Fauna e Ambiente

Conferenza Stato Regioni approva il Piano Antibracconaggio

La Conferenza Stato Regioni nella riunione del 30 marzo scorso ha approvato il “Piano d’azione nazionale per il contrasto degli illeciti contro gli uccelli selvatici“, meglio conosciuto come Piano Antibracconaggio. Questo è stato proposto dal Ministero dell’Ambiente e prevede che entro due anni vengano prese iniziative legislative che portino a una più incisiva azione degli organi competenti nella vigilanza, controllo e repressione del fenomeno del bracconaggio.

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Gli obbiettivi del Piano Antibracconaggio

Il piano d’azione si pone cinque obiettivi generali che riguardano, il potenziamento del contrasto diretto alle attività illegali contro gli uccelli selvatici, il potenziamento del contrasto indiretto, la prevenzione, il monitoraggio dell’attuazione del piano e l’istituzione di una cabina di regia nazionale.

Nell’ambito di ciascun obiettivo generale il Piano indica più obiettivi specifici, ciascuno dei quali va perseguito attraverso azioni specifiche. Fra i più significativi il potenziamento del Comando Unità per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare dei Carabinieri (unità data dall’assorbimento del Corpo Forestale nell’Arma dei Carabinieri),  la riorganizzazione e la regionalizzazione dei Corpi provinciali di Vigilanza Venatori, la formazione dei magistrati, l’uniformazione delle competenze da attribuire alle guardie venatorie volontarie e l’adeguamento del quadro normativo nazionale.

Le modifiche normative proposte

Quest’ultimo punto tocca in particolar modo il settore venatorio, ponendosi come obbiettivo principale quello d’apportare modifiche legislative “per rendere più incisiva l’attività di vigilanza e controllo”, che tradotto vuol dire inasprimento delle sanzioni per i reati venatori, fino alla revoca definitiva della licenza di caccia. Queste alcune delle modifiche normative proposte:

  • inserire le Regioni tra gli enti a cui è assegnata la vigilanza ittico-venatoria.
  • prevedere l’applicabilità della sanzione accessoria dell’esclusione definitiva dalla concessione della licenza di porto di fucile ad uso caccia a tutti i casi rientranti nel regime sanzionatorio penale.
  • prevedere l’applicabilità della sanzione accessoria della sospensione o revoca della licenza di porto di fucile ad uso caccia a tutti i casi di maggior gravità rientranti nel regime sanzionatorio amministrativo.
  • l’introduzione del divieto di detenzione di richiami elettroacustici nel corso dello svolgimento delle attività di caccia e in tutte le fasi preparatorie della stessa, incluso l’addestramento cani;
  • l’introduzione del divieto di detenzione di munizioni contenenti piombo nei luoghi di caccia in cui tali munizioni non possono essere utilizzate;
  • l’aggiornamento del quadro sanzionatorio per gli illeciti contro la fauna, commisurate all’entità dei ricavi illeciti che si possono trarre dall’attività illegale e al danno arrecato alla biodiversità, in base a criteri prestabiliti (gravity factor), valutando l’opportunità di rimodulare le pene previste all’art. 30 della legge n. 157/1992 e di trasformare in delitti le fattispecie più gravi oggi reati contravvenzionali (ad esempio lettere a, b, c, d ed e, comma 1, dell’articolo 30 della legge n. 157/1992).

Sempre da un punto di vista normativo il Piano propone anche di armonizzare le regolamentazioni regionali in materia di caccia, marcatura, allevamento, detenzione e commercio di uccelli, di armonizzare le regole per l’utilizzo di richiami vivi durante l’attività venatoria e di rafforzare la tracciabilità degli animali detenuti.

Gestione Venatoria e comportamenti virtuosi 

Altro obbiettivo del Piano Antibracconaggio è il miglioramento della gestione venatoria a livello regionale e provinciale. Si legge nel Piano: “Per contrastare efficacemente gli illeciti compiuti più frequentemente durante lo svolgimento dell’attività venatoria, occorre che le Amministrazioni preposte alla gestione venatoria perseguano una politica volta a incoraggiare i comportamenti virtuosi, premiando i cacciatori che si attengono alle regole e concorrono attivamente alle forme di gestione attiva (ad esempio, svolgendo attività di guardia volontaria). In quest’ottica vanno promosse forme di legame del cacciatore al territorio che favoriscano la responsabilizzazione del cacciatore stesso e rendano più agevole l’attività di vigilanza”.

L’obbiettivo è dunque favorire il legame cacciatore-territorio, responsabilizzino il cacciatore stesso nella gestione sostenibile della fauna e dell’ambiente, premiando i comportamenti virtuosi. A Questo si aggancia anche un processo di sensibilizzazione che andrebbe fatto attraverso campagne mirate,  per “aumentare la consapevolezza presso i cacciatori della gravità di alcuni comportamenti diffusi (uso di richiami elettroacustici, sforamento dei limiti di carniere, caccia al di fuori degli orari consentiti) e sensibilizzare circa la necessità del rispetto delle norme per assicurare forme sostenibili di gestione”. 

Qui puoi consultare il testo integrale del Piano Antibracconaggio

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