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Dove e quando cacciare i Rallidi

La caccia ai rallidi non è cosa semplice, come vi accennavo nel mio primo articolo, il comune denominatore per esercitare questo tipo di caccia è l’acqua (elemento essenziale per tutte le specie viventi, e in particolar modo per gallinelle d’acqua, porciglioni e folaghe) e proprio per questo la maggior parte delle volte, cacciarli significa faticare e sudare, dovendo camminare in zone fangose e impervie.


Dove cacciare i Rallidi

Sicuramente i Fiumi e il loro ambiente circostante sono i luoghi migliori per insidiare i Rallidi. Lanche, morte e mortizze, unite a piccoli canali e fossi di scolo, fanno di quest’ambiente il luogo ideale per chi vuole esercitare questo tipo di caccia.

Per conformazione geografica l’ambiente fluviale permette la formazione di territori o nicchie ecologiche molto variegate, che ben si adattano alla vita dei rallidi: dall’acqua si passa alle piccole spiaggette di sabbia e sassi, utili terreni di riposo e svago per gallinette e porciglioni, per arrivare poi ai canneti e ai falaschi dove gli “uccelli neri” amano nascondersi al paventarsi di un pericolo, fino a terminare in enormi pioppeti che costeggiando le rive maestre dei grandi fiumi, donano frescura e riparo nei periodi più caldi.

Anche i canali e le rogge costituiscono un ottimo ambiente per i rallidi. In questo caso, sarà indispensabile che ai loro margini abbiano una vegetazione molto ricca e, passatemi il termine, “sporca”. L’ideale sono le sponde in terra battuta o pietrisco con molti rovi selvatici disposti lateralmente. Se a queste si abbinano delle essenze arboree, come le more e le fragole selvatiche, state certi che avete trovato un posto in cui la presenza di rallidi è quasi scontata, vista la loro ingordigia verso queste prelibatezze naturali.

Infine, non sottovalutiamo i canali di scolo utilizzati per irrigare campi ad uso agricolo: se confinanti con un prato stabile o un medicaio possono rappresentare uno dei migliori luoghi pastura per i nostri selvatici.

I fattori di disturbo

Anche se abbiamo visto che il binomio acqua-fitta vegetazione è al 99% vincente, ci possono essere delle eccezioni in cui, nonostante l’habitat perfetto, la presenza dei rallidi è scarsa o pressochè nulla. Questo è dovuto principalmente alla presenza costante di fattore di disturbo, come il passaggio di appassionati di mountain-bike o persone che praticano trekking immerse nella natura (percorsi naturalistici) o un elevato numero di cacciatori, in questo caso gli uccelli sentendosi disturbati per molte ore al giorno, tenderanno ad insediarsi in altri luoghi.

Un altro fattore di disturbo è la presenza di grossi roditori come le nutrie: ho costatato che fossi e rogge abitati da questo simpatico (si fa per dire) castorino, rendono la vita dei rallidi molto agitata. Probabilmente le tane scavate negli argini e le abitudini crepuscolari di questo roditore non vanno di comune accordo con la vita agiata e pacifica di una gallinella o un porciglione, anche se spesso e volentieri possiamo vederli banchettare insieme in qualche prato, dove l’erba e i germogli freschi funzionano da “panacea” contro tutte le problematiche di una convivenza difficile. Presumo che il mangiare nello stesso luogo, sia usato come fonte deterrente contro eventuali predatori, ma questa è solo una mia convinzione personale.

Quando cacciare i Rallidi

Come detto nell’articolo precedente, iniziare una giornata di caccia all’alba non ha prezzo, emozioni, magia e attesa sono la parte migliore di questa passione. Ma cacciando i rallidi negli ambienti ideali, qualsiasi momento della giornata può essere soddisfacente: sia la mattina, che il pomeriggio o la sera all’imbrunire, se accompagnati da ausiliari tenaci e caparbi, si possono ottenere buoni carnieri.

Discorso a parte merita il periodo della stagione in cui cacciarli: il calendario venatorio della Lombardia (cito questo perché caccio sul territorio lombardo) permette l’abbattimento di questi selvatici dalla terza domenica di settembre (apertura della stagione venatoria) fino al 31 gennaio. Il miglior periodo, però, per la caccia a questi selvatici sono i mesi di novembre e dicembre, confidando nelle correnti di origine Artica provenienti dai Balcani, portatrici di temperature gelide.

Nelle giornate limpide e pungenti tipiche di questi mesi, caratterizzate dalla formazione di ghiaccio nelle zone d’acqua ferma, ci sono tutti i presupposti per un’ottima mattinata di caccia con la possibilità di scovare molte gallinelle. Il freddo e il ghiaccio provocano un assembramento di uccelli consistente, che possono arrivare anche a 8-10 unità. Probabilmente la difficoltà nel reperire il cibo le spinge a lavorare in gruppo, unitamente al fatto che determinate zone d’acqua ghiacciata le costringono a radunarsi in ambienti dove il ghiaccio non riesce a formarsi. Discorso che non vale, però, per i porciglioni che vivono sempre solitari e schivi e non sembrano risentire delle condizioni climatiche avverse.

Per quanto riguarda le folaghe, invece, avendo la possibilità di cacciarle d’appostamento in ampi specchi d’acqua o tese allagate, i periodi migliori sono sicuramente i mesi di settembre e ottobre, quando gli uccelli non sono ancora del tutto smaliziati e abituati alla pressione venatoria. Cacciandole, invece, in forma vagante sull’alveo dei fiumi o lungo dei fossati, il periodo migliore è la prima decade di ottobre anche se i carnieri non saranno molto consistenti (trovare nell’arco di una stagione 8-10 esemplari di Fulica atra è già un ottimo risultato).

Per concludere

Ricordiamoci che stiamo parlando di uccelli selvatici al 100% e appartenenti alla categoria dei migratori, quindi, l’imprevedibilità è sempre in agguato. Se il giorno prima abbiamo visto qualche soggetto nuotare tranquillamente in un canale o pasteggiare camminando elegantemente su di un prato, non sempre c’è la certezza ritrovarli l’indomani negli stessi luoghi. Esistono condizioni a noi ancora sconosciute per cui la loro presenza può svanire completamente nell’arco di poche ore, nonostante a prima vista non vi siano stati mutamenti rilevanti (intesi come clima e ambiente), ma anche questo fa parte dell’affascinante mondo di Diana.

Scritto da Gianluca Suardi

Gianluca Suardi
Sono nato il 18 ottobre 1978, periodo nel quale cacciatori e uccelli migratori sono in pieno fermento, ed è per questo che nel mio DNA, ho un cromosoma chiamato Ars Venandi. "Fino a quando alzerò gli occhi al cielo all’udire lo zip del tordo, fino a quando mi emozionerò nel vedere una coppia di germani reali in volo e sino a quando il mio sguardo seguirà la planata di una starna su una stoppia di mais, beh sino ad allora sarò libero di essere felice"