Tossicità delle munizioni al piombo

SaturnoContro: piombo o non piombo, questo è il problema.

Ho letto con molto piacere il recente articolo pubblicato dalla rivista Armi e Tiro sulla presunta tossicità delle munizioni al piombo. Sono veramente felice che il mondo medico finalmente si manifesti e conferisca opinioni su un argomento tipicamente “nostro”. Si parla infatti di patologia o presunta tale, da piombo.


Se mi permettete una piccola licenza, noto che in questi ultimi anni sono tanti gli argomenti medici specialistici discussi da personale non sanitario. Ora, non c’è nulla di male in questo e non vorrei davvero sembrare presuntuoso, ma nessuno si permette di mettere in discussione i calcoli di un ingegnere che costruisce la casa in cui abita e che se errati potrebbero portare ad un disastroso e nefasto evento, mentre quando si parla, come in questo caso, di patologia da piombo, il mondo diventa improvvisamente pieno di esperti.

Per questo, prima di entrare nel dettaglio del problema piombo, e visto che in questo articolo parlerò di studi scientifici una breve introduzione su di essi mi pare doverosa.

Introduzione, “studio scientifico”: questo sconosciuto.

In ambito medico ci piace pensare di poter ragionare su evidenze scientifiche, derivate da omonimi studi. Sapete che da comune assioma la medicina non è una scienza esatta, ma lotta contro l’imprevedibilità del caso, contro l’inesorabilità dell’entropia e contro (o a favore, ancora non ho deciso) la stupenda diversità e le molteplici sfaccettature dell’essere umano.

Uno studio scientifico per poter dimostrare con ragionevole certezza qualcosa (e toglietevi dalla testa che vi riesca sempre) deve basarsi sulle probabilità sposate con la statistica in modo da poter togliere (quantomeno ridurre) gli effetti del caso e pulire il risultato dalla scelta umana.

Esempio: (mi perdonino i colleghi è volutamente banale e grossolano e per i più puntigliosi ultimamente inesatto, ma occorre per essere compreso) se voglio studiare l’efficacia di un farmaco dovrò creare due pillole identiche, una con il farmaco e una senza.
Somministreremo il farmaco a persone ignare, né noi possiamo sapere che pillola stiamo dando, se quella con la medicina o quella vuota, perché potremmo involontariamente o volontariamente dare il farmaco solo ai biondi o solo alle persone con gli occhiali perché noi abbiamo gli occhiali etc. Inoltre la popolazione dei pazienti in studio dovrà essere il più possibile omogenea (ex. tutti giovani, caucasici, sani, tra i 15-e i 60 anni, addirittura tutti con lo stesso lavoro se utile ai fini dello studio). E nonostante tutto il nostro studio potrà avere degli errori finali:

  1. Perché non ce ne siamo accorti
  2. Alcune fasi dello studio possono non essere approvate
  3. Privacy
  4. Mancanza di fondi
  5. Mancanza di forza lavoro

“Studio scientifico” di per sé non vuol dire niente, deve essere uno studio scientifico pertinente e fatto bene, il più possibile senza errori che si è prefissato di dimostrare proprio la risposta alla domanda che tanto ci affligge (non ad una simile!)

Comprensione dello studio

Avete mai provato a leggere una relazione ingegneristica sulla costruzione di una casa, per rimanere nell’esempio di prima, o un “semplice” progetto di .cad? Non so voi, ma io faccio fatica ad arrivare alla terza riga che mi gira la testa.

Quindi sarebbe prima utile ottenere le conoscenze per leggere uno studio medico (=chimico/ biochimico insomma scientifico pubblicato ed indicizzato) comprenderne le sfaccettature, studiarne i limiti e gioire delle conclusioni. Oppure farselo spiegare da uno del mestiere come umilmente si fa tutti i giorni anche andando dal meccanico a farsi aggiustare la macchina. Esistono due opportunità o si diventa meccanici o ci si fida di una persona diversa da te.

Esempio 1: Se io dimostro che due cacciatori hanno i livelli di piombo incrementati nel sangue; non posso gridare alla tossicità del piombo delle munizioni!!

  1. 2 cacciatori sono pochi, non ho casistica
  2. Scopro che per effetto del caso lavorano entrambi in una fabbrica di vernici al piombo ergo l’esposizione alle ogive diventa insignificante rispetto ad un contatto quotidiano.
  3. I livello di piombo incrementati sono fautori di una patologia? O il corpo umano li espelle con le urine normalmente e fisiologicamente?

Esempio 2: Allo stesso modo non posso declamare la tossicità del terribile metallo studiando i livelli di piombo in una coscia di lepre magari piena di pallini, né tantomeno vale per applicare principi prudenziali, avrebbe lo stesso significato di togliere il metano dalle case perché ho dimostrato indiscutibilmente che il fuoco scotta.

La constatazione di un fatto può anche non dimostrare nulla al di là di sé stesso. Attenzione quindi agli errati sillogismi: se la forchetta ha tre denti e mia nonna ha tre denti, mia nonna non è necessariamente una forchetta!

Evidenze scientifiche sulla presunta tossicità del piombo

Gli studi in ambito che ho trovato sono veramente tanti e alcuni li troverete elencati nelle note. Sono quesi tutti pubblicati sulla biblioteca ufficiale internazionale in cui sono raccolti tutti gli studi “scientifici” da fine ‘800: la famosissima Pubmed! Vi consiglio caldamente di leggerli tutti per farvi una idea concreta e personale, anche solo il riassuntino (abstract) che trovate all’inizio se non ve la sentite di entrare nel tecnico.

Premesso quello che ci siamo appena detti, l’ultimo studio in ordine cronologico a mio avviso ha un “plus” (oltre ad essere l’unico italiano e quindi proprio della nostra realtà e delle nostre abitudini) ovvero quello di citare alcuni titoli precedenti sottolineando alcuni aspetti critici di questi e mettendo alla luce alcune “note dolenti” (non errori si badi) che alcuni scritti di quello che ormai è un partito antipiombo o SaturnoContro (l’avvelenamento da piombo si chiama saturnismo ndr) per fare il verso ad un noto film, non avevano riportato.

Quello che fa un po’ rabbia sono le direttive operative intraprese secondo principi precauzionali profondi come una pozzanghera. Mi sento di consigliarvi di non credere alla prima balla condita di scienza che vi si prospetta, ricercate le fonti di quello che dicono. Non credete ai nomi altisonanti, ma studiate e fatevi consigliare da professionisti del settore di cui vi fidate (meglio se più di uno). Infine non dimenticate il caro vecchio buonsenso che lungi dall’essere pura ignoranza è figlio della sola osservazione che per citare Alexis Carrel porta vicino alla verità.

Discussione

Un piccolo esempio di buonsenso potrebbe risiedere nel fatto che il mondo e l’uomo è andato avanti di caccia nutrendosi di selvaggina per millenni e solo nel XX secolo la superficie terrestre era ricoperta di piombo (IW.W-IIW.W.) eppure i libri di storia della medicina non traboccano di intossicazioni da piombo (che certo erano più frequenti, ma non epidemiche come sarebbero dovute essere se il piombo fosse cosi terribile come asseriscono) ed i nostri nonni sono vissuti talmente tanto che sulla loro vita media hanno innalzato l’età pensionistica.

Il problema è che gli effetti del piombo sono molto difficili da scoprire se non li si cerca, (note 37, 13, 14, 16, 17, 25, 26, 27, 28, 29, 30, 31, 32, 33, 34, 34, 35) e quello che potrebbe essere chiamato dai più solo una persona un po’ lenta di comprendonio, potrebbe essere il risultato di un’esposizione al piombo prolungata magari nell’infanzia.
Sembra molto chiaro che livelli di piombo cronicamente elevato nel sangue siano tossici (note 2,16,dalla 25 alla 35), che il piombo venga mobilizzato dalle ossa in corso di gravidanza e durante la terza età (note 36, 37, 38) e che causi ritardi d’accrescimento e mentali nei bambini. (Note 14, 16, 17, dalla 25 alla 35).

Premetto, non cito risultati sui condor californiani, rapaci alpini, cercopitechi grigioverdi africani o simili: parliamo dell’uomo e sappiamo già che il piombo è tossico. E sappiamo pure che l’esposizione al piombo data dai proiettili della caccia a palla è la nicchia delle nicchie delle esposizioni rispetto alla moltitudine di contaminazioni ambientali al piombo che è dovunque dalla rivoluzione industriale ad oggi: inquinamento, vernici, lavori, acqua, cereali, latte, patate, birra, cibo, benzina etc.( EFSA 2010,2012, nota 2)

Quindi se vogliamo una risposta seria a mio parere le domande a cui rispondere sono diverse (partendo dal fatto che il piombo è tossico: vedi note 2,13,14, 16,17, dalla 25 alla 38):

  1. Le carcasse di animali colpiti con ogive al piombo, hanno residui di piombo al loro interno (prima della lavorazione)? Abbastanza chiaro, ma comunque: si (note 3, 4, 9, 18, 39)
  2. Dopo aver eseguito una pulizia della carcassa classica eliminando la parte colpita dal proiettile (parlando di torace/ spalla, gli studi letti escludono dalle statistiche gli animali colpiti in zona collo testa)? Sembra di si (note 9, 3, 18, 19, 39), in questo studio (nota 9) si parla di almeno un frammento per confezione da supermercato, anche se non discernono tra frammenti di rame e frammenti di piombo della stessa palla. Comunque rimangono.
  3. Se mi nutro di carne di selvaggina con tali caratteristiche, il mio corpo assorbe il piombo ingerito? Parrebbe di si almeno secondo questi studi (note 4, 7, 9, 39)
  4. Il piombo che assorbo viene eliminato dall’organismo? Sembra di si per la maggior parte dal rene con le urine, ma non si conosce quanto ne rimane stoccato nelle ossa e nei tessuti molli. Alcuni autori suggeriscono che una quantità non indifferente viene mobilizzata in gravidanza e nella terza età (note 36, 37, 38). Quanto di questo porti a patologia, non ho trovato scritti certi a riguardo, ma leggetevi comunque gli studi alle note 40, 41, 42, 43 .
  5. Il piombo che rimane nell’organismo, al di là di un incremento momentaneo del valore di piombo nel sangue (note 4, 7, 9) causa danni all’organismo, diventa patologico? A mio parere gli studi attuali non bastano a dare una significatività statistica alla risposta (note 6, 7 e note 9, 10). L’unico studio che valuta i livelli di piombo nel sangue dopo 15 giorni, non lo correla con l’ingestione di carne di selvaggina (nota 7), e gli unici due trovati (note 6 e 7) che confrontano i livelli di sangue dei cacciatori/consumatori di selvaggina con i non cacciatori/non consumatori non trovano correlazioni né differenze tra i due gruppi e non parlano di effetti patologici né a medio né a lungo termine.

Tutte queste domande/risposte dovrebbero essere pulite da fattori confondenti come attività di ricarica munizioni, tiro al poligono e a volo, lavori che espongono al piombo, contatto con vernici, benzine al piombo e qualsiasi altro contatto da altra fonte. Non concordo con la formulazione di divieti né di liberalizzazioni senza avere discusso o addirittura risposto alle domande che ci siamo fatti. Nè ovviamente potrò mai concordare con una visione mono-laterale e di moda sui risultati degli studi.

Aspetti balistici

A mio parere e secondo alcuni studi eseguiti (note 1, 22, 23, 24), siamo ormai giunti al punto in cui i risultati tra ogive in piombo e no, in termini di mortalità, possono dirsi simili. A tal proposito vi consiglio di leggere un interessante studio di Anna Trinogga et al. (nota 22) che compara gli effetti di balistica terminale in vivo di proiettili Soft Point vs lead free a deformazione e a frammentazione; spiega inoltre i principali motivi della morte istantanea dell’animale quando avviene e la differente “reazione” degli organi al colpo: molto interessante.

Tra le ogive semi-camiciate e quelle senza piombo sono ovviamente diverse la balistica interna, esterna e terminale perché rimangono materiali differenti, ma il risultato finale di abbattimento del selvatico e di carniere, senza incremento di ferimenti statisticamente significativo, sembra aver raggiunto un plateau simile in entrambe le ogive.

Come tutte le innovazioni o i cambi di rotta intrapresi dopo molto tempo di utilizzo delle stesse tecnologie, in principio occorrono miglioramenti, esperimenti, tentativi ed errori. Per tale motivo è necessario un occhio attento sulla ricarica delle monolitiche e una maggior ricerca di informazioni sul loro moto in canna, pensando per esempio a canne poligonali, multiradiali o 5-R, ma alla fine con un p’ di esperimenti e di ricariche si raggiunge comunque 1/3 di MOA di precisione con carabine di ottima fattura, nella mia esperienza non faccio di meglio con ogive al piombo.

Allego qualche rosata, che capisco, senza centinaia di test simili lascia il tempo che trova, ma comunque conferisce perlomeno l’idea che una precisione assoluta è possibile a distanze venatorie (si parla infatti solo di caccia anche se sapete che considero tali distanze senza limiti di estensione). Nota 44.

“Qualche rosata, ammetto non tutte bellissime, eseguite all’Armeria Ceccoli a San Marino e al poligono con palle monolitiche, a 50 e 100 metri. Nella mia arma, con la giusta ricarica vanno per ora meglio le Hasler (prime due e ultima immagine).”

Un aspetto non indifferente è la maggior durezza delle ogive in rame o lega di rame rispetto alle classiche di piombo camiciato o semicamiciato che pone il problema dei rimbalzi maggiori e della deviazione della traiettoria della palla nel fortuito evento in cui incontri un ostacolo (ex. ramo, ma anche steli robusti). Fatto, reale o illusorio, che andrebbe preso in considerazione e studiato (qualcosa inizia a vedersi in scritti nord-europei) in virtù della sua pericolosità. Se vogliamo trascurarla nella caccia di selezione, comunque diventa non indifferente nelle cacce collettive, per ovvi motivi di mancata sicurezza.

Conclusioni

Abbiamo visto che le chiacchiere da bar sull’argomento non aiutano e che le esperienze personali contano poco in campo statistico. Occorrono studi seri in materia ed è necessario che questi studi siano inerenti, con una solida statistica alle spalle e non opinionistici.
È imperativo saperli leggere, imparare a farlo o fidarsi di qualcuno che lo fa per voi.

Non è giusto a mio parere, con il poco materiale che abbiamo e per giunta discordante, formulare divieti e imposizioni tenendo conto solo di certi risultati omettendone altri non in linea con il proprio pensiero.

È necessario che ognuno si informi, legga, studi e faccia la sua scelta. Palla in piombo o no. Sulle carni della filiera si scrivano i livelli di piombo massimo della carne in oggetto. O se volete anche solo se prelevato in regime lead-free o meno. E ognuno compri e mangi quello che ritiene più opportuno. In questo modo, senza evidenze scientifiche di un certo livello, una persona può decidere di usare piombo/comprare selvaggina prelevata con proiettili classici se ne consuma poca o lead-free se la mangia tutti i giorni.
Insomma “Studia tutto e poi scegli quello che vuoi”

Ps: ho cercato di citare le fonti di ciascuna affermazione, allego nelle note tutti gli studi citati e qualche lettura in più interessante in argomento. Se scoprite qualcos’altro o semplicemente vi fa piacere discuterne in senso unicamente costruttivo waltkowalski@nym.hush.com
Saluti
Tom

Note bibliografiche
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Scritto da Tom Bishop

Tom Bishop
30 anni, vive tra Rimini e Bologna. Medico di professione, nasce con la passione delle armi da fuoco che segue e studia attivamente. Amante della caccia di selezione che pratica con costanza in due regioni, esercita la stanziale con un fidato bracco italiano. Frequentatore di poligoni non disdegna sfide di tiro tattico operativo su piastre alla lunga distanza.

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