Toscana

Toscana, svolte le audizioni sul regolamento di attuazione della legge sulla caccia

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Sono stati ascoltati ieri dalla seconda commissione del Consiglio regionale toscano (Sviluppo economico e rurale) i rappresentanti delle organizzazioni professionali agricole e cooperative, delle associazioni ambientaliste e delle associazioni venatorie in merito al regolamento di attuazione della legge regionale per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio.

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Il Consiglio deve esprimere parere obbligatorio sulla delibera di Giunta, e, come ha spiegato il presidente Anselmi, pur non trattandosi di parere vincolante “abbiamo ritenuto utile procedere alle audizioni di tutti gli interessati e chiedere tempo adeguato per un approfondimento in vista dell’espressione del parere”.

Il regolamento disciplina in modo unitario la materia della caccia in Toscana, dopo che la Regione ha riassunto a livello centrale tutte le funzioni amministrative in materia di caccia, prima attribuite alle Province, e sostituisce i vari regolamenti provinciali. Inoltre vengono previste norme per la gestione degli ungulati, in attuazione della legge approvata nel febbraio 2016.

Numerosi gli interventi e le posizioni espresse. Da parte delle organizzazioni professionali è stata sottolineata la necessità di andare verso un’operatività piena degli ambiti territoriali di caccia senza difformità e ritardi (Cia), di evitare nel regolamento ulteriori complicazioni burocratiche non previste in legge (Coldiretti), di distinguere la gestione del territorio per gli Atc e per gli istituti privatistici (Confagricoltura).

Da parte delle associazioni di cacciatori sono arrivati input diversi. Arcicaccia ha chiesto assunzioni a tempo indeterminato da parte degli Atc, al posto di ricorrere a spese ingenti per le consulenze esterne, mentre per Federcaccia è opportuno ricorrere a personale esterno. Anuu e Italcaccia hanno insistito sul fatto che le riunioni dell’Atc debbano essere effettivamente pubbliche, trasparenti e pubblicizzate. La possibilità di salvaguardare gli appostamenti fissi concedendo il passaggio a nuovi fruitori e alcune correzioni sulle regole per gli appostamenti sono stati invece chiesti da Libera Caccia, Enalcaccia e altri.

Secondo gli ambientalisti questo regolamento non protegge la fauna selvatica, ma solo gli interessi dei cacciatori (Coordinamento associazioni ambientaliste); è stato inoltre sottolineato che, per l’articolo 117 della Costituzione, solo lo Stato può legiferare in materia di ecosistema. La Lav ha chiesto di vietare le gare cinofile nelle zone di ripopolamento e cattura e di sostituire il termine “selvaggina” con quello di “fauna selvatica”.

“È stato molto utile ascoltare tutte le posizioni, anche molto distanti tra loro – ha commentato Gianni Anselmi al termine delle audizioni -. Per produrre atti che rispecchino l’interesse generale occorre tenere conto di tutti i punti di vista, anche se è ovvio che alla fine si deve arrivare a punti di sintesi che non sempre riescono ad accontentare tutti”.

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