Toscana

Toscana, scontro tra Regione e Associazioni Venatorie sulla gestione degli ungulati

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In Toscana in questi ultimi giorni stiamo assistendo ad un duro scontro tra il Dipartimento Regionale Caccia e Pesca e le Associazioni Venatorie CCT e Libera Caccia. Quest’ultime, con due comunicati distinti, hanno accusato la Regione di aver messo in atto una fallimentare gestione dell’emergenza ungulati, attraverso un legge obiettivo che non ha raggiunto i risultati di contenimento sperati e senza coinvolgere in modo adeguato le squadre di caccia al cinghiale.

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Comunicato Libera Caccia

ANLCSisto Dati, Vice Presidente Nazionale ANLC, replica all’articolo sulla “Legge Obbiettivo” apparso sul numero 7 di Diana

La Legge Obiettivo Ungulati della Toscana rappresenta il più grande fallimento della storia regionale. Il nuovo modello di gestione faunistico venatoria messo in piedi dagli uffici regionali toscani e portato avanti dall’Assessore Remaschi, si è rivelato il più grande fallimento che si ricordi nella storia della Regione Toscana, divenuta oggi un modello negativo a livello nazionale.

Si rifiuta il ruolo centrale della braccata (250000 cinghiali abbattuti in tre anni) per privilegiare la selezione (5000 cinghiali in due anni). La fusione tra strutture regionali ed ex provinciali ha infatti determinato un aumento di burocrazia incredibile, un conflitto mai visto tra categorie di cacciatori, un malessere continuo da parte di tutti gli attori interessati al mondo venatorio, compresi agricoltori ed ambientalisti, nei confronti del governo regionale. Un vero capolavoro, non c’è che dire!

A fronte di queste scelte illogiche e vessatorie verso i cacciatori si è assistito a due fenomeni paralleli, l’inefficacia nel ridurre il numero degli ungulati presenti sul territorio e il continuo aumento dei balzelli ai darmi delle tasche dei cacciatori. In buona sostanza, i nuovi “dilettanti allo sbaraglio” della Regione (personaggi persi nell’astrazione di teorie da salotto e da ufficio valide solo nei libri scritti da loro stessi e staccati completamente dalla realtà concreta) hanno deciso di non valorizzare minimamente la novità della nuova Legge Toscana di qualche anno fa, che introduceva l’istituto dell’osservatorio faunistico regionale che, previsto dalla Legge 157, avrebbe potuto fare da contraltare ai pareri astratti ed ideologici forniti da ISPRA.

Si è scelto, al contrario, di mettere in un angolo il prezioso contributo del Cirsemaf (centro interuniversitario che raggruppa studiosi di ben dieci atenei italiani) superiore per blasone e competenze non solo alla stessa ISPRA, ma soprattutto alle conoscenze scientifiche degli uffici regionali. Questo per seguire i dettami di ISPRA, da sempre occupata da sedicenti ricercatoiri superparte, che poi, guarda caso, sono tesserati dalle associazioni ambientaliste. In questa scellerata rincorsa all’attuazione di testi scientifici, che poi tanto scientifici non sono, si è giunti a credere che la diminuzione degli ungulati potesse arrivare dal prelievo selettivo, in orari in cui i cinghiali non si fanno vedere (cosa che presume la non conoscenza basilare delle abitudini del suide, che si muove in ore notturne) e senza poter usare foraggiamento attrattivo. Una vera e propria follia ed i dati forniti confermano il disastro di questa politica, in due anni meno di 5000 abbattimenti selettivi.

Affermazioni del tipo “la strategia coniata Cromsigt et al. (2013) con il termine hunting for fear ovvero indurre nel selvatico un comportamento di paura nel frequentare zone dove sperimenta una maggiore predazione umana”, suonano veramente assurde. Ma in che mondo vivono questi tecnici? Oppure “Sostituire progressivamente nelle aree non vocate, gli interventi di controllo (attuati ai sensi dell’articolo 19 della Legge 157/92) con il prelievo selettivo”, concetto che esprime completamente l’opposto di ciò che serve! Il tutto condito dalle solite richieste di contribuiti a carico dei cacciatori.

In molte ATC, se si vanno a guardare i dati, emerge che quando venivano effettuati i classici interventi di contenimento con l’articolo 37 i numeri dei prelievi erano tre volte superiori (con periodi di intervento minori), i danni erano la metà, il conflitto tra cacciatori era inesistente e c’era collaborazione con gli agricoltori. Viene criticata la prevenzione, una delle poche strategie utili applicate in Toscana, che invece va incentivata proprio per diminuire i danni che, ricordiamolo, vengono pagati con i soldi dei cacciatori sottraendo fondi alla gestione della selvaggina migratoria e stanziale.

A noi non piace stare alla finestra ad assistere a questo scempio, abbiamo le nostre proposte molto concrete e semplici. La situazione attuale è drammatica, già in Italia si è assistito ad aggressioni alle persone da parte di ungulati spaventati o affamati, gli incidenti stradali non danno tregua causando spesso feriti gravi o peggio. Non siamo in una situazione ordinaria, per questo le ricette campate in aria o prese dai libri di scuola non possono funzionare, non darebbero risultati nemmeno in regime normale, figuriamoci adesso.

L’unica via è utilizzare il supporto dell’Osservatorio faunistico regionale e le determinazioni urgenti dell’autorità di pubblica sicurezza per effettuare abbattimento mirati, ma considerevoli, con l’unica modalità efficace: la caccia in braccata, con poste e cani da seguita. Non esiste nessun’altra tecnica che possa permettere di ridurre sensibilmente il numero degli ungulati. Le teorie proposte da ISPRA, come l’uso del cane limiere, e sposate dalla Regione, sono pagliacciate al pari dell’idea proposta dalle associazioni ambientaliste di dare la pillola anticoncezionale ad ogni singolo cinghiale, imboccandolo ed accarezzandolo!

Per concludere, secondo noi, bisogna intervenire in maniera decisa con poche, ma chiare, linee guida, invece di scervellarsi tra aree vocate e non vocate (che hanno senso solo sulla carta, ormai, ma non sul campo). Dovremo prevedere:

  1. interventi di contenimento in tutte le forme,
  2. apertura unica in area vocata,
  3. ripristini ambientali con colture a perdere nelle aree vocate.

I signori degli uffici non hanno poche idee e confuse, ne hanno molte e pericolose. Ci auguriamo che il Governo regionale intervenga, per rimettere sulla retta via un sistema che ci veniva invidiato in tutta Italia e non solo, diventato oggi fanalino di coda della gestione faunistico venatoria italiana.

Sisto Dati
Vicepresidente ANLC

Comunicato CCT

GESTIONE CINGHIALI: O SI CAMBIA PASSO O LA PROTESTA CONTINUA

O si cambia passo o la protesta delle squadre di caccia al cinghiale con la sospensione dei contenimenti continua: di fronte all’intransigenza della Regione Toscana che chiude le porte alle richieste delle squadre di caccia al cinghiale è questa la posizione emersa in un’affollata assemblea organizzata ad Arezzo da  Futurcaccia Cinghilai Aretini ed a cui hanno partecipato Moreno Periccioli e Domenico Coradeschi per conto della CCT.

Una prima e forte risposta che potrebbe, in caso la sordità delle istituzioni continuasse,  estendersi su tutto il piano regionale e determinare il blocco delle attività di gestione dell’emergenza ungulati. Facilmente immaginabili  le conseguenze non solo per le categorie economiche che vivono di campagna, ma anche per tutti i cittadini.

Larga identità di vedute tra il rappresentante della CCT e il mondo delle squadre di caccia al cinghiale, il cui ruolo è stato disconosciuto ed in alcuni casi, in un singolare e pretestuoso rovesciamento della realtà, additato come responsabile e colpevole della degenerazione del problema. Un taglio che traspariva sin dalla sua comparsa nella  Legge Obiettivo della Regione Toscana; una Legge spot, da subito contestata dalla CCT, sola tra tutte le associazioni venatorie, che sin dalle prime valutazioni applicative, ha mostrato con evidenza tutti i limiti  e per la cui modifica la CCT  si è da subito battuta con proposte concrete.

Cassata un’ottima legge, si è ricorsi ad uno strumento normativo straordinario, mentre  occorreva semmai applicare le normative esistenti , coniugando la responsabilità dei cacciatori e delle squadre con gli strumenti del prelievo in controllo, applicando l’art 37 nelle aree sensibili.

L’impostazione scelta finisce con il produrre conflitto tra forme di caccia;  l’introduzione della caccia di selezione al cinghiale infatti, è stata introdotta con il duplice obbiettivo di esercitare la caccia durante tutto l’anno nelle aree non vocate e sostituire progressivamente lo strumento del controllo (art37) in passato esercitato con ottimi risultati dai cacciatori e dai distretti di caccia al cinghiale. Oggi i numeri rispetto ai capi prelevati risultano estremamente ridotti rispetto al passato e si registrano conflittualità crescenti sul territorio da parte di quanti, spesso con scarsi controlli, si sentono autorizzati e supportati in questo ruolo di “giustizieri”.  Tutto ciò con buona pace di chi, anche nel mondo venatorio, tardivamente si rende conto dei danni prodotti  da quell’impianto normativo o addirittura si attarda a dar manforte alla Regione.
Necessario adesso per ricomporre le fratture e riaccendere l’interruttore delle gestione ascoltare i cacciatori e la CCT, che chiedono:

  • piani di gestione articolati per gli ungulati, in particolare per il cinghiale anche per il sistema delle aree protette e degli istituti faunistici.
  • ridefinizione perimetrale delle aree vocate coinvolgendo i distretti e senza avvalorare la falsa aspettativa che alla riduzione ettariale dell’area vocata corrisponda una diminuzione dei cinghiali.
  • fascia di rispetto  oltre i confini dell’area vocata, di almeno 500 metri per aumentare la competenza e la responsabilità delle squadre, estendendo qui sia il prelievo che la prevenzione e  per evitare conflitto tra caccia di selezione e distretti,  in quanto gli abilitati alla caccia di selezione al cinghiale, dovranno essere solo quelli iscritti alle squadre
  • applicazione art37 come strumento necessario per limitare i danni, attivare in tempi utili gli interventi anche ai fini preventivi su tutte le aree sensibili.
  • massimo snellimento delle procedure autorizzative per assicurare soprattutto negli istituti faunistici, interventi mirati ed efficaci con tutte le forme di prelievo previste e ricorrendo senza particolari orpelli, all’attivazione della braccata o della girata allargata nelle situazioni territoriali dove si rende necessaria.
  • attivazione del foraggiamenti  dissuasivi  in punti georeferenziati, ottima forma di prevenzione soprattutto nelle aree contigue alle produzioni di qualità se attivato con intelligenza,
  • rafforzamento degli strumenti del controllo e diversa organizzazione della caccia di selezione al cinghiale nelle aree non vocate nel massimo rispetto della legge e della sicurezza

E’ l’ora delle risposte

Confederazione Cacciatori Toscani

A queste accuse ha replicato Paolo Banti, Dirigente del Settore Caccia e Pesca, etichettando i comunicati delle Associazioni Venatorie come mera “caccia alle tessere” e diffamando pesantemente il Vicepresidente ANLC, Sisto Dati.

Comunicato Paolo Banti

Ogni anno, in questa stagione, siamo abituati ad assistere ad uno spettacolo che si ripete: la caccia… alle tessere. Ancora una volta, in questa sorte di disciplina, non hanno deluso le aspettative né ANLC né FIDC che, in Toscana, si sono sperticati nel tentativo di accreditarsi come più vicini degli altri agli interessi dei cacciatori, ricorrendo a tutto il repertorio immaginabile, anche oltre il buon senso. Tra le figure di maggior spicco, eccelle Sisto Dati che si esercita nel fare populismo, utilizzando numeri palesemente diversi da quelli forniti dalla Regione. Oppone così ai dati ufficiali un guazzabuglio di numeri confusi e spesso senza riscontri. Non vogliamo eccedere, anche se le sue capacità e conoscenze gestionali non sempre brillano per estrema lucidità, basti pensare che in una recente riunione per la stesura del calendario venatorio se ne è uscito con la solenne affermazione: “…nelle Marche la quaglia si caccia con il cane!!”, ritornello ripetuto ben tre volte. Perché, viene da domandarsi, in Toscana come si caccia? Con il cavallo?
La persona lamenta poi, come un disco rotto, vessazioni verso le squadre di caccia al cinghiale, in questo supportato da un omologo di FIDC.

L’ufficio regionale dove, secondo Dati, siamo tutti incompetenti, ha scritto e sostenuto la necessità di diminuire da 40 a 30 del numero degli iscritti alle squadre. Ha sottoscritto con ENCI il protocollo per abilitare i cani da seguita selettivi per il cinghiale. Ha individuato soluzioni per superare la situazione creatasi a seguito della sentenza della Corte Costituzionale sulla legge della Liguria. Ha proposto nella Conferenza Stato/Regioni il superamento dell’arco temporale dei tre mesi per la caccia in braccata al cinghiale, sostenendo di ampliarlo al periodo 1 ottobre-31 gennaio.
E dai cacciatori di tessere cosa è venuto? Lamentele, proposte limitate, nessuna idea e nessuna riflessione. Dal signor Dati? Richieste di aiuto, esaudite quando legittime. In cambio, dichiarazioni di stima in privato e attacchi (anche pesanti) in pubblico. Tipico atteggiamento di persona dalla deontologia diciamo… migliorabile. Personaggio ad affidabilità limitata che prima ci invita a scrivere su una rivista e poi, da quelle stesse pagine, ci attacca. Verrebbe da domandarsi perché. E se qualche presidente è proprio sicuro di volersi avvalere di figure del genere come proprio vice.

Sull’altra sponda lamentano (in Italia c’è sempre qualcuno che si lamenta) la chiusura verso le squadre. Quale chiusura? Il protocollo Enci, la riduzione del numero degli iscritti, la proposta di portare a 4 mesi il periodo di caccia in braccata, sono chiusure?
La caccia di selezione, come sanno tutti quelli che amano la caccia, è una opportunità in più. Non è stato tolto niente alle squadre. Nella legge 10/2016 viene ribadito con forza che i cinghiali non devono stare nelle zone agricole. L’ottima legge cui fa riferimento FIDC regionale non è applicabile ormai da anni e questo lo sanno tutti, anche loro. Non è stato più possibile utilizzarla da quando, a seguito di ricorsi, il TAR ha iniziato ad annullare gli atti applicativi della legge. Sembra impossibile che ancora ci sia qualcuno che fa finta di non saperlo e continua con la solita lagna, dimenticandosi che il numero dei cinghiali abbattuti nel 2016 è cresciuto del 25-30% rispetto agli anni precedenti.
Attenzione poi alle proposte fatte da FIDC regionale: in parte sono populismo, in parte rischiano di essere pericolose, come la proposta di attuare foraggiamenti dissuasivi. Gli unici ammessi dalla legge nazionale, vale la pena ricordarlo, sono quelli autorizzati per gli abbattimenti in controllo, diversamente la L. 221 prevede sanzioni penali per chi li esegue.
Ma questi sono dettagli che ai cacciatori di tessere non interessano molto. E’ più facile scrivere frasi ad effetto e pensare, così, di riscuotere applausi e adesioni. Ma rispettare le regole è altro.

Paolo Banti
Dirigente Settore Caccia e Pesca della Regione Toscana

La risposta di Libera Caccia, firmata dal Presidente Regionale Alessandro Fulcheris, non si è fatta attendere: “Siamo arrivati davvero alla frutta, un Dirigente pubblico che dovrebbe essere super partes, dichiara una guerra personale alle Associazioni Venatorie che rappresentano migliaia di cittadini-cacciatori. Con quale autorità si permette di attaccare personalmente i rappresentanti dei cacciatori italiani nell’esercizio delle proprie funzioni? Gli Assessori devono rispondere delle loro posizioni ai propri elettori e se sbagliano non verranno rivotati, mentre i funzionari pubblici sono inamovibili e quindi non possono permettersi certe ingerenze.”

Risposta integrale Libera Caccia

ANLCLa Regione Toscana diffama le associazioni venatorie.

Mentre le associazioni venatorie portano avanti proposte e, certo, criticano anche l’operato delle istituzioni quando non sono d’accordo, la Regione Toscana sceglie di non parlare di politiche venatorie ma di diffamare i vertici delle associazioni venatorie. Una cosa mai vista, che denuncia il livello infimo a cui è giunta la Regione del Presidente Rossi e dell’Assessore Remaschi.

Siamo arrivati davvero alla frutta: un Dirigente pubblico che dovrebbe essere super partes, dichiara una guerra personale alle Associazioni Venatorie che rappresentano migliaia di cittadini-cacciatori. Con quale autorità si permette di attaccare personalmente i rappresentanti dei cacciatori italiani nell’esercizio delle proprie funzioni? Gli Assessori devono rispondere delle loro posizioni ai propri elettori e se sbagliano non verranno rivotati, mentre i funzionari pubblici sono inamovibili e quindi non possono permettersi certe ingerenze.

Una evidente difficoltà, quella del Dirigente, che mette in atto reazioni irose e rancorose da parte di chi dovrebbe tutelare gli interessi di tutti. Forse per questo sforna norme difficilmente comprensibili, l’ultima delle quali riguarda un accordo con Enci dove chi paga saranno solo i cacciatori e per far cosa? certificare con pezzi di carta cani già bravissimi solo per spendere soldi, balzelli inutili come quelli per il famigerato cane limiere, diventata ormai una barzelletta tra i cacciatori toscani.

Riteniamo che questa presa di posizione da parte degli Uffici sia un ostacolo insormontabile per arrivare ad una gestione faunistica che dia risposte agli agricoltori che soffrono un aumento dei danni senza precedenti, ai cittadini che rischiano ormai la vita con continui incidenti stradali e persino attacchi diretti degli animali ed agli stessi cacciatori che oggi si sentono presi in giro da chi gioca a risiko nel chiuso dei propri uffici spostando i confini degli Atc, le zone nere e bianche ed inventandosi una tassa nuova ogni giorno come se fossero in un laboratorio di ricerca.

Potremmo divulgare le bozze di lavoro degli Uffici, cosicché ogni cacciatore potrebbe accorgersi delle amenità e dei pericoli che le associazioni hanno sventato e stanno cercando in tutti i modi di sventare in questi due anni, come quella, ultima, degli appostamenti fissi di altezza non superiore ai due metri: una vera castroneria che non ci saremmo mai aspettati.

Le uniche proposte sensate e che danno corpo agli atti della Regione sono venute dalle Associazioni Venatorie e non dagli Uffici.

Emerge chiara la pochezza degli esperti, dai loro stessi dati emerge il fallimento totale della legge obiettivo, altro che aumento del 25-30% degli abbattimenti!

La situazione è talmente grave che non solo c’è stata una manifestazione degli agricoltori e dei cacciatori per protestare contro le politiche della Regione come non si erano mai viste da decenni, ma addirittura gli stessi cacciatori si stanno organizzando per bloccare ogni attività di controllo sugli ungulati a livello regionale.

La verità fa male quando si legge sui giornali.

Libera Caccia ha da poco rinnovato i propri vertici locali e nazionali: esprime tutta la propria solidarietà al Vicepresidente Nazionale Sisto Dati che ha fatto un lavoro enorme nella strenua difesa della tradizione della braccata e non ha certo bisogno dei suggerimenti di nessuno. Pensiamo che il dott. Banti non si possa permettere di andare oltre il proprio ruolo trascinando nel fango tutta la Regione Toscana, e ci chiediamo che cosa ne pensano di tutto questo l’Assessore Remaschi e lo stesso Presidente Rossi.

Ad oggi, dopo una brutta legge, non abbiamo il nuovo regolamento (completamente riscritto dalle associazioni venatorie e che varrebbe la pena divulgare nella sua versione partorita dagli uffici regionali per farla leggere agli amici cacciatori) in compenso abbiamo norme che, se non corrette, rischiano di scippare i capanni a chi si scorda di pagare entro il 28 febbraio (mai successo prima) ed abbiamo un vero capolavoro sugli Atc: ci sono molte zone in Toscana dove i cacciatori hanno pagato per un Atc che non esiste più, ha cambiato nome, e si ritroveranno ad andare a caccia con le famose “paline” con scritto sopra il numero di un Atc che non è quello per cui hanno pagato, quindi rischiando multe salate e in caso di incidenti di caccia anche il penale. Frutto questo di chi si diverte a cambiare i confini degli Atc, dopo anni di accordi sul territorio che garantivano equilibri delicati, senza pensare ai costi di questa operazione, chi pagherà per questo? chi pagherà per rifare tutte le “paline” e metterle in opera? ma certo, gli Atc con i soldi dei cacciatori!!

Ovviamente il comunicato del dirigente regionale sarà vagliato attentamente dagli uffici legali della Libera Caccia .

Per ANLC Libera Caccia Toscana
Presidente Regionale
Alessandro Fulcheris

Photo Credit: Philippe Morant (License)

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