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Pericolosità della Caccia. Berlato risponde a Zanoni: “la caccia è dieci volte meno pericolosa di qualsiasi altra attività”

Quanto è pericolosa la caccia?
Purtroppo è credenza comune, (credenza spesso fortemente alimentata dalle associazioni anti-caccia) che l’attività venatoria, essendo strettamente connessa all’utilizzo di armi da fuoco, sia una attività pericolosa sia per chi la pratica che per chi ne viene a contatto.

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In realtà dati alla mano, la caccia causa in media una ventina di incidenti mortali all’anno ed è un’attività meno pericolosa di quanto si creda. Altre attività del tempo libero apparentemente più “innocue” causano un maggior numero di vittime, come l’escursionismo, lo sci, la raccolta di funghi e perfino la bicicletta, giusto per citarne alcune.

Proprio su questo tema, recentemente, il Consigliere Veneto Sergio Berlato ha diramato un comunicato stampa, che vi riportiamo di seguito, in cui rispondendo al Collega Consigliere Andrea Zanoni dimostra, dati alla mano, che l’attività venatoria “è almeno dieci volte  meno pericolosa della media delle altre attività umane”.

Di seguito il comunicato di Sergio Berlato.

Anche quest’anno il Consigliere Zanoni (PD) tenta di accreditare una tesi già ampiamente smentita dai fatti e cioè che la caccia sia la più pericolosa in assoluto di tutte le attività e che pertanto debba essere abolita dalla faccia della terra.

Pur rispettando le convinzioni di chi non condivide la passione per l’attività venatoria, molto spesso perché non la conosce, i fatti ed i dati oggettivi dimostrano che l’attività venatoria, pur essendo praticata utilizzando delle armi sportive, rimane una delle attività meno pericolose, sia in termini relativi che in termini assoluti.
Per confermare questa tesi, ci permettiamo di esibire qualche dato più volte riportato anche da alcuni mezzi di informazione.

Rispetto a una media di una ventina di incidenti mortali a stagione, sempre troppi, ma meno che fisiologici, i morti per cause traumatiche in Italia si aggirano intorno ai venticinquemila l’anno.

Ultimo dato ufficiale Istat (2009): 24.642, uno su 2500 abitanti, pari allo 0,04 della popolazione italiana. Ovvero, per ogni italiano che scompare a causa di incidente, l’incidenza della variabile “caccia” è 0,0012. Cioè, un incidente mortale classificabile come “venatorio” ogni milleduecento incidenti. Pur considerando che il rapporto fra numero dei cacciatori e totalità della popolazione non raggiunge il centesimo: 1//85. In altre parole, i numeri non ingannano, nel nostro paese, la caccia è almeno dieci volte  meno pericolosa della media delle altre attività umane.

A ben guardare, anzi, se si entra nei dati e nello specifico, verso ben altri pericoli dovrebbero essere orientate le attenzioni dei cosiddetti benpensanti, se – cifre alla mano, ovviamente – si scopre che il maggior numero di incidenti mortali si registra entro le mura domestiche, con una media di 8.000 decessi all’anno (15 al giorno), fonte INAIL (altre fonti raddoppiano il dato). Mentre i decessi a causa di incidenti stradali nel 2011 (Istituto Eurispes) purtroppo sono stati ben 3.860, seguiti disgraziatamente da 1.180 morti per cause di lavoro (Osservatorio Indipendente di Bologna Morti sul Lavoro). Fra i lavoratori, una delle categorie che paga un grande tributo è quella dei pescatori professionali, che hanno un’incidenza di decessi pari a 129 ogni 100.000. Ovvero: fare il pescatore è più di quaranta volte più pericoloso che andare a caccia.

Ma non si salvano neanche le attività del tempo libero considerate fra le più innocue. In montagna, fra escursionisti e sciatori, nel 2011 sono morte 500 persone (più 494 feriti in imminente pericolo di vita; fonte Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico). E nel 2010, in 50 giorni sono morti 43 cercatori di funghi; e in bicicletta, in Italia muoiono 300 persone all’anno (dal 2005 al 2010= 1514 morti).

Anche le spiagge, il mare, le piscine chiedono un alto tributo. Sono una media di 390 all’anno, i vacanzieri che annegano. Con un altissima percentuale di bambini: 5.000 bambini in Europa, 175.000 bambini nel mondo (soprattutto in piscina).

La caccia, invece, che da tempo si sta imponendo regole di sicurezza sempre più stringenti,  fa segnalare fra i propri appassionati cultori, ormai intorno alle settecentomila unità, una esigua incidenza. Meno dello  0,0030%, che corrisponde a una disgrazia irreparabile ogni 30-35.000 utenti, mentre per tutte le altre attività il bilancio è come abbiamo visto almeno dieci volte più pesante.

ITALIA. DECESSI PER CAUSE TRAUMATICHE
  • 24.000 per cause traumatiche.
    (Ultimo dato censito Istat 2009) (Un decesso per ogni 2.500 abitanti= 0,04%).
  • 8.000 in un anno per incidenti domestici (15 al giorno). Fonte Inail (altre fonti raddoppiano il dato).
  • Nel 2011, 3.860  per incidenti stradali. (Fonte Eurispes).
  • Nel 2012 1.180 per cause di lavoro (Fonte Osservatorio Indipendente di Bologna Morti sul Lavoro).
  • Nel 2011, 500 in montagna fra escursionisti e sciatori (con 494 feriti in imminente pericolo di vita). Fonte: Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico.
  • In vacanze al mare, circa 390 annegati all’anno. 5.000 bambini in Europa, 175.000 bambini nel mondo (soprattutto in piscina).
  • 129 operatori della pesca su 100.000, ovvero: il lavoro di pescatore è trentacinque volte più pericoloso che andare a caccia.
  • Nel 2010, in 50 giorni sono morti 43 cercatori di funghi (Fonte: Soccorso Alpino).
  • In bicicletta, in Italia muoiono 300 persone all’anno (dal 2005 al 2010= 1514 morti).
LA CACCIA

Causa in media una ventina di incidenti irreparabili all’anno. Uno ogni milleduecento rispetto al totale degli incidenti gravi per cause traumatiche. Un caso ogni 35.000 cacciatori in attività, pari a meno dello 0,0030%. I cacciatori sono circa 700.000.

Come si può chiaramente evincere da questi dati, le tesi fantasiose del consigliere Zanoni e di alcuni componenti del frastagliato arcipelago animal-ambientalista, sono da annoverare come delle discutibili opinioni che nulla hanno a che vedere con la realtà dei fatti.

Ufficio stampa
Sergio Berlato

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2 Commenti

  1. Quando non ci si attiene alle regole, si violano divieti di accessi, consentiti solo ai residenti, si spara sotto i 50 metri di distanza dalle case, successo oggi in Comune di Gallio (Altopiano di Asiago), Domenica scorsa il cacciatore transitava con l’arma carica, e non in condizioni “aperta”, come da regolamento, in mezzo alle case e alle persone, sempre in Comune di Gallio, allora forse qualcosa non torna, sopratutto quando l’arroganza la fa da padrona, quando gli viene fatto presente, che forse non è nè a casa sua, ne in un posto che ha diritto di essere e violando le piu elementari regole di sicurezza.
    Penso che qui la federazione Caccia, faccia acqua da tutte le parti, sicuramente non è responsabile per i cani sciolti, ma almeno non dovrebbe elevarsi a parlare in nome di tutti i cacciatori, anche perchè dopo una piccola informativa, il signore e ben conosciuto in loco, anche per non essere proprio preciso ne con le date di inizio e fine caccia, ne con cosa può cacciare, men che meno con le distanze dalle case abitate che si deve tenere.
    Non sono un cacciatore, ma neanche un’avversario, mi dispiace vedere questi cani sciolti che mettono in pericolo la gente e che naturalmente “Sputtanano” tutta la categoria, inoltre mi fa rabbia la sonnolenza della federazione caccia e pesca, che per essere cosi, denota una certa distanza dalle varia associazioni o perlomeno una perdita di autorità per quanto riguarda il controllo dei propri iscritti, anche qui come in altre federazioni sembra che il riccordo delle varie associazioni sia nel momento del pagamento delle quote associative, cioè all’incasso.
    Nella speranza di vedere fatti, in loco e non parole al vento, rimango in attesa.

  2. Pur non conoscendo i dati riferiti ho sempre pensato che i rischi legati alla caccia fossero inferiori a tutti gli altri, comprese le attività del tempo libero. Ma se non fosse per questo, basta pensare a quante forze dell’ordine sono impegnate per le partite di calcio affinché non avengano incidenti fra tifosi; senza contare i rischi di essere investito sulle strisce pedonali quando fai una passeggiata in città.

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