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Peste suina, nuove misure dal Ministero. Il punto della situazione

Mentre sale il numero dei casi di PSA confermati, è iniziata la ricerca attiva delle carcasse nella zona infetta. L'obbiettivo è mappare il contagio e passare all'eradicazione.

È salito a 15 il numero di cinghiali rinvenuti morti a causa della peste suina africana, 12 in Piemonte e 3 in Liguria, tutti all’interno dalla zona infetta. È il dato comunicato da Angelo Ferrari, direttore dell’Istituto Zooprofilattico di Liguria Piemonte e Valle d’Aosta, durante l’ultima conferenza stampa di aggiornamento indetta da Regione Liguria.

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Mentre aumentano i numeri del contagio, cominciano a prendere forma le azioni definite dal Ministero della Salute e messe in atto dalle regioni per fermare il diffondersi del virus. Mercoledì sono iniziate in Liguria le prime battute organizzate per la ricerca delle carcasse, battute che continueranno nei prossimi giorni e che hanno già portato al ritrovamento di 6 cinghiali morti nei boschi di Campo Ligure e Rossiglione. L’obbiettivo è setacciare tutta la zona infetta per mappare con precisione il contagio per passare poi al piano di eradicazione.

Nel frattempo, sempre mercoledì, il Ministero della Salute ha presentato il nuovo decreto che si aggiunge a quello della scorsa settimana e che impone altre stringenti misure sia nella zona infetta che nelle aree limitrofe.

Le nuove disposizioni del Ministero

Il nuovo decreto, oltre a ribadire il divieto di caccia e di svolgimento di tutte le attività all’aperto nella zona infetta, stabilisce regole per la ricerca attiva e la gestione delle carcasse. In particolare, la ricerca dovrà partire dalle zone immediatamente esterne ai confini della zona infetta in senso centripeto secondo le procedure predisposte dalle
regioni e previste dal Piano nazionale di sorveglianza e dal Manuale delle emergenze da Peste suina africana.

Particolarmente stringenti le misure per gli allevatori: dovranno essere immediatamente macellati i suini detenuti in allevamenti bradi e semibradi, in allevamenti misti (cinghiali, maiali e ibridi) e in allevamenti familiari e dovranno essere programmate le macellazioni per gli allevamenti commerciali. Vietata, inoltre, ogni forma di ripopolamento per 6 mesi e vietata anche la movimentazione di carne e derivati fuori dalla zona infetta (restrizione che vale anche per le carni dei cinghiali selvatici).

Il decreto impone anche alcune regole che interessano l’area di 10 km dai confini della zona infetta. In particolare, per quanto riguarda l’attività venatoria, le regioni potranno disporre in queste aree la sospensione della caccia vagante col cane, della caccia in braccata e in girata al cinghiale e delle attività di controllo del cinghiale eseguite in modalità collettiva per “limitare al massimo il disturbo ai suini selvatici col fine di ridurne la mobilità“.

Definite anche alcune misure valide a livello nazionale, tra le quali interessa particolarmente il mondo venatorio, il divieto di movimentazione di cinghiali catturati presenti in aree protette e negli altri istituti faunistici per motivi diversi da quelli finalizzati alla macellazione.

Tutte le zone confinanti dove la caccia è stata limitata

Con l’entrata in vigore delle ultime disposizioni decise dalla Liguria, le misure che limitano la caccia nelle zone confinanti con l’area infetta sono state attivate in quasi tutte le zone interessate. Questa le misure adottate dalle varie regioni:

  • Liguria – A partire dal 20 gennaio è sospesa per 30 giorni la caccia in braccata e la caccia in forma vagante con il cane in tutti i comuni confinanti con la zona infetta, qui il decreto.
  • Piemonte – Vietata ogni forma di caccia in tutta la provincia di Alessandria, anche la di fuori dell’area infetta, qui il decreto.
  • Lombardia – In tutta la provincia di Pavia è vietata la caccia vagante con il cane, la caccia collettiva al cinghiale e le attività di controllo del cinghiale eseguite in modalità collettiva, qui il decreto.
  • Emilia-Romagna – Vietata ogni forma di caccia nei due Comuni di Zerba e Ottone, confinati con l’area infetta, e vietata la caccia vagante con il cane, la caccia collettiva al cinghiale e le attività di controllo del cinghiale eseguite in modalità collettiva nelle Provincie di Parma e Piacenza, qui il decreto.
  • Toscana – In tutta la provincia di Massa Carrara è stata sospesa fino al 31 gennaio la caccia vagante con il cane, la caccia collettiva al cinghiale e le attività di controllo del cinghiale eseguite in modalità collettiva, qui il decreto.

Queste misure si aggiungono al divieto di svolgere ogni forma di caccia nei territori dei 114 Comuni ricadenti nell’area infetta, già attivo da diversi giorni.

Quando inizieranno gli abbattimenti in selezione?

In molti si chiedono se e quando inizieranno gli abbattimenti dei cinghiali in selezione nella zona infetta. Nel nuovo decreto del Ministero della Salute troviamo una parziale risposta.

Tra le misure per l’area infetta, infatti, viene specificato che l’autorizzazione in deroga alla caccia di selezione sarà “subordinata all’emanazione di un successivo dispositivo dirigenziale concernente l’indicazione di specifiche istruzioni di biosicurezza per la riduzione del rischio di diffusione della malattia.”

Viene anche specificato che l’Unità di Crisi Centrale dovrà definire i “criteri e le modalità per l’installazione di barriere artificiali (reti), e individuare le zone da delimitare e le successive azioni da porre in essere nell’ambito della strategia di eradicazione”

Da queste specifiche è facile immaginare che l’Italia seguirà il modello degli altri paesi che hanno già eradicato la PSA. Quindi, a grandi linee dovrebbero essere questi i prossimi passi che verranno compiuti: prima verrà mappato il contagio all’interno della zona infetta attraverso la ricerca attiva delle carcasse, poi verrà circoscritta una zona interna più piccola in cui il virus circola attivamente, in seguito verranno probabilmente delimitate alcune aree con delle barriere artificiali e infine, solo allora, verranno attivati gli abbattimenti.

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