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Toscana, II report sui risultati della Legge Obbiettivo: calano gli abbattimenti e crescono i danni

La Regione Toscana ha pubblicato il Secondo Report (dati aggiornati a gennaio 2018) con i risultati dell’applicazione della Legge Regionale n.10 del 9 febbraio 2016 (Legge Obiettivo per la gestione degli ungulati in Toscana), che nelle intenzioni della Regione aveva lo scopo di ridurre, entro un triennio, i danni generati dagli ungulati selvatici all’ambiente ed alcune attività antropiche, prima fra tutte l’agricoltura.


Stando agli ultimi dati diffusi, però, la Legge Obiettivo non sembra stia dando i risultati sperati: nel 2017 sono diminuiti gli abbattimenti complessivi di cinghiali (la specie più numerosa e più dannosa), scendendo a 87.684 capi rispetto ai 97.090 prelievi del 2016. Al contempo, i danni causati dalla fauna selvatica continuano a crescere: secondo quanto riportato dalla Confederazione Cacciatori Toscani nel 2017 (dati non citati nel report Regionale) i danni arriverebbero a sfiorare, o addirittura superare, i 4 milioni di Euro. Segno inequivocabili che qualcosa nella Legge Obbiettivo non sta funzionando.

Il prelievo del Cinghiale

Sulla riduzione del prelievo del Cinghiale ha influito sopratutto il calo degli abbattimenti nelle Aree vocate, che nel 2017 sono diminuiti di circa il 20%, fermandosi a quota 60.976, mentre risultano in aumento i prelievi nelle Aree non vocate. Questi i dati diffusi nel Report della Regione:

  • nelle Aree non vocate, la caccia di selezione (con 11.123 operatori abilitati) nel 2017 ha portato al prelievo di 8.445 capi, con un’incremento dell’84,4% rispetto ai 4.581 capi del 2016. Anche il prelievo del cinghiale in “controllo” (prelievo effettuato esternamente all’attività venatoria, nelle aree o in tempi normalmente posti in divieto di caccia) nel 2017 (gennaio-dicembre) è aumentato: sono stati prelevati 13.569 capi, rispetto ai 9.927 capi del periodo giugno-dicembre 2016.
  • nelle Aree vocate (in cui la maggioranza dei prelievi si riferiscono alla caccia in braccata operata dalle squadre), invece, si è registrato l’abbattimento di 60.976 cinghiali, con un calo del 19.6% rispetto ai 75.863 capi prelevati nel 2016.

Complessivamente i cinghiali prelevati in Toscana nel 2017 sono stati 87.684, contro i 97.090 del 2016 e 79.330 del 2015.

Il prelievo del Capriolo e altri ungulati

Guardando i dati diffusi dalla Regione Toscana, anche per il Capriolo (il secondo ungulato per ordine di consistenza e di danni provocati), non sembra esserci stato un reale incremento dei prelievi a seguito dell’applicazione delle Legge Obbiettivo: i numeri dei capi abbattuti restano stabili (17.754 capi nel 2014, 18.934 nel 2015 e 18.854 nel 2016) così come la consistenza della specie, che nel 2017 è stata stimata in 182.575 capi, di cui 148.689 nelle aree vocate alla specie e 33.877 capi nelle aree non vocate (relativa alle sole aree cacciabili censite: Distretti di caccia e Aziende Faunistiche).

Dai dati parziali presentati nel report, i Caprioli abbattuti nelle aree non vocate nell’annata venatoria 2017-18 risultano essere 8.281, rispetto ad un piano complessivo di prelievo pari a 35.693 capi (la stagione venatoria termina il 15 marzo e i dati sono aggiornati a gennaio 2018). 

Per quanto riguarda i dati sugli altri ungulati, Cervo, Daino e Muflone vi rimandiamo al testo integrale del Secondo Report sui risultati dell’applicazione della Legge Obbiettivo.

Il commento dalla Confederazione Cacciatori Toscani

La CCT ha commentato in modo negativo i dati presentati dalla Regione, sottolineando che le profonde riserve che i Cacciatori Toscani hanno sempre avuto verso questa legge ora sono state suffragate dai fatti. Di seguito il commento integrale della CCT.

 Le nostre profonde riserve vengono oggi suffragate dai fatti

In merito al II Report diffuso dalla Regione Toscana, relativo ai risultati della Legge Obiettivo per il contenimento numerico degli ungulati e dei danni all’agricoltura da questi causati, la Confederazione Cacciatori Toscani e le Associazioni aderenti, non possono non far notare le criticità molto rilevanti del funzionamento del quadro normativo, alla luce dei dati presentati e di alcuni dati stranamente omessi.

Partendo dai danni causati dalla fauna selvatica e in particolare dagli ungulati non si può sottacere il fatto che i danni del 2017 (non citati nel report Regionale) arriveranno a sfiorare o addirittura superare i 4 milioni di Euro (mai successo in 22 anni di gestione cioè da quanto la Regione Toscana nel luglio del 1996 emanò il primo regolamento Regionale di Gestione degli Ungulati). A parte il dato sopra enunciato, che da solo dovrebbe far tremare le vene ai polsi di chiunque abbia a cuore la gestione faunistico venatoria e che rischia seriamente di far saltare il banco di gran parte degli ATC Toscani, anche dal grafico Regionale (che si ferma al 2016) è evidente il trend di crescita dei danni dal 2010 in poi con le percentuali del Capriolo sempre in costante crescita. E’ di tutta evidenza quindi che il primo parametro (danni causati da ungulati) della Legge obiettivo nei fatti, va nella direzione opposta al risultato voluto e perseguito attraverso la norma “speciale”. E’ evidente che qualcosa (forse più di qualcosa) non funziona.

Se poi ci concentriamo sul secondo parametro della Legge Obiettivo (aumento dei prelievi degli ungulati) e per esempio guardiamo i numeri complessivi dei cinghiali abbattuti nel 2017, vediamo come i prelievi siano diminuiti di circa 10 mila capi (in media vuol dire circa 1.000 cinghiali in meno per Provincia). La Legge Obiettivo, invero, si prefiggeva di ridurre le popolazioni attraverso il prelievo, non di assecondare il prelievo rispetto al trend naturale di dinamica di popolazione del cinghiale. La spiegazione della Regione: “Tale decremento è causato dalla diminuzione dei prelievi nelle aree vocate (come visto, pari al 19,6%). Tale diminuzione nell’abbattimento è stata in parte controbilanciata, da un sensibile aumento del prelievo nelle aree non vocate, pari al 25,8%”: non convince. Infatti i 10 mila capi mancano all’appello complessivamente e non c’è compensazione che tenga (87.684 cinghiali nel 2017 contro i 97.090 del 2016). Questo perché con la caccia si preleva in base alla disponibilità e quindi nel 2017 non abbiamo altro fatto che adeguarci alle minori densità di cinghiali (mentre nel 2016 i cinghiali erano in numero molto elevato) ma non abbiamo limitato la popolazione in maniera significativa tale da fare diminuire i danni (che infatti non solo non sono diminuiti ma aumentano in maniera costante e nell’ultimo anno, cioè il 2017, in maniera vertiginosa).

L’affermazione della Regione: il saldo considerato tra la diminuzione dei prelievi nelle aree vocate e l’aumento nelle aree non vocate, potrebbe indicare una possibile inversione di tendenza nella consistenza della specie; non corrisponde al vero. E’ una normale dinamica di popolazione del cinghiale: ad anni di aumento seguono anni di diminuzione, ma invertire il trend delle popolazioni e’ tutta un’altra cosa e prevede il conseguimento di tutt’altri numeri dei prelievi. E’ ormai chiaro ad esempio, che la caccia di selezione ai cervidi e in particolare quella sul capriolo così non funziona: preleviamo da 6 anni in tutta la Toscana di media solamente il 50 % del piano di abbattimento, e i danni aumentano. Nel 2010 in Regione Toscana si abbattevano 22.106 caprioli senza Legge Obiettivo: orbene nel 2016, in piena Legge Speciale sugli Ungulati, sono stati abbattuti 18.854 ossia 3.252 caprioli in meno che nel 2010 ! E’ un controsenso totale, quanto meno un ennesimo dato in controtendenza rispetto agli obiettivi della Legge.

Riguardo al controllo (art. 37 della L.R. 3/94) è poi paradossale il fatto che la Regione, invece di adoperarsi per semplificare e snellire il più possibile le tempistiche degli interventi, essa pone quali limiti a questa attività le pratiche burocratiche che lei stessa ha formulato e imposto! Inoltre l’aver strategicamente pensato che aumentando lo sforzo di caccia si potesse ridurre le popolazioni di ungulati ed i danni da esse prodotti è stata una scelta errata che ad oggi viene confermata dai fatti. A tal riguardo, la Confederazione Cacciatori Toscani da tempo sostiene, che pur non avendo preclusioni verso lo svolgimento delle varie pratiche venatorie di prelievo, purché ben organizzate e non conflittuali tra di loro, che la vera soluzione del problema passi invece da una snella e celere applicazione dei contenimenti in art. 37 dando maggiori poteri operativi agli ATC nella valutazione e nella localizzazione degli interventi.

Infine nella riunione non si è affrontato ed è pertanto rimasto insoluto il problema delle risorse degli ATC, che di fronte a questa escalation di danni, rischiano di non approvare nemmeno i bilanci preventivi. Come intende affrontare e risolvere questo problema l’Assessorato? Non certo, come paventato, con la proroga di questa Legge Obiettivo e di questa impostazione di lavoro, almeno lo speriamo.

Noi abbiamo ben chiari i limiti della Legge e i limiti di questa impostazione di lavoro, per tale motivo non faremo mancare nelle sedi opportune, come sempre abbiamo fatto, le proposte alternative e i correttivi di fondo, non sottraendoci al confronto, affinché il sistema della gestione faunistico venatoria della Regione Toscana, che vede negli ATC il perno fondamentale di funzionamento, non solo sopravviva a questa visione autoreferenziale, ma non soccomba di fronte al dilagare incontrollato delle popolazioni di ungulati e dei danni da questi causati.

Confederazione Cacciatori Toscani

Scritto da IoCaccio.it

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