosa fosse andato storto con il calendario. Chissà, forse anche Fontana avrà intuito che qualcosa nel mondo venatorio lombardo sta cambiando e se domani l’assessore Rolfi o il dirigente della Direzione Generale Agricoltura verranno spostati ad altro incarico un po’ sarà anche merito di quei tre ragazzi che hanno dimostrato al mondo venatorio italiano che il rimboccarsi le maniche e il darsi da fare è sempre meglio dello stare fermi a criticare e ad aspettare che sia qualcun’altro ad agire per noi.

Quindi, giovani cacciatori, tocca a noi!

Fatevi sentire, radunate i vostri amici, uniamo questo mondo venatorio. E sappiate che io e il sito che rappresento saremo al vostro fianco e supporteremo tutte le vostre iniziative.

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5ommenti

  1. Sono un cacciatore genovese, ormai ho raggiunto le 78 primavere, ma non mollo fin che le gambe vanno….io vado…..
    vorrei complimentarmi per l’iniziativa dei due giovani organizzatori della manifestazione di Milano. bravi ! anzi bravissimi !!!
    spero tanto che siano da esempio per tutti.
    Sono convinto che se saremo capaci di unirci con il solo scopo di poter divulgare ai giovani l’attività venatoria, far capire che la caccia è nata con l’uomo e che se anche nell’era moderna sembra un paradosso, al contrario , la caccia porta la continuità alla convivenza nel modo migliore della natura.
    Un complimento ai cacciatori partecipanti tutti, un cordiale saluto Nannì Rabbo’

  2. Tutti coloro che hanno un impegno da svolgere e non lo fanno, devono essere assolutamente sollevati dall’incarico ed eliminati!!!!!!

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