Pavoncella e Moriglione, UE e Ministero dell’Ambiente chiedono la sospensione del prelievo venatorio

Con una nota ufficiale il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha comunicato di aver inviato alla Regioni una richiesta per escludere Moriglione e Pavoncella dai rispettivi calendari venatori regionali.

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Perché questa decisione

Il Ministero ha preso questa decisione dopo aver ricevuto lo scorso 19 giugno una lettera della Commissione Europea, firmata da Humberto Delgado Rosa (responsabile della Direzione Generale Ambiente), con la quale si notificava agli Stati Membri l’aggiornamento degli allegati dell’Accordo sulla conservazione degli uccelli acquatici migratori dell’Africa-Eurasia (Accordo AEWA).

L’aggiornamento riguarda 9 specie, Endredone, Smergo minore, Moriglione, Beccaccia di mare, Pavoncella, Pittima minore, Pittima reale, Piovanello maggiore e Totano moro, per le quali è stato valutato sfavorevole lo stato di conservazione a livello regionale e previsto il divieto di prelievo “a meno che le specie non siano oggetto di uno specifico piano d’azione che preveda misure adattative di gestione e contingentamento dei prelievi”.

Che cosa succede ora

In Italia è stata richiamata l’attenzione su Moriglione e Pavoncella, le uniche due specie oggetto di prelievo venatorio tra quelle citata dalla Commissione UE.

Ora le Regioni dovranno scegliere se imporre il divieto di caccia a queste due specie escludendole dai calendari venatorio, oppure, come indicato dalla stessa nota del Ministero, “laddove si intendesse proseguire l’attività venatoria, dovranno essere definiti e applicati specifici piani d’azione, inclusa una gestione adattativa del prelievo”.

In ogni caso le Regioni dovranno far pervenire le proprie decisioni al Ministero entro il 25 luglio.

Il commento di Federcaccia

Federcaccia ha fatto sapere di essersi attivata già dallo scorso 20 giugno (momento in cui è stata ricevuta la lettera della Commissione): “Abbiamo immediatamente sottolineato come la richiesta si basasse su dati inesatti e come per entrambe le specie le modalità e i limiti del prelievo applicate nel nostro Paese siano considerate dallo stesso Ispra in linea con una gestione prudenziale a loro salvaguardia”.

“Unitamente ad altre Associazioni venatorie – sottolinea FIdC  – ci siamo immediatamente attivati presso gli uffici caccia delle Regioni con i quali stiamo collaborando per evidenziare tutte le motivazioni da utilizzare per resistere a quella che, comunque, allo stato attuale, rimane una richiesta priva di base legale e biologica”.

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