IntervisteSicilia

In Sicilia è stata un’annata venatoria da dimenticare. Ne parliamo con Vito Cortese, giovane cacciatore siciliano

“I cacciatori siciliani stanno vedendo andare in frantumi sogni e passioni”. Così Vito ha iniziato a raccontarmi qual'è la situazione della caccia in Sicilia, da anni vittima di continue restrizioni

Prima gli incendi, poi i ricorsi contro il calendario venatorio, e quando la stagione sembrava finalmente partita si son messi di mezzo pure gli uragani mediterranei, che hanno portato sull’isola una scia d’insolito maltempo durato per diverse settimane. Insomma, quella 2021/22 per i cacciatori siciliani è una stagione da dimenticare.

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Non che quelle precedenti fossero state particolarmente positive, anzi. Da anni ormai, la caccia in Sicilia è vittima di continue restrizioni. Ne scrivo con un po’ di tristezza, perché è una terra a cui sono particolarmente legato. Mio nonno era un siciliano doc e io sono cresciuto con le storie di caccia raccontate da mio padre, in cui mi spiegava quanto fosse diversa la caccia che praticava il nonno in Sicilia rispetto a quelle tipiche della pianura lombarda dove sono venatoriamente cresciuto.

Capirete perché, quando pochi giorni fa Vito Cortese, giovane cacciatore siciliano da qualche tempo impegnato a raccontare sui social la sua passione per la caccia, mi ha scritto dicendomi “Luca vorrei raccontare quello che sta accadendo alla caccia in Sicilia. Stiamo vedendo andare in frantumi sogni e passioni”, gli ho dato subito la mia disponibilità per intervistarlo e farci raccontare qual’è la situazione della caccia in Sicilia.


Ciao Vito,
Te lo dico subito, quando ho letto il tuo messaggio sono rimasto colpito… positivamente. Per me è la conferma che ci sono ancora giovani cacciatori disposti a mettersi in gioco e a lottare per la propria passione.

Luca, per me è fondamentale che noi giovani, siciliani e non, riprendiamo in mano certi spiriti e cominciamo, anzi continuiamo, a lottare per qualcosa che ci appartiene. Vorrei un quadro venatorio aggiornato, migliorato, che renda il cacciatore medio contento dell’attività che sta svolgendo e non vittima di chiusure legate spesso a studi infondati, a dei dati vecchissimi e mai aggiornati, oppure, ancora, vittima di insulti e di “male parti”, come si suol dire in Sicilia.

Mi dicevi che molti cacciatori siciliani stanno vedendo andare in frantumi sogni e passioni.
Si, purtroppo. Possiamo dire che il biennio 2020-2021 è da dimenticare e, credimi, non tanto per il covid, ma per tutte le chiusure dovute a dei ricorsi privi di fondamenta, dettati da qualcuno che sostiene tutto ma non la vera salvaguardia dell’ambiente.

Immagino tu ti riferisca alle solite associazioni animaliste, giusto?
Esatto, quegli animalisti che del mondo venatorio sanno ben poco.

Quest’anno sono arrivati addirittura a sfruttare il problema degli incendi per chiedere la chiusura della caccia in tutta la Sicilia. Per carità, il problema è reale, ma visto da fuori sembrava il solito pretesto per dar contro alla caccia. Cosa ne pensi?
Guarda Luca, è un problema che ormai da molti anni colpisce la nostra amata isola. Ettari su ettari infuocati dalle manie di protagonismo forse, o da sgradevoli “interessi”, che mandano al rogo, ogni anno, chilometri di verde e condannano le sorti di centinaia di animali selvatici.
Quando poi, queste manie si combinano con la presa di posizione da parte d’istituti preposti alla protezione e la ricerca ambientale oppure ancora da parte di associazioni che sostengono di perseguire il “benessere” degli animali, quella è la vera fine.
Quest’anno, per esempio, il discorso dei roghi è stato messo sotto torchio non tanto per trovare i criminali e salvaguardare l’ambiente, bensì per limitare l’attività venatoria. Il comparto venatorio, ogni anno, partecipa in modo considerevole alla produzione del PIL e io, che sono laureato in economia e che di numeri un po’ ne mastico, posso dirti che la perdita sarebbe davvero esosa.
Ovviamente abbiamo vinto ogni ricorso e, anche per quest’anno, il calendario venatorio è stato salvato, seppur con innumerevoli difficoltà e tante limitazioni.
Non ti nego che ho veramente paura per gli anni a venire.

Ti credo Vito! Citavi le limitazioni al calendario, quest’anno la situazione è stata davvero esasperante. Un po’ in tutta Italia, a dir la verità, ma da voi in particolare. Vi hanno bloccato la preapertura praticamente la sera prima e poi anche l’apertura è stata posticipata a ottobre. Come l’hai vissuta?
Male. Quest’anno, a differenza degli altri anni, ho veramente temuto per il nostro “amato” calendario. Le virgolette stanno a significare che ogni anno paghiamo un contributo considerevole in termini di tasse per poter cacciare. Contributo che a mio avviso non rispecchia quello che dovrebbe essere realmente l’attività venatoria.
Diamo troppo spazio e troppa importanza ad associazioni che si elevano a paladini della salvaguardia ambientale ed animale e poi sono i primi a non rispettare le regole basilari per una sana civiltà.

Associazioni che però noi fatichiamo a contrastare. Secondo te dà dove nasce il problema? Di chi è la colpa? Politica? Associazioni venatorie?
Non è mia abitudine dare sentenze o fare giudizi però, secondo una mia opinione, il vero problema siamo sempre stati noi cacciatori e quest’anno, dopo tanti anni, abbiamo iniziato a dare prova di quanto importante sia per noi la caccia. Centinaia di cacciatori sono scesi in campo per manifestare contro le ridicole scelte che erano state prese contro l’attività venatoria a livello nazionale e regionale.
Pochi mesi fa sono stato in Francia per un importante evento venatorio e ho potuto constatare con mano le differenze rispetto all’Italia. In Francia si tiene alla caccia, come in Italia si tiene al calcio. Se si prova a toccare la caccia in Francia, ti ritrovi nelle piazze migliaia e migliaia di cacciatori pronti a manifestare per i loro diritti.
La Caccia è un nostro diritto. Paghiamo le tasse ed abbiamo una fedina penale migliore di tutti quei tizi che fanno parte di associazioni “perbeniste” ma che sono sempre pronti a danneggiare le vetture dei cacciatori e fare danni di pessimo gusto.

Toglimi una curiosità, quante Associazioni venatorie ci sono in Sicilia? So che il panorama associazionistico è un po’ differente rispetto a quello del resto d’Italia… Da giovane cacciatore ti senti rappresentato o vorresti qualcosa di più, qualcosa di diverso?

Se non erro, la Sicilia conta una decina di associazioni venatorie. Il problema sostanziale non credo dipenda dalle associazioni venatorie le quali, nel loro piccolo, cercano comunque di portare avanti i diritti dei cacciatori. Diciamocelo chiaramente, sono cacciatori pure loro, quindi, non avrebbero alcun vantaggio a dar contro ai cacciatori.
Il problema reale è che non siamo ben rappresentati nelle istituzioni, dalla politica. Salvo alcuni esponenti, il resto porta avanti gli interessi propri e non i nostri.
Posso dirti la verità? Non credo nella diversificazione associazionistica, un settore segmentato non può fare la voce grossa. Credo sia fondamentale impegnarsi per creare un’associazione unica, un unico gruppo che raccolga tutti i cacciatori in modo tale da poterci permettere di far sentire la nostra voce in campo nazionale, europeo e dovunque si ritenga opportuno. Tante piccole voci sono inutili rispetto ad un’unica grande associazione che farebbe da portavoce per tutti i cacciatori italiani.
Solo in quel modo, a mio avviso, riusciremo a riguadagnare quanto ci è stato tolto in questi anni.

Su questo punto condivido in toto, l’associazione unica per me è l’unica strada da percorrere. Ma torniamo alla vostra annata venatoria. A complicarla ci si è messo pure il meteo, vero?
Come tutti sanno, la Sicilia è famosa per il suo clima mite. Le temperature calde e le belle giornate hanno sempre permesso alla Sicilia di far vivere ai visitatori delle bellissime esperienze turistiche anche in periodi invernali.
Negli ultimi anni però, il cambiamento climatico ha avuto effetti sgradevoli anche nella nostra isola, scatenando inondazioni, frane e quest’anno anche uragani. Non avevo mai visto uno scenario climatico del genere.
A prescindere dai danni provocati all’agricoltura, questi fenomeni hanno bloccato le attività venatorie in quanto, per settimane, siamo stati impossibilitati dall’andare a caccia viste le condizioni impervie dei terreni, impraticabili sia a piedi che su gomme.

Ora la situazione com’è?
Dal mese di dicembre la situazione è migliorata, le temperature sono calate però abbiamo visto risplendere il sole siciliano in tutta la sua magnificenza.

Non te l’ho ancora chiesto, in che zona della Sicilia cacci e, soprattutto, che forme di caccia che pratichi di più?
Caccio prevalentemente nella provincia di Agrigento e, più specificatamente, nelle zone del mio ATC – AG1.
Ho sempre praticato la caccia al cinghiale anche se devo dirti che adoro la caccia al coniglio, specie oramai rara nelle terre siciliane. Strano a dirsi visto che la Sicilia era la patria e l’icona della caccia al coniglio. Una cattiva gestione faunistica? Problemi legati alle malattie? Non lo so per certo, fatto sta che il coniglio si vede con molta molta difficoltà.

Guardiamo al futuro, parliamo di giovani cacciatori pronti a combattere per la loro passione… Ce ne sono in Sicilia?
Ho potuto constatare che negli ultimi anni, moltissimi giovani cacciatori come me, stanno studiando per superare gli esami per l’abilitazione venatoria e già da lì si capisce che qualcosa in Sicilia si sta muovendo.
Purtroppo, come ben saprai, il Mezzogiorno, a differenza del resto d’Italia, sta vivendo la così detta spopolazione giovanile. Moltissimi giovani ogni anno lasciano la propria terra per cercare lavoro altrove e lasciando così una o più passioni nel cassetto.
Possiamo solo sperare che il mercato occupazionale torni a rivivere anche nel Mezzogiorno in modo tale da permettere a molti giovani di ritornare nella propria terra, permettendogli di riprendere in mano la loro vita e le loro passioni come la caccia.

Per concludere, mi togli un’altra curiosità? Dopo che ci siamo sentiti sono andato un po’ a curiosare sul tuo profilo Instagram e ho visto che sei Brand Ambassador di Winchester. Direi che è un gran bel risultato vista la tua giovane età. Ti va di parlarne?
Non vedevo l’ora di parlarne. Hai curiosato bene!! Da circa due anni, faccio parte del gruppo Winchester Europe che, come saprai, è uno dei leader mondiali per quanto riguarda il mondo delle armi e delle munizioni. In ogni film western puoi vedere una Winchester!
Ho scoperto una nuova famiglia, nuovi amici, persone in gamba, ottimi cacciatori!
Quest’anno siamo stati in Francia a Tolosa, abbiamo partecipato ad un meeting organizzato da Winchester Europe dove abbiamo testato le novità Winchester/Browning.
Non posso svelarvi altro, posso solo dirvi che il 2022 sarà un anno ricco di novità, siamo per il mondo delle armi, sia per il mondo balistico delle munizioni!

Ti seguiremo con piacere allora, per scoprire queste novità, con la speranza di veder migliorare la situazione della caccia in Sicilia.
Un abbraccio

A presto Vito

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2 Commenti

  1. Condivido che in Sicilia ci sono troppe associazioni che servono solo a raccogliere tra i cacciatori le assicurazioni,solo tre associazioni si sono prodigati a curare il ricorso al tar,spendendo di tasca propria,e le altre?????sono d’accordo ad unificare e creare solo un’associazione,mi sembra un po’ improbabile che questi mollano l’osso.Mi presento sono Luigi Abrignani sono di Petrosino un paesino tra Marsala e Mazara del Vallo e’ da circa 50 anni che ho il porto d’armi e quello che sto vedendo negli ultimi 8/10 anni e solamente assurdo.Queste associazioni pseudo ambientaliste così determinate a far scomparire la caccia “ arte nobile” sono appassionato della caccia al volo e quindi giravamo da Enna verso Trapani a caccia di volatili,negli ultimi anni molto meno anche perché le condizioni atmosferiche sono state molto avverse e quindi meno caccia e meno chilometri.Faccio i miei complimenti a Vito Cortese per la sua bella intervista.Auguro che si possa arrivare ad una conclusione vantaggiosa per i cacciatori.Cordiali saluti Luigi

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