Fauna e Ambiente

Peste Suina Africana, l’approfondimento della CCT

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Cresce sempre di più, in Italia e in Europa, l’attenzione al problema della diffusione della Peste Suina Africa (ASF), una malattia endemica dei suidi africani che può essere trasmessa anche a cinghiali e maiali nostrani. Infatti, il Ministero della salute ha diffuso in questi giorni una circolare rivolta alle Regioni, agli organi di vigilanza e alle Associazioni Venatorie per sensibilizzare ed informare tutti i soggetti interessati dal problema.

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Soggetti tra cui ci sono senza dubbio anche i cacciatori, i tecnici faunistici e tutti coloro che si occupano della gestione faunistica, tutte figure che possono giocare un ruolo determinante sia sotto il profilo del monitoraggio e della tempestiva segnalazione dei casi sospetti nella specie Cinghiale, sia per diffondere la necessaria conoscenza delle principali norme comportamentali in presenza di eventuali aree interessate dal virus.

Per questo la Confederazione Cacciatori Toscani (CCT) ha predisposto, grazie al contributo di esperti del mondo scientifico, una sintesi delle novità relative alla diffusione della Peste Suina Africana emerse in due importanti convegni europei che hanno trattato ed analizzato il problema (il “XII International Symposium on Wild Boar and Other Suids” svoltosi a Lázně Bělohrad in Repubblica Ceca dal 4 al 7 settembre e il “III Euroboar workshop” svoltosi a Praga i 3 Settembre 2018).

Di seguito vi riportiamo l’approfondimento sulla Peste Suina Africana a curato dalla CCT.

IL PROBLEMA DELLA PESTE SUINA AFRICANA IN EUROPA

Il virus della Peste suina africana (ASF) è endemico nei suidi Africani come il facocero e il potamocero. Se viene trasmesso ai cinghiali e ai maiali (Sus scrofa) questo virus presenta una letalità altissima e gli animali muoiono in pochi giorni. L’attuale epidemia di ASF si è originata nel Caucaso, specificatamente in Georgia, da dove si è diffusa in Russia. Ulteriori focolai sono rapidamente apparsi nella Russia occidentale da dove è passata in Ucraina e Bielorussia.

Da questi paesi l’ASF è passata in Romania, Bulgaria, Paesi Baltici e Polonia. Infine un focolaio si è sviluppato in Repubblica Ceca ed un altro in Ungheria. In questi giorni l’ASF è passata in Europa occidentale e un focolaio è stato registrato nel Belgio meridionale. Il pericolo dell’ASF non riguarda gli esseri umani ma minaccia gli allevamenti di maiali. In caso in cui un paese non sia esente dalla malattia le esportazioni di animali e prodotti alimentari vengono bloccate con conseguenze economiche che possono essere molto serie. Per esempio l’attuale focolaio in Belgio minaccia gli allevamenti tedeschi e francesi e causa grande preoccupazione a livello UE. Durante i convegni si è deciso di sviluppare una collaborazione tra ENETWILD (http://www.enetwild.com/) ed EUROBOAR (http://euroboar.org/) per scambiare dati utili allo studio dell’epidemiologia dell’ASF.

Trasmissione

Vi sono varie vie di trasmissioni, sia naturali sia causate dall’azione umana.

Il virus si può trasmettere attraverso le popolazioni di cinghiali. La via principale è attraverso il contatto e il cannibalismo tra cinghiali e carcasse. Quando un animale infetto muore può essere cannibalizzato dai conspecifici (Probst et al 2017) ma basta un semplice contatto tra animale e carcassa oppure tra cinghiale e terreno infetto. Il virus dell’ASF infatti è estremamente persistente nell’ambiente, anche molti mesi, e un contatto è quindi assai facilitato.

Vi sono anche meccanismi secondari di trasmissione naturale. Vi sono numerosi uccelli e mammiferi che si cibano di carogne come volpi, cornacchie, corvi o poiane. I frammenti di carne che vengono strappati dalla carcassa possono essere trasportati lontano dove possono cadere ed essere localizzati da dei cinghiali. Risulta forse possibile anche una diffusione favorita dagli insetti che si posano su una carcassa infetta. La trasmissione attraverso il cinghiale è avvenuta, per esempio, tra Bielorussia e Polonia. La velocità di trasmissione è in questi casi lenta dell’ordine di pochi chilometri all’anno. In alcune situazioni anche le zecche sembrano avere un ruolo nella trasmissione dell’ASF (Sánchez- Vizcaíno et al 2015).

Inoltre il prof Sánchez-Vizcaíno dell’Università Complutense di Madrid ritiene che una piccolissima percentuale di individui possa sopravvivere all’infezione e contribuire alla diffusione della malattia. Una seconda modalità di trasmissione che giustifica i grandi salti osservati nella diffusione della malattia (come per esempio nel caso della Repubblica Ceca o del Belgio) è il trasporto da parte di esseri umani di carni infette. Ciò può avvenire sia trasportando animali vivi, sia carne e altri prodotti non cotti ed insaccati. Si ritiene che una delle fonti di infezioni tipiche sia l’uso di insaccati contaminati utilizzati da autotrasportatori che si fermano nelle piazzole di sosta delle autostrade e gettano residui di cibo in cestini non protetti o per terra dove sono trovati dai cinghiali che frequentano spesso tali piazzole sapendo che possono trovare residui di alimentazione umana. Le persone possono trasportare il virus anche con scarpe e pneumatici contaminati.

Eradicazione

Allo stato attuale la malattia non può essere eradicata. Le popolazioni di cinghiali si riducono enormemente e la malattia diventa endemica nella popolazione, grazie anche al fatto che il virus può sopravvivere nel terreno per mesi e settimane e quindi essere trasmesso alle nuove generazioni. Durante il simposio sono state dimostrate le misure prese dalla Repubblica Ceca per tentare l’eradicazione: blocco della zona infetta mediante recinzioni elettrificate, ricerca e rimozione delle carcasse in maniera sicura, abbattimento del maggior numero possibile di animali nella zona infetta facendo uso di tiratori scelti della polizia opportunamente addestrati. Tutti gli animali trovati morti o uccisi sono poi inceneriti.

Il metodo ha avuto un parziale successo. L’epidemia è rimasta circoscritta anche se ci sono stati casi all’esterno della zona recintata. Un problema che è stato evidenziato è che il terreno su cui giace la carcassa viene disinfettato ma non rimosso. La squadra di rimozione è costituita da personale specializzato che cerca di eliminare ogni possibilità di contaminazione. In una situazione del genere è necessario che coloro che ricercano le carcasse non si avvicinino all’animale. Una delle novità è stata la presentazione di un vaccino per l’eradicazione dell’ASF che sembra funzionare ma al momento è stato testato solo in condizioni di laboratorio (Barasona et al.).

Raccomandazioni

Come in generale accade per molte malattie solo una rapida azione può consentire di limitare il problema. Il caso della ASF in Sardegna dove è endemica dal 1978 è paradigmatico. Un caso simile si è verificato per la Xylella fastidiosa negli uliveti della Puglia: il ritardo con cui si è operato non ha permesso l’eradicazione del batterio. Quello che viene tentato attualmente per l’ASF è chiudere la caccia nella zona infetta e ridurre la possibilità che gli animali escano, come è stato fatto in Repubblica Ceca. All’esterno di tale area si può tentare una riduzione della popolazione e si raccomanda l’effettuazione di censimenti eseguiti con metodi di riconosciuta efficacia.

Un aspetto importante è relativo alla sorveglianza sanitaria, prima si sa che la malattia è presente, meglio si può agire e più piccola sarà la zona contaminata. Per quanto riguarda la prevenzione delle infezioni accidentali da parte di autotrasportatori e turisti è necessario verificare la qualità delle reti che delimitano le aree di sosta sulle autostrade. Infine sarebbe molto utile organizzare una rete di rilevatori (cacciatori, agricoltori, tecnici faunistici, naturalisti ex- polizia provinciale, carabinieri forestali, ecc) che riportino la presenza di carcasse di cinghiale che potrebbero essere campionate.

Una serie di ricerche scientifiche sarebbero necessarie per meglio comprendere la dinamica dell’infezione. Queste proposte sono mutuate anche da EFSA AHAW (2018).

  1. Valutazione dell’intensità delle attività di necrofagia da parte di cinghiali ed altre specie di predatori. Questo può essere fatto ponendo fototrappole su un campione di cinghiali abbattuti.
  2. Determinazione della soglia critica di trasmissione della malattia mediante lo sviluppo di appropriati modelli matematici dell’infezione. “In conclusion, the current epidemiological theory for density thresholds for disease is too simplified to address the complex ecology of ASF” riporta EFSA AHAW (2018). La scienza della complessità può dare un contributo al calcolo della soglia di trasmissione che non può prescindere dalla conoscenza del movimento degli animali.
  3. Valutazione dell’efficacia di metodi di stima delle popolazioni di cinghiale. Una conoscenza delle densità è indispensabile per la creazione della mappa del rischio. EFSA AHAW (2018) provvede una mappa degli abbattimenti fornita dal consorzio ENETWILD. La densità di abbattimento tuttavia non riflettono le densità della specie in quanto manca la necessaria stima dello sforzo di abbattimento. Inoltre anche se la stima venisse fatta in maniera attendibile il sistema non sarebbe in grado di stimare densità molto basse. Tuttavia è possibile dotare i cacciatori di semplici APP che possano permettere un calcolo dello sforzo. I risultati potrebbero essere comparati con quelli ottenibili con metodi più appropriati (fototrappole e distance sampling).

Confederazioni Cacciatori Toscani

Bibliografia

EFSA AHAW Panel (EFSA Panel on Animal Health and Welfare), More S, Miranda MA, Bicout D, Bøtner A, Butterworth A, Calistri P, Edwards S, Garin-Bastuji B, Good M, Michel V, Raj M, Saxmose Nielsen S, Sihvonen L, Spoolder H, Stegeman JA, Velarde A, Willeberg P, Winckler C, Depner K, Guberti V, Masiulis M, Olsevskis E, Satran P, Spiridon M, Thulke H-H, Vilrop A, Wozniakowski G, Bau A, Broglia A, Cortinas Abrahantes J, Dhollander S, Gogin A, Mu ~ noz Gajardo I, Verdonck F, Amato L ~ and Gortazar Schmidt C, 2018. Scienti fic Opinion on the African swine fever in wild boar. EFSA Journal 2018;16(7):5344, 78 pp. https://doi.org/10.2903/j.efsa.2018.5344

Jori et al (2017) Disease Transmission at the Interface between Wild and Domestic Suiform Species in the Old and New Worlds.In Melletti, M., & Meijaard, E. (Eds.).. Ecology, Conservation and Management of Wild Pigs and Peccaries. Cambridge University Press.

Podgórski, T., & Śmietanka, K. (2018). Do wild boar movements drive the spread of African Swine Fever?. Transboundary and Emerging Diseases.

Probst, C., Globig, A., Knoll, B., Conraths, F. J., & Depner, K. (2017). Behaviour of free ranging wild boar towards their dead fellows: potential implications for the transmission of African swine fever. Royal Society open science, 4(5), 170054.

Sánchez-Vizcaíno, J. M., Mur, L., Bastos, A. D., & Penrith, M. L. (2015). New insights into the role of ticks in African swine fever epidemiology. Rev Sci Tech34(2), 503-11.

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