Ambientamento del fagiano: strategie e consigli

I fagiani d’allevamento hanno molta difficoltà ad adattarsi all’ambiente selvatico, per questo è indispensabile un adeguato periodo di ambientamento nell’area di rilascio. Ecco qualche consiglio per effettuarlo al meglio

L’utilizzo di fagiani di allevamento per ripopolare il territorio è una pratica controversa perché, se da un lato può fornire un surplus per l’attività venatoria, dall’altro si immettono soggetti cha contribuiscono in modo molto limitato al successo riproduttivo della specie. Una caccia che si basa solo su immissioni di fagiani di allevamento non può essere considerata una attività sostenibile. Occorre quindi molto buon senso e predisporre una strategia complessiva sul territorio che preservi le popolazioni selvatiche presenti e/o che cerchi di ripristinarle.

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Strategia complessiva di gestione

E’ assolutamente indispensabile che gli eventuali ripopolamenti si inseriscono in una strategia complessiva di gestione del fagiano e che si accompagnino sempre ad altri misure di gestione, in primis al miglioramento dell’habitat.

Per ricostituire delle popolazioni “naturalibisogna che una parte degli animali immessi non vada nel carniere, ma rimanga sul territorio per la riproduzione (ne abbiamo parlato anche qua). Quindi o si mettono delle limitazioni al carniere o le immissione devono essere effettuate all’interno di aree non cacciabili, ma da cui gli animali si possono irradiare nel territorio circostante. L’estensione di queste aree può variare moltissimo a seconda del tipo di territorio anche se in linea di massima è preferibile optare per superfici di almeno 150-200 ettari.

L’importanza dell’ambientatmento

I fagiani di allevamento hanno molta difficoltà ad adattarsi all’ambiente selvatico e soprattutto non sono in grado di sfuggire ai predatori. Per questo motivo è indispensabile un adeguato periodo di ambientamento nell’area di rilascio.

E’ ormai chiaro a tutti che l’unica tecnica realmente efficace è l’utilizzo dei recinti di ambientamento a cielo aperto. Gli animali in questo modo hanno la possibilità di un passaggio graduale dalla vita in cattività a quella selvatica, di adattarsi agli alimenti naturali, ad assumere comportamenti di difesa dai predatori più efficaci e a rinforzare l’apparato scheletrico e muscolare.

Caratteristiche del recinto

Il recinto di ambientamento deve pertanto contenere tutti gli ambienti tipici del fagiano, ossia una parte coltivata ed una piccola porzione di bosco che consenta agli animali di inalberarsi. Può andare bene anche un’ampia siepe purché dotata di alberi di sufficiente altezza.

Il recinto dovrebbe essere coltivato con essenze idonee per il rifugio e l’alimentazione (cereali invernali, sorgo, girasole, mais..) ma non è sbagliato che ci siano anche superfici idonee per la nidificazione (incolti annuali). Non è raro infatti che alcuni soggetti, sopravvissuti alla precedente stagione, scelgano l’area del recinto come territorio riproduttivo.

Le dimensioni ideali di un recinto di ambientamento del fagiano non dovrebbero essere inferiori ad 1 ettaro. Con questa superficie è possibile ambientare efficacemente fino a 400-500 soggetti (meglio se in due mandate). E’ consigliabile dotare i recinti di voliere di pre-ambientamento in cui stazionare gli animali appena arrivati dall’allevamento per alcuni giorni (mai più di una settimana!) onde evitare un troppo rapido allontanamento dal recinto stesso. Da queste strutture i fagiani devono essere fatti uscire un po’ per volta.

Quale età per i soggetti da ambientare?

Uno dei maggiori dilemmi è la scelta dell’età dei soggetti da ambientare. Gli animali più giovani hanno maggiori possibilità di adattamento, tuttavia possono essere ancora soggetti a fenomeni patologici in quanto il loro sistema immunitario non è ancora completamente sviluppato.

E’ tuttavia inutile tentare di ambientare dei soggetti che abbiano superato i 4 mesi di età perché difficilmente saranno in grado di sviluppare dei comportamenti sufficientemente selvatici. In linea di massima l’età per un corretto ambientamento è fra i 60 ed i 90 gg di vita. La scelta fra i due estremi è da fare considerando anche l’esperienza e l’assiduità degli operatori addetti alla struttura di ambientamento.

Non sottovalutare i problemi sanitari

I problemi sanitari possono essere abbastanza frequenti con fagiani provenienti dall’allevamento e può capitare di avere a che fare con soggetti in condizioni di salute scadenti con conseguente elevata mortalità. Questo fenomeno può dipendere dal fatto che gli animali arrivano dall’allevamento già con una patologia in corso, oppure può dipendere dal fatto che il terreno della struttura di ambientamento è inquinata da uova di parassiti derivanti dalle precedenti immissioni (anche a distanza di un anno).

Occorre considerare comunque che il momento di passaggio dall’ambiente di allevamento a quello di ambientamento rappresenta uno stress per gli animali che può manifestarsi con l’insorgenza di patologie batteriche o parassitarie più o meno gravi.

Una buona gestione delle immissioni può comunque prevenire e limitare questi fenomeni. Oltre a scegliere gli allevamenti che danno le migliori garanzie (ne abbiamo parlato qui) occorre gestire correttamente la fase di ambientamento. Ecco alcuni consigli:

  • Evitare di cambiare repentinamente alimentazione, specie se si utilizzano soggetti giovani (60-70 gg). Meglio fornire mangimi ad elevato contenuto proteico in quanto questi animali devono completare l’accrescimento e sostituirli gradualmente con le granaglie.
  • Gli abbeveratoi devono essere a livello costante, da evitare bacinelle o ciottoli che vengono facilmente imbrattate con le feci favorendo la diffusione degli agenti patogeni.
  • Somministrare integratori vitaminici e/ o con sostanze naturali anti-batteriche e anticoccidiche (es. Orego-Stim) e vermifughi a base di sostanze naturali (tipo Verm-X che non richiedono la ricetta veterinaria). Anche l’aceto di mele ha una buona azione disinfettante.
  • Non trattenere nelle voliere di pre-ambientamento gli animali troppo a lungo. Negli spazi ristretti è più facile la contaminazione. I fagiani non dovrebbero rimanere in una voliera per più di una settimana anche per evitare che si becchino fra di loro a causa della competizione per lo spazio.
  • Spostare frequentemente le mangiatoie presenti nel recinto di ambientamento. La maggiore concentrazione delle uova di parassiti intestinali si trova entro 2 metri dalla mangiatoia.
  • Durante l’inverno lavorare il terreno delle strutture di ambientamento e disinfettare (soprattutto le voliere interne) con calciocianamide, un concime che ha una azione geosterilizzante e nematocida.

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