Emilia Romagna, ecco il Piano di prelievo del Cinghiale 2019/2020

Nelle aree a gestione non conservativa il prelievo potrà avvenire senza vincoli quali-quantitativi e senza limite numerico

Lo scorso 8 aprile la Giunta regionale dell’Emilia Romagna ha approvato il Piano di prelievo del cinghiale in selezione e in forma collettiva per la stagione venatoria 2019/2020, che prevede l’abbattimento complessivo minimo di 27224 capi.

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Aree a gestione conservativa e non conservativa

Il Piano faunistico 2018-2023 per il cinghiale distingue aree a gestione conservativa e aree a gestione non conservativa, in cui vengono attuate differenti azioni gestionali. Nello specifico i Comprensori 1 e 2 sono considerati aree a gestione non conservativa, in cui l’obiettivo è la massima riduzione numerica possibile della specie, mentre nel Comprensorio 3 è consentita la gestione conservativa.

Il piano chiarisce che nelle aree a gestione non conservativa il prelievo venatorio deve avvenire senza vincoli quali-quantitativi e senza limite numerico, adottando, a seconda dei periodi, le forme di caccia ammesse dal calendario venatorio in vigore (selezione e collettiva), senza l’applicazione di quote proporzionali, ammettendo al prelievo selettivo tutti i cacciatori iscritti al distretto aventi i requisiti previsti. Nei soli distretti “virtuosi”, nei quali cioè il valore economico dei danni è rimasto al di sotto dei parametri fissati, il Soggetto Gestore può prevedere quote proporzionali di distribuzione del prelievo tra caccia di selezione e caccia collettiva.

Nei distretti con obiettivi conservativi è ammessa la ripartizione del piano di prelievo tra caccia collettiva e caccia di selezione: la proporzione tra le due forme di caccia è stabilita dal Soggetto Gestore. Deve essere comunque garantito l’intervento in selezione da parte dei cacciatori iscritti al distretto nel caso di impatto della specie sulle produzioni agricole nel periodo primaverile estivo anche su richiesta dell’agricoltore.

Periodi di caccia

Come stabilito dal calendario venatorio 2019/2020, la caccia al cinghiale in forma selettiva sarà consentita ad ogni singolo cacciatore in cinque giornate settimanali, a partire dal 15 aprile sino al 30 settembre per tutte le classi e sessi (fatta eccezione per le femmine adulte accompagnate in aree a gestione conservativa), e dal 2 ottobre fino al 30 marzo per tutti i sessi e le classi d’età.

La caccia in forma collettiva, invece, sarà consentita dal 2 ottobre al 30 gennaio secondo i piani approvati dalla Regione, nell’arco temporale massimo di tre mesi consecutivi. Per i metodi della battuta e della braccata la caccia sarà consentita nelle giornate fisse di mercoledì, sabato e domenica negli ATC, e nelle giornate fisse di giovedì, sabato e domenica nelle AFV, mentre per il metodo della girata sarà a libera scelta del cacciatore.

Il Piano di prelievo

Il Piano di prelievo prevede l’abbattimento complessivo minimo di 27224 cinghiali, così ripartiti tra le varie province:

  • Bologna 7588 capi
  • Forlì-Cesena 4721 capi
  • Modena 3150 capi
  • Parma 4201 capi
  • Piacenza 2938 capi
  • Ravenna 1276 capi
  • Reggio Emilia 950 capi
  • Rimini 2400 capi

Per conoscere la struttura completa del piano potete consultare il testo approvato dalla Regione.

Il commento di Coldiretti

“La Regione ha finalmente riconosciuto che i cinghiali non sono più un problema solo per il comparto agricolo, ma anche una minaccia per l’ambiente e per i cittadini”. Commenta così Coldiretti Ravenna l’attuazione della delibera 552 del piano faunistico venatorio che prevede non ci siano limiti all’abbattimento di questi ungulati nelle zone di pianura e collina in tutta l’Emilia Romagna.
Tuttavia, secondo Nicola Grementieri, responsabile Coldiretti per l’alta collina faentina, “il provvedimento, seppur positivo, rischia di rivelarsi ‘monco e spuntato’ se non verranno attivati anche i piani di controllo per le aree protette, le zone dove gli ungulati tendono ovviamente a concentrarsi”.


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