Lombardia, caccia sospesa dal TAR. Ecco i motivi del ricorso

Un calendario troppo complesso, pubblicato in ritardo e che si discosta dal parere ISPRA. Questi i motivi alla base del ricorso presentato dalla LAC che ha portato alla sospensione della caccia

Con il decreto cautelare pubblicato ieri sera il TAR della Lombardia, in seguito al ricorso presentato da un’associazione animalista, ho sospeso l’efficacia delle delibere con cui la Regione aveva approvato il calendario venatorio integrativo e quello riduttivo fino alla data della trattazione collegiale fissata per il prossimo 7 ottobre. Una decisione che di fatto sospende la caccia in Lombardia almeno fino a quando la Regione non darà esecuzione al decreto del TAR indicando se, e come, si potrà cacciare fino al 7 ottobre.

Pubblicità
 

I motivi del ricorso: calendario troppo complesso, pubblicato in ritardo, in contrasto con il parere ISPRA

La sospensione è arrivata in seguito al ricorso presentato dalla LAC, un ricorso che attacca il calendario venatorio lombardo su più fronti, a partire dalla natura legislativa del calendario stesso.

La Lombardia, infatti, è una delle pochissime regioni ad avere un calendario venatorio definito per legge, la n.17/2004. Un’anomalia per il sistema italiano, in cui i calendari venatorio regionali sono per la maggior parte approvati annualmente con un atto amministrativo. Così, secondo l’associazione animalista, quello lombardo violerebbe i dettami della legge nazionale sulla caccia, in particolare dell’art. 18, comma 4, perché non avrebbe né natura regolamentare né validità annuale.

Contestati anche i tempi di pubblicazione. Nonostante, infatti, la legge 157/92 stabilisca che il calendario venatorio debba essere pubblicato entro il 15 giugno, regione Lombardia ha pubblicato il calendario integrativo il 2 settembre e quello riduttivo il 17, un giorno primo dell’inizio della stagione venatoria. Una scelta che secondo la LAC, oltre a violare la legge 157/92, avrebbe anche impedito sia ai cacciatori che agli organi di controllo di conoscere per tempo le regole da seguire e da far rispettare.

Altro punto centrale del ricorso è la complessità del sistema normativo che regola il calendario venatorio lombardo. Oltre alla legge regionale che lo definisce, infatti, in Lombardia ogni anno viene approvato con una Delibera di Giunta il calendario integrativo, composto da 8 allegati che regolamentano in modo differente i periodi di caccia e carnieri nelle varie provincie (unico caso in Italia in cui ancora esistono calendari differenziati su base provinciale). Questo a sua volta è integrato da due decreti del Dirigente regionale Agricoltura, Alimentazione E Sistemi Verdi che approvano il calendario riduttivo, che riduce i periodi di caccia per alcune specie, e l’integrazione di due giornate settimanali di caccia nel periodo 1° ottobre/30 novembre (decreto che quest’anno ancora non è stato emesso). A questi si aggiungono i decreti dei vari Dirigenti delle strutture Agricoltura, Foreste, Caccia e Pesca che possono autorizzare nei vari territori provinciali l’apertura anticipata, il posticipo dell’apertura generale e il posticipo della chiusura. Quest’anno si è aggiunto anche il decreto VINCA che definisce alcune regole per l’attività venatoria nelle aree ricadenti nella rete Natura2000. Insomma, un quadro normativo piuttosto complesso che secondo la LAC è stato costruito per rendere difficilmente impugnabile il calendario venatorio.

Infine, l’ultimo punto su cui verte il ricorso è un classico delle tesi animaliste: il calendario per diversi aspetti si discosta dal parere ISPRA senza, per la LAC, fornire valide motivazioni. Nel ricorso si citano in particolare i discostamenti per Tortora, Cesena, Tordo Bottaccio e Sassello, Moretta, Pavoncella, Allodola, Quaglia e Coturnice.

Il decreto del TAR

Delle varie motivazioni su cui verte il ricorso, una in particolare sembra aver portato alla sospensione cautelare, il discostamento dal parere ISPRA.

Il copione è lo stesso già visto in molte altre occasioni: la Regione si è discostata dal parere ISPRA, prima che inizi la stagione venatoria non ci sono i tempi tecnici per valutare se il discostamento è giustamente motivato oppure no, così il giudice in attesa della trattazione collegiale sceglie di sospendere in via cautelare le due delibere per preservare l’interesse pubblico generale ed evitare che si creano danni irrimediabili alla fauna selvatica.

Cosa succede ora

Ora si attende che la Regione dia esecuzione al decreto del TAR. Ieri in tarda serata l’Assessore Rolfi, oggetto di pesanti critiche da parte della quasi totalità del mondo venatorio lombardo, si è affrettato a comunicare che è al lavoro suun provvedimento che vareremo in brevissimo tempo per consentire la ripresa dell’attività venatoria” e che difenderà in udienza le ragioni dei provvedimenti contestati.

Ma come potrà riprendere l’attività venatoria da qui al 7 ottobre, vista la complessità normativa che regola la caccia in regione Lombardia, resta un rebus difficile da risolvere. Teoricamente il calendario venatorio definito dalla legge 17/2004 resta in vigore e sulla base di quello si potrebbe riaprire la caccia, ma è facile immaginare che qualunque atto che si discosti dal parere ISPRA verrebbe velocemente impugnato davanti al TAR.

Più probabile, invece, che la regione emani un nuovo calendario integrativo che recepisca totalmente il parere ISPRA. Questo vorrebbe dire apertura dalla caccia vagante il 2 ottobre e nei restanti giorni di settembre solo caccia da appostamento a Colombaccio, Merlo, Cornacchie, Gazza e Ghiandaia.

Iscriviti alla Newsletter e resta sempre aggiornato!


Ogni venerdì mattina riceverai un'email con tutte le novità della settimana

5ommenti

  1. vorrei sapere se si possono esporre i richiami relativamente ai tordi senza abbatterli fino al termine del 02/10 p.v. pur praticando la caccia a Colombaccio, Merlo, Cornacchie, Gazza e Ghiandaia. Non si capisce più nulla, servirebbe maggiore chiarezza. Grazie.

  2. Rolfi e il suo staff se Hanno Un bricciolo di dignita si devono dimettersi.
    I cacciatori sono stufi di gente impreparata e forse menefreghists

    1. Questi incapaci ci faranno chiudere la caccia nel resto del mondo si spara tutto l’anno questo non è accettabile la selvaggina deve avere quei 4 .6 mesi di chiusura x il ripopolamento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to top button