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Habitat e distribuzione del cinghiale

Il cinghiale è da sempre una delle specie più apprezzate a livello venatorio, sia per la bontà delle sue carni sia per l’impegno che richiede la sua cattura. E proprio la pressione venatoria ha da sempre influenzato la diffusione di questa specie, vediamo come.

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Il cinghiale (Sus scrofa) è un mammifero appartenente alla famiglia dei suidi originario della zona Euroasiatica e del Nordafrica. Oggi è presente anche in Australia e Nord America, dove è stato introdotto attorno alla metà del ‘500
Nel corso dei secoli la popolazione Europea di cinghiali ha subito notevoli fluttuazioni, principalmente a causa della pressione venatoria elevata a cui questa specie è da sempre sottoposta. In vasti territori si sono susseguiti intensi cicli di cattura e reintroduzione che hanno portato alla nascita di molteplici sottospecie ed incroci. L’esempio più conosciuto è quello della Gran Bretagna: in questo territorio il cinghiale scomparve nel 1400 e fu reintrodotto a più riprese senza grande successo tra il 1600 e il 1700, grazie all’opere di Re Giacomo I.
Nel resto d’Europa il cinghiale è sempre stato diffuso in maniera disomogena, e nella prima parte del ‘900, a seguito della pressione venatoria, era praticamente scomparso in varie zone, tra cui Danimarca, Svezia, Germania, Austria e Russia. Dal secondo dopoguerra in poi, invece la popolazione cominciò ad aumentare e ad espandere il suo areale di distribuzione, andando progressivamente a rioccupare vaste aree di territorio.
Questo incremento, che continua ancora oggi, è dovuto principalmente al progressivo abbandono da parte dell’uomo delle zone rurali, e alla continua diminuzione della pressione venatoria. Oggi, in molte aree, l’aumento della popolazione è ormai fuori controllo, tant’è che il cinghiale è stato inserito dallo IUCN (International Union for the Conservation of Nature) nell’elenco delle 100 tra le specie invasive più dannose al mondo.

Anche in Italia a inizio ‘900 il cinghiale non era molto numeroso: vi era una popolazione ridotta nel meridione ed era praticamente scomparso nel nord Italia. Dal secondo dopoguerra in poi si calcola che la popolazione italiana di cinghiali si sia quintuplicata, anche a seguito di immissioni a scopo venatorio, ed ormai è distribuita, seppure con areale discontinuo, su tutto il territorio, isole comprese.

Habitat

Il cinghiale predilige i boschi di conifere e latifoglie, che producono ghiande di cui va ghiotto, con un fitto sottobosco in cui ripararsi, con ai margini radure e prati in cui pascolare e con buona disponibilità d’acqua. E’ presente dalla pianura fino agli ambienti collinari e montani, e la sua distribuzione è limitata solo dal forte innevamento, non tanto per la bassa temperatura (il cinghiale resiste bene anche a decine di gradi sotto lo zero), ma per la scarsa possibilità di cibarsi su terreni innevati.

E’ comunque una specie estremamente opportunista e si adatta bene ad una grande varietà di ambienti, anche fortemente antropizzati, in cui sia presente una discreta disponibilità di acqua e cibo. Proprio per questo si tratta di una delle specie che causa i maggiori danni alle colture agrarie, principalmente mais, patate, cereali, barbabietole, prati e pascoli.

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