Che cosa mangia la lepre?

Un erbivoro molto adattabile, ma allo stesso tempo molto selettivo.

La gestione di questo lagomorfo è spesso basata su conoscenze empiriche, parziali, quando non su vere e proprie credenze senza fondamento scientifico. Conoscere la dieta della lepre, che cosa mangia preferenzialmente, è fondamentale per implementare una efficace gestione del territorio ed eventualmente intraprendere delle forme di allevamento naturale (grandi recinti) o di ambientamento.

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La lepre, un erbivoro monogastrico

Il punto di partenza però è la comprensione del peculiare sistema digerente di questa specie che è comune a tutti i lagomorfi. La lepre è un erbivoro monogastrico che presenta un intestino cieco molto sviluppato che ospita una ricca flora batterica in grado di fermentare la cellulosa contenuta nella fibra vegetale per ricavarne i nutrienti indispensabili per la vita.

L’intestino cieco però si trova nell’ultima parte dell’apparato digerente dove non può esserci l’assorbimento di queste sostanze. La lepre quindi, per non perdere questo fondamentale apporto, è costretta a re-ingerire parte delle sue feci (le feci molli o cecotrofo). In questo modo può assorbire elementi indispensabili per la sua salute come le vitamine del gruppo B e alcuni amminoacidi. Questo meccanismo è molto simile a quello della ruminazione, ma tuttavia non ha la stessa efficienza degli erbivori poligastrici come i bovini che possono soddisfare i propri fabbisogni quasi esclusivamente con la fibra. Le ricerche, infatti, hanno dimostrato che le lepri evitano gli alimenti troppo ricchi di fibra e ricercano attivamente alimenti vegetali ricchi di grassi e proteine.

Esigenze nutritive elevate

Le esigenze nutritive di questa specie sono particolarmente elevate anche per l’elevato ritmo riproduttivo e per la produzione di latte con cui vengono alimentati i piccoli. Un ridotto apporto energetico (soprattutto di grassi) può compromettere la produzione di latte e quindi la possibilità di allevare cucciolate numerose.

Il leprotto a sua volta, non venendo allevato in una tana riparata, deve accrescersi molto velocemente per affrontare i rigori dell’ambiente sia in termini climatici che di predazione e quindi necessita di un apporto energetico e proteico particolarmente ricco.

Quali alimenti soddisfano le esigenze della lepre?

In realtà la dieta della lepre tende a essere molto varia e adattata alle diverse condizioni ambientali in cui si trova. In linea di massima però si nota una preferenza per le erbe spontanee rispetto a quelle coltivate proprio perché in queste (o in parti di queste) può trovare più facilmente i grassi e le proteine di cui ha bisogno.

La scelta poi dipende anche dallo stato vegetativo in cui si trovano le piante. Infatti, mentre i cereali coltivati sono utilizzati frequentemente in autunno, sono evitati negli altri periodi dell’anno proprio perché tendono a diventare eccessivamente fibrosi. Fra le piante spontanee che sono state più frequentemente riscontrate ci sono il papavero, la borsa del pastore, la piantaggine, il convolvolo e i trifogli. Occorre inoltre tenere presente che il periodo più importante per l’alimentazione è quello invernale perché è in questa fase che gli animali costituiscono le riserve di grasso che utilizzano nel periodo di maggiore riproduzione.

In ambiente mediterraneo, specie durante la stagione secca, la lepre può diventare parzialmente frugivora e granivora così come rivolgersi ai germogli delle piante arbustive come il sambuco.

L’importanza della variabilità ambientale

In sintesi, si può dire che la lepre è un erbivoro caratterizzato da una dieta molto ampia e adattabile che però seleziona alimenti ricchi di sostanze nutritive come proteine e grassi mentre evita quelli troppo ricchi di fibra. Questo spiega, almeno in parte, perché pascola preferibilmente in zone a vegetazione tendenzialmente bassa dove abbondano le specie ai primi stati vegetativi più ricche di sostanze nutritive.

È stato osservato, inoltre, nelle aree dove c’è una maggiore presenza di erbe spontanee come prati e incolti un maggiore equilibrio nella microflora intestinale della lepre, mentre nelle aree più coltivate, specie se predomina la monocoltura, la variabilità della microflora si riduce a vantaggio degli enterobatteri che possono predisporre alle patologie intestinali (sia batteriche che parassitarie).

Da un punto di vista gestionale quindi, le indicazioni che si ricavano da queste conoscenze, suggeriscono che il declino della lepre negli ambienti agricoli, sia stato favorito dalla riduzione della variabilità ambientale e soprattutto dalla diminuzione di prati e aree a vegetazione naturale (set-aside, bordure, stoppie) e che il ripristino e l’incentivazione di queste superfici sia il modo migliore per favorire l’abbondanza di questa specie.

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